Cursed

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Ion Dissonance
Etichetta: Century Media
Uscita: 2010
Durata: 42:18
Voto: 4.8/5

Volete sfidare le masse e regalare ai vicini uno shock da pre-infarto servito direttamente dalle vostre casse di casa? Niente di più facile! La dissonanza è legge, e l’imperativo d’acciaio di annientare tutti gli impreparati è ciò che contraddistingue fin dal primo disco i tecnici della brutalità canadesi, gli Ion Dissonance!

Da Breathing Is Irrelevant passando per Solace e Minus The Herd l’intensità non ha fatto che salire, e Cursed dimostra che il massimo del tecnicismo e della punizione totale per le orecchie non è stato ancora raggiunto. Evidentemente c’era ancora margine per migliorarsi, e questo riesce a pochissimi. La schizofrenia dei suoni e la matematizzazione del ritmo si fondono in un muro sonico perfetto, oltre il quale ci sono solo cataclisma ed esaltazione della sofferenza. Il disco è molto più di un semplice deathcore con la solita dose di grind. Il quintetto anche stavolta non si rifugia nella comodità di ciò che ha già funzionato e continua a cercare un passo in più nella propria evoluzione sonora, e con l’etica da bestie da palco, che si danno senza risparmiarsi dal vivo, non si prosciugano certo i geyser dell’ispirazione. Ricordano la straordinarietà dei Dillinger Escape Plane o dei Cephalic Carnage sentiti di recente, ma nonostante tutti i paragoni la faccia che mostrano è solo e soltanto la loro. La produzione la firma il chitarrista Antoine Lussier, e in questa lotta a colpi di potenza si intrecciano prove personali, lacerazioni interiori e la chiara voglia di infrangere anche l’ultimo dei comandamenti del genere heavy metal. Riff e momenti urlati di genialità non mancano, e la combinazione di cambi di ritmo spietati e di una pesantezza davvero estrema nelle stratificazioni sonore è, a dir poco, assassina e mortale. L’ascolto, l’abbandono al contenuto e questo implacabile calvario sonoro vi strizzano per bene. Eppure la qualità dei musicisti, i contenuti e la produzione eccezionale sono ciò che versa sulla vostra anima dolorante una manna di piacere e conforto. La fatica viene ripagata. Cursed resta una punizione e una maledizione per gli ascoltatori superficiali.

Hardcore metallizzato sarebbe un’approssimazione, con cui impacchettare la furia e le frenate ritmiche sul posto, la follia di suoni di chitarra gonfiati all’inverosimile e la rivolta del Quebec contro il sistema, intelligenza e passione fuori dal comune. Il rumore ha una forma, e quella forma è ruvida, tecnicissima e mozzafiato. I versi d’apertura del caos partono con il brano ‘Cursed’, e le chitarre a 8 corde evocano un pezzo di quella magia per cui già nel 2002 erano così straordinari e finirono al centro di una (meritata) attenzione. La ricetta è semplice e botta secca: prendi il meglio che il mondo della matematica sa offrire, tipo i Meshuggah, abbassa ancora di più il suono, e in mezzo al rombo delle basse frequenze intreccia ritmica, sensibilità per il rumore e inventiva. Lo shock ad alta tensione per l’organismo continua nonostante il cambio di ingranaggi in questa macchina della distruzione totale. Dopo l’addio del cantante Gabriel McCaughry, spesso criticato, tutto il peso della persuasione ricade sulle spalle del carismatico muscoloso Kevin McCaughey, mentre a buttare ancora più benzina sul fuoco della creatività ci pensa anche il nuovo bassista Yannick Desgroseillers. I nomi, comunque, sono irrilevanti. Di ritornelli non ce n’è e nemmeno di consolazioni: non vi andrà mai meglio. Il perpetuum mobile del crampo istintivo molla la presa solo di rado, regalandovi spasmi e spruzzi di pura essenza di godimento direttamente dalla giugulare squarciata.

Gli Ion Dissonance hanno di nuovo superato il confine degli standard generici e restano gli ultimi, o almeno tra i pochi sopravvissuti, sui campi della resa dei conti finale con i demoni della crudele quotidianità. Cursed è un capolavoro che riescono ad apprezzare solo pochi eletti, ed è giusto così. A tutti gli altri resta un avvertimento chiaro: gli Ion Dissonance saranno sempre coerenti e ribelli nell’esplicito rumore che producono. Hail and kill! Grazie agli dèi per la catarsi sonora! Impalati e sanguinanti, ne vogliamo ancora!

La recensione nasce dalla collaborazione tra Rock Hard Slovenija e RockLine.  

Formazione

Kevin McCaughey – voce
Antoine Lussier – chitarra
Sebastien Chaput – chitarra
Yannick Desgroseillers – basso
Jean-François ‘JF’ Richard − batteria

Produzione

Antoine Lussier

Tracklist

1. Cursed
2. You People Are Messed Up
3. The More Things Change, The More They Stay The Same
4. The Is The Last Time I’ll Repeat Myself
5. No Care Ever
6. After Everything That’s Happened, What Did You Expect
7. We Like To Call This One – Fuck Off
8. Can Someone Please Explain This To Me
9. Disaster In Sight
10. This Is Considered Mere Formality
11. This Feels Like The End
12. They’ll Never Know
13. Pallor

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