Dar De Duh
Artista: Dordeduh
Etichetta: Lupus Lounge / Prophecy Productions
Uscita: 2012
Durata: 77:50
Voto: 4.7/5
Mentre scrivo questo pezzo mi sento davvero intimidito. Che sfida, infatti, mettersi a scrivere di – o provare a tradurre in parole – qualcosa di così immateriale, di così palesemente trascendente. Pensaci: non è assurdo che la gente provi a descrivere la musica? Eppure lo facciamo tutti, e in modi parecchio diversi – ma come? Studiando la teoria, scomponendo armonie, poliritmi, timbro della voce e via dicendo. Descrivendo la nostra reazione a certi passaggi, per dire agli altri di aspettarsi sensazioni simili. E quando queste sensazioni sono troppo astratte per essere descritte? Qualcuno getterebbe la spugna e ripiegherebbe su aggettivi come «emozionale», «spirituale», «ineffabile» (la musica). Tutti conosciamo il cliché secondo cui la musica è un linguaggio universale, ma spesso non è così: tanta gente non «capisce» il free jazz, la noise o il death metal, e la maggior parte non sa nemmeno descrivere cosa prova ascoltando musica. Intimidatorio? Di sicuro. Ma non per questo smetto di scrivere.
Dar De Duh è una frase rumena che è quasi impossibile tradurre alla perfezione, ma significa più o meno «dono dello spirito». Dordeduh invece è una frase che vuol dire grosso modo «anelito allo spirito». Spirito? Cosa vuol dire, di preciso? Cosa c’entra lo spirito con la musica? Ha a che fare con lo spirito della musica? Con le nostre emozioni di tutti i giorni? O le supera?
Dordeduh è sicuramente una band estremamente oscura, e la maggior parte di chi sta leggendo ora è probabilmente fan della band, oppure fan della precedente band dei suoi leader, i Negura Bunget, o ancora è finita su questa pagina per caso e non ha idea di cosa si stia parlando. Quindi prima due parole su come è nata la band. Dordeduh è nata qualche anno fa dopo lo scioglimento parziale dei ben più noti black metaller Negura Bunget. Da lì se ne sono andati i due principali autori della musica e hanno dato vita ai Dordeduh. Poco dopo è arrivato il primo EP – Valea Omului. I Negura Bunget sono probabilmente più conosciuti per l’album OM, una pietra miliare per la scena e, per molti ascoltatori, il miglior album di metal atmosferico di tutti i tempi. OM è stato anche l’ultimo album con entrambi i membri che ora sono i Dordeduh. Proprio per questo in tanti aspettavano con ansia Dar De Duh, il primo album della band, che avrebbe dovuto essere il legittimo erede di OM. Molti avevano aspettative enormi, alle stelle e oltre… e sono state superate.
Non mi addentrerò nei dettagli dei singoli brani. Il sound del disco non è un riciclo di quello dei Negura; l’album non è «OM versione 2.0». Suona però molto familiare, la roba ricorda i Negura. Eppure Dar De Duh non è pesante come gli album dei Negura, nemmeno come OM. Anzi, rappresenta una piccola evoluzione rispetto a quest’ultimo; e qui chiudo anche i paragoni tra i due album. Sono due entità molto diverse, per questo non ho mai voluto metterle a confronto. Quindi non ti dirò nemmeno quale dei due mi piace di più.
Se quindi Dar De Duh è il «dono dello spirito», cosa provoca esattamente in chi ascolta? Che reazione emotiva ci si può aspettare, se la musica non parla di questo ma dell’anima stessa? Dato che purtroppo non capisco il rumeno e i testi tradotti non si trovano da nessuna parte, non ho idea di cosa cantino. Per cui è difficile dire qualcosa in questa direzione.
Eppure, ascoltando Dar De Duh una certa reazione emotiva ce l’ho. E, con mia grande sorpresa, riesco anche a descriverla. L’album in sé è molto teleologico. Ha uno scopo chiarissimo. Dar De Duh ti spinge a renderti conto di essere parte dell’universo. Dopo mesi passati ad ascoltare il disco e a scavare nel background della band (interviste, biografie), ho capito che tutti e 8 i brani sono in perfetta armonia e descrivono una specie di ideale di vita per ogni essere umano. Se Dar De Duh fosse una creatura vivente, sarebbe un essere profondamente spirituale alle prese con il misticismo.
Mentre ascolto, ho la sensazione che l’album guardi noi umani e intanto esprima la sua delusione. Non vuole che sprechiamo milioni di anni nel nichilismo, che siamo improduttivi, che non raggiungiamo il nostro potenziale, che ignoriamo la possibilità di far evolvere la mente umana. Dar De Duh è quindi un grande umanista.
Se ora ti dico «ignorami e ascolta e basta l’album», ammetterò di non essere riuscito a descrivere Dar De Duh. E credo davvero di non esserci riuscito. Mi dispiace ammettere la mia sconfitta, e forse la sconfitta del linguaggio in quanto tale nell’esprimere le idee dell’album. Certo, si tratta di musica che fino a un certo punto si può esprimere a parole, ma qui la musica mi sembra solo secondaria rispetto a un messaggio più profondo e astratto. L’album ha infatti un taglio molto pedagogico, come se cercasse di insegnarci, guidarci e illuminarci.
Ora magari sembra che io stia sbandierando questo album come una cura per l’orribile stato dell’umanità, come se ascoltarlo guarisse la depressione, eliminasse il nichilismo e portasse la pace sulla Terra. Però l’album ha anche dei difetti. Soprattutto in alcuni punti dove c’è semplicemente una produzione scarsa – una dinamica sonora scarsa. I riff sono per lo più ottimi, ma alcuni sono al massimo solidi. Faccio fatica a parlare di altri lati negativi, ma ce ne sono di sicuro.
Sono convinto che l’intera recensione suoni estremamente insensata. Sono convinto anche che qualcuno non riuscirà a identificarsi con nessuna frase dell’articolo. Per alcuni Dar De Duh sarà semplicemente un’esperienza completamente diversa. Se un giorno i testi verranno tradotti (anche se ufficialmente non succederà mai, almeno a sentire le interviste dei membri della band), è molto probabile che non c’entrino nulla con quello che ho dedotto essere lo scopo dell’album. E lo ammetto senza problemi. Che è possibile che tutto quanto scritto sia completamente sbagliato. Ma anche questo va benissimo. Perché l’arte vive sul fatto di generare sempre idee nuove in chi ci entra in contatto, di far nascere nuove intuizioni e concetti, anche se l’artista stesso all’inizio non intendeva trasmetterli. Sento però che se un album suscita in chi scrive sensazioni astratte come quelle che Dar De Duh suscita in me, forse anche l’articolo su quell’album dev’essere in una certa misura astratto.
Dar De Duh è un’opera profondamente terapeutica: fa per chiunque voglia dall’arte una forma viva, che cerca di conquistarsi un posto più importante nell’universo, che cerca nell’umanità un significato più concreto e che esaudisce questi desideri in chi ancora anela allo spirito.
A cura di, tradotto e redatto da: Tine Kolenik
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Intimidazione: è l’unica parola che dovrei usare per descrivermi mentre scrivo questo pezzo. È una sfida illuminante quando ti tocca mettere in parole, o esprimere a voce, qualcosa di così intrinsecamente immateriale, che trascende senza sforzo l’intuizione e il pensiero umano. Pensaci un attimo: non è assolutamente assurdo il modo in cui la gente prova a descrivere la musica? Lo facciamo tutti, magari in modi diversi, ma come? Imparando la teoria e dettagliando le varie armonie, poliritmi, timbri e così via? Esprimendo la reazione che ci provoca e dicendo agli altri di aspettarsi qualcosa di simile? Cosa succede quando proviamo a descrivere una musica mossa da un desiderio più astratto, più intangibile? Alcuni di noi lascerebbero perdere e ripiegherebbero su parole come “è emozionante; è piena d’anima; è inesprimibile”. Il cliché vuole che la musica sia un linguaggio internazionale, ma spesso si dimostra falso: tanta gente non “capisce” free jazz/noise/death metal e la maggior parte non riesce a esprimere bene l’esperienza dell’ascolto. Intimidatorio? Eccome. Ma non mollo ancora.
Dar De Duh è una frase rumena probabilmente impossibile da tradurre alla perfezione, anche se di solito la si rende come “Dono dello Spirito”. Dordeduh è una frase che significa più o meno “Anelito allo Spirito”. Spirito? Cosa vuol dire? Cosa c’entra lo “spirito” con la musica? Potrebbe c’entrare con l’anima della musica, l’espressione emotiva di rabbia, perdita, tristezza, beatitudine che spesso proviamo e con cui ci connettiamo nelle nostre canzoni preferite? Oppure va oltre? È meno tangibile dei nostri concetti emotivi quotidiani?
Dordeduh è senza dubbio una band estremamente oscura, e dato che quasi tutti quelli che leggono sono o fan di lunga data della band e dei Negura Bunget, la precedente band dei leader, o gente capitata qui per caso senza la minima idea di cosa siano o cosa aspettarsi, mi sento in dovere di inserire un breve riassunto storico: i Dordeduh si sono formati un paio d’anni fa dopo che i Negura Bunget, titani del black metal molto meno oscuri, anche se certo non allo status di Emperor/Burzum, sono stati travolti da tensioni interne, con la partenza dei due principali autori, che poco dopo hanno fondato i Dordeduh e pubblicato un EP di 2 brani intitolato Valea Omului. I Negura Bunget sono noti soprattutto per il loro album storico OM, considerato da molti fan forse il più grande album di metal atmosferico mai fatto, nonché ultima uscita dei Negura con questi 2 leader che ora stanno nei Dordeduh. In tanti hanno annunciato Dar De Duh, il loro primo LP, come il vero seguito o “legittimo erede” di OM. Gli standard per questa uscita, per i pochi che l’hanno aspettata per anni, erano smisuratamente alti… e sono stati superati.
Non ho alcuna intenzione di perdere tempo a specificare o dettagliare i singoli brani di questo disco. Il sound non è un riciclo totale dei vecchi Negura; questo non è “OM Versione 2.0”. Suona comunque molto familiare, visto che i rigogliosi synth orchestrali, le percussioni etniche non ortodosse con martelli, legni e campane tradizionali, e i canti rituali e spirituali sembrano tutti caratteristiche tipiche che ricordano i Negura. Compresa, ovviamente, l’alternanza di questi elementi puliti accanto alla spirale di metal che occupa circa metà dell’album (i fan di lunga data dei Negura devono sapere che Dar De Duh è meno pesante di OM). In breve, sul piano musicale Dar De Duh è una lieve evoluzione rispetto a OM. Non confronterò più i due dischi. Non erano fatti per essere contrapposti, perché sono due entità molto diverse, soprattutto a livello intuitivo. Non ti dirò nemmeno se preferisco OM o Dar De Duh.
Se Dar De Duh è il dono dello spirito, cosa ispira o istiga in chi ascolta? Che tipo di risposta emotiva si può dedurre da qualcosa che non parla per sua natura della tristezza o della felicità dell’anima, ma dell’anima stessa? Cosa cerca di dire questo disco a chi lo ascolta? A livello letterale non posso dirtelo, perché semplicemente non parlo rumeno e i testi tradotti non sono ancora comparsi. Dal punto di vista dei testi, questa recensione è completamente al buio.
Ma la reazione che io personalmente provo quando metto su Dar De Duh, sorprendentemente, non è indescrivibile, non del tutto intangibile o immateriale oltre la capacità delle parole e della sintassi. Questo album è molto teleologico, nel senso che ha uno scopo molto preciso. Dar De Duh vuole che tu realizzi il tuo pieno potenziale di significato nella vita, come individuo su questo pianeta e come parte dell’universo. Ascoltando l’album e dopo aver passato molti mesi a studiare le interviste della band, per me è evidente che tutti e 8 i brani sono in piena sintonia con un ideale di condizione di vita autentica per la razza umana. È un album in profonda sintonia con la natura, con il cosmo, con ogni altra forma di vita. Se Dar De Duh fosse una creatura viva, che respira, avrebbe un profondo senso di spiritualità e magari seguirebbe pure il Misticismo.
Dar De Duh sembra guardare tutti gli esseri umani, come individui e come razza collettiva, ed è insoddisfatto del nostro stato attuale. Non vuole che sprechiamo i nostri milioni di anni di coscienza collettiva nella depressione, in un dilemma nichilista, né che siamo esseri improduttivi, ossessionati da hobby banali, che danno la priorità a lavori per cui non proviamo passione, ignorando il potenziale di far evolvere le nostre menti verso (ed è qui che mi rendo conto di essere stato forse poco chiaro per tutto questo tempo) un più grande senso di illuminazione. Dar De Duh è insieme molto umanitario e umanista.
Quando ti dico “Ignorami e ascolta l’album da solo”, in realtà è un eufemismo per “Le mie parole hanno fallito”. E penso che abbiano fallito. Non mi va di ammettere la sconfitta, di ammettere la mia incapacità, e forse quella del linguaggio in generale, di articolare e trasmettere fino in fondo le idee quintessenziali che si formano dentro e attraverso Dar De Duh. È musica, ma forse la musica è secondaria, come mezzo che manda un messaggio più profondo, una forma di comunicazione più astratta. L’album è pedagogico ed euristico, nel senso che vuole insegnarti uno stato mentale migliore per accettare con più serenità il tuo significato, il tuo legame con ogni altra forma di vita e il tuo essere una piccola unità dell’universo.
Potrebbe sembrare che io stia dicendo che questo album sia la cura per lo stato attuale dell’umanità, che ascoltarlo guarirà la depressione, eliminerà il nichilismo esistenziale e porterà la pace nel mondo, ma non è una creazione perfetta. Ha difetti pratici, legati a una mancanza di spinta dinamica in certe transizioni che si sarebbe potuta sistemare con un mastering migliore. L’album ha un ritmo eccellente e, nonostante 3 brani che superano di molto i dodici minuti, non sembra mai trascinarsi né diventare ridondante. La maggior parte dei riff è semplicemente ottima, e solo pochi sono discreti. Ho poco da dire sui difetti di questo disco.
Tieni presente che sono pienamente consapevole che l’intera recensione potrebbe non avere senso. Mi aspetto che la gente legga questo articolo senza riconoscersi in niente di ciò che ho appena descritto. Magari ami l’album così com’è, magari trovi la sua atmosfera musicale qualcosa in cui valga la pena farsi travolgere, e non vedi comunque alcun valore/significato umanista in Dar De Duh. Quando i testi saranno tradotti, è possibile (anche se improbabile, a giudicare dai testi dei Negura Bunget e dalle interviste ai Dordeduh) che non abbiano alcuna rilevanza con nulla di ciò di cui ho parlato qui. Ammetto che potrei sbagliarmi del tutto. Ma va bene così, perché l’arte migliora sempre quando ispira nel pubblico idee nuove che gli artisti non intendevano. Semplicemente, ho sentito che per un album che ispira sentimenti, idee e intuizioni più astratti, anche l’articolo relativo a quel tipo di musica dovrebbe avere un significato adeguatamente astratto.
Dar De Duh è terapeutico; per chiunque voglia sperimentare un’arte più consapevole della propria condizione di parte insignificante dell’universo, per chiunque voglia un senso più grande per l’umanità, per chi anela al proprio spirito, probabilmente questo disco sarà un dono per l’anima.
Formazione
Edmond Karban aka “Hupogrammos” – voce, chitarre, tastiere, dulcimer, mandola
Cristian Popescu aka “Sol Faur” – chitarre, tastiere, dulcimer, toaca
Ovidiu Mihăiţă – batteria, percussioni
Flavius Misarăş – basso, voce di accompagnamento
Tracklist
- Jind de Tronuri
- Flăcărarii
- E-an-na
- Calea Roţilor de Foc
- Pândarul
- Zuh
- Cumpăt
- Dojană