Brutal Assault 2016 – secondo giorno!
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Fortezza militare di Josefov / Jaromer / Repubblica Ceca
Data del concerto: 11.08.2016
Pubblico: 15.000
Grazie al tempo migliore, giovedì è partito molto più promettente del primo giorno del festival. Nonostante il cielo coperto, ci sono state parecchie finestre di sole in cui era una favola fare le lucertole sul comodissimo “natural stand”, la collinetta di fronte ai palchi principali che regala una vista perfetta su entrambi, con in mano la versione ghiacciata di una delle cinque birre Budweiser.
Appena arrivati nell’area del festival abbiamo fatto in tempo a beccare le ultime note dei Plini, formazione prog rock australiana che non suonava affatto male, ma il seguito è stato decisamente più brutale, con il quartetto death/grind polacco Antigama, che per essere primo pomeriggio ha radunato sotto il palco già un bel po’ di gente. I polacchi hanno portato una passeggiata di genere assolutamente corretta, che ricordava soprattutto i Brutal Truth e i Napalm Death più recenti; sul palco erano sicuri di sé e hanno tenuto il pubblico in pugno senza fatica. Ma a parte questo, tra riff semplici e poco ispirati, blast beat a nastro e un vocalist piuttosto monotono, nella memoria non è rimasto molto altro.
Ci è rimasto invece un ricordo molto migliore dei pesi massimi tedeschi Obscura, che con l’ultimo album in studio Akroasis hanno dimostrato di essere ancora ai vertici del death metal tecnico/progressive moderno. Dopo i recenti e ripetuti cambi di formazione e gli attriti tra il fondatore della band Steffen Kummerer e il chitarrista ormai ex Fountainhead, che ha contribuito a registrare l’album (e a cui, pare, non sono stati riconosciuti tutti i contributi di songwriting), c’erano parecchi dubbi su come suonassero oggi gli Obscura, senza più lo straordinario batterista Hannes Grossmann (Alkaloid, solista) e Christian Münzner (Alkaloid, Spawn of Possession, solista). Steffen e gli altri tre hanno spazzato via ogni dubbio già dai primi istanti dell’apripista devastante Ten Sepiroth. Gli Obscura non lasciano nulla al caso e funzionano ancora come un carro armato inarrestabile. Il batterista Sebastian Lanser è entrato alla grande nelle scarpe di Grossmann, il basso di Klausenitzer ha di nuovo spostato le montagne, ma chi ci ha entusiasmato di più è stato il chitarrista Rafael Trujillo, fino a poco fa completamente sconosciuto, che ha suonato le parti sia di Münzner sia di Fountainhead con una precisione chirurgica e una sicurezza incredibile. Un Kummerer di buon umore ha presentato al Brutal Assault soprattutto pezzi nuovi, poi gli Obscura hanno fatto un salto nel passato con The Anticosmic Overload e hanno salutato il pubblico con l’epica Centric Flow. Voto: cinque, quindi non perderti gli Obscura in compagnia di Revocation, Beyond Creation e Rivers of Nihil, il 31.10. all’Orto bar!
Anche il seguito è stato all’insegna della tecnica: sul palco è salita l’attrazione Animals As Leaders, per cui a sbavare sono stati soprattutto i chitarristi, visto che a calcare le assi c’era l’eminenza della chitarra contemporanea Tosin Abasi. Il trio americano, composto oltre ad Abasi dal chitarrista Javier Reyes e dal batterista Matt Garstka, ha sfoderato senza dubbio l’esibizione tecnicamente più perfetta e impeccabile del festival: le dita di Abasi gli errori non sanno nemmeno cosa siano. I continui cambi di tempo e di ritmo dal vivo erano semplicemente stupefacenti, e ancora di più lo era l’emulazione delle linee di basso con le chitarre, suonate una volta da Reyes e una volta da Abasi. Gli Animals As Leaders non sono per tutte le orecchie, ma dal vivo questi stregoni prog/djent di nuova generazione sono stati un puro piacere.
Dopo gli attacchi tecnici di Obscura e Animals As Leaders era il momento di qualcosa di »appena appena« più brutale: sul palco, sotto la super copertina del nuovo album Retrogore, che sembra il poster di qualche horror anni Ottanta, sono saliti i macellai del death metal belga Aborted, guidati dal cantante psicotico Sven »Svencho« de Caluwe. Al gruppo avevamo ormai perdonato del tutto il disperato tentativo di deathcore sull’album Strychnine.213, perché con gli ultimi tre dischi hanno dimostrato di essere tornati sulla strada della buona vecchia sbobba alla Goremageddon. Proprio a quest’album e all’attuale Retrogore gli Aborted hanno dedicato la maggior parte dello show, e soprattutto hanno dimostrato di non essere in una forma così buona da un sacco di tempo. Svencho riempiva da solo tutto il palco, perché non è stato fermo un attimo, e a farsi notare è stato soprattutto il nuovo chitarrista Ian Jekelis, che doveva riempire le scarpe enormi di Danny Tunker (Alkaloid, ex-God Dethroned). Anche se gli Aborted li abbiamo visti sui nostri palchi un’infinità di volte, bisogna ammettere che questi pazzi belgi stanno vivendo una seconda primavera.
La prima dose di hardcore, di cui quest’anno al Brutal Assault ce n’è stata parecchia, è arrivata dai newyorkesi H2O. In tre quarti d’ora gli americani hanno messo in piedi una vera festa hc/punk piena di mosh, con i soliti sermoni hc su fratellanza e amicizia e inni punk brevi, da tre minuti e dritti in faccia, che tra il pubblico del Brutal Assault hanno trovato il loro posto. Ancora di più quando gli H2O hanno attaccato il pezzo 5 Year Plan con l’intro di War Pigs.
Su acque più metal e tradizionali hanno invece navigato i The Black Dahlia Murder di Detroit, che portano ancora in giro il disco in studio uscito l’anno scorso e accolto benissimo, Abysmal. Quest’anno la band è stata scossa dall’addio del chitarrista Ryan Knight, uno dei principali responsabili del suo successo, e c’era il timore su come se la sarebbero cavata dal vivo. Le preoccupazioni sono sparite già dal primo pezzo, What a Horrible Night to Have a Curse, perché Brandon Ellis (Arsis, Cannabis Corpse) nella band si è trovato come un pesce nell’acqua e, insieme agli altri, ha tirato fuori uno show fenomenale e tempestoso, completato come sempre dall’energico e carismatico Trevor Strnad con ottimi discorsi e incitamenti da fitness coach al pubblico (guarda la foto).
Con toni più cupi e seri abbiamo proseguito il pomeriggio di giovedì con il maestro norvegese Ihsahn, che non conosce pause: in poco più di dieci anni di carriera solista ha già pubblicato sei album, l’ultimo, Arktis., ad aprile di quest’anno. Forse è addirittura il suo migliore finora, perciò è stato bellissimo sentirne ben cinque pezzi, con Pressure in testa. Con la carriera solista Ihsahn ha evidentemente trovato la sua vera espressione musicale, perché anche sul palco è stato straordinario. Ma ancora più bella è la notizia che gli Emperor hanno già confermato la loro presenza al prossimo Brutal Assault, dove suoneranno per intero il cult Anthems to the Welkin at Dusk.
I giganti del death metal newyorkese Immolation con questo tour purtroppo non sono stati fortunati: a metà tour il chitarrista Bill Taylor ha dovuto lasciarlo per motivi di famiglia. Ma i leggendari ragazzi di Yonkers non si sono arresi e portano avanti il tour in trio, senza di lui. Coraggioso e lodevole, peccato però che gli Immolation non siano riusciti a trovare un chitarrista sostitutivo, perché dal vivo la mancanza di una chitarra si è sentita parecchio. Dolan, Vigna e Shalaty comunque non si sono lasciati sconvolgere e hanno suonato il set come un tornado F5, Vigna alla chitarra è comunque un dio, e Dolan con la sua voce tonante ha di nuovo scosso gli organi interni. Visto che il mitico esordio Dawn of Possession quest’anno compie 25 anni, gli Immolation ne hanno suonati tre pezzi, oltre alla title track anche la rara Despondent Souls e Immolation, e nonostante il suono un po’ vuoto si sono meritati tutti i complimenti.
Dall’altra parte del continente americano, direttamente dalla Bay Area di San Francisco, sul palco del Brutal Assault sono saliti i vecchi lupi del thrash Exodus e hanno sparato un set maledettamente buono. Purtroppo il ruolo di Gary Holt, che evidentemente con i Slayer porta a casa più soldi che con la band madre, lo ricopre ancora l’ottimo Kragen Lum (Heathen, Psychosis), ma gli Exodus dal vivo senza la presenza animalesca di Holt non sono comunque del tutto loro. Ciononostante, il concerto che abbiamo visto è stato uno dei migliori degli Exodus che io sia mai riuscito a vedere, perché dopo il ritorno di Zetro la band è evidentemente inarrestabile. Con il tipico “exo-crunch” gli Exodus hanno falciato per gioco il pubblico, dove il mosh sembrava non finire mai. Una scaletta eccellente, piena di vecchi classici e delle migliori scelte dal materiale più recente (la iniziale The Ballad of Leonard and Charles dalla bocca di Zetro suona molto meglio che da quella di Dukes), ha messo la ciliegina sulla torta, e il valzer tossico si è spento solo con l’ultima nota della bestiale inno Strike of the Beast.
I Gojira tre anni fa al festival suonavano nel primo pomeriggio, quest’anno invece hanno (meritatamente) occupato uno dei posti da headliner. I giganti francesi hanno messo in piedi probabilmente uno degli show più uragano del secondo giorno, caratterizzato soprattutto da un’esecuzione tecnicamente perfetta, un suono forte, devastante e pulito e da un frontman molto comunicativo, Joe Duplantier. I Gojira hanno pubblicato da poco un album piuttosto atipico per loro, Magma, lontano dalla complessità progressive di The Way of All Flesh, ma che mantiene tutte le caratteristiche della band, venute fuori alla grande anche in Repubblica Ceca. Ci siamo così beccati possenti muri di chitarre, passaggi melodici e trovate da maestri del duo di chitarre Duplantier/Christian Andreu e la prova batteristica fenomenale e disumanamente precisa del fuoriclasse Mario Duplantier (con lui abbiamo parlato del nuovo disco e di parecchio altro, e lo potrete leggere presto sulle nostre pagine). In poco più di un’ora i Gojira hanno suonato entrambi i singoli dell’album nuovo, accolti benissimo, Silvera e Stranded, e hanno messo in fila un bel po’ di mazzate brillanti come The Heaviest Matter of the Universe, Flying Whales (durante cui, come al solito, tra il pubblico ha galleggiato la balena gonfiabile), Wisdom Comes, Oroborus e la conclusiva Vacuity. Ancora un trionfo dal vivo per una delle band più calde del momento.
Dopo il saluto dei Gojira, sul palco accanto, dal nome più che azzeccato, Jägermeister, è tornato il “bad boy” americano, veterano dell’industrial, zio Al Jourgensen con i suoi Ministry. La band, che Jourgensen ha già mandato in pensione più volte per poi resuscitarla, anche se dopo la morte del chitarrista Mike Scaccia aveva giurato solennemente che con i Ministry era finita, dal vivo grazie alla presenza unica di Al è sempre bella da vedere, e anche stavolta non è stato diverso. Al e la sua banda hanno salutato il Brutal Assault con Hail to His Majesty dall’album ancora attuale From Beer to Eternity, poi hanno saltato di qua e di là per tutta l’ampia discografia, soprattutto dall’album Rio Grande Blood, con la title track, Señor Peligro e LiesLiesLies. Dal vivo i Ministry sono sempre rafforzati da proiezioni sconclusionate, e non sono mancate nemmeno stavolta: in perfetto stile Al, non potevano mancare né Trump né la Clinton.
Mentre sul palco principale, davanti a un’area stracolma, i giganti australiani del metalcore Parkway Drive tiravano su uno show infuocato, sul palco Metalgate aspettava una prelibatezza oscura nelle vesti dei Mithras. La formazione inglese di death metal sperimentale aveva già suonato al Brutal Assault qualche anno fa, presentando allora l’album ancora relativamente fresco Behind the Shadows Lie Madness, poi il leader e unico membro stabile della band, il chitarrista e vocalist Leon Macey, ha sospeso le attività per diversi anni. Qualche mese fa i Mithras hanno finalmente annunciato che le cose si stanno muovendo verso un nuovo album, hanno pubblicato un pezzo nuovo promettente e hanno finalmente rimesso in movimento anche sui palchi i loro tentacoli cthulhiani impolverati. Purtroppo stavolta l’occasione per i Mithras è andata completamente in fumo. Già il soundcheck è andato avanti per una buona decina di minuti, e quando Macey ha attaccato i primi assoli dal suono ultraterreno così tipici dei Mithras, è saltata la corrente e il concerto è finito dopo appena mezzo pezzo. Lo show è ripreso solo dopo quasi mezz’ora, ma a quel punto sul palco principale c’era già l’attrazione successiva. Peccato, per i Mithras evidentemente bisognerà aspettare ancora un po’, spero almeno che dopo l’uscita dell’album segua un tour.
A testa bassa ci siamo quindi incamminati verso il palco principale per ballare sui suoni retrò del synthwave futuristico del maestro francese Perturbator. Non è l’unico a fare oggi musica elettronica nella maniera dei cult horror (soprattutto quelli di Carpenter) e delle colonne sonore di fantascienza dei film anni Ottanta, ma è sicuramente uno dei più visibili, cosa che ha confermato anche con il nuovo album The Uncanny Valley. Il retrò al momento è “in” anche nelle acque del cinema, come ha dimostrato di certo la fantastica serie Netflix Stranger Things, con splendidi omaggi ai film Goonies, It, Close Encounters of the Third Kind, E.T. e a tanti altri, mentre in campo musicale gli anni Ottanta li fa rivivere a modo suo Perturbator (il ragazzo in realtà si chiama James Kent e prima della sua avventura elettronica suonava in diverse band black metal). In una buona ora Perturbator ha presentato la parte del leone del nuovo album con pezzi come Neo-Tokyo (ispirato direttamente dal cult anime Akira), Weapons For Children, She Is Young, She Is Beautiful, She Is Next, che con synth di basso e parti ambient ipnotiche hanno scosso i timpani in modo più che efficace. Perturbator è stata una mossa diversa, ma molto coraggiosa e riuscita del Brutal Assault, perché verso la notte l’area stracolma si è messa a ballare sulle sue note.
Setlist
ANTIGAMA:
1. Intro/Waking the Fear
2. Reward or Punishment
3. Foul Play
4. Flies
5. Collapse
6. The Key
7. Meteor
8. Stop the Chaos
9. The Signal
10. Eraser
OBSCURA:
1. Ten Sepiroth
2. The Monist
3. Akroasis
4. The Anticosmic Overload
5. Sermon of the Seven Suns
6. Ode to the Sun
7. Centric Flow
ANIMALS AS LEADERS:
1. Wave of Babies
2. Tempting Time
3. Ka$cade
4. Physical Education
5. The Woven Web
6. CAFO
ABORTED:
1. Divine Impediment
2. Cadaverous Collection
3. Meticulous Invagination
4. Parasitic Flesh Resection
5. Necrotic Manifesto
6. Coffin Upon Coffin
7. Expurgation Euphoria
8. The Holocaust Incarnate
9. Sanguine Verses (… of Extirpation)
10. The Saw and the Carnage Done
THE BLACK DAHLIA MURDER:
1. What a Horrible Night to Have a Curse
2. Statutory Ape
3. Vlad, Son of Dragon
4. Malenchantments of Necrosphere
5. Threat Level No. 3
6. Abysmal
7. Everything Went Black
8. Miasma
9. Deathmask Divine
IHSAHN:
1. Pressure
2. Until I Too Disolve
3. Hiber
4. Pulse
5. Frozen Lakes on Mars
6. My Heart is of the North
7. Mass Darkness
8. Celestial Violence
IMMOLATION:
1. A Spectacle of Lies
2. Majesty and Decay
3. Despondent Souls
4. Epiphany
5. The Purge
6. Dawn of Possession
7. Father, You’re Not a Father
8. A Glorious Epoch
9. Immolation
10. All That Awaits Us
EXODUS:
1. The Ballad of Leonard and Charles
2. Blood In, Blood Out
3. And Then There Were None
4. Exodus
5. Body Harvest
6. War Is My Shepherd
7. Blacklist
8. A Lesson in Violence
9. Pleasures of the Flesh
10. Bonded By Blood
11. Toxic Waltz
12. Strike of the Beast
GOJIRA:
1. Toxic Garbage Island
2. L’Enfant Sauvage
3. The Heaviest Matter of the Universe
4. Silvera
5. Stranded
6. Flying Whales
7. Wisdom Comes/Drum solo
8. Backbone
9. Only Pain
10. Terra Inc.
11. Oroborus
12. Vacuity
MINISTRY:
1. Hail to His Majesty (Peasants)
2. Punch in the Face
3. PermaWar
4. Rio Grande Blood
5. Señor Peligro
6. LiesLiesLies
7. N.W.O.
8. Just One Fix
9. The Missing
10. Deity
11. Stigmata
12. Thieves
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