Bruce Dickinson: The Mandrake Project
Uscito il 1.3.2024 per BMG
Produzione: Roy Z
Durata: 58:49 min.
Genere: Heavy Metal / Hard Rock
“Tyranny of Souls, parte seconda”
Per ben 19 lunghissimi anni Bruce ci ha fatto aspettare un nuovo album, al confronto Axl, con i suoi 15 anni passati a cucinare la fallimentare democrazia cinese, fa la figura del perfetto dilettante.
Sia Bruce che il suo compare Roy Z ci hanno stuzzicato più volte, in questi diciannove anni, con notizie dallo studio e annunci di nuove sessioni creative, ma l’album non ne voleva sapere di comparire sugli scaffali dei negozi. Bruce era troppo impegnato a registrare noiosi album dei Maiden e a cantare in tour infiniti. In mezzo è arrivato il Covid, e Bruce si è ammalato di cancro alla gola, che ha sconfitto con successo. Roy Z invece si occupava di… non so bene cosa. Insomma, il tempo volava, il capo Steve ha ordinato a Bruce di cedere ai Maiden il brano If Eternity Should Fail per l’album The Book of Souls del 2015.
E gli anni passavano.
Finché Bruce non ha messo in moto la macchina della propaganda e su quel canale internet che amiamo tutti è comparso il videoclip del primo singolo Afterglow of Ragnarok. Ora faceva sul serio. Bruce ha spiegato che si tratta di un concept album sull’aldilà, su uno scienziato pazzo, sul bene e sul male, insomma, sapete come vanno ste cose. Pare che ci siano pure un fumetto, un film e chissà cos’altro. Bruce è ovunque, in ogni media, rilascia migliaia di interviste, il tour è annunciato, non manca niente.
E l’album in sé? Ancora prima del primo ascolto fa strano, e fa pure gola, che il grosso della squadra sia lo stesso di Tyranny of Souls del 2005. Voce Bruce, basso e chitarra Roy Z, batteria Dave Moreno, tastiere Mistheria. Produttore Roy Z, duo creativo Bruce e Roy Z.
Ma le somiglianze non finiscono qui. Il suono è identico a quello di ToS, l’approccio compositivo pure, e persino la voce di Bruce non è invecchiata (ok, qui esagero un po’). Visto che ToS è il mio album preferito, dovrebbero essere tutte buone notizie. E lo sono.
L’album ha un flusso e un ritmo pazzeschi. Dall’inizio alla fine, senza cali, solo roba di altissima qualità. Senza hit spiccate i pezzi scorrono che è una meraviglia e richiedono l’ascolto dell’intero disco, non solo di qualche estratto. Dal passato recente mi viene in mente l’album dei veterani del power metal tedesco Gamma Ray, cioè Majestic del 2005, che aveva la stessa caratteristica.
Un esempio tipico di ciò che descrivo è il pezzo Rain on the Graves, che da solo e come videoclip sembra un po’ noioso e svogliato, mentre nel contesto dell’album va al suo posto alla perfezione e arricchisce l’intera esperienza.
La musica in sé farei fatica a definirla heavy metal, più una specie di alt hard rock. A questo contribuisce parecchio la produzione organica di Roy, il suono retrò delle tastiere e riff di chitarra molto semplici, che però fanno da colla tra i singoli brani e, come già detto, tra l’intero album.
Tra i pezzi aleggia lo spirito della carriera solista di Bruce finora, visto che parecchi brani portano il suono di sue composizioni più vecchie. Così nel riff d’apertura di Mistress of Mercy non si può non riconoscere l’attacco seghettato dell’opener di Accident of Birth, Freak. Face in the Mirror ricorda irresistibilmente River of No Return da Tyranny of Souls, mentre Shadows of the Gods introduce con astuzia e di nascosto qualche motivo musicale della leggendaria Tears of the Dragon.
Bruce imbraccia pure la chitarra e sfodera con convinzione un riff surf rock in Ressurection Men. If Eternity Should Fail l’ha ribattezzata Eternity Has Failed, per il resto il brano non si discosta granché dalla versione dei Maiden, forse ha solo un tocco un po’ più cupo.
I brani sono più o meno a medio tempo, Dave ogni tanto infila un fill di gusto o un pizzico di doppia cassa. L’intero album è alla base molto semplice: melodie semplici, riff semplici, ritmi semplici, perfino la voce di Bruce è semplice. E la produzione semplice per giunta. Eppure la cosa suona fresca, tiene l’ascoltatore sul chi vive, si sente che composizioni ed esecuzione sono opera di maestri del mestiere.
Album eccellente, non so se mi aspettavo che Bruce potesse ripetere con tanto successo l’album Tyranny of Souls. A dirla tutta, The Mandrake Project non lo raggiunge del tutto, ma penso sia solo questione di collocazione temporale. ToS è uscito quando eravamo tutti quasi 20 anni più giovani, ha rappresentato una mezza rivoluzione nel sound della carriera solista di Bruce, e non è stato sostenuto da un tour, per questo è sempre rimasto una specie di fantasia mai vissuta.
The Mandrake Project è quindi un album di cui Bruce può andare fiero, ma allo stesso tempo penso che lui e Roy l’abbiano creato con un’insostenibile leggerezza che pervade l’intera durata del disco. L’impressione la rovina un po’ solo l’ultima creazione, un filo troppo ambiziosa, Sonata (Immortal Beloved), che non ha abbastanza contenuto per quasi dieci minuti di durata.
Insomma, non posso che applaudire il Bruce d’acciaio, che ha dimostrato ancora una volta, e mostrato al capo, come anche in tarda carriera si possa fare un album fresco e interessante. Secondo la mia modesta opinione, infatti, gli ultimi quattro album solisti di Bruce sono circa diciassette volte meglio di qualsiasi cosa i Maiden siano riusciti a pubblicare dopo il 1988. Ecco, l’ho detto ad alta voce, anzi l’ho scritto pubblicamente, e che l’Altissimo mi aiuti.
Chicche: Shadow of the Gods, Afterglow of Ragnarok, Many Doors to Hell
9/10.
Autore: Igorac
Tracklist:
- “Afterglow of Ragnarok” Bruce Dickinson, Roy Z 5:45
- “Many Doors to Hell” Dickinson, Z 4:48
- “Rain on the Graves” Dickinson 5:05
- “Resurrection Men” Dickinson, Z 6:24
- “Fingers in the Wounds” Dickinson, Z 3:39
- “Eternity Has Failed” Dickinson 6:59
- “Mistress of Mercy” Dickinson 5:08
- “Face in the Mirror” Dickinson 4:08
- “Shadow of the Gods” Dickinson, Z 7:02
- “Sonata (Immortal Beloved)” Dickinson, Z 9:51
Musicisti:
Bruce Dickinson – voce (tutti i brani), chitarra acustica (brani 4, 8), bongo (4), tastiere aggiuntive (6, 7), percussioni (6)
Roy Z – basso, chitarra
Dave Moreno – batteria
Mistheria – tastiere
Chris Declercq – chitarra solista (brano 3)
Gus G – chitarra solista (brano 6)
Sergio Cuadros – fiati (brano 6)
Team tecnico:
Roy Z – produzione, missaggio, ingegneria del suono
Brendan Duffey – mastering, missaggio, ingegneria del suono
Roger Ramirez – missaggio (brano 1), ingegneria del suono (1)
Addasi Addasi – ingegneria del suono
Alonso Herrera – ingegneria del suono
Christian Cummings – ingegneria del suono
Dave Moreno – ingegneria del suono
Idriss Nadi – ingegneria del suono
Michael Harris – ingegneria del suono
Frank Gibson – ingegneria del suono (brano 1)
Denis Caribaux – ingegneria del suono (brano 7)
Bruce Buchhalter – assistente al missaggio (brano 1)
