Brutal Assault 2009 – terzo giorno (2009)
Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Josefov, Repubblica Ceca
Data del concerto: 07.08.2009
Numero di spettatori: 10
Prezzo del biglietto: 47€/54€
Ed eccoci svegli anche nel sabato mattina, ultimo giorno del festival. Dopo la colazione metallara (birra e qualunque cosa capitasse) toccava bruciare al metal market le ultime corone e nel pomeriggio piazzarsi sotto il sole davanti al palco Obscure, dove sono saliti i thrasher inglesi Evile. In cinque anni di vita il quartetto si è fatto un bel po’ di fan, il che, vista la popolarità del thrash metal di questi tempi, non stupisce affatto. Gli Evile costruiscono infatti il loro thrash sulla vecchia scuola di band come Slayer, Metallica e Megadeth e sono a un passo dall’uscita del secondo disco Infected Nations, che come l’esordio Enter the Grave uscirà per la Earache. Se al debutto si poteva rimproverare una somiglianza eccessiva con le band più vecchie, soprattutto gli Slayer, Infected Nations, a giudicare dai pezzi sentiti finora su MySpace, è un bel passo avanti. E sul palco si nota l’invidiabile numero di concerti messi insieme di recente: dal vivo sono sicuri e senza compromessi e il pubblico lo mandano a fare moshing senza fatica anche sotto la peggior canicola del pomeriggio!
Per proseguire in modo più brutale ci hanno pensato i giganti americani del death metal Hate Eternal. Il trio guidato dal grande Erik Rutan (Morbid Angel) è una vecchia conoscenza anche dei palchi sloveni, ma purtroppo anche stavolta è venuto fuori il più grosso punto debole della band. Nonostante Rutan sia uno dei nomi più importanti della produzione death metal (ha prodotto band da Cannibal Corpse fino ai Six Feet Under), gli Hate Eternal per quanto riguarda il suono dal vivo colano a picco su tutta la linea. Anche se i loro dischi come Conquering the Throne, I, Monarch e pure l’ultimo Fury & Flames si possono mettere tra i prodotti migliori del death metal, dal vivo, almeno sul piano sonoro, deludono. Però vedere Rutan all’opera dal vivo resta un piacere: di riff death metal perversi, assoli demoniaci e del vocione brutale di Rutan non ce n’è mai abbastanza!
Un’altra grande esclusiva del Brutal Assault di quest’anno è stata la formazione inglese Anaal Nathrakh (no, il nome non c’entra niente con l’orifizio anale: è la traduzione di un incantesimo di Merlino e significa respiro di serpente). Gli unici membri fissi, Mick Kenney e V.I.T.R.I.O.L., fin dall’inizio hanno creato attorno alla band un bel polverone, perché non pubblicavano i testi e dicevano che la band non avrebbe mai suonato dal vivo. Per fortuna hanno cambiato idea e gli Anaal Nathrakh hanno fatto il loro primo concerto nel dicembre 2005, da allora hanno messo in fila solo una manciata di concerti esclusivi “one-off”. Uno di questi era l’esibizione di quest’anno al Brutal Assault e, nonostante la ferocia senza compromessi degli Anaal Nathrakh su disco, non avrei mai immaginato che potessero fare una cosa del genere anche dal vivo. Ma l’ora abbondante di show è stata una scossa totale per cervello e timpani: tra un pezzo e l’altro i ragazzi ci hanno concesso giusto il fiato necessario perché il fantastico frontman V.I.T.R.I.O.L. aka Dave Hunt (anche cantante dei giganti del death metal inglese Benediction) ci spiegasse che siamo feccia senza valore. I testi della band toccano infatti temi apocalittici, mortalità, misantropia e soprattutto il nichilismo della filosofia di Friedrich Nietzsche. Sotto il comando della voce malatamente bella di Hunt, di blastbeat devastanti e di mazzate di chitarre grind/black/death, gli Anaal Nathrakh ci hanno trascinato attraverso gli inni nichilisti In the Constellation of the Black Widow, Solifugae, The Lucifer Effect e Bellum Omnium Contra Omnes (“la guerra di tutti contro tutti”, citazione dal Leviatano del filosofo Thomas Hobbes, che a modo suo descrive lo stato di natura dell’umanità). Ma non importa nemmeno cosa abbiano suonato: gli Anaal Nathrakh sono un’esperienza live incredibilmente intensa, di quelle che non dimentichi facilmente. Visto che vederli dal vivo è un vero privilegio, ti consiglio caldamente di approfittare della prima occasione utile per rivederli. Fino ad allora, ascoltati i dischi! Il nichilismo con gli Anaal Nathrakh diventa dannatamente figo!
E proprio quando pensi che gli Anaal Nathrakh in fatto di intensità siano difficili da battere, sul palco salgono i campioni americani del death metal Suffocation. E questo può significare una cosa sola. Una buona ora di death metal puro e tritacarne, con un vocalist brutale in testa e un quartetto strumentale geniale. Il pubblico era una calca per i Suffocation e quando sul palco sono arrivati Frank Mullen (voce), Terrance Hobbs (chitarra), Guy Marchais (chitarra), Derek Boyer (basso) e Mike Smith (batteria) si sono spalancate le porte dell’inferno. I Suffocation sono senza dubbio una delle formazioni più affiatate in circolazione: le linee di chitarra del duo Smith/Marchais tagliano come su disco, mentre per la piovra alla batteria di Smith faccio fatica a trovare le parole giuste. Se ci aggiungi la voce brutale e folle di Frank Mullen, puoi solo cadere in ginocchio e urlare “we’re not worthy” davanti ai devastanti Suffocation in cinque! I Suffocation pubblicano album fantastici da 18 anni e anche il nuovo, Blood Oath, non fa eccezione, cosa che hanno dimostrato eccome dal vivo. E quando ti randellano in testa a colpi di mazza con pezzi come Effigy of the Forgotten, Catatonia, Jesus Wept, Infecting the Crypts e altri, e ti lasciano in una pozza del tuo stesso sangue, puoi solo chiedere un altro giro così. “Hail Suffocation!”
Una chiusura perfetta del festival, ovviamente, non me la sarei potuta immaginare senza gli unici e inimitabili Immortal (anche se dopo di loro hanno suonato ancora alcune band, ma non meritano menzioni particolari). La leggendaria formazione black metal della fucina norvegese di band black metal, la città di Bergen, si è guadagnata il nome di una delle più grandi del genere fin dagli esordi di carriera. Gli Immortal hanno trovato subito una propria nicchia di black metal mescolato a influenze del thrash tedesco e, con la loro immagine “over-the-top”, il corpse-paint, le copertine degli album indimenticabili e il videoclip ancora più cult di The Call of the Wintermoon, si sono incoronati consapevolmente tra le band più grandi del genere. Gli Immortal si sono sciolti nel 2003, ma tre anni dopo si sono riuniti per i festival dell’anno successivo. Riuniti, nel 2007 hanno suonato come headliner di chiusura anche al Metalcamp, ma l’idea di rivedere Abbath, Apollyon e Horgh fa venire una gran voglia. Gli Immortal ci hanno trascinato con un intro ultra malvagio nel mondo di Blashyrkh, su cui regna Mighty Ravendark. Gli Immortal sono infatti una delle poche band black metal che evitano del tutto i temi satanisti: i testi di Demonaz (il quarto membro, che per un infortunio non suona più la chitarra ma è ancora il paroliere e un membro chiave della band) parlano infatti di un mondo inventato, Blashyrkh, devastato da guerra e sofferenza. Tra i riff gelidi di Abbath, i blastbeat di Horgh e la voce alla Braccio di Ferro, gli Immortal ci hanno portato a spasso per i “frostbitten kingdoms” con classici come Tyrants, One By One, Sons of Northern Darkness, Battles in the North, fino alla conclusiva Blashyrkh (Mighty Ravendark). Gli Immortal sono stati affiatati e precisi, e ovviamente non sono mancati l’obbligatorio sputafuoco di Abbath e il cult “crab walk!” Chiusura perfetta di un festival perfetto!
Cosa può offrire dunque il Brutal Assault rispetto agli altri festival che ultimamente crescono come un giardino innaffiato da Sasha il giardiniere? L’atmosfera unica dell’idilliaco paesino medievale e fortezza di Josefov, che per tre giorni, al posto dei prussiani, viene occupata dai metallari. Un cast fantastico con i grandi nomi dei generi metal estremi in testa, insieme a nomi esclusivi che sui palchi europei non si vedono quasi mai (quest’anno ad esempio Sadus, Orphaned Land, Ulver e Anaal Nathrakh), tutto secondo il principio della qualità prima della quantità, che al Brutal Assault vale davvero e dove non c’è la minima possibilità di imbattersi in nomi stra-masticati alla Amon Amarth, Korpiklaani, che ci allietano regolarmente in Slovenia. Infine, nonostante la distanza notevole, il Brutal Assault è un festival dal prezzo estremamente conveniente rispetto all’offerta: per un biglietto da miseri 50€ ti porti a casa davvero la crème della scena metal del momento, e la Repubblica Ceca è un paradiso per i metallari anche per un altro motivo. Birre ottime e a buon mercato, ovviamente! Il Brutal Assault l’anno prossimo festeggia il 15° anniversario e Josefov ci rivedrà senza dubbio anche l’anno prossimo!
Foto: Nina Grad
Scaletta
OBSCURE STAGE: Black Bomb A 10:00-10:30 Depresy 11:10 11:40 Ashes You Leave 12:20-12:55 Cripple Bastards 13:35-14:05 The Faceless 14:50-15:25 Evile 16:10-16:45 Raunchy 17:30-18:05 Anaal Nathrakh 18:50-19:35 Suffocation 20:25-21:15 Walls Of jericho 22:50-23:40 Skepticism 0:35-1:20 METALSHOP STAGE: FDK 10:35-11:05 Gama Bombs 11:45-12:15 The Red Chord 13:00-13:30 Ador Dorath 14:10-14:45 Ghost Brigade 15:30-16:05 Hate Eternal 16:50-17:25 Misery Index 18:10-18:45 Atrox 19:40-20:20 Immortal 21:20-22:45 Marduk 23:45-0:30 Eternal Deformity 1:25-2:00 ANAAL NATHRAKH 1. In The Constellation Of The Black Widow 2. I Am The Wrath Of Gods And The Desolation Of The Earth 3. Bellum Omnium Contra Omnes 4. The Final Absolution 5. Submission Is For The Weak 6. More Of Fire Than Blood 7. Solifugae 8. Der Hölle Rache Kocht In Meinem Herzen 9. The Lucifer Effect 10. The Destroying Angel 11. Do Not Speak 12. Pandemonic Hyperblast IMMORTAL: 1. The Sun No Longer Rises 2. Solarfall 3. Sons of Northern Darkness 4. Tyrants 5. One by One 6. Damned in Black 7. Withstand the Fall of Time 8. Unholy Forces of Evil 9. Unsilent Storms in the North Abyss 10. Beyond the North Waves 11. Battles in the North 12. Blashyrkh (Mighty Ravendark)
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