Concerto for Group and Orchestra

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Deep Purple
Etichetta: Harvest Records
Uscita: 1969
Durata: 59:26
Voto: 4.5/5

»Concerto for Group and Orchestra« è stato un ambizioso progetto orchestrale che ha costruito un ponte tra il rock e la musica classica, nato sotto la regia di compositore e arrangiatore di Jon Lord (1941-2012), leggendario tastierista dei Deep Purple. Allo stesso tempo è stato il primo album dei Deep Purple registrato dalla formazione Mark II, quella classica, la più amata dai fan della leggendaria band.

Verso la fine del 1969 i campioni britannici dell’hard rock si trovavano a un bivio importante: con la voglia di un cambio radicale di stile avevano mostrato la porta al cantante Rod Evans e al bassista Nick Simper, che non condividevano la loro visione di una direzione futura molto più dura. Lord, l’imprevedibile virtuoso della chitarra Ritchie Blackmore e il grande maestro dei tamburi Ian Paice hanno portato al loro posto due ex membri degli Episode Six, il cantante Ian Gillan e il bassista Roger Glover, che si incastravano alla perfezione nella nuova visione sonora, pesante e rockeggiante. Il primo pezzo registrato dalla formazione Mark II è stato il singolo »Hallelujah« (gli autori originali erano Greeneway e Cook), la cui uscita sul suolo britannico è passata praticamente del tutto inosservata. Eppure, per la band ambiziosa, con Gillan e Glover pieni di slancio e di voglia di farsi valere, i tempi migliori erano dietro l’angolo.

Anzi, ancora prima di mettersi a registrare il quarto album in studio dei Deep Purple, Lord decise di incidere, insieme alla Royal Philharmonic Orchestra diretta da Malcolm Arnold, un progetto orchestrale il cui programma completo comprendeva la sinfonia di Arnold »Symphony No. 6, Op. 95« (che però non è finita su questa registrazione), i tre grandi movimenti orchestrali di Lord intitolati »Concerto for Group and Orchestra«, una nuova versione di »The Book of Taliesyn« (1968), lo strumentale »Wring That Neck«, il classico amatissimo »Hush« con Gillan alla voce e una versione extra-large di »Child In Time«, classico di »Deep Purple in Rock« (1970). La magnifica suite in tre parti di Lord, »Concerto for Group and Orchestra«, contiene alcuni elementi dei generi classicisti del concerto grosso, della sinfonia concertante e del concerto per orchestra.

»Hush« con Gillan alla voce solista era per così dire la presentazione ideale del nuovo cantante, tecnicamente molto più dotato, e rappresenta un salto di qualità rispetto alla versione originale: qui si sente già il suono un po’ più crudo della chitarra di Blackmore, mentre le armonie vocali sono nettamente migliori che nell’originale. Anche l’assolo d’organo succulento di Lord stavolta è suonato con un’autorevolezza decisamente maggiore. »Wring That Neck«, già di base uno strumentale eccellente, nella versione allungata e grazie a una marea di jam piene di temperamento viene fuori ancora meglio. A metà brano scoppia un vero duello di assoli tra Blackmore e Lord, che si chiude senza vincitori. Glover, già in una delle sue primissime prove dal vivo, dimostra di essere un bassista molto più talentuoso e personale del predecessore Simper, mentre Paice alla batteria spazza via tutto quello che ha davanti e, tra una cavalcata selvaggia e l’altra, si ferma in modo intelligente proprio nei momenti giusti. Lord domina con autorità, stendendo a piene mani le sue scintillanti Hammond.

Non c’è dubbio che »Concerto« fosse tutto suo, e che gli altri membri della band, Blackmore escluso, lo considerassero il leader del gruppo, anche se questo eterno gentleman inglese, che era per lo più il portavoce della band con i media, si è sempre schermito di fronte a un titolo così lusinghiero. Si potrebbe dire che questa versione di »Wring That Neck« sia un bel assaggio delle future jam live fiume dei Purple, quando un pezzo di cinque minuti scarsi veniva dilatato fino a oltre venti minuti, o addirittura mezz’ora.

L’immortale classico »Child In Time«, anche in una versione un po’ più dilatata, offre uno sguardo chiaro sullo stile della Mark II appena nata, molto più hard rock ma non meno sperimentale, quello che sarebbe stato cementato con il leggendario album »Deep Purple In Rock«. Prima di tutto, però, è un documento stupefacente dell’immenso talento vocale di Gillan, con cui ha messo completamente in ombra il suo predecessore. Gillan era tecnicamente un cantante incredibile, con un’estensione vocale fantastica, e il modo in cui tocca registri radicalmente alti in »Child In Time« ancora oggi lascia a bocca aperta per intensità emotiva: non stupisce che anche in questo sia stato un’ispirazione enorme per una legione intera di cantanti heavy metal, con Rob Halford (Judas Priest) in testa.

L’ululato straziante di Gillan, con cui squarcia l’aria, viene presto raccolto dalle jam strumentali, dove a incantare per primo è Blackmore con il suo assolo di chitarra supersonico, di quelli che può evocare solo uno dei migliori chitarristi di tutti i tempi. A dirla tutta, quando si parla dei migliori musicisti rock, i Deep Purple della Mark II, per il talento dei singoli membri, possono tranquillamente essere definiti una rock superband, con la differenza che nessuno di loro aveva ancora assaggiato il successo commerciale. Questa interpretazione di »Child In Time« è in certi passaggi addirittura migliore di quella di »Deep Purple In Rock«. Il finale iperattivo e incredibilmente sincero di Gillan, che urla un cuore ferito da un amore sfortunato mentre sale a frequenze vocali da capogiro, semplicemente non si può descrivere a parole.

La seconda parte del concerto è stata interamente di taglio classicista. La suite per concerto di Lord, »Concerto for Group and Orchestra«, di poco meno di un’ora, è ovviamente il cuore dell’intera registrazione e una dimostrazione riuscita del suo sconfinato talento di compositore e arrangiatore, che il tastierista, di formazione classica, affinava praticamente fin da bambino. »First Movement: Moderato-Allegro« contiene arrangiamenti orchestrali travolgenti, ultra-drammatici, che già dopo i primi minuti creano un’atmosfera incredibilmente intensa. Col tempo arrivano anche momenti di allegria scatenata e più o meno al settimo minuto entra in scena con forza anche la sezione strumentale della band, che mette in piedi una jam indimenticabile con inserti solistici al limite del possibile. Nel frattempo i motivi orchestrali pomposi scorrono di continuo e più volte si ha la sensazione che band e orchestra se le diano di santa ragione per dominare il motivo centrale.

In »Second Movement: Andante« la band, sulle ali della voce di Gillan, si fonde molto più attivamente con l’orchestra in una perfetta coesione sinfonica. I versi di Gillan sono pieni di un romanticismo un po’ clichè, mentre la fluidità tra l’orchestra e le doti strumentali dei singoli Deep Purple, soprattutto tra i vari voli solistici, resta sempre a un livello invidiabile e funziona da dimostrazione primordiale di come si possa unire con successo il concetto innovativo di fondere rock e sinfonica. La parte conclusiva della suite, »Third Movement: Vivace – Presto«, contiene possenti interventi della sezione dei fiati, dominante, e una variazione coerente dell’atmosfera generale tra drammaticità, cupezza e giocosità sfrontata. A poco a poco la band si aggiunge, prima con la sezione ritmica, che tocca il culmine con il monumentale assolo di batteria di Paice. Nel frattempo Lord e Blackmore, con i loro inserti solistici malinconici all’organo e alla chitarra, prendono più volte in mano l’iniziativa strumentale. Qui band e orchestra si fondono definitivamente in una coesione sonora perfetta e, ‘a una sola voce’, evocano una magia ambientale grandiosa.

»Concerto for Group and Orchestra« per l’epoca, la fine dei Sessanta, fu un progetto di un’ambizione fuori dal comune e si merita un posto speciale nella storia del rock, perché ha messo insieme in modo super convincente due mondi musicali completamente diversi. Il geniale Lord era senza dubbio avanti sui tempi con le sue visioni rock-orchestrali e si potrebbe dire che questo progetto, che esattamente trent’anni dopo ha ripreso con l’aiuto di amici in nuove dimensioni monumentali, sia diventato l’opera della sua vita. Gillan e Blackmore non condividevano il suo entusiasmo: li infastidiva che il pubblico di allora avesse cominciato a trattare i Deep Purple come una band orchestrale, mentre loro volevano buttarsi il prima possibile nelle acque dell’hard rock.

Album rock con la partecipazione di membri di un’orchestra sinfonica erano già stati registrati prima, ma era la prima volta che una rock band suonava dal vivo con un’orchestra al completo. Un progetto simile a quello dei Deep Purple lo hanno realizzato nel 1970 anche The Nice con la suite »Five Bridges«, mentre artisti popolari come Roger Waters e Metallica hanno fatto in modo che in futuro questo tipo di collaborazione tra rock band e orchestra classica diventasse una tendenza diffusa, e oggi una pratica del genere non ha più nulla di innovativo da un pezzo.

Formazione

Jon Lord – tastiere
Ritchie Blackmore – chitarra
Ian Gillan – voce
Roger Glover – basso
Ian Paice – batteria
The Royal Philharmonic Orchestra diretta da Malcolm Arnold

Produzione

Deep Purple

Tracklist

CD 1 (solo band):
1. Intro (radio clips) (3:27)
2. Hush (4:40)
3. Wring That Neck (13:23)
4. Child In Time (12:02)

CD 2: Concerto:
1. First Movement: Moderato – Allegro (19:21)
2. Second Movement: Andante (19:11)
3. Third Movement: Vivace – Presto (13:08)
4. Encore: Third Movement: Vivace – Presto (part) (5:52)

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