Chimaira devastano Metelkova (2008)

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Luogo: Lubiana / Gala hala / Slovenia
Data: giovedì, 20.03.2008


Qualcuno si ricorda ancora del concerto di Dark Tranquility, Chimaira e Hatesphere, nella lontana data del 19.12.2005 a Lubiana? Stavolta, di quel trio, a farci visita sono stati i Chimaira. Nel più puro spirito di resurrezione delle arti metalcore. E stavolta nel ruolo di headliner del tour, segnato dall’uscita del loro nuovo album in studio “Resurrection” (2007). Nel locale si è radunato un numero un po’ più modesto di appassionati di metal. Forse ha pesato la partita di hockey alla Hala Tivoli tra Olimpija e Salzburg (alla fine ha vinto l’Olimpija!), perché dubito che a portare via gente dal concerto dei Chimaira siano stati i Psycho-Path, che quello stesso giorno, a Metelkova, nel vicino Channel Zero, presentavano l’uscita del nuovo album (a proposito, il concerto era sold out già per la seconda sera di fila). In ogni caso la gente alla Gala Hala alla fine c’era, bei 130-150 tra uomini e donne, il che voleva dire che per creare la giusta atmosfera in sala eravamo più che a posto. 

DEAD SHAPE FIGURE 20.30–21.00: 
I Dead Shape Figure, band finlandese formata dal cantante Galzi, dai chitarristi Juhani Flinck ed Erno Talvitie, dal bassista Neibu e dal batterista Raikku Tuomikanto, originari di Uusimaa, vicino a Helsinki, hanno cominciato a scatenare l’inferno alle 20.30. Avevano pochissimo spazio, perché sul palco della Gala Hala, già piccolo di suo, hanno dovuto infilare dei tamburi in più. Un mix di death e thrash metal guidato da un vocione urlato in stile core, con frasi di chitarra che non nascondevano le influenze di Slayer e Pantera. Lavoro affiatato del duo di chitarre, e in più anche degli assoli! Come gruppo spalla hanno avuto un suono davvero azzeccato. Il cantante si è accorto in fretta che il palco era troppo piccolo: è saltato giù e si è fatto un giro per la Gala Hala, mentre sommergeva il pubblico con la furia delle sue urla. In scaletta c’erano anche i pezzi Blithering Icon e Remedy. I finlandesi, tecnicamente rodatissimi, l’hanno dimostrato con un’esecuzione precisa del repertorio (soprattutto nei passaggi di raccordo), e sono capaci anche di una velocità spaventosa. La band sta per perdere l’innocenza anche in via ufficiale, visto che annuncia l’EP “The Grand Karoshi”, in uscita questo maggio. I Dead Shape Figure sono riusciti a scaldare per bene il pubblico e verso la fine del set a portare una parte della sala addirittura nel mosh pit. Una delizia per le orecchie, ma anche pericolosamente seghettato! 

THE SORROW 21.15–21.45: 
Il suono più carino della serata, nella categoria “brutale”, l’hanno tirato fuori i The Sorrow. Il quartetto austriaco di Moshviertel, che ha pubblicato da poco il debutto “Blessings From A Blackened Sky”, ha proposto una versione di metalcore con ancora più melodia dei Dead Shape Figure. Un pizzico dei europei Bullet For My Valentine o Caliban e probabilmente anche qualche vaga parentela con gli americani Killswitch Engage? Doppie armonie di chitarra melodiche, con produzione diretta dalla fabbrica degli Iron Maiden. Quando ci piazzano sotto il bombardamento della doppia cassa, le sensazioni in questi passaggi e nel modo di attaccare i versi ti fanno venire in mente gli In Flames. La voce nei ritornelli scappava volentieri verso melodie pulite, che richiamavano il patetismo da emo core, e questo forse dava fastidio, perché in sala ci pervadeva di continuo lo spirito dell’attesa dell’inferno senza compromessi che sanno creare i protagonisti della serata, i Chimaira. Forse proprio da questi passaggi melodici a medio tempo guidati da una voce pulita deriva anche la lunghezza ridotta dei capelli e il maggior uso di pettine, tinta e gel. Bei ragazzi. Chi se li è persi stavolta ha la possibilità di rivederli in Slovenia al Metal Camp 2008 a Tolmin. Sono un quartetto rodato e ben allenato, tecnicamente e nel modo di sprigionare la rabbia un bel passo indietro rispetto ai finlandesi Dead Shape Figure, che avevano scatenato il caos prima di loro, ma in una buona mezz’ora i giovani The Sorrow hanno sfruttato bene il minutaggio a disposizione per presentarsi.

MAROON 22.00–22.40:
I tedeschi Maroon, originari di Nordhausen! Ragazzi con tanti chilometri di concerti sulle spalle e un bagaglio di esperienza, che hanno presentato il loro nuovo album “The Cold Heart Of The Sun”, il quarto in tutto. Fear The Most Them Who Protect, Only The Sleeper Left The World, Reach The Sun: l’hanno segnato anche alla Gala Hala. Il cantante Andre Moraweck è decisamente l’elemento più importante della formazione. È un ottimo capo e dittatore del gruppo, per cui, sotto il palco, con le sue provocazioni le teste, nel poco tempo a disposizione del quintetto, hanno vorticato in massa in qualche bel mosh pit. La voce ha un veleno incredibile e le emozioni di rabbia, paura, agonia e disperazione per la prima volta in sala sono schizzate fuori in modo concreto. Anche i pezzi più vecchi And If I Lose Welcome e Chosen Fate hanno bruciato alla grande. Un maledetto metalcore europeo, che mescola le frasi di chitarra thrash old school alla Kreator o Sodom, con innesti di armonie di chitarra nei passaggi, ma in misura molto minore rispetto alle due band che si erano esibite prima. I Maroon hanno scaldato il pubblico in modo convincente, a una temperatura di lavoro ideale per l’assalto collettivo nell’abisso del male e dell’agonia con i protagonisti della serata, i Chimaira.

CHIMAIRA 23.00-24.00:
Verso le undici di sera sono saliti sul palco i bersagli principali della serata, i Chimaira di Cleveland, nella formazione Mark Hunter (voce), Rob Arnold (chitarra solista e ritmica), Matt DeVries (chitarra ritmica), Jim LaMarca (basso), Chris Spicuzza (tastiere, cori) e Andols Herrick (batteria). Il tour è dedicato alla presentazione del loro ottimo nuovo album “Resurrection” (2007).

Il palco è stato avvolto in un attimo da una fitta nebbia e, tra i lampi degli stroboscopi (leggi: morte per i fotografi), i Chimaira si sono infilati sul palco e hanno preso posizione di battaglia. Hanno scelto Pure Hatred (“The Imposibility Of Reason”, 2003) per aprire il concerto e con questo pezzo a velocità massima, guidato dal rotolare ultrasonico della doppia cassa, hanno mandato il pubblico in delirio. Mark Hunter è decisamente in forma smagliante, il modo in cui cambiava i toni dei suoi urli era perfetto. La voce srotolava come per gioco le sensazioni più amare dell’angolo più buio della sua anima. Quest’uomo è un leader nato, un carisma senza paragoni. Nei passaggi strumentali si è messo in posa da comandante, con l’avambraccio destro dietro la schiena, come se passasse in rassegna il suo battaglione della morte. Il suono ultra vivo e incandescente messo in piedi dai Chimaira ha spedito in un attimo nell’oblio i gruppi spalla. Nobili ingredienti dei riff dei Pantera rinascimentali, decorati da un effetto “groove” che esplode in profondità, creato dal contrasto netto tra la linea ritmica e la sezione dei riff, suonavano arroganti e implacabili. Anche The Flame, subito dopo, non ha avuto pietà. Mentre i Chimaira srotolavano un pezzo dopo l’altro, la sala ricordava sempre di più un caos generale e una devastazione. Il parquet era intriso di birra versata e di altri liquori. La gente si strappava, mentre Hunter non si faceva alcuno scrupolo a aizzare il pubblico. Era più che evidente che il nuovo album “Resurrection” fosse già entrato molto bene tra il pubblico sloveno, visto che le prime file hanno cantato con grande intensità i versi dei pezzi nuovi insieme a Hunter. Che le tastiere non si sentissero durante il concerto non serve nemmeno sottolinearlo. È piuttosto logico per un posto da club come questo, dove il suono si diverte sempre a fare almeno un po’ di capricci.

La maggior parte della scaletta era composta da pezzi del nuovo album “Resurrection” e di “Impossibility Of Reason”, che la band evidentemente adora. Verso la fine i ragazzi hanno toccato anche il debutto “Pass Out Of Existence” (2001) con i pezzi Severe In Let Go, in cui il concerto ha vissuto uno dei suoi momenti più intensi. La title track dell’album con il ritornello Resurrection, interessante e quasi epico, ha rimesso in piedi la Gala Hala ancora una volta, poi, dopo una sola ora, il mostruoso Chimaira ha fatto le valigie e ci ha lasciati senza bis.Chimaira set list:1. Pure Hatred2. The Flame3. Power Trip4. Worthless5. Black Heart6. Nothing Remains7. The Dehumanizing Process8. Cleansation9. No Reason To Live10. Let Go11. Severed12. Resurrection

Il concerto di un headliner con appena un’ora di scaletta? Suona e si legge malinconico, ma abbiamo visto un pacchetto di quattro band, a un prezzo del biglietto ridicolmente basso. Ciò nonostante, è un dettaglio irrilevante, perché la detonazione atomica messa in scena dai Chimaira, questi ottimi campioni del metalcore, nella sua eredità e nella sua esecuzione è sembrata reale al 100%. In linea con le aspettative. Il paradiso per tutti gli amanti del buon metalcore è tornato in vita in pieno. Feroce, sinistro, rumoroso e incenerente! Chimaira hanno convinto gli sloveni, già per la seconda volta, che nel loro territorio musicale non riconoscono nessuno meglio di loro.

autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik

The Sorrow set lista:
1. Elegy
2. The Dagger Thrust
3. Far Beyond The Days Of Grace
4. Intro
5.From This Life
6. Her Ghost Never Fades
7. Knights Of Doom
8. Death Fom A Lovers Hand

Chimaira set list:
1. Pure Hatred
2. The Flame
3. Power Trip
4. Worthless
5. Black Heart
6. Nothing Remains
7. The Dehumanizing Process
8. Cleansation
9. No Reason To Live
10. Let Go
11. Severed
12. Resurrection


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