Con i Vader dritti all’inferno! (2013)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Lubiana / Gala Hala / Slovenia
Data del concerto: 29.01.2013
Numero di spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 22,00€ (in prevendita) / 25,00€ (la sera del concerto)

Anno nuovo, nuovi tour! Evidentemente l’anno scorso siamo stati davvero bravi, visto che il Metal Nonno Gelo ha già svuotato il sacco nel primo mese dell’anno (e che il suo sacco sia davvero senza fondo lo dimostra l’incredibile sfilza di concerti e festival nei mesi in arrivo). Per gennaio ci ha preparato qualcosa di brutale – sui nostri palchi è tornata la macchina del death metal polacco, i Vader. E se i concerti a josa di aborti musicali tipo Korpiklaani ce li scrolliamo di dosso come il Metal Nonno Gelo fa con Babbo Natale (»pussy!«), i veterani polacchi li accogliamo ogni volta a braccia aperte e con le chiome al vento.

Come sempre, prima però toccava ai gruppi spalla e, come al solito, in ordine dal peggiore al migliore. Stavolta il primo a salire sul palco è stato il duo-trio svizzero-uruguaiano Fhobi, che purtroppo (anzi, stando a chi c’era, neanche tanto) non sono riuscito a beccare. Il concerto per me è quindi iniziato con la formazione britannica Bloodshot Dawn, che esattamente un anno fa ha pubblicato il suo omonimo debutto. La band si è presentata da noi per la prima volta e, nonostante gli sforzi del frontman, non è riuscita a svegliare un pubblico ancora piuttosto addormentato. Colpa soprattutto di una musica disperatamente generica, a cui manca terribilmente una propria identità. I ragazzi restano così al sicuro nel rifugio del death metal (melodico), che a ogni nota nelle orecchie evoca una sensazione di déjà-vu, di già sentito. Per un attimo i Bloodshot Dawn suonano come una copia scadente dei Fleshgod Apocalypse, e qualche riff è copiato in modo proprio sfacciato da Jeff Loomis. A migliorare il risultato dei britannici non aiuta nemmeno il triplo attacco vocale, a cui contribuisce anche il batterista, e così sono un’altra delle tante band di supporto che dimentichi nell’istante in cui salutano.

Un filo meglio, ma neanche di tanto, se la sono cavata i thrasher americani Bonded By Blood, ormai vecchie conoscenze dei nostri palchi. La formazione, che ultimamente ha cambiato parecchi membri, in una buona mezz’ora ha presentato soprattutto l’ultimo disco The Aftermath, ma purtroppo non ha lasciato una bella impressione come qualche tempo fa all’Orto Bar. I Bonded By Blood sono semplicemente una delle band thrash più mediocri della nuova scuola, che a gente come Warbringer, Havok o Vektor non arriva nemmeno alle ginocchia. Anche se per la prima volta nella serata sono riusciti a scaldare il pubblico, di più di un thrash noioso non hanno offerto. Pezzi monotoni e insipidi ci sono volati via dalle orecchie, e solo pochi si sono fermati lì. Uno di questi è stato la title track dell’ultimo disco, diversa e più interessante soprattutto per la raggelante linea di basso iniziale (che ricorda vagamente il mitico »theme song« di Halloween). Peccato che il bassista abbia avuto problemi tecnici, perché è stato proprio lui a mostrare più competenza e fantasia, mentre il chitarrista serviva riff originali tanto quanto lo è il nome della band. Cioè per niente. Insomma, zero.

Se i Bonded By Blood erano sanguinosi solo nel nome, gli Aborted alla Gala Hala hanno versato ettolitri di questo liquido con il loro grind/death metal e i testi »gore«. Questa formazione belga (beh, belga solo per via del frontman e unico membro originale rimasto, Sven de Caluwe), come i Vader, non è una novità sui nostri palchi: l’ultima volta ha suonato da noi lo scorso giugno, subito dopo l’uscita dell’ultimo disco Global Flatline, ma con il concerto all’Orto non aveva convinto. Stavolta era tempo di esame di riparazione e gli Aborted l’hanno superato. Non a pieni voti, ma in modo del tutto soddisfacente. Anche stavolta i ragazzi hanno tritato con un death metal devastante, caratterizzato da una macchina tritacarne di riff brutali, una batteria da cannonate, parti grind marce e una voce versatile, capace sia di urla che di grugniti aggressivi e di profondissimi »bre-bre« da maiale. Sven ha di nuovo grugnito come un cinghiale e strillato come Babe, mentre la band affettava e segava senza pietà come Leatherface, Mike Myers e Jason messi insieme. Stavolta forse con un filo di foga di troppo, visto che più volte si sentiva chiaramente il batterista correre davanti ai colleghi. A condire il tutto ci ha pensato ancora una volta l’umorismo marcio e sciovinista di Sven, che sputa senza vergogna tra un pezzo e l’altro: »The next song is for all the girls. Because you’re shit. This is Fecal Forgery.« Visto che in primavera la band festeggerà l’anniversario del disco di culto Goremageddon, da quell’album hanno suonato qualche pezzo in più del solito, e sono riusciti a spingere il pubblico perfino a un »wall of death.« Solido, ma gli Aborted in passato hanno saputo offrire anche esibizioni più convincenti.

Gli Aborted sono riusciti a stancare parecchio il pubblico, ma di energie ne restavano ancora più che abbastanza per i re del death metal polacco. Anche senza quel respiro cupo si capiva che stava arrivando. Vader. Il mostro del death metal polacco, considerato una delle più vecchie band death metal europee e sulla scena da un buon quarto di secolo. Per questo può permettersi mosse come suonare l’leggendario disco Black To the Blind, che ha messo la band anche sulla mappa mondiale del death metal. Fin dall’inizio il gruppo è guidato dall’icona Piotr »Peter« Wiwczarek, che con la sua attività dimostra di non conoscere semplicemente il concetto di fermarsi e che le sue idee di death metal devastante non sanno esaurirsi. I Vader l’hanno dimostrato anche stavolta con Black to the Blind suonato per intero, dalla A alla Z, un disco che non mostra il minimo segno di invecchiamento anche se ha ormai più di quindici anni. Peter conserva evidentemente l’eterna giovinezza con un death metal empio, lovecraftiano, che con il suo suono massiccio alla Gala Hala ci ha avvolti come le creature tentacolari uscite dalla malata fantasia di Lovecraft. Un suono devastante, chiaro e potente ha spinto in primo piano tutti i pregi dei polacchi – la voce tonante di Peter, la batteria da terremoto di James Stewart e il riffing indimenticabile e aggressivo, che grazie alle dita del chitarrista Spider (Marek Pajak) ha assunto un aspetto nuovo e fresco. Spider ha così portato molta più freschezza e varietà in una band che era tormentata dal continuo menarsi di Peter con le armoniche »pinch« e dall’abuso della leva del tremolo, cosa che si sente benissimo nei pezzi devastanti dell’ottimo disco Welcome to the Morbid Reich, e più che bene se l’è cavata anche nel ruolo di Mauser. Il ruolo carismatico di capo della band a Peter si vede da lontano; comanda la sua ciurma come un grande condottiero e con la sua voce ruggente, che non è calata nemmeno di un briciolo, critica la religione e la guerra e invita in mondi di oscurità e occulto. Attraverso un set superbo di classici del death metal di ferro, i Vader ci hanno portati fino alla fine con l’immancabile This Is the War e, proprio in chiusura, con la cover dell’inno degli Slayer Raining Blood. Visto il loro ricco lascito musicale, la band potrebbe ovviamente rinunciare senza problemi alle cover e, nonostante l’inno thrash eseguito alla grande, avrei preferito di gran lunga sentire qualche classico dei Vader come, per esempio, Cold Demons. A una band così sta bene chiudere con la citazione di un personaggio immortale, che a questa band immortale ha prestato il nome: “The force is strong with this one.”

Scaletta

VADER:
1. Intro
2. Sothis
3. The Wrath
4. Fractal Light
5. Heading for Internal Darkness
6. The Innermost Ambience
7. Carnal
8. True Names
9. Beast Raping
10. Return to the Morbid Reich
11.Revelation of Black Moses
12. Foetus God
13. The Red Passage
14. Distant Dream
15. Come and See My Sacrifice
15. Black to the Blind
16. Dark Age
17. Vision and the Voice

ABORTED:
1. Omega Mortis (intro)
2. Global Flatline
3. Coronary Reconstruction
4. From a Tepid Whiff
5. Expurgation Euphoria
6. Fecal Forgery
7. Vermicular, Obscene, Obese
8. The Origin of Disease
9. Sanguine Verses (…of Extirpation)
10. The Saw and the Carnage Done

BONDED BY BLOOD:
1. I Can’t Hear You
2. Another Disease
3. Immortal Life
4. Crawling in the Shadows
5. The Aftermath
6. Restless Mind
7. Left Behind

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