Damir Avdić: Radikalno šik
Etichetta: Kapital Rekord
Data di uscita: 14.11.2019
Produttore: Damir Avdić
Durata: 45.11 min
Genere: Singer / Songwritter
Voto: 10 / 10
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Damir Avdić torna sulla scena con il suo ottavo lavoro in studio. Il cantautore bosniaco è diventato negli anni una specie di arredo fisso del battito culturale e artistico sloveno, soprattutto quando si parla del sottobosco rock’n’roll sloveno, che lo ha adottato e preso come uno dei suoi. Non stupisce. Non solo è una specie di leggenda punk e cantautorale che arriva dalle terre della defunta patria, ma è semplicemente unico, e ogni contatto con lui, soprattutto se non lo conoscevate per caso già prima, è detto papale papale scioccante. Se avete la testa aperta e amate la verità, è di sicuro uno shock positivo senza limiti.
Su »Radikalno šik« Damir ci interpella già dalla copertina, in tandem con il titolo scelto per l’album, “molto curato”, e se per cominciare smontiamo l’approccio compositivo, che sappiamo essere nudo, rudimentale, abrasivo e primordiale, un incontro di fraseggio chitarristico e dettati corrosivi, “Radikalno šik” si ricollega in modo logico al precedente album “Amerika” (2017). Il nuovo disco mostra infatti che Damir negli anni si è un po’ calmato, nel senso che dedica più attenzione anche alla costruzione degli arrangiamenti di chitarra. Non solo ha scoperto l’effetto delay, che ora sul nuovo album fa compagnia al tanto amato overdrive, ma in un singolo brano possono alternarsi addirittura due frasi diverse, o due ritmi diversi, mentre il tipo, nel ruolo di chitarrista, collega le frasi anche con intermezzi di passaggio ingegnosi, che è di sicuro una conquista promettente, che dà movimento alla dinamica e agli stati d’animo del disco. Naturalmente parliamo della totale nudità punk del cantautorato di cuore.
Il consumatore medio dei suoi exploit artistici, però, non va da Avdić per analizzare come suona la chitarra, cosa del tutto marginale: la sua anima intirizzita e inaridita cerca prima di tutto quel dolce calice per ubriacarsi dei contenuti e del teatro della poesia di Avdić. Anche da questo punto di vista, su »Radikalno šik« Damir si rivolge a noi da artista un filo più romantico e nostalgico. Lo portano gli anni e la maturazione. Nel disco ha inserito qualche episodio personale, intrecciato a poesia e musica, ma su tutto resta comunque tagliente, velenosamente aggressivo, e non lesina la veemenza di una rincorsa a pieno slancio, che solo la mente di questo geniale dottore della lingua e tuonatore bosniaco sa sviluppare.
Niente filosofie pesanti. Solo la verità. Tagliente come un rasoio, perché lo è? Semplicemente è la verità. Questo è l’unico senso e ovviamente l’essenza. E Damir resta caustico e velenoso oltre ogni limite, rapido disfacimento del sistema a cui siamo asserviti, che nel riflettere i tempi folli del presente torna ad attualizzarsi con un lessico incredibilmente succoso e sfrenato. Certo, anche stavolta ci ha infilato una bella dose di lessico da latrina, ma è un filo più concisamente incastonato nei testi rispetto ai lavori passati, soprattutto ai primi album della carriera da cantautore, visto che in effetti il verbo »jebanje« (il fottere) nelle sue varie declinazioni di confessione poetica spalancava al tipo le porte delle masse, che molto in fretta lo hanno adottato come uno dei loro. Parlo delle masse dell’area dell’ex Jugoslavia.
Damir continua a essere spinto dalla passione e, sopra ogni cosa, da una sincera fedeltà alla verità. Quello che sente e pensa, lo dice senza giri di parole. In breve. Se tutti vivessimo la vita come Avdić, il mondo sarebbe di sicuro più bello e illusioni come giustizia e amore, pace, riconciliazione diventerebbero davvero realtà, e davanti alla parola moralizzare non ci sarebbe più bisogno di infilare il prefisso »pseudo«.
Anche stavolta il teatro in studio, con cui il musicista si incarna di solito sui palchi, è provocato da un galoppo festoso di ritmica balcanica radicata, ma anche di melos, a cui l’artista lega la sua confessione poetica, accompagnato da un fraseggio chiassoso e impetuoso. Nonostante tutta l’intransigenza, sa essere anche spassosamente lucido e amaramente sarcastico, caustico senza limiti, quando si accende anche in giochi di parole intelligenti o nell’esaltazione di avventure, con una fantasia brillante nel descrivere gli eventi. In ogni caso e soprattutto attacca di nuovo frontalmente il sistema e in questo è uno dei pochi, anzi diciamo l’unico curatore ancora in vita del punk balcanico ortodosso. Un vero punk nel senso del vero spirito ribelle. Il brano Afera, che supera i dieci minuti di durata (dalle dimensioni progressive), non è più una novità per Damir (Detroit dal disco precedente), e dietro c’è una storia che ascoltandola ti sbellichi fino alle lacrime. Sto mu neoliberala è solo una delle geniali riflessioni dell’artista sul disfacimento morale della società a livello individuale, che sprofonda in un abisso senza fondo. Quando l'”intelletto” di Žižkov in vetrina nelle librerie viene equiparato a un manuale per cuoche. Tanta scintilla e sincerità, che ti spiazza e ti disarma, ai giorni nostri non te l’aspetti, perché tutte le pecore da un pezzo sono spaventate e zitte, e tutti gli eroi ammazzati. Senza abbellimenti e senza impacchettare tutto nel cellophane. E no. Non c’è motivo di filosofeggiare in profondità, perché la verità è lì, sotto gli occhi. Semplice, correte subito sul profilo Bandcamp di Damir Avdić e abbandonatevi alla sua nuova avventura, che alla fine è l’avventura di tutti noi. C’è un sacco da leggere, un sacco di messaggi che sono una sveglia d’allarme e nel 2020 possono servire da buon manuale per orientarvi meglio nel caos esistente dell’apocalisse appena iniziata, con cui questo sistema sciagurato cerca con tentativi assurdamente convulsi di restare a galla, e per farvi scuotere di meno.
Programma »possiedi«. Programma »arraffa«. Programma »prendi«. Programma »accumula«. Già all’asilo. In cambio della libertà e in cambio della nascita di tutte le qualità negative che il sistema in cui siamo programmati, nel corso dei millenni, estrae da noi e con cui lo nutriamo. Questo è il genere umano. Oggi sotto le spoglie di »Sto mu neoliberala«, domani se ne troverà una nuova.
autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Nisam ja (02:37)
2. Radikalno šik (03:03)
3. Mund (03:53)
4. Afera (10:20)
5. Android (03:01)
6. Žena koju sam (04:21)
7. Kolone (03:30)
8. Šećer (05:22)
9. Sto mu neoliberala (03:40)
10. Spomenik (03:45)
Musicisti:
Damir Avdić – voce, chitarra
