Brother Where You Bound
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Supertramp
Etichetta: A&M Records / Interscope
Uscita: 1985
Durata: 42:44
Voto: 4/5
I campioni inglesi dell’art rock Supertramp, con l’addio del cantante, chitarrista e autore di tutti i loro hit fondamentali, Roger Hodgson, nel 1983 si presero una ‘terapia d’urto’ da cui la maggior parte delle band non si sarebbe mai rialzata. In effetti, dopo la partenza di Hodgson, arrivata dopo l’uscita dell’album »Famous Last Words« (1982), nemmeno i Supertramp sono mai più tornati al vecchio livello artistico, ma nel 1985 avevano ancora abbastanza energia per mettere in piedi l’ottimo »Brother Where You Bound«, il loro ultimo lavoro di altissimo livello, dopo il quale la parabola compositiva ha preso una netta piega verso il basso.
Dopo l’uscita di Roger, le redini della band le ha prese il cantante e tastierista Rick Davies, diventato anche autore principale dei pezzi e responsabile della maggior parte degli arrangiamenti. Parecchi fan dei Supertramp si chiedevano seriamente se avesse un qualche senso che la band andasse avanti senza Hodgson, ma Davies era (fin troppo) convinto di poterla portare con successo in una nuova era, in cui magari sarebbero riusciti perfino a mantenere la popolarità goduta nella seconda metà dei Settanta e all’inizio degli Ottanta. Quello che ha colpito di più i Supertramp dopo la perdita del membro chiave della loro formazione classica è stato ritrovarsi all’improvviso senza quella seconda voce così specifica e insostituibile, tanto amata nei loro più grandi successi.
Davies, che per un carattere totalmente diverso era in continuo conflitto con il carismatico cantante e chitarrista (alla versione ufficiale di Rick, secondo cui Roger avrebbe lasciato la band per dedicarsi di più alla famiglia e tra i due non ci sarebbero stati rancori, non credeva nessuno), con il suo approccio vocale ruvido e a tratti rabbioso su »Brother Where You Bound« ha fatto del suo meglio per colmare l’assenza del morbido contrasto vocale di Hodgson, ma le armonie vocali specifiche e riconoscibilissime sono sparite per sempre dal collage sonoro dei Supertramp. Un duro colpo, nella lavorazione di »Brother Where You Bound«, è stato anche il posto lasciato vuoto da un compositore con un fiuto eccezionale per i grandi hit e per testi intelligenti e di acuta osservazione sociale. Il contributo chitarristico di Hodgson è stato per lo più rimpiazzato dal chitarrista ospite Marty Walsh.
Eppure i nuovi Supertramp di Davies, con lo sempreverde d’apertura »Cannonball«, sono riusciti a mettere a segno il loro ultimo grande hit, che ha avuto un bel successo su entrambe le sponde dell’Atlantico. Davies ha cominciato a puntare ancora più di prima sugli arrangiamenti al suo piano elettrico Wurlitzer, che, uniti ai passaggi di sax infuocati e brillanti di John Helliwell, erano considerati una sorta di motore del classico suono protettivo dei Supertramp. Proprio in »Cannonball«, pezzo arrangiato e cantato alla perfezione, che magari sarebbe piaciuto anche a Hodgson, si sente chiaramente che Davies aveva iniziato a usare con entusiasmo e senza risparmio anche le texture di sintetizzatore, in sintonia con le tendenze sonore dell’epoca. Il testo cinico e tagliente, a detta di Davies, non sarebbe riferito a Hodgson, ma a un certo promoter di concerti, mai nominato, che evidentemente aveva fatto arrabbiare parecchio il leggendario tastierista.
»Still In Love«, poggiata su un pianoforte ‘da salotto’, con la performance vocale così particolare di Davies e il sax scoppiettante, è un pezzo un po’ più minimalista con un ritornello commerciale in cui non mancano nemmeno le armonie vocali femminili. »No Inbetween« si apre con i suoni di un carillon, segno che ai Supetramp, dopo l’addio di Hodgson, il senso dell’umorismo non era venuto a mancare, anche se si tratta di un brano decisamente malinconico, che scuote con la sua profondità ambientale. Il raffinato arrangiamento di pianoforte si fonde splendidamente con le tende orchestrali, mentre Davies, con un’ottima prova vocale, dimostra ancora una volta di non essere stato solo un testardo scorbutico, ma di avere un gran senso della raffinatezza, della malinconia e della sensibilità emotiva. Helliwell intanto incanta con un possente assolo di sax che accentua ancora di più l’atmosfera nostalgica e malinconica.
Nella lucida e sperimentale »Better Days« Davies dà libero sfogo alle sue improvvisazioni temperamentali al Wurlitzer, mentre sullo sfondo lo sostengono i massicci fill di batteria di Bob Siebenberg. A poco a poco i Supertramp di Davies costruiscono un motivo vendicativo con passaggi di chitarra rabbiosi firmati Marty Walsh, mentre il flauto ospite è opera di Scott Walsh. Helliwell non lesina opere d’arte saxofonistiche dai colori vividi, con cui rafforza l’atmosfera movimentata e tesa di questa delizia di critica sociale, in cui si possono sentire, tra l’altro, anche gli sfoghi retorici di Ronald Reagan e George Bush senior.
Il lavoro più ambizioso e anche il migliore dell’album è però la title track, un’epopea di protesta di oltre 16 minuti in cui i Supertramp riesumano inaspettatamente le loro radici progressive rock. A dar loro una mano arrivano il chitarrista ritmico Scott Gorham (oggi nei Black Star Riders, un tempo nei Thin Lizzy), tra l’altro cognato del batterista Siebenberg, e David Gilmour (Pink Floyd), che in vari punti di questo capolavoro epico si distingue con i suoi assoli di chitarra inconfondibili. Il testo del brano più lungo della storia dei Supertramp è una dura critica a vari temi da guerra fredda, visto che allora la guerra fredda era ancora ‘viva’, perciò non sorprende che il pezzo si apra con le parole dell’indimenticabile romanzo di Orwell ‘1984’.
Il motivo di pianoforte d’apertura, su cui il cinismo di Davies sboccia in tutta la sua dimensione epica, ricorda un po’ l’incipit dell’indimenticabile classico »Crime Of The Century«, a cui questo capolavoro epico si ispira in molti punti. Il culmine è un motivo travolgente con ritmiche accelerate, arrangiamenti epici e un ritornello trionfante e vendicativo, mentre un malinconico assolo di sax prepara il terreno per le successive sezioni pompose.
Il testo socialmente tagliente, che prende in giro tanto l”Occidente’ quanto l”Oriente’, è uno dei migliori della loro storia e sicuramente il migliore tra i pezzi scritti nel periodo post-Hodgson. Le improvvisazioni intermedie, che segnano la lunga sezione strumentale a metà brano, sono quanto di più sperimentale ci sia in tutta la storia dei Supertramp e una prova eloquente che la band si era stufata dell’indirizzo più commerciale e accessibile degli ultimi anni e voleva tornare, almeno per un po’, alle radici progressive rock. L’album si chiude con la breve ballata per pianoforte »Ever Open Door«, dove il posto centrale è riservato alla toccante interpretazione vocale di Davies.
»Brother Where You Bound«, ultimo album dei Supertramp ancora degno dell’attenzione di tutti i palati musicali più fini, ha segnato l’inizio di una nuova era, in cui le cose per questa band leggendaria hanno cominciato lentamente ad andare in discesa. Nei due anni successivi Davies è infatti diventato ossessionato dalle tendenze dance dell’epoca ed era pronto, tra le altre cose, a vendere l’anima della band pur di restare commercialmente rilevante e tenere il passo coi gusti della ‘generazione MTV’ di allora. Naturalmente alla fine gliel’hanno fatta pagare. »Brother Where You Bound« è un album che devono assolutamente ascoltare tutti quegli amanti del rock progressivo che, pieni di pregiudizi, sono convinti che il pop sia già per definizione qualcosa di brutto, soprattutto quello degli anni Ottanta del secolo scorso, perché i Supertramp qui riescono a fondere alla perfezione due mondi musicali in apparenza inconciliabili.
Formazione
Rick Davies – tastiere, voce
John Helliwell – sassofono
Bob Siebenberg – batteria
Dougie Thomson – basso
MUSICISTI OSPITI:
Marty Walsh – chitarra
Doug Wintz – trombone su “Cannonball”
Cha Cha – voce di accompagnamento su “Still in Love”
David Gilmour – assolo di chitarra su “Brother Where You Bound”
Scott Gorham – chitarra su “Brother Where You Bound”
Brian Banks – programmazione del Synclavier
Anthony Marinelli – programmazione del Synclavier
Scott Page – flauto su “Better Days” & “Brother Where You Bound”
Gary Chang – programmazione Fairlight & PPG
Produzione
David Kershenbaum e i Supertramp
Tracklist
1. Cannonball (7:40)
2. Still in Love (4:28)
3. No Inbetween (4:41)
4. Better Days (6:12)
5. Brother Where You Bound (16:34)
6. Ever Open Door (3:05)