Chase The Dragon

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Magnum
Etichetta: Sanctuary Records
Uscita: 1982
Voto: 4.5/5

Gli eroi del rock melodico (o dell’art rock, se preferisci) Magnum con il loro terzo album, “Chase The Dragon”, si erano già avvicinati parecchio al loro primo capolavoro. Questo disco, che in origine avrebbe dovuto chiamarsi “The Spirit”, per gli eterni amanti di saghe epiche e leggende dimenticate ha rappresentato un passo avanti importante nello sviluppo della loro particolare forma di art rock melodico e verso una notorietà più ampia. Gli elementi art rock più sperimentali dei primi due album ormai avevano lasciato quasi del tutto spazio alla sensibilità melodica di soluzioni AOR rifinitissime, che infilavano con grande raffinatezza nelle ossature hard rock della maggior parte dei pezzi. 

La maggior parte dei brani si potrebbe dividere in due tipi, anche se tra l’uno e l’altro non c’è un confine netto e gli elementi di entrambi si intrecciano spesso: da una parte quelli in cui, tra i riff affilati di Clarkin e i passaggi di batteria, dominano elementi heavy rock o a volte persino NWOBHM, dall’altra quelli in cui, soprattutto grazie ai passaggi arguti dei sintetizzatori, vengono a galla le loro origini prog rock. A tenere insieme tutto c’è la voce epica dell’immancabile Bob Catley, che si diverte a raccontare storie mistiche e riesce sempre, in modo efficacissimo, a evocare atmosfere e immagini da un’altra dimensione.

A farli rinascere contribuisce molto anche il fatto che “Chase The Dragon” segna la prima collaborazione della band con l’illustratore di culto Rodney Matthews (che nella sua carriera ha firmato, tra le altre, le copertine di gruppi come Eloy, Asia, Thin Lizzy, Tygers Of Pan Tang, Praying Mantis, Nazareth, BJH, ecc.), poi diventato un collaboratore fisso. Dopo la copertina bruttissima di “Magnum II (1979)”, che di certo ha pesato sull’insuccesso commerciale e quindi sul profilo basso di quel disco, il suo talento è stato come un arcobaleno dopo la tempesta, e ha dato un contributo importante alla maggiore visibilità del gruppo.

Per l’ulteriore evoluzione del sound fu senza dubbio decisivo il cambio alle tastiere. Mark Stanway, che in questo album ha sostituito il tastierista originale Richard Bailey, ha portato con sé uno stile un po’ meno sperimentale ma molto più temperamentale, con qualche passaggio selvaggio di sintetizzatore e un’ottima capacità di intrecciare trame sinfoniche nella base heavy rock della maggior parte dei pezzi. Il momento da star di Stanway sul disco è senza dubbio “Sacred Hour”, dove il suo talento esplode in tutto il suo potenziale. Come al solito non mancano i loro testi fantasy, marchio di fabbrica, su terre e creature mitologiche, che spesso facevano da metafora per immagini meno allegre del mondo reale.

La parte del leone la fanno potenti armonie melodiche, costruite su voce epica, passaggi vari basati su riff di chitarra pieni di temperamento, stacchi ritmici oliati a puntino e un fondale di gusto fatto di trame sinfoniche di tastiera. Il tutto accompagnato da una bella dose di compattezza, con cui hanno sostituito i lunghi intermezzi strumentali di taglio sinfonico del loro passato. A questo punto i Magnum erano già diventati veri maestri nel fondere l’immediatezza heavy rock con la drammaticità epica di impronta art rock. Lo dimostra già l’opener “Soldier Of The Line”, che scoppia di epicità mistica e di elettricità potente. Le armonie vocali di Catley, eccezionali e sempre varie, sono impreziosite da un energico riff di chitarra centrale, mentre le raffinate trame di sintetizzatore sullo sfondo mantengono in modo eccellente il giusto equilibrio tra impatto diretto ed epica drammatica. Nel momento in cui Clarkin infila anche qualche armonia in terza, i legami tra la band e il movimento NWOBHM allora in auge sono più che evidenti.

La serie di pezzi eccellenti prosegue con “On The Edge Of The World”, che nell’intro ha arrangiamenti di tastiera quasi space rock, per poi virare su un’energica combinazione di AOR e hard rock con un ritornello da inno fantastico, dove non mancano nemmeno passaggi energici al moog. “The Spirit” è un classico dei Magnum, carico di mistica medievale e ritornelli imponenti. Difficile dire cosa ammalii di più: gli ornamenti barocchi di Clarkin alla chitarra acustica, che si insinuano tra passaggi heavy rock costruiti su riff affilati e batteria dinamica, o il modo straordinario in cui la voce di Catley trasmette il testo da risveglio delle coscienze.

Se si dovesse assegnare l’alloro al brano migliore dell’album, nonostante la scelta difficilissima, andrebbe probabilmente al fantastico epos “Sacred Hour”, uno dei più grandi traguardi nella storia della band, dove tutti i loro elementi migliori brillano a piena potenza. Nei passaggi barocchi di pianoforte di Stanway in apertura, che preparano il terreno drammatico a una storia carica di tensione, si sentono parecchi parallelismi con i Queen. Tutto questo cresce con gradualità fino al culmine epico del ritornello maestoso. È la fenomenale espressività vocale di Catley a spingere il pezzo, tra riff incisivo e stacchi di batteria infuocati, in quelle sfere da inno che mozzano il fiato. Da leccarsi i baffi anche gli splendidi assoli di sintetizzatore, che aumentano la drammaticità e aggiungono persino un po’ di raffinatezza neo prog.

“Walking The Straight Line”, dopo un inizio hard rock con in primo piano un riff di chitarra incazzato, quasi bluesy, passa a un ottimo pezzo AOR che potrebbe mettere d’accordo i fan di gruppi come Dio, Whitesnake e Journey. La voce di Catley, in modo atipico, qui in certi momenti suona persino un po’ monella, visto che invita la ragazza a una serata a due. Anche il testo è quindi del tutto atipico per la band. “We All Play The Game”, dal taglio da risveglio delle coscienze, è un’altra creazione eccezionale, un altro classico dei Magnum, che entusiasma riprendendo le loro radici prog rock: tra le tastiere varie c’è parecchio fascino sinfonico-rock e anche un tocco di pastorale. I passaggi vari di moog, pianoforte e chitarra acustica sono da urlo, mentre (come al solito) a incantare di più è l’interpretazione vocale piena di cuore di Catley.

L’energica “The Teacher” riporta le cose su acque un po’ più dure con possenti riff heavy rock, mentre fanno la loro parte anche i passaggi arguti di tastiera e gli straordinari, massicci stacchi di batteria di Gorin. Un pezzo che dimostra in modo eccellente soprattutto il talento chitarristico di Clarkin. Naturalmente non senza almeno una power ballad, che nel caso dei Magnum sono sempre state garanzia di alta qualità. In questo, insieme a Queen, Styx e Journey, sono sempre stati tra i migliori. Questa capacità si riflette nell’inno conclusivo “The Lights Burned Out”, che non lesina elementi sinfonico-prog con malinconici passaggi di tastiera. Questo brano splendido è una delle migliori prestazioni vocali della carriera di Catley, che ci mette dentro cuore e anima in modo straordinario. A toccare ancora più a fondo le emozioni più profonde dell’ascoltatore contribuisce anche un ottimo assolo di slide di Clarkin in chiusura.

“Chase The Dragon” è un album eccellente, di una coerenza straordinaria, che ha fissato numerosi nuovi standard nel rock melodico, non solo negli anni ’80: si possono sentire ancora oggi. Il disco è stato d’esempio anche a parecchi esponenti della NWOBHM, che dai Magnum in quel periodo hanno imparato parecchio. Senza dubbio uno dei loro migliori traguardi, che non smette di entusiasmare con la sua incredibile forza espressiva e in cui compattezza melodic rock, potenza hard e drammaticità sinfo rock sono sempre in perfetta armonia. Allo stesso tempo ha fissato gli standard su cui la band ha costruito il proprio stile fino al culmine creativo di metà anni ’80 e all’indimenticabile album “On A Storyteller’s Night” (1985). “Chase The Dragon” merita un posto in ogni collezione rock che si rispetti, ma soprattutto per tutti gli amanti del rock melodico di qualità e delle forme più compatte di rock progressivo.

Formazione

Bob Catley – voce
Tony Clarkin – chitarra
Wally Lowe – basso
Mark Stanway – tastiere
Kex Gorin – batteria

Produzione

Jeff Glixman

Tracklist

1. Soldier Of The Line (4:16)
2. On The Edge Of The World (4:22)
3. The Spirit (4:17)
4. Sacred Hour (5:35)
5. Walking The Straight Line (4:53)
6. We All Play The Game (4:07)
7. The Teacher (3:21)
8. The Lights Burned Out (4:32)

Durata dell’album: 35:19

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