Brutus e tutta questa brutale meraviglia a Cerkno (2017)
Data: 09.11.2017
Luogo: Cerkno / C.M.A.K. / Slovenia
Finalmente! La celebre mecca di Cerkno del vero underground musicale. Il club C.M.A.K.. Per la prima volta sui «fornelli-tinello» di RockLine. Data giusta, congiunzione astrale giusta. Tutto è andato al suo posto. Un club arredato alla grande, da cui si respira sinceramente ciò che nella musica si cerca in silenzio e con struggimento, e che nei tempi nuovi si trova sì, ma con molta più fatica di una volta. La pura genuinità dell’espressione musicale, l’autenticità, l’originalità e, alla fine, ovviamente, l’eclettismo. E poi, ovviamente, la cosa più importante. Ottima compagnia!
Nel programma della serata di musica al C.M.A.K. c’era il trio alternative rock belga Brutus. Il trio, che ha sfornato da poco l’esordio «Burst», diventa sempre più conosciuto e sui palchi d’Europa è sempre più richiesto e ricercato. Il motore della band è la straordinaria batterista e cantante Stefanie Mannaerts.
Ma andiamo con ordine. Anche noi sloveni possiamo vantarci eccome di band di grande appeal, che arricchiscono il battito del nostro underground alternative rock. Ad aprire le danze sul palco del C.M.A.K. sono stati gli ajdovski The Hoax Program. Una band di cui avevo letto un sacco di parole di incoraggiamento, e me l’ha confermato più tardi anche il loro album tosto «II», anche se dalla sua uscita per ZARŠ sono passati quasi sei anni. La band resta rabbiosa, tuonante e rumorosa, e nei fatti chiaramente a fuoco. Non molla di un centimetro. Così il quintetto, che suona in formazione stabile con i fratelli Radovan (chitarra) e Ivo Lozej (basso), Jani Jež (chitarra), Dean Gnezda (voce) e David Stibilj (batteria), ha sparato un proiettile live eccezionale, rielaborando il proprio materiale originale, che poggia su un rock’n’roll confezionato in versione garage, qualche sbandata stoner e il rilancio di certi elementi ereditati dalla tradizione HC dei compianti Low Punch. L’espressività vocale tira fuori da questa dose di tuoni anche un po’ di rumorismo noise sporco, e la band, in tutto questo culmine espressivo, sviluppa ovviamente un volto musicale suo, originale. Band perfettamente rodata, dai potenti fraseggi di chitarra fino al carattere solido di una ritmica eccellente, a cui il sentimento autentico non manca di certo! Ragazzi, è ora del nuovo album! Con la vostra potenza beffarda ci avete scosso alla grande e infiammato del tutto a livello musicale!
I Brutus hanno suonato l’album «Burst». Il trio ha mostrato tutta la sua bravura, la sua classe e la sua varietà, anzi la sua stratificazione musicale. Anche se in fondo possiamo dire che i Brutus sono un trio alternative rock con radici da qualche parte tra punk rock e HC, nel loro linguaggio musicale ci sono un sacco di deviazioni, e la band non la puoi infilare davvero in nessuna casella di classificazione di genere. Mentre chitarra e basso costruiscono spesso uno scenario psichedelico, che con le ripetizioni post rock crea un’atmosfera ipnotica, da trip – e questa porta l’ascoltatore lontano, lontanissimo oltre l’empirismo (in uno stato di rapimento cerebrale) – questi momenti sono poi mordentemente ancorati a terra e corazzati dalla violenta aggressività rumorosa di un rock ‘n’ roll e un punk rock di base garage, di quelli che spaccano. Allo stesso tempo di grande musicalità ce n’è eccome, soprattutto grazie ai passaggi in cui la chitarra usa effetti sonori (tanto delay, riverberi e echo avvolgenti) che in certi punti ricordano anche il vecchio mellotron e i primi sintetizzatori. In queste cortine di atmosfera altamente vibrante, sintetizzate attraverso le chitarre, si fa largo la voce della straordinaria Stefanie, che in quei momenti suona extraterrestre, come se arrivasse da un’altra galassia. Spesso le frasi sono semplicissime, minimaliste fino al bizzarro, ma la band le costruisce a strati. Linea su linea, finché non sviluppa una presa ipnotica, dove la musica del gruppo acquista ovviamente elementi post rock, e non di rado attraverso tutto questo scintilla tutta l’intelligenza musicale dell’eredità del post punk anni Ottanta. Appassionata e nei fatti senza compromessi, Stefanie, con la sua furia alla batteria e la contemporanea sensualità vocale, setaccia a colpi di tuono le parti dei brani in cui la chitarra naviga su cortine di sintetizzatori, e così il dossier della band acquista una dimensione del tutto nuova, ancora inesplorata. Stefanie è la garanzia della grande attrattiva di questa band. Proprio con i Brutus si scopre come batteria e canto, in regia femminile, nel genere generale dell’alternative rock, possano essere espressi a sangue pieno. Attraverso un’esecuzione fenomenale, a cui non c’è nulla da aggiungere e nulla da togliere. Un’esecuzione che mozza il fiato e che non ti stanchi mai di guardare e ascoltare. Pazzesco. Un coinvolgimento pazzesco, un plasma di passione e di tutte le emozioni. In pratica il massimo di genuinità per cui vai a un vero concerto rock’n’roll. È difficile descriverlo in poche parole.
La compagnia dei Brutus è stata breve, ma dolce. La prossima volta sarà sicuramente più lunga, perché nel frattempo ci sarà più materiale originale.
Fatevi quindi un favore e rendetevi più vivace questo venerdì sera correndo in serata alla Gromka di Lubiana, dove i Brutus, nel loro attuale tour europeo, suoneranno il secondo dei due concerti sloveni! Perché? Semplice: perché ne resterete incantati!
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik



















