Con John McLaughlin in viaggio nella quarta dimensione (2014)
Autore: Peter Podbrežnik
Luogo: Lubiana / CUK KIno Šiška / Slovenia
Data del concerto: 11.11.2014
Numero di spettatori: 700
Prezzo del biglietto: 32,00€ (in prevendita) / 34,00€ (il giorno del concerto)
Chi la dura la vince! Dopo la tappa dell’anno scorso come parte dei Remember Shakti, il leggendario maestro della chitarra John McLaughlin è tornato a Lubiana anche nella sua attesissima versione jazz fusion “elettrificata”, cioè con la sua band di accompagnamento The 4th Dimension, fondata nel 2007. Con loro ha ricominciato a rispolverare l’approccio stilistico che lo aveva reso famoso all’inizio e per cui ancora oggi la maggior parte della gente lo apprezza di più. Dopo la morte del tutto inattesa del virtuoso indiano del mandolino elettrico U. Shrinivas, membro storico dei Remember Shakti, John si è rimesso a concentrarsi sull’attività solista e quest’anno è partito in tour con il suo affascinante quartetto The 4th Dimension, che opera sulla base del jazz fusion e raccoglie un sacco di elogi dai buongustai della musica.
La band di John, arrivata al Kino Šiška proprio al momento giusto, dopo un periodo in cui sul fronte dei concerti jazz fusion da noi regnava una siccità bella pesante, è composta dal mago di batteria e tastiere Gary Husband (noto soprattutto per le collaborazioni con Level 42, Allan Holdsworth, Jack Bruce e tanti altri), dal batterista indiano Ranjit Barot e dal bassista Etienne Mbappe: tre musicisti eccezionali con cui quest’anno il maestro della chitarra ha registrato il live album »The Boston Record«. La scaletta della serata si basava proprio su questo disco dal vivo, che offre un bel colpo d’occhio sul materiale fin qui prodotto da John con The 4th Dimension.
Dopo una breve introduzione di Brane Rončel, il maestro della chitarra e i suoi tre compagni virtuosi sono saliti sul palco e hanno iniziato a costruire un’atmosfera eclettica con il pezzo d’apertura, che ha subito mandato in visibilio il pubblico, accorso, con generale e piacevole sorpresa, in numero molto più alto di quanto ci si aspettasse all’inizio. Anche a più di settant’anni, mister McLaughlin è ancora incredibilmente veloce quando si tratta di macinare le corde della chitarra, e le sue improvvisazioni cariche di energia hanno più volte tolto il fiato tra un brano e l’altro, senza che i suoi tre compagni di strumento restassero granché indietro.
Il pubblico si è entusiasmato soprattutto per il “multi-pratico” Husband, che ha cominciato la serata alle tastiere ma dopo circa un quarto di concerto è “saltato in sella” a un secondo set di batteria, dove con Barot ha dato vita a un emozionante duello tra batteristi. Il ttutto si è poi ripetuto più volte, con entusiasmo generale. Anche il bassista Mbappe fa parte della rara schiera di eroi virtuosi capaci di suonare le corde del basso come se avessero in mano una chitarra elettrica, con un mix di velocità e precisione incredibili, cosa che di sicuro ha affinato anche stando a fianco di John. Quest’ultimo quella sera era davvero in splendida forma, sia con lo strumento sia nei rari momenti in cui si è rivolto al pubblico. Ha anche sorpreso con una risposta ironica al breve ma fastidioso urlo di un rozzo caricato dall’alcol, che dopo le parole di John, »sì, io su questi palchi suonavo già prima che tu nascessi«, è ammutolito all’istante.
Alcuni brani contenevano anche parti vocali, come »Abbaji«, dove la band, sotto la guida vocale di Barot, ha ripetuto più volte l’amato mantra spirituale di John, “love and understanding”, anche se va detto che mister McLaughlin, col suo vocione brontolante, è un cantante piuttosto penoso, cosa di cui probabilmente è ben consapevole, tant’è che per lo più si tiene alla larga dal microfono. Barot, oltre ai suoi veementi assoli di batteria, quella sera ha dato spazio più volte anche a improvvisazioni vocali piene di temperamento, nello stile della lunga e amata tradizione dei Remember Shakti, anche se i The 4th Dimension di John hanno dato il meglio quando hanno lasciato scorrere liberamente variazioni strumentali intelligenti e condite con grande varietà, con cui ci hanno cullati più volte in una trance ambientale totale. In passato alcuni critici hanno accusato il virtuosistico modo di suonare di John, con i suoi assoli “supersonici” che spesso ricordano il ronzio di un calabrone irritato, di tecnicismo eccessivo, ma è tutto fuorché vero: le sue idee improvvisative sono piene di spontaneità, lucidità e passione, e ascoltandole si sente sempre che arrivano dritte dal cuore del maestro.
La maggior parte degli appassionati di jazz fusion ancora oggi stima John soprattutto per quello che ha fatto nella prima fase della carriera, quando era membro di una delle band più amate del leggendario trombettista jazz e visionario della musica Miles Davis e, poco dopo, della superband jazz fusion di culto The Mahavishnu Orchestra. Così l’euforia in sala ha raggiunto il punto di ebollizione quando nel bis ha riportato in vita uno dei capitoli del suo magnifico passato musicale, a cui di solito non torna molto spesso nei concerti. John infatti ha tenuto il meglio per la fine e nel bis ha suonato un’ottima versione di »You Know You Know«, standard dei Mahavishnu Orchestra tratto dall’indimenticabile album »The Inner Mouting Flame« (1971).
Con l’esecuzione di uno dei suoi classici più amati, mister McLaughlin ha messo la firma su un finale quasi perfetto per un concerto praticamente impeccabile, in cui ci siamo gustati una dose colma di lucidità jazzfusion e la sconfinata capacità del quartetto di John di costruire e ampliare spazi sonori ambientali vasti e in continua evoluzione, tra mille scarti ritmici pieni di temperamento, il tutto lubrificato da un’ottima chimica strumentale all’interno della band. Per questo non è stata affatto una sorpresa che le ovazioni non siano calate tanto presto e che la band abbia dovuto tornare sul palco ben due volte per inchinarsi al pubblico in delirio. Con la sua serata alla Šiška, John ha dimostrato che a settant’anni è ancora incredibilmente vitale, il che significa che gli anni non intaccano minimamente il suo stupefacente modo di suonare la chitarra. E questo vuol dire anche che in futuro possiamo aspettarci da lui ancora un sacco di buona musica, anche se (cosa piuttosto probabile) solo in versione solista.
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