Clockwork Angels Tour
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Rush
Etichetta: Roadrunner Records
Uscita: 2013
Durata: 184:44
Voto: 4/5
Le icone canadesi del rock progressivo Rush, anche se i loro tempi creativi migliori sono finiti più o meno con la fine degli anni Ottanta, non si lasciano certo intimidire e ultimamente quasi ogni anno ci sorprendono con qualche nuova uscita che di regola manda in visibilio tutti i fan più fedeli. Tra queste c’è sicuramente l’eccellente album in studio »Clockwork Angels« (2012), che ha scosso per bene le certezze di tutti quelli convinti che i Rush, con l’età che avanza, non fossero più capaci di tirare fuori un capolavoro all’altezza dei già citati ‘tempi d’oro’. »Clockwork Angels«, il loro risultato migliore dalla fine degli anni Ottanta, si è rivelato un successo straordinario su più livelli e i Rush hanno deciso di promuovere il nuovo album in grande stile con un tour monstre, accompagnati anche da un’orchestra d’archi. Con quella alle spalle hanno suonato, oltre ad alcuni classici di lunga data, anche l’intero »Clockwork Angels«; il risultato finale è »Clockwork Angels Tour«, doppio CD e doppio DVD con la registrazione dello show di Dallas, negli Stati Uniti.
»Clockwork Angels Tour« è dunque un doppio live, il prodotto logico dell’omonima tournée firmata dal leggendario, inseparabile trio formato anche dopo quasi quarant’anni dal cantante/bassista/tastierista a tempo perso Geddy Lee, dal chitarrista Alex Lifeson e dal batterista Neil Peart, che sembrano diventare di anno in anno ancora più amici di quanto fossero già, e che oggi sono tra i pochi vecchi leoni del prog ad aver conservato, oltre a un’abilità strumentale di altissimo livello, anche un ottimo senso dell’umorismo, cosa che ovviamente si nota molto di più nella versione DVD di questa registrazione dal vivo.
La combinazione rock band + orchestra è stata proposta già un’infinità di volte, ma per i Rush questa impresa sinfonica è stata la prima, quindi è particolarmente interessante sentire come suonano alcuni vecchi favoriti scelti ad hoc con gli arrangiamenti orchestrali e che aspetto ha il nuovo vestito sinfonico, profondo, di tutti i brani di »Clockwork Angels«. Il primo disco, dove il trio, prima dell’arrivo dell’orchestra, si diverte con tanti favoriti di lunga data, perlopiù anni Ottanta, è già solo per la scelta dei pezzi una vera leccornia per i fan di vecchia data. »Subdivisions« è un’apertura da sogno, anche se ben presto salta fuori pure il difetto più grosso dell’intera registrazione: la voce di Geddy. Il tempo non gli ha fatto sconti, nonostante gli anni di resistenza ben riuscita, e certe linee vocali semplicemente non riesce più a cantarle come una volta; lo si sente benissimo su »Big Money«, dove sembra quasi una parodia di sé stesso e in certi momenti, quando la voce gli trema, si fa fatica a capirlo.
Ma è anche l’unica critica seria che si può muovere a questa registrazione, perché per il resto i Rush restano degli strumentisti fantastici e con l’età hanno al massimo affinato ancora il loro suono dal vivo, così gli appassionati della band si godranno senza problemi alcuni standard che il trio non suonava dal vivo da anni, come »Force Ten«, »Grand Designs«, »The Body Electric«, »Territories« e »The Analog Kid«. Fa piacere sentire che i Rush (di nuovo) apprezzano gli album »Signals« (1982) e »Power Windows (1985), che i puristi del prog guardano spesso dall’alto in basso e che proprio per questo sono stati troppo spesso ignorati. La vena umoristica salta fuori subito, quando Geddy annuncia che quella sera suoneranno sei milioni di pezzi: ovviamente non succede, ma la registrazione dura abbastanza da accontentare anche il più fanatico dei fan dei Rush.
Una delle sorprese più belle è anche l’esecuzione del classico »Bravado«, tratto dall’altrettanto trascurato »Roll The Bones« (1991), che quella sera, insieme a »Dreamline«, sempre dallo stesso album in studio, è stato l’unico rappresentante dei ‘difficili’ anni Novanta. »Where’s My Thing/Here It Is!« è il momento solista di Peart, in cui uno dei migliori batteristi di tutti i tempi dimostra perché ogni giovane batterista in erba dovrebbe vederlo dal vivo almeno una volta, da vicino. Il primo disco si chiude con un’ottima versione di »Far Cry«, singolo e brano rappresentativo del precedente »Snakes & Arrows« (2007), che dopo l’uscita di »Clockwork Angels«, a dire il vero, parecchi fan avevano quasi dimenticato, pur trattandosi di un lavoro di grande qualità. Geddy e i suoi due compari salutano dicendo che devono fare una breve pausa perché hanno duemila anni, e così ovviamente c’è stato un breve stacco tra la prima e la seconda parte del concerto.
Il secondo disco contiene il momento clou dell’intero show, perché presenta l’esecuzione live completa di »Clockwork Angels« insieme all’orchestra. I problemi vocali di Geddy si risentono sull’iniziale »Caravan«, soprattutto quando cerca di raggiungere le note più alte e un paio di volte ‘resta a secco’, ma per fortuna non è mai così grave da rovinare il piacere delle brillanti versioni orchestrali degli standard di »Clockwork Angels«. Il suo basso è sempre fantastico, mentre Alex Lifeson ‘spacca’ con i suoi complessi passaggi di chitarra e Peart si scatena sulla sua batteria con una dinamicità e una precisione impressionanti.
Uno dei momenti migliori del concerto è l’esecuzione dello splendido »The Wreckers«, che contiene uno dei ritornelli più belli di tutta la storia dei Rush, quando Geddy in qualche modo riesce a rimettere la sua voce stanca al livello giusto. »Headlong Flight« contiene il mozzafiato assolo di batteria di Peart, mentre l’epica »The Garden« è, tra tutti i brani di »Clockwork Angels«, quello che con gli archi risulta più convincente, e non è una sorpresa, visto che anche la versione originale aveva un’impronta decisamente sinfonica.
L’orchestra resta con il trio anche nella terza parte dello show, che si apre sul terzo disco con »Dreamline« da »Roll The Bones«, un pezzo che è sempre un piacere ascoltare nel repertorio live dei Rush. Con la presenza del classico »Red Sector A« si ricordano anche di »Grace Under Pressure« (1983), mentre i maniaci dei Rush si sentirebbero sicuramente truffati se i loro beniamini quella sera non avessero suonato almeno due capolavori di »Moving Pictures« (1981), »YYZ« e »Tom Sawyer«, e almeno un evergreen di »Permanent Waves« (1980), »Spirit Of Radio«. Per la gioia di tutti gli adoratori del rock progressivo tra i loro fan, i Rush scelgono per il gran finale, nel bis, la loro celebre suite epica »2112«, che è anche l’unica rappresentante degli anni Settanta. I problemi vocali di Geddy qui, nei momenti in cui deve alzare la voce, sono ancora più evidenti, ma non così fastidiosi da rovinare una buona versione di uno dei loro classici più amati.
Sul terzo disco ci sono ancora un po’ di bonus, come la versione divertente di »Limelight«, suonata dai Rush durante il soundcheck, per non parlare delle quasi dimenticate chicche di »Power Windows«, »Middletown Dreams« e »Manhattan Project«, suonate con particolare attenzione. Un’altra grande sorpresa positiva è l’esecuzione di »The Pass«, dall’altrettanto spesso ignorato »Presto« (1989).
Quasi quattro ore di esecuzioni meticolose e sentite di alcuni dei momenti migliori della carriera dei Rush, compresa la versione con gli archi dell’intero »Clockwork Angels«, dovrebbero accontentare alla grande tutti gli adoratori dei campioni canadesi del prog rock. La maggior parte di loro saprà perdonare a Geddy i problemi vocali, su cui però bisognerà fare qualcosa al più presto, se vuole continuare a cantare i vecchi evergreen a un livello almeno decente. »Clockwork Angels Tour« è anche il premio ideale per tutti i fan che hanno sostenuto i Rush andando a un concerto durante l’omonimo tour, che è stato (di nuovo) uno dei più indimenticabili della loro carriera.
Formazione
Geddy Lee – voce, basso, tastiere
Alex Lifeson – chitarra, cori
Neil Peart – batteria, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
David Campbell – direttore d’orchestra
Mario De Leon – violino
Joel Derouin – violino
Jonathan Dinklage – violino
Gerry Hilera – violino
Audrey Solomon – violino
Adele Stein – violoncello
Jacob Szekely – violoncello
Hiroko Taguchi – violino
Entcho Todorov – violino
Produzione
Allan Weinrib
Tracklist
CD1:
1. Subdivisions
2. The Big Money
3. Force Ten
4. Grand Designs
5. The Body Electric
6. Territories
7. The Analog Kid
8. Bravado
9. Where s My Thing?/Here It Is! (drum solo)
10. Far Cry
CD2:
1.Caravan
2. Clockwork Angels
3.The Anarchist
4. Carnies
5. The Wreckers
6. Headlong Flight/Drumbastica (drum solo)
7. Peke s Repose (guitar solo)
8. Halo Effect
9. Seven Cities of Gold
10. Wish Them Well
11. The Garden
CD3:
1.Dreamline
2.The Percussor (I) Binary Love Theme (II) Steambanger’s Ball (drum solo)
3. Red Sector A
4. YYZ
5. The Spirit of Radio
6. Tom Sawyer
7. 2112
8. Limelight (soundcheck recording)
9. Middletown Dreams
10. The Pass
11. Manhattan Project