Davanti a un bicchiere di vino con i maghi dell’hard rock tedesco Jaded Heart (2008)
Data dell’intervista: 01.05.2008
Intervistare i Jaded Heart può sembrare una missione quasi utopica, visto che i ragazzi suonano per lo più in posti lontanissimi dalla Slovenia. Certo, te la puoi sempre cavare mandando le domande via mail, ma non è la stessa cosa. Quando i ragazzi sono tornati dalla cena durante la sosta del tour ad Arcole, un paesino vicino a Verona, in Italia, come d’accordo mi ha cercato il simpatico tour manager della band, Mike Moeller, che mi ha invitato direttamente sul tour bus. Come uomo da avere seduto di fronte a me al tavolo ha scelto il chitarrista Peter Östrosa. Peter è arrivato nei Jaded Heart per il disco “Sinister Mind” (2007), sostituendo due anni fa il predecessore Barish Kepic.
Quando sono salito sul tour bus, i membri della band mi hanno salutato in coro, mentre a Peter hanno spiegato con sarcasmo che tanto lui nei Jaded Heart non è la persona giusta per fare le interviste. Ma non è finita lì, perché più tardi si sono uniti all’intervista anche il cantante Johan Fahlberg e il capo della band, il bassista Michael Müller. Una sensazione di casa pazzesca…
RockLine: Ciao Peter.
Peter: Ciao.
RockLine: Dimmi prima di tutto come siete messi, voi Jaded Heart, con questo tour: siete soddisfatti?
Peter: Molto. Per quanto riguarda l’Italia, ci troviamo alla grande. Oggi è il nostro terzo show qui, i due precedenti erano fuori dalle grandi città, ci siamo goduti il bel paesaggio e il verde. Siamo molto contenti di essere in tour come protagonisti (“headliner tour”), soprattutto perché possiamo suonare molto più a lungo e quindi far sentire ancora più della nostra musica. Tre settimane fa abbiamo fatto un tour insieme ai The Poodles, eravamo la band di supporto e avevamo un repertorio di un’oretta, non di più. Da headliner hai più margine di manovra, le regole del gioco le fai tu, non sei legato a quelle di qualcun altro e questo ti fa sentire rilassato. Puoi fare praticamente quello che ti pare.
RockLine: Il tour con i The Poodles ha toccato soprattutto l’Europa occidentale?
Peter: Sì, praticamente. Abbiamo suonato soprattutto in Germania e abbiamo avuto anche una data in Italia, qui a Verona (Arcole è vicinissima a Verona, nota dell’aut.), poi sono seguiti quattro concerti in Spagna.
RockLine: I The Poodles si sono presi bene cura di voi durante il tour? È filato tutto liscio?
Peter: In realtà è stato il mio tour preferito tra quelli che ho vissuto. L’atmosfera sul tour bus era fantastica. Era una combinazione perfetta tra le due band. I The Poodles sono svedesi, io sono svedese (come Johan, nota dell’aut.). Ci siamo sentiti davvero a casa.
Nel frattempo si uniscono al tavolo il bassista Michael Müller, il cantante Johan Fahlberg e il tastierista Dimitri Keiski, a cui è toccato il ruolo della comparsa…
RockLine: Johan, com’è stato il tuo inserimento nella band dopo che il cantante Michael Bormann ha lasciato i Jaded Heart?
Johan: Nessun problema. Ci siamo trovati subito. È stato del tutto naturale. All’audizione ci siamo bevuti qualche birra e il feeling è scattato alla grande.
RockLine: Amore a prima vista?
Johan: In effetti sì. Amore, eccome!
RockLine: Quando ho ascoltato il vostro nuovo album, tra l’altro secondo me è senza dubbio un ottimo album…
Johan, Peter, Michael: Grazie, fa piacere sentirlo.
RockLine: …mi è sembrato molto più oscuro del predecessore “Helluva Time” (2005), a tratti suona addirittura più duro. Cosa potete dirci del nuovo album?
Johan: È vero. È più oscuro e suona anche più duro. L’album è molto più diretto. Anche i testi sono più pesanti.
RockLine: Intendi più personali?
Johan: Un po’ anche quello, sì. Le mie confessioni personali sono circa l’80% dei testi del nuovo disco. Per quanto riguarda il sound, invece, abbiamo scelto consapevolmente un suono più pesante.
Michael: Ci piace il suono più pesante, oltre all’AOR.
Johan: Assolutamente. Ci piace suonare più duro e più forte, accanto all’amore per l’AOR e il rock melodico. Il materiale per il nuovo album è nato in modo del tutto naturale. In studio ti lasci andare, a prescindere da quale sarà il risultato.
Michael: Posso offrirvi un po’ di vino?
RockLine: Ma certo.
RockLine: “Sinister Mind” è uscito già mezzo anno fa, nell’autunno del 2007. In questo periodo si sono accumulate nuove idee per il suo successore?
Michael: Abbiamo già qualche idea nuova, idee fresche. Ci metteremo a lavorare più seriamente appena finito il tour in corso. Allora le nuove idee prenderanno la forma giusta.
Peter: Abbiamo qualche idea di base, a cui però c’è ancora molto da aggiungere.
RockLine: Avete in programma di pubblicare nel prossimo futuro anche un CD live o un DVD live?
Michael: Stiamo pianificando un DVD live. Quest’anno volevamo registrare a questo scopo la nostra esibizione al Firefest in Inghilterra e metterla sul futuro DVD live, ma purtroppo quest’anno il festival non ci sarà. Al momento stiamo scegliendo tra le registrazioni, qualcosa è saltato fuori durante il tour con i The Poodles,…
Peter: Lo scorso autunno abbiamo suonato al Firefest. Eravamo i primissimi nella lista delle band. Abbiamo cominciato alle 12.30, i cancelli del festival erano stati aperti appena 10 minuti prima del nostro show. Tra la prima e la terza canzone che abbiamo suonato, la sala si è riempita fino all’ultimo angolino.
Michael: Evidentemente abbiamo una bella base di fan in Inghilterra.
Johan: Sì, c’era gente addirittura con le magliette del tour “Trust”. Sono rimasto di sasso. A metà del nostro show tutta la sala è diventata un casino. Perfino quelli sui balconi urlavano. La sensazione è stata esaltante, perché evidentemente in Inghilterra la gente ci vuole bene.
RockLine: Il vostro tastierista originale Henning Wanner è in tour con i White Lion in Sud America. Quanto ci avete messo a trovare un sostituto e avete avuto qualche problema?
Peter: Dimitri (Keiski, nota dell’aut.) è un mio vecchio amico.
Michael: A Dimitri ho dato solo sette giorni per imparare i pezzi.
Johan: Henning è un musicista eccezionale, che suona anche con i White Lion, e proprio durante questo nostro tour i White Lion partivano a loro volta in tour, quindi siamo stati costretti a cercare una nuova soluzione.
RockLine: Ma a quanto pare avete risolto la faccenda senza grossi problemi?
Michael: Sì. In una settimana Dimitri era pronto. Senza aver fatto prima nemmeno una prova. Dimitri ha suonato dal vivo con noi per la prima volta due giorni fa a Bologna.
RockLine: Come nascono le vostre canzoni in studio? Registrate tutti insieme o separatamente, per poi mettere insieme le varie parti dei brani?
Michael: Di solito siamo tutti insieme nella stessa stanza quando nascono i pezzi. Ognuno porta le sue idee e poi cerchiamo di mettere insieme qualcosa. La maggior parte delle idee le porta Peter…
Peter: A volte, quando sono ispirato, mando a Michael via internet anche tre pezzi, tre idee fresche,…
Michael:…che io poi cancello premendo il tasto “delete”, ah, ah, ah…. Tutte queste idee le suoniamo quando siamo insieme in sala prove, dove proviamo ad arrangiarle ulteriormente. Non è che sia uno solo di noi a dettare cosa e come si suona.
RockLine: Cosa potete dirci sulle vostre influenze musicali, quelle che vi danno ispirazione e che hanno inciso in modo importante sulla musica dei Jaded Heart?
Michael: È cominciato tutto con i Kiss.
Johan: Siamo tutti fan dei Kiss. Poi ci sono stati gli Iron Maiden, i Judas Priest. Nella band abbiamo tutti più o meno la stessa età e modelli simili. Io ascolto anche i Pantera e gli Slayer. Il nostro nuovo album “Sinister Mind” mette insieme tante influenze diverse. Il sound più pesante, che arriva per esempio dai Pantera, si incrocia con un suono più morbido e funky, o con i groove di basso alla Korn, eccetera… qualsiasi cosa ci passi per la testa e ci piaccia, proviamo a metterla nei pezzi
Peter: È vero, nei Jaded Heart si trovano un sacco di influenze. Per un’idea che poi non abbiamo inserito nel nuovo disco potrei dire che arriva da qualcosa tipo i Children Of Bodom. È stato divertentissimo provarla.
Johan: In generale non ci piace essere incatenati a un solo genere musicale. Poi salta fuori da qualche parte un accordo di re abbassato e subito è tutto sbagliato. Voglio dire, a quel punto non sei più una band hard rock. Noi lo odiamo. Non vogliamo restare ancorati a un solo genere, ci piace provare cose diverse.
Michael: Chi amava i Jaded Heart dell’epoca in cui nella band c’era ancora Michael Bormann, che tra l’altro è senza dubbio un cantante eccellente, può essere rimasto toccato da questo cambiamento. Quando Bormann se n’è andato, abbiamo deciso di portare nella musica più atmosfera oscura, e anche il nuovo suono è più pesante. Questo ovviamente non piace ai fan dell’AOR, cioè a tutti quelli che giurano sulla vecchia tradizione.
Peter: Però, nel dare forma definitiva ai pezzi, siamo sempre concentrati sul mantenere la melodia. Quindi, per quanto le chitarre nei riff siano tirate e i riff velocissimi, il risultato finale deve essere cantabile e melodico.
Michael: Quindi deve essere duro e allo stesso tempo melodico. Cioè “heavy”, ma con grandi melodie.
RockLine: In questo periodo c’è molto interesse tra i giovani per l’hard rock, e c’è un sacco di band nuove, soprattutto da Scandinavia e Germania, che scelgono di suonare hard rock. Secondo voi i tempi per l’hard rock stanno migliorando? L’hard rock sta tornando?
Peter: Assolutamente. È cominciato tutto con gli HammerFall.
Johan: Sì. Per questo dobbiamo ringraziare gli HammerFall.
Peter: In pratica sono tornati gli anni Ottanta. Soprattutto in Italia. Lo capisci subito da come si presenta la gente ai concerti. Lacca sui capelli, giubbotti borchiati, spille, toppe…
Michael: Quando abbiamo suonato allo Sweden Rock Festival circa sei, sette anni fa, e gli HammerFall avevano già sfondato, abbiamo notato tutti questi ragazzini con le magliette degli Iron Maiden,… Ho pensato: “Ragazzo, tu non eri nemmeno nato quando gli Iron Maiden suonavano già The Number Of The Beast…”
Peter: Da chitarrista e insegnante di chitarra, vedo che oggi i giovani si interessano di nuovo ai grandi chitarristi come Yngwie J. Malmsteen o John Petrucci. 15 anni fa il loro idolo numero uno tra i chitarristi era Kurt Cobain. Oggi invece torna a contare saper suonare la chitarra, il modello è quindi chi sa suonare la chitarra.
RockLine: Che direzione musicale prenderete per il prossimo album?
Johan: Non ci abbiamo ancora pensato seriamente. Probabilmente resteremo sulla linea dell’attuale album in studio “Sinister Mind”.
Michael: Magari faremo l’album “Operation: Mindcrime III.”, chi lo sa? Magari lo chiamiamo “Operation: Sinister Mindcrime”, ah, ah, ah….
RockLine: Per i Jaded Heart è possibile sfondare negli USA?
Peter: In realtà solo “Sinister Mind” è il primo album nella carriera dei Jaded Heart uscito ufficialmente anche sul territorio degli USA.
RockLine: Davvero?
Johan: Già. Non solo importato negli USA, come si faceva finora, ma pubblicato lì ufficialmente.
RockLine: Evidentemente negli USA sono secoli indietro rispetto all’Europa.
Michael: Per questo in questo periodo abbiamo mandato il nostro tastierista Henning Wanner dai White Lion, così può creare qualche condizione favorevole per far girare il nome dei Jaded Heart anche negli USA. “Sinister Mind” è uscito in tutto il mondo, in Europa, in Asia, in Giappone, e alla fine negli USA.
Johan: E in Sud America?
Michael: Non ne sono del tutto sicuro, se ne dovrebbe occupare l’etichetta Locomotive Records…
RockLine: Ci sono ancora obiettivi che i Jaded Heart non hanno raggiunto?
Peter: Un tour fuori dall’Europa sarebbe fantastico.
Michael: In realtà un’etichetta giapponese ci aveva fatto una proposta per registrare un disco a Tokyo con un contratto di cinque settimane. Ma, siccome eravamo legati da contratto a un’altra etichetta, non è stato possibile.
RockLine: Quanto siete soddisfatti della vostra etichetta Frontiers Records?
Michael: Molto. È una buona etichetta.
RockLine: Secondo me negli ultimi tempi hanno dato un grande contributo alla nuova fioritura del rock melodico?
Peter: Alla Frontiers Records hanno proprio tutte le band hard rock…
RockLine: E perfino i Toto.
Michael: Sì, anche loro. E ultimamente perfino i metallari. Per esempio i Primal Fear.
Johan: La Frontiers Records va nella direzione giusta.
Michael: Tutte le band vanno alla Frontiers Records
Johan: Tutte le band devono andare alla Frontiers Records.
(tutti: risate)
RockLine: Cosa vi aspettate dal concerto di stasera?
Johan: Il posto l’hai visto, no, ah, ah, ah…?
RockLine: C’è venuta un sacco di gente giovane.
Johan: Sì, sembra più una festa del liceo. Peter, anzi tutti noi, poco fa ci è venuta l’idea di scrivere una canzone che si chiami Party School, più o meno così: “Pa-pa-pa-pa-party School…”, ah, ah, ah….
RockLine: Che differenza c’è tra le reazioni del pubblico quando suonate sui palchi nei vari angoli d’Europa?
Peter: In Germania l’età media di chi viene ai nostri concerti è più alta. Diciamo tra i 30 e i 40 anni. Qui in Italia invece 11 o 12 anni, non so, ah, ah, ah… Vabbè, pensavo ci fossero più giovani. Oggi suoniamo in un localino piccolo, non c’è tanta gente, ma per noi è importante far conoscere la nostra musica anche ai più giovani.
Johan: In Germania durante i concerti la gente sta ferma, concentrata ad ascoltare la musica, e quando il pezzo finisce comincia ad applaudire. In Spagna invece, appena annunci una canzone, tutti impazziscono dall’entusiasmo e questa follia dura praticamente per tutto lo show.
Michael: Di recente sono andato a vedere un concerto del grande Marilyn Manson in Germania. Ed è stato strano. Nell’aria si sentiva di continuo un atteggiamento negativo del pubblico verso l’artista. Anche se lui si sforzava di tirare fuori qualcosa dalla gente, un po’ più di rumore, il pubblico è rimasto sempre zitto, anche alla fine dei pezzi.
Johan: Beh. Lui lo ascolta gente depressa comunque: “Mamma, sono così depresso, mi taglio via il cuore, che orrore, spero di non sembrare felice per caso?”
RockLine: Magari Manson ha vietato loro di applaudire e fare casino ai suoi concerti.
Michael: Strano…Ve lo immaginate lo “stage diving” su Manson, ah, ah, ah?
RockLine: Ragazzi, mi sono finite le domande. È stato un piacere enorme e un onore chiacchierare con gente divertente come voi, vi auguro un concerto superlativo, tanto divertimento e buon viaggio per il resto del tour.
Peter, Michael, Johan: Grazie, altrettanto.
Ma la nostra rimpatriata non era affatto finita lì. Si sono uniti anche il tour manager Mike e il batterista della band Axel Kruse. Ci siamo scambiati i contatti, la chiacchierata era naturalmente piena di battute e di umorismo succoso, segno dell’ottimo umore della band. Quando sono sceso dal tour bus per andare a prendere la band di supporto italiana allo Stonehenge club, che era a metà show, Mike mi ha accompagnato con parole di incoraggiamento sarcastico: “Goditi il grande gruppo di ragazzine?” Come è andato il concerto dei Jaded Heart puoi leggerlo QUI.
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