Dark Tranquillity, Moonspell e Hiraes a Zagabria (2025)
Dark Tranquillity / Moonspell / Hiraes
mercoledì, 30. 4. 2025, dalle 19.00 alle 22.50
Zagabria / Boogaloo / Croazia
Ci sono tour a cui non si può proprio dire di no. Tour dalle nostre parti! Che c’è di meglio? L’accoppiata tra i leggendari pionieri del melodeath di Göteborg Dark Tranquillity e gli sempre incredibili difensori portoghesi del metal gotico e melodicamente estremo Moonspell. Due nomi enormi e rispettatissimi sulla scena internazionale, stilisticamente lontanissimi tra loro. Una combinazione ottima, che doveva richiamare da ogni dove orde e orde di metallari con un bottino di biglietti venduti ancora più efficace.
Avevamo già visto entrambe le band a Lubiana il 12. 4. 2025, dove la recensione del concerto l’hanno firmata Sebastijan e Jerneja, ma il diavolo non ci ha dato pace e il 30. 4. 2025 siamo saltati su per un secondo giro nel sempre splendido club Boogaloo di Zagabria. Tra l’altro, anche le scaletta di Moonspell e Dark Tranquillity era un po’ diversa da quella di Lubiana. Ma andiamo con calma.
Il Boogaloo era praticamente sold out. Il giorno del concerto restava giusto una manciata di biglietti. E il locale era pieno zeppo. Gente a non finire. Pigiati come fiammiferi in una scatola. Già quando sono saliti sul palco i Hiraes, la band d’apertura – melodic death metaller tedeschi di Osnabrück, nati dalle ceneri dei Dawn Of Disease, con la diabolica ‘hannoveriana’ Britta Götz al growl, arrivata nella band dai Critical Mess e che anni fa seguivamo con i Cripper in vari concerti del Metalcamp di Tolmino, ma anche ad esempio nel 2011 al Bang Your Head!!! festival, purtroppo oggi defunto, era chiaro che il Boogaloo quella sera si sarebbe trasformato in un vespaio.
Il quintetto formato da Britta Görtz (voce), Lukas Kerk (chitarra), Oliver Kirchner (chitarra), Christian Wösten (basso) e Mathias Blässe (batteria) ha messo il locale, già bello pieno, a pieni giri in mezz’ora, presentandosi come una macchina sicura e ben oliata, dove il magnetismo di una Britta ‘tagliente’ al punto giusto, che ha dimostrato che il growl le funziona ancora in modo fenomenale, si prendeva tutta l’attenzione. La band ha suonato cinque pezzi dal suo secondo album, ancora attuale, “Dormant”, uscito all’inizio dello scorso anno. Una squadra di vecchi gatti di strada con parecchi chilometri ed esperienza sulle spalle ha sfoderato un’esibizione compatta ed esplosiva, che ha convinto su tutta la linea. Nonostante un suono un po’ scadente, che ha penalizzato soprattutto la chiarezza delle due chitarre. Ottimo riscaldamento iniziale!
I Moonspell li aspettavo su un palco dal novembre 2019, quando li avevamo beccati insieme ai Rotting Christ a Graz, in Austria! Una band che ti porta via, semplicemente. Sempre. Una squadra di musicisti che negli anni è diventata una grande famiglia! In quattro non sono cambiati dal 2004. Poi nel 2020 hanno accolto in formazione un nuovo batterista, Hugo Ribeiro. L’ultimo album in studio, “Hermitage”, la band l’ha pubblicato nel 2021. La faccenda sta piano piano scivolando nell’oblio, e di conseguenza la band ha deciso di preparare per questo tour una scaletta parecchio old school, che detto in parole povere era una calamita in più: i Moonspell, su questo tour, dovevi proprio andarli a vedere! I Moonspell adorano fare da special guest nei tour di grandi band affermate. Indimenticabile quell’incontro con i Moonspell al Boogaloo nell’aprile 2009, quando rubarono la scena ai black metaller britannici Cradle Of Filth e li oscurarono completamente. Fernando ha cambiato look, si è fatto baffi e barba, tanto che sembrava più un cameriere di un ristorante serbo con la griglia, ma quando quel tizio è salito sul palco e ha cominciato la sua performance, hai capito subito di essere nel posto giusto. Appassionato e senza compromessi. I Moonspell sono fantasticamente affiatati, il suono è stato ottimo per tutto il set, e a farsi notare ancora una volta è stato anche il fenomenale chitarrista Ricardo Amorim, con assoli old school semplicemente brillanti! In un’ora la band ha abbracciato di fatto tutta la figura e l’opera che sta dietro al corpus della band. Con la loro energia i Moonspell hanno stregato il locale e il pubblico gli mangiava in mano. Ovunque guardassi c’erano mani in aria. Ha fatto la sua parte anche il solito Fernando che incita la folla.
Metà dei pezzi suonati veniva dai primi due album della band, che i Moonspell hanno piazzato con furbizia proprio all’inizio del concerto (Opium, Awake) e in coda, quando, come da copione, hanno sparato prima Vampiria, seguita dalla brillante Breathe (Until We Are No More) da “Extinct”, poi tutti in sala sono impazziti con il rullo compressore vampiresco del classico Alma Mater, mentre la band piantava l’ultimo chiodo nella bara nel gran finale con un altro classico di “Irreligious”, Full Moon Madness, che ci ha lasciati tutti senza voce. Beh, non del tutto! Bisognava risparmiare benzina, perché all’orizzonte c’era ancora l’esibizione dei main act. I Moonspell hanno insaporito la scaletta anche con il ritorno di Finisterra da “Memorial” (2006), che non fanno proprio spesso in tour, e tutto il fascino e l’ipnosi la band li ha mantenuti con facilità anche sulle ali dei classici dell’album “Antidote”: From Lowering Skies e In Above All Men, rimessi in scaletta dopo tanto tempo, e naturalmente, come da copione, Everything Invaded! Detto semplicemente. Un’altra serata indimenticabile in compagnia dei fenomenali portoghesi, di cui non ti stanchi mai, per quanto ci provi.
Che i Moonspell potessero rubare la scena ai Dark Tranquillity, come una volta al Boogaloo l’avevano rubata ai Cradle Of Filth, quella sera non c’era da temerlo. Non solo perché le due band sono a un milione di miglia di distanza come stile, ma anche perché con i Dark Tranquillity è semplicemente impossibile. Sono famosi per il fatto che i loro concerti sono sempre suonati ai massimi livelli, cosa che è legata, ormai proverbialmente, a quella laboriosità e a quel perfezionismo svedese che vuole consegnare sempre il meglio.
La band è arrivata a Zagabria con l’ultimo album “Endtime Signals” (2024) e con una formazione parecchio cambiata, in cui della vecchia guardia restano solo l’unico membro fondatore, il cantante Mikael Stanne, che con la band è sopravvissuto a tutte le apocalissi, e il tastierista Martin Brändström, nel gruppo dal 1998 (con il suo arrivo i Dark Tranquillity sono diventati un sestetto). I due chitarristi Jonas Reinholdz e Peter Lyse Karmark, il bassista Christian Jansson e il batterista Joakim Strandberg Nilsson sono invece le nuove leve. Ma musicisti di primo livello e i Dark Tranquillity hanno superato con grande successo il rimescolamento di formazione che li ha colpiti dopo il 2020, e le lacune le hanno tappate in un attimo. Lo irradiava tutto il concerto. Mikael Stanne è l’anello primo e imprescindibile della band, senza il quale il gruppo proprio non si riesce a immaginare. Sul palco porta quel sorriso e conquista con la sua presenza scenica, con la sensazione costante di essere vicinissimo al pubblico e ai fan. Il growl resta devastante e serve alla perfezione il leggendario cantante. Gestire il pubblico per lui è routine. Tra gesti e arringhe incendiarie, le cose in questa direzione vengono ancora più facili. Stanne è semplicemente un frontman dal carisma sbalorditivo.
Giochi di luci fenomenali, una scenografia ricchissima con proiezioni sul fondo e, senza giri di parole, dritti al punto: uno show da capogiro. La band ha dimostrato un affiatamento eccellente. Un errore non l’hai sentito. Chitarre taglienti come rasoi, tutte le armonie del loro intreccio sempre chiaramente udibili, la sezione ritmica puntata in contrasto su una profondità tridimensionale e, sopra a tutto, ovviamente, il devastante apporto vocale di Stanne.
La band ha riempito la scaletta, come da previsione, per la maggior parte con il materiale dell’ultimo album, concedendosi però un viaggio con la macchina del tempo giù per la discografia fino a “Projector” (1999), da cui ha suonato il classico Therein proprio in coda alla parte regolare del set. Il pubblico impazziva, cantava le melodie, quasi le strappava dalla bocca di Stanne, l’energia era folle e difficile da descrivere. I concerti al Boogaloo hanno semplicemente un loro fascino e una loro magia unici!
La band ha condito la scaletta con qualche chicca che ha sorpreso. Due classici di “Fiction” (2007): Nothing To No One ed Empty Me. Soprattutto la seconda è stata suonata di rado in tour. Lo stesso vale per il classico di “Damage Done” (2002) Cathode Ray Sunshine, che la band ha rimesso in scaletta solo nel 2022, e per Hours Past In Exile, che dopo tanti anni ha ritrovato posto nei loro concerti.
Il bis ha portato un culmine tutto suo, perché i Dark Tranquillity hanno risucchiato dal pubblico fino agli ultimi atomi di energia. Il pubblico ha indovinato quasi da solo cosa sarebbe arrivato. The Wonders at Your Feet dal quinto album »Haven« (2000). E la follia continua. La dedizione del pubblico resta eccezionale. Il canto appassionato nelle prime file, ma anche negli angoli più lontani del locale, non si è spento. Naturalmente davanti anche parecchie spinte e tanto moshing. Poi la letale Lost In Apathy (»Character«, 2005) e, nel gran finale, l’attesissima Misery’s Crown, classico di »Fiction«, accolta dal pubblico con un’esplosione di entusiasmo!
Un concerto da pazzi. Unico e indimenticabile! Dove non c’è spazio per i lati negativi e il pessimismo. Una serata magica carica di passioni ribollenti, emozioni e di un’atmosfera unica, che ha creato un mondo parallelo da cui è davvero difficile tornare alla realtà, quando la band ti saluta con: »Grazie Zagabria, a presto!«
Autori: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta Hiraes:
1. Through the Storm
2. About Lies
3. We Owe No One
4. Dormant
5. Undercurrent
Scaletta Moonspell:
1. Opium
2. Awake!
3. Common Prayers
4. Extinct
5. Night Eternal
6. Finisterra
7. In and Above Men
8. From Lowering Skies
10. Everything Invaded
11. Vampiria
12. Breathe (Until We Are No More)
13. Alma Mater
14. Full Moon Madness
Scaletta Dark Tranquillity:
1. The Last Imagination
2. Nothing to No One
3. Hours Passed in Exile
4. Unforgivable
5. Wayward Eyes
6. Terminus (Where Death Is Most Alive)
7. Atoma
8. The Dark Unbroken
9. Shivers and Voids
10. Forward Momentum
11. Cathode Ray Sunshine
12. Empty Me
13. Not Nothing
14. Phantom Days
15. Final Resistance
16. ThereIn
—bis—
17. The Wonders at Your Feet
18. Lost to Apathy
19. Misery’s Crown






































