Contagion
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Arena
Etichetta: Verglas Records
Uscita: 2003
Durata: 58:44
Voto: 5/5
»Contagion«, quinto lavoro in studio dei campioni britannici del neoprog Arena, per parecchi fan di questo collettivo troppo spesso snobbato è addirittura il loro disco migliore di sempre, e lo ammettono anche alcuni membri della band stessa. Il maestro delle tastiere Clive Nolan e il veterano dei tamburi Mick Pointer, fondatori e capoccia di questi fuoriclasse del prog rock del nuovo secolo, su »Contagion« sono riusciti in qualcosa che fino a poco tempo fa, per gli Arena, era impensabile: per la prima volta hanno tenuto la stessa squadra di compagni di avventura dell’album precedente, cioè l’ottimo »Immortal?« (2000). La formazione, che oltre a Pointer e Nolan (da sempre anche autore principale di testi e concept e arrangiatore centrale) comprendeva il brillante chitarrista John Mitchell, l’inconfondibile cantante Rob Sowden e il poliedrico bassista Ian Salmon, alla fine è rimasta insieme quasi dieci anni. In questo periodo ha messo a segno tre indimenticabili capolavori in studio. »Contagion« è stato il secondo, e per profondità concettuale e perfezione di arrangiamenti e composizione ha raggiunto l’altissimo livello di »The Visitor« del 1998, che fino ad allora era giustamente considerato il loro magnum opus.
Gli Arena sono sempre stati il collettivo più cinico e cupo fra tutte le band neoprog britanniche, quindi non stupisce che l’atmosfera generale di »Contagion« sia piena di visioni cupe, tese e melodrammatiche di un futuro prossimo postapocalittico dentro un assetto sociale distopico, dove il ruolo centrale spetta a un virus devastante che lentamente divora gli ultimi resti di una civiltà malata, mentre chi non muore al primo contatto con il virus viene trasformato dall’infezione in una specie di zombie. Di questo parla infatti il concept di Nolan, che si dipana attraverso i singoli testi: raccontano come il virus, diffuso da un ‘terrorista’ vendicativo, si propaghi lentamente e senza controllo per il globo e la gente cada come mosche. I testi sono quindi molto cinici, ma al tempo stesso intelligentemente acuti e pieni di rabbia per la stupidità umana e la totale apatia della società moderna.
Forse non sorprende nemmeno che »Contagion« sia stato, all’uscita, anche il lavoro più duro degli Arena, visto che certe frasi chitarristiche di Mitchell starebbero benissimo in parecchie band prog metal. I sontuosi arrangiamenti sinfonici sotto la regia tastieristica di Nolan danno ai singoli brani una riconoscibile e grandiosa continuità sinfo-prog, che affonda le radici ai tempi della prima band di Pointer, i leggendari Marillion. Sowden, intanto, con il suo approccio vocale particolare si è inserito perfettamente nel collettivo e offre forse la miglior prova canora da membro degli Arena. Si può dire che sia uno dei pochi cantanti del neoprog la cui voce starebbe benissimo anche in molti altri generi musicali. Nelle possenti armonie vocali lo aiutano efficacemente Nolan e Mitchell, che hanno già dimostrato più volte di non essere solo ottimi strumentisti ma di possedere un talento vocale tutt’altro che trascurabile, cosa che vale in particolare per Mitchell, che oggi si guadagna da vivere anche come cantante/chitarrista dei cult del prog/pop rock It Bites.
L’atmosfera intensa non cala dall’inizio alla fine dell’epopea concettuale di »Contagion«, a partire dalla bomba d’apertura »Witch Hunt«, che da un pezzo è diventata un ‘inno popolare’ come una delle classiche più amate degli Arena. Un riff di chitarra pieno e corposo è circondato da texture di sintetizzatori frenetiche e rimbombanti e sostenuto da rullate di batteria senza compromessi, e il risultato è un motivo quasi classicamente prog metal. Con l’ingresso della voce energica di Rob il tutto acquista anche forti dimensioni melodiche, con il culmine in un ritornello epico. Mitchell non sarebbe Mitchell se già in apertura non ci regalasse un’improvvisazione di chitarra succosa e brillante, mentre i singoli cambi di tempo in mezzo all’atmosfera generale, ruvida e cupa, sono fra le cose più furbe nel ricco tesoro di idee di questa splendida band. All’improvviso arriva un passaggio inatteso nella breve ballata per pianoforte »An Angel Falls«, dove Rob, tra gli ornamenti orchestrali, si conferma ancora una volta con una prova vocale di bravura ed emozione.
»Painted Man«, dai toni cospirativi, che racconta di corruzione e di uno straniero emarginato, capro espiatorio di turno per tutti i mali di una società moderna razzista, si piega sotto il peso di passaggi chitarristici esuberanti e ondate sinfoniche del regno tastieristico di Nolan, e insieme creano un clima quasi solenne. Ancora una volta non mancano grandiose improvvisazioni di chitarra e tastiere, mentre le linee di basso di Salmon stavolta sono particolarmente movimentate. Lo strumentale ultra-drammatico »This Way Madness Lies« non molla la presa quando si tratta di intessere l’atmosfera postapocalittica, co-creata alla perfezione da malinconici passaggi di chitarra e ondeggianti sintetizzatori, mentre i singoli passaggi ritmici sono calibrati con la massima cura e intelligenza. L’ottima »Spectre At The Feast«, ritratto senza compromessi di un ‘mondo nuovo e meraviglioso’, è l’unico brano di »Contagion«, su 16, che supera i cinque minuti, il giusto per permettere agli Arena di costruire piano piano un’atmosfera melodrammatica, dove brilla in particolare la prova vocale di Rob, ricca di emozione e di calore. L’atmosfera è sempre estremamente mossa e cambia di continuo: appena splende un raggio di speranza e subentra un umore un po’ più leggero, una nuvola scura di decadenza e corruzione copre di nuovo tutto.
»Never Ending Night« si apre come una ballata struggente, e poi l’assolo gastronomico di Mitchell fa sì che la struttura di questo pezzo eccellente prenda dimensioni molto più complesse. »Skin Game« è un altro viaggio senza compromessi nei meandri bui della psiche umana, mentre la prova teatrale di Sowden è ancora una volta una pura vittoria di epico melodramma. Nel finale c’è una svolta a sorpresa verso un’atmosfera ottimista, quando sulle ali di una possente melodia di chitarra spunta un breve raggio di speranza. La tesissima »Salamander« è un altro dei vertici di »Contagion«. L’atmosfera claustrofobica e cupa poggia su schemi ritmici complessi, mentre il culmine della composizione è il suo ritornello melodico e in crescendo. Qui si conferma tutta la genialità e la furbizia tastieristica di Clive, che intreccia spiritose improvvisazioni di sintetizzatore e tesse possenti tendaggi ambient.
Lo strumentale dinamico »On The Box« contiene numerose texture elettroniche e d’organo ingegnose, firmate dal genio Nolan, e un assolo di chitarra di bravura uscito dalle dita di uno dei chitarristi prog rock contemporanei più creativi. Stavolta l’atmosfera ricorda la colonna sonora di un qualche horror distopico di fantascienza. »Tsunami« contiene un sacco di improvvisazioni nervose di basso di Salmon, mentre a creare l’atmosfera tesa e misteriosa stavolta sono soprattutto Nolan con le sue orge di tastiere e la voce teatrale di Sowden. Qualcuno definirebbe »Bitter Harvest« una power ballad prog metal, anche se in realtà è molto più di questo. Qui i membri degli Arena si dimostrano tutti, uno dopo l’altro, maestri a modo loro nel costruire un’atmosfera complessa e iperdrammatica, il che oggi, con tutta la musica vuota di contenuti ed emozioni che non manca in nessun genere, è una qualità molto importante e rara. »The City Of Lanterns« è una breve ninna nanna malinconica che ricorda un po’ la saga da ballata del passato »Crying For Help« e fa da specie di ouverture allo strumentale complesso e ritmicamente accelerato »Riding The Tide«. Quest’ultimo, con le sue improvvisazioni folli di tastiere e chitarra e il motivo centrale solenne, è un altro dei momenti trionfali del disco.
La commovente ballata per pianoforte »Mea Culpa« rappresenta il momento concettuale in cui alcuni rari individui, nella distopia ormai in rovina, cominciano a rendersi conto di dove hanno portato questo pianeta, ma è già troppo tardi: al colpo finale per la specie umana non si può più sfuggire. La prova vocale straziante di Rob, in cui si mescolano pessimismo e ottimismo, è ancora una volta un capitolo a sé. Con »Cutting The Cards«, un altro capolavoro epico, »Contagion« si avvicina a passo spedito alla sua rivelazione finale. Gli arrangiamenti acustici modellano piano piano una melodia possente, mentre il signor Snowden si ritrova ancora una volta con convinzione nel ruolo di cronista degli ultimi giorni della cosiddetta civiltà. È una di quelle classiche epiche di chiusura degli Arena nello stile di »Enemy Without«, in cui il concept ottiene il suo epilogo in modo trionfale e senza compromessi. Il finale cupo e in crescendo, ma soprattutto ispirato, »Ascension«, sulle ali di possenti tendaggi orchestrali e di un’altra prova vocale di bravura di Rob, è l’addio definitivo degli ultimi rappresentanti della specie umana, rimasti in vita con lo scopo di ammonire le generazioni future sugli errori del passato e di prepararle contemporaneamente a un nuovo inizio, diverso, che potrebbe finire di nuovo in una catastrofe, oppure no.
Gli ultimi giorni dell’umanità non hanno mai risuonato in un’atmosfera di fine-di-tutto così violentemente epica come sul sinistro capolavoro »Contagion«. Dopo »The Visitor« e »Immortal?«, gli Arena hanno sfornato un altro classico del rock neoprogressivo, dalle dimensioni ambient-concettuali mozzafiato, davanti al quale bisogna inchinarsi ogni volta che si parla dei migliori album prog rock usciti dopo il 2000. Purtroppo questo non li ha aiutati granché a uscire da un’oscurità commerciale praticamente totale, anche se gli Arena sono davvero una di quelle band criminalmente ignorate del nostro tempo, che al posto di artisti aziendali di dubbia fama meriterebbe di riempire stadi sold out, perché discende dalla tradizione sonora progressive rock più nobile e si butta in ogni nuovo progetto musicale con tutto il cuore.
Formazione
Rob Sowden – voce
John Mitchell – chitarra, cori
Clive Nolan – tastiere, cori
Ian Salmon – basso
Mick Pointer – batteria
Produzione
Clive Nolan & John Mitchell
Tracklist
1. Witch hunt (4:17)
2. An angel falls (1:13)
3. Painted man (4:41)
4. This way madness lies (3:35)
5. Spectre at the feast (5:34)
6. Never ending night (3:23)
7. Skin game (4:43)
8. Salamander (3:59)
9. On the box (2:40)
10. Tsunami (2:38)
11. Bitter harvest (2:52)
12. The city of lanterns (1:22)
13. Riding the tide (4:28)
14. Mea culpa (3:46)
15. Cutting the cards (4:57)
16. Ascension (4:34)