Brutal Assault 2016 – quarto giorno!
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Fortezza militare di Josefov / Jaromer / Repubblica Ceca
Data del concerto: 13.08.2016
Numero di spettatori: 15.000
Il primo obiettivo del terzo giorno di festival era scoprire che diavolo fosse quel »secret point« segnato sulla mappa. Nel punto indicato, sopra l’arco d’ingresso di uno dei tunnel della fortezza, campeggiava la scritta Temple öf Lemmy, mentre lo staff del festival distribuiva all’ingresso delle candele che i visitatori potevano accendere sotto la vetrata del cancelliere di ferro (sotto cui, ovviamente, già troneggiavano parecchie bottiglie di Jack Daniels svuotate). Un tributo bello, splendido e commovente a un’icona del rock ‘n’ roll.
Sabato, finalmente, anche al Brutal Assault è arrivato il vero tempo estivo e il sole ci ha accompagnato fino a sera. L’ultimo giorno era perfetto per raccogliere le ultime impressioni e gli ultimi ricordi del festival. Una cosa che non rimarrà impressa a lungo sono i thrasher finlandesi Lost Society, la prima band che abbiamo beccato nel primo pomeriggio di sabato. Certo, è stato bello sentire che dalla Finlandia arriva anche qualcosa di diverso da Nightwish , Sonata Arctica, Stratovarius, Ensiferium e black metal, ma i Lost Society di troppo originale non hanno offerto granché. Questo thrash dal sound alla Bay Area aveva qualche idea interessante, dei riff piacevoli all’orecchio e un frontman energico, ma più o meno finiva lì. Il miglior export finlandese del thrash metal restano quindi i mitici Stone.
In Slovenia gli ungheresi Ektomorf non si vedono da un bel pezzo, mentre una volta da noi suonavano praticamente ogni weekend, così per vederli siamo dovuti andare fino in Repubblica Ceca. Anche se, a dire il vero, non ne valeva la pena: gli Ektomorf continuano a non essere granché emozionanti e continuano a vendere trucchetti da due soldi, come l’uso della sigla dell’ultra popolare serie Il Trono di Spade come intro. Che l’unico membro originale, il cantante Zoltan, sia il capo della band si vede da lontano: gli altri sono visibilmente subordinati, e Zoltan resta una specie di copia sbiadita di Max Cavalera. Agli ungheresi non si può certo rimproverare la mancanza di sicurezza e di fiducia in se stessi, visto che hanno spinto senza fatica il pubblico a moshare e a fare circle pit, ma musicalmente sono ancora incastrati da qualche parte dalle parti di Roots dei Sepultura. Sempre gli stessi riff »jumpdafuckup« e chitarre accordate bassissime sono diventati presto una noia mortale, e ancora di più lo sono stati i testi a tratti ottusi di pezzi come Holocaust, Fuck You All, Black Flag e Evil By Nature (nella versione su disco di quest’ultimo ha dato una mano George »Corpsegrinder« Fisher).
La nuova dose di hc punk l’hanno servita i californiani Stick to Your Guns, rimasti impressi soprattutto per il logorroico frontman Jesse Barnett, che per tutto il tempo ringraziava e salutava a destra e a manca i suoi fratelli in mille e una band hardcore. Se la sono cavata meglio i Stuck Mojo, anch’essi americani, pionieri del rap metal e, in fin dei conti, una sorpresa piuttosto oscura del festival. Gli Stuck Mojo sono stati una delle prime band ad aggiungere il rap a una base di heavy metal dalle tinte sudiste, facendosi notare per bene con il debutto Snappin’ Necks. Purtroppo nella formazione attuale non c’è più il cantante-rapper originale Bonz, e il nuovo frontman Robby J non gli arriva nemmeno alle ginocchia. Il suo rappato sembrava infatti sempre completamente fuori tempo, ma per fortuna l’impressione l’ha rimessa a posto il capo della band, il chitarrista Rich Ward, che si è dimostrato una vera bomba di energia. Il ricordo più bello è senza dubbio il pezzo sul »cowboy americano« Charles Bronson, durante il quale ha saltato tutto il Brutal Assault.
Con mia notevole delusione, poco prima dell’inizio del festival gli ormai cult thrash metaller Whiplash del New Jersey, negli Stati Uniti, hanno annullato la loro partecipazione, e la sostituzione è stata sì adeguata a livello di genere, ma lontana dall’essere ideale. Al loro posto sono subentrati i veterani del thrash tedesco Holy Moses, guidati dal 1981 dall’inarrestabile Sabina Classen. La signora Classen ha ormai la bellezza di 52 (!) anni, ma sul palco si comporta ancora come una trentenne al massimo, sempre in movimento, tra corse da una parte all’altra e headbanging senza sosta. Vocalmente, però, a quanto si è sentito Sabina è purtroppo già parecchio spremuta: il suo cantato crudo e aggressivo era per la maggior parte del tutto incomprensibile, e anche strumentalmente gli Holy Moses restano parecchio indietro rispetto ai loro colleghi thrash tedeschi più famosi. Sabina e i suoi cani del thrash hanno salutato il Brutal Assault con una versione eseguita come si deve del classico dei Dead Kennedys Too Drunk to Fuck. Solido, ma senza picchi.
Poi è toccato di gran lunga alla miglior band di tutto il festival, così bravi che qualsiasi parola davanti alla loro genialità sbiadirebbe del tutto. Guardate e ascoltate questa genialata dei tedeschi Eskimo Callboy!
A seguire, atmosfere dai colori più scuri e freddi con i malinconici finlandesi Insomnium. I ragazzi dal vivo suonano ancora per lo più pezzi recenti, dimenticandosi dei brani più vecchi, che sotto molti aspetti superano quelli nuovi. Il buon suono ha messo in primo piano gli elementi tipici degli Insomnium: un death metal melodico dall’impronta più aggressiva, pieno di parti più lente e struggenti, tipiche della scena metal finlandese. Gli Insomnium hanno sfruttato bene il loro tempo, ma sembrava non fosse proprio la loro giornata migliore, o che avessero premuto sull’acceleratore solo a metà della potenza. L’energia era piuttosto cupa e in più il cantante Niilo vocalmente è sembrato parecchio povero: il suo growl, più che un ringhio bestiale, suonava come il tossire di un pensionato che fuma da cinquant’anni. La malinconia degli Insomnium, in un tardo pomeriggio ceco e soleggiato, stavolta non è risultata granché convincente.
È seguito il terzo attacco finlandese della giornata, con gli helsinkiani Moonsorrow, ma anche il loro pagan/folk/black metal, con pezzi lunghissimi e testi cantati in finlandese, ha ammazzato parecchio l’atmosfera, quindi il tempo del loro set è stato perfetto per rifocillarsi e fare gli ultimi acquisti.
All’atmosfera del festival che si avviava lentamente alla fine si addicevano di più i padri dell’hardcore Agnostic Front, che per almeno un’ora hanno trasportato il pubblico dal suolo europeo nei localacci e nei buchi dove si suonava a New York a metà degli anni Ottanta e all’inizio dei Novanta. La band, nata nel lontano 1980, è sicuramente una delle più influenti del genere e, di conseguenza, sotto il palco si è radunata una folla enorme, in cui si notava anche qualche vera cresta punk. Gli Agnostic Front hanno avviato il motore senza compromessi e senza fermarsi, sputando fuori mazzate hardcore da due o tre minuti. Il pubblico era contento e durante gli Agnostic Front abbiamo visto un sacco di mosh pit. Fa ridere che a un festival metal il macello più grosso sotto il palco lo facciano i punk, ovvero gli hardcorers, eheh. Anche i ragazzi degli Agnostic Front erano entusiasti: il cantante Roger Miret era visibilmente di buon umore e il chitarrista Vinnie Stigma ha civettato col pubblico per tutto il tempo. Gli Agnostic Front hanno infilato una sfilza di classici, da Victim in Pain a Crucified (cover degli Iron Cross), Only In America e For My Family, fino all’immancabile Gotta Go. I leggendari newyorkesi hanno fatto impazzire il pubblico anche annunciando che il concerto veniva registrato per un DVD in arrivo, e hanno chiuso il loro show con l’inossidabile classico dei Ramones Blitzkrieg Bop.
I giganti del black/death metal polacco Behemoth hanno radunato sotto il palco probabilmente il pubblico più numeroso di tutti e quattro i giorni del festival. La ragione sta forse anche nel fatto che il festival si trova vicino al confine polacco e, insieme ai cechi, i polacchi sono i visitatori più numerosi. I Behemoth hanno avuto sotto il palco il sostegno fragoroso del pubblico di casa e di tanti altri, e come previsto hanno suonato di nuovo per intero l’ultimo album in studio The Satanist, ormai quasi del tutto trito e ritrito. Si capisce che per il frontman Nergal l’album rappresenti una specie di catarsi personale dopo aver sconfitto il cancro, ma risentire per l’ennesima volta sempre gli stessi pezzi non è stato proprio entusiasmante. Con i Behemoth si sa esattamente cosa aspettarsi, perché ogni esibizione è studiata fin nei minimi dettagli. Stavolta un po’ meno che qualche mese fa al Kino Šiška, ma di nuovo non sono mancati lingue di fuoco, incenso e pose drammatiche. A entusiasmare di più è stata la veloce Ora Pro Nobis Lucifer, mentre i pezzi più lenti e piuttosto simili tra loro sono già affondati nell’oblio. Sarebbe ora che i Behemoth rimescolassero per bene la setlist e mettessero The Satanist in naftalina per un po’.
Il Brutal Assault 2016, la 21ª edizione del più grande festival ceco di musica estrema, l’abbiamo chiuso con i padrini del thrash metal teutonico Destruction. I giganti tedeschi hanno messo in piedi probabilmente lo show più infuocato del festival, visto che le fiammate non finivano più. L’esibizione dei Destruction è stata puro thrash a tutta velocità, dall’attacco iniziale di Under Attack fino al classico conclusivo Bestial Invasion. Schmier urlava come una vittima sul palco di un macellaio pazzo, mentre Mike affettava e tritava con la precisione di una macellaia a colpi di riff e assoli sfrenati. L’ottima forma della band è stata confermata da classici eseguiti in modo superbo come Curse the Gods, Mad Butcher (durante il quale sul palco è comparso lo stesso macellaio pazzo, a inseguire l’ignara concubina della band), ma anche Thrash Till Death ed Eternal Ban. Una prestazione eccezionale, degna della chiusura del festival, anche se il programma è andato avanti ancora almeno con i campioni del black metal polacco Mgla e i Venom Inc., ma per quest’anno ne avevamo abbastanza. Con un cast eccezionale, birra a buon mercato, una location unica e tante attività collaterali, il Brutal Assault si è dimostrato ancora una volta un festival che vale la visita.
Setlist
STUCK MOJO:
1. Here Come the Infidels
2. Rape Whistle
3. Pigwalk
4. Throw the Switch
5. Charles Bronson
6. Open Season
7. Rising
8. Not Promised Tomorrow
HOLY MOSES:
1. Def con II
2. Finished With the Dogs
3. Hellhound
4. Nothing for My Mum
5. World Chaos
6. Undead Dogs
7. Panic
8. Life’s Destroyer
9. Reborn Dogs
10. SSP (Secret Service Project)
11. Current of Death
12. Too Drunk to Fuck
INSOMNIUM:
1. The Primeval Dark
2. While We Sleep
3. Change of Heart
4. Down With the Sun
5. Revelation
6. Ephemeral
7. The Killjoy
8. Devoid of Caring
9. The Promethean Song
10. Mortal Share
AGNOSTIC FRONT:
1. The Eliminator
2. Dead to Me
3. Social Justice
4. My Life My Way
5. Police Violence
6. Only In America
7. Warriors
8. For My Family
9. Friend or Foe
10. Victim in Pain
11. Never Walk Alone
12. All Is Not Forgotten
13. Crucified
14. Gotta Go
15. Take Me Back
16. Addiction
17. Blitzkrieg Bop
BEHEMOTH:
1. Blow Your Trumpets Gabriel
2. Furor Divinus
3. Messe Noire
4. Ora Pro Nobis Lucifer
5. Amen
6. The Satanist
7. Ben Sahar
8. In the Abscence ov Light
9. O Father O Satan O Sun!
10. Ov Fire and the Void
11. Conquer All
12. Chant For Eschaton 2000
DESTRUCTION:
1. Under Attack
2. Curss the Gods
3. Nailed to the Cross
4. Mad Butcher
5. Life Without Sense
6. Second to None
7. Thrash Till Death
8. Eternal Ban
9. Thrash Attack
10. The Butcher Strikes Back
11. Bestial Invasion
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