Carnevale a Šiška (2010)

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Autore: Urban Bolta

Luogo: Kino Šiška / Lubiana
Data del concerto: 15.02.2010
Numero di spettatori: 600
Prezzo del biglietto: 10€ / 12€ (giorno del concerto)

Ogni anno arriva quel giorno in cui dietro ogni angolo ti aspettano i krapfen, lo stomaco è pieno, nell’aria c’è energia positiva: insomma, il giorno perfetto per andare a un concerto, in maschera o senza. Questo Martedì Grasso, al Centro per la cultura urbana di Šiška, è andata in scena la terza serata Yu go!, con un pacchetto di tre band: i nostrani Carnaval e due rappresentanti croati, il trio tutto al femminile Larve e i provocatori di Fiume Let 3.

CARNAVAL
Ad aprire la serata sono stati i padroni di casa Carnaval, band che l’anno scorso ha pubblicato l’esordio “2” e che, secondo Radio Študent, si è meritata il podio nella categoria dei migliori album sloveni dell’anno passato.

Un riff doom gelido come il ghiaccio per iniziare il set. Carnaval hanno cominciato a raccontare la loro storia davanti a una sala semivuota, ma per fortuna il rumore ha richiamato dal foyer verso il cuore dell’azione un numero più che discreto di assetati di musica, motivando la band a tirare fuori il massimo che sa dare. Hanno ripercorso il loro esordio e in una quarantina di minuti hanno presentato la loro visione, che si lascia incasellare più facilmente nello stoner rock. Il loro suonare spensierato gira attorno a chitarre pesanti e distorte che dettano un’atmosfera piuttosto cupa e, senza volerlo, ricordano quello che succedeva a fine anni Ottanta, quando nasceva il grunge. Se ci aggiungi una voce sognante alla Layne Staley, il paragone con gli Alice in Chains non è nemmeno così sbagliato. Però i ragazzi costruiscono i pezzi con leve progressive, infilano pattern di power blues nella morbosità grunge e perfino qualche riff doom tirato, e la ciliegina sulla torta di questa musica interessante è una sezione ritmica volutamente sbilenca, capace di sorprendere e, con una soluzione fuori dagli schemi, di spedire il brano in una direzione completamente nuova. I lubianesi soffrono di scarso carisma sul palco, ma i chilometri di concerti, ne sono convinto, sapranno sistemare anche questo difetto, e allora la soddisfazione dopo un set dei Carnaval sarà senza dubbio ancora più grande di stavolta.

LARVE
Secondo a salire sul palco è stato il trio femminile di Fiume Larve, bello carico. Il fatto che la band sia composta da sole tre ragazze può spiazzare parecchio dal vivo, perché un programma di sintetizzatore fa le veci della batterista e chi ascolta si ritrova senza accorgersene a lanciare di continuo occhiate al seggiolino vuoto in fondo al palco. Una volta abituato alla situazione insolita, vedere le Larve, se sei un amante della new wave, è un vero piacere! Le Larve sono nate con trent’anni di ritardo, perché sono dipendenti dall’eredità new wave. Quella di Fiume, non quella di Zagabria. Se la scena zagabrese di allora puntava sulle frasi di chitarra, quella fiumana considerava il sintetizzatore un elemento musicale fondamentale. Nel linguaggio musicale delle Larve è la base su cui poggia ogni brano, sembra quasi che la chitarra a tratti sia solo secondaria. La musica cupa e psichedelica di queste tre punkettone, se ti ci abbandoni, ti porta in un’altra dimensione, oltre questo mondo, e ci pensano anche le costanti armonie a due voci della chitarrista Dunja e della bassista Petra. Non serve un genio per capire che anche le Larve vengono da Fiume, perché si sente forte l’influenza dei protagonisti della new wave locale, Termiti, Ogledala o Mrtvi Kanal. La componente psichedelica nelle Larve prevale su quella punk, così le ragazze non si buttano mai davvero in acque da sfascio: il filo conduttore dei loro pezzi è creare drammaticità e far venire la pelle d’oca. Un’ottima esibizione, durata purtroppo meno di mezz’ora.

LET 3
Nonostante l’ottimo riscaldamento di due band di supporto, partite da visioni del rock’n’roll completamente diverse, solo gli svitati di Fiume Let 3 sono riusciti a riempire in modo decente la sala principale. Eh, si poteva trovare una band più adatta per un Martedì Grasso di questa formazione croata già di suo circense, nota ancora più che per la musica per le provocazioni dentro e fuori dal palco e per uno stile stravagante che a molti fa rivoltare lo stomaco? Probabilmente no.

A fine anno scorso i Let 3 hanno ristampato per l’etichetta Dallas due album cult degli inizi di carriera, Two Dogs Fuckin’ ed El Desperado; ancora prima era uscito il DVD live Živa Pička. Insomma, i Let 3 hanno fatto in modo che, nonostante una siccità in studio solo apparente (dall’ultimo disco Bombardiranje Srbije i Čačka sono passati quasi cinque anni), si parli molto di loro sui media. Per questo la visita alla capitale slovena, solida roccaforte dei loro fan, era una mossa logica. Dopo più di due anni dall’ultima volta alla Cvetličarna, siamo stati di nuovo testimoni di una follia che va oltre i confini di una persona normalmente funzionante.

Si è partiti in pieno stile hard rock. “U Rupi od smole”, “Niotkuda” e “Ne trebam te” hanno accontentato quelle poche anime che nel fenomeno Let 3 cercano la musica e di solito restano deluse. Dopo un’ottima partenza, in cui i croati hanno dimostrato di saper ancora suonare pezzi art punk di impatto e di divertirsi pure un sacco, viene spontaneo chiedersi fin dove (parlando esclusivamente di musica) sarebbero potuti arrivare i Let 3 se si fossero tenuti all’ispirazione artistica degli esordi e avessero resistito alla tentazione di un circo inutile. “El Desperado”, “Fuck Famiglia” e la cover della cult “Vjeran pas” hanno completato la buona forma iniziale, finché non è arrivato il momento in cui Prlja ha scaraventato in un angolo un decoroso costume di polivinile, e con esso l’ora dell’altra faccia della realtà Let 3. I temperamentali schemi balcanici di musica popolare e i beat elettronici confezionati nei pezzi successivi hanno trasformato la festa rock in un baccanale carnevalesco lontanissimo dalle linee guida dei valori rock tradizionali; brani come “Zurle Treštat” o “Sokol” hanno ribaltato la prima impressione positiva del gourmet musicale medio, mentre in sala, dopo un’apparente apatia, è partito il ballo del popolo assetato di divertimento, e i successi “Profesor Jakov” e la cover delle Bele Vrane “Tazi tazi”, in parte cantata nel testo originale sloveno, hanno solo buttato benzina sul fuoco. Gli uomini coi baffi sul palco si divertono, sembra che Mrle, Prlja e soci suonino come se fosse l’ultima volta. L’energia viaggia in entrambe le direzioni, dal palco al pubblico e viceversa. Anche lo spettatore scettico percepisce così almeno un divertimento reciproco, più forte del fatto che tutto sia solo un gioco rodato di “musicisti” croati.

Non ci sono dubbi, i Let 3 hanno ormai solo le radici alternative, ma i loro tentacoli arrivano lontanissimo, tanto da rimescolare la composizione del pubblico: nel campione ci sono più persone in cerca solo di divertimento, anche a buon mercato, che seguaci del rock’n’roll. Lo scopo di base della serata è stato raggiunto, la gente si è divertita, anche se i Let 3 non hanno mostrato tutti i loro attributi maschili, ma stavolta hanno rispettato le regole basilari dell’etica. Ottimo lavoro anche delle due band di supporto, anche se si è confermato un fatto già noto: le formazioni non ancora affermate stanno meglio in un ambiente intimo da club che sul palco di uno spazio grande come il Kino Šiška.

Fotografie: Mojca Perdih

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