David Bowie

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Bowie, David
Etichetta: Decca Records
Uscita: 1967
Durata: 37:07
Voto: 2.5/5

Nel 1967, quando la scena psichedelica britannica era al suo apice, sulla piazza si affacciò come solista un ragazzo di vent’anni, talentuoso, con la pupilla sinistra perennemente dilatata, ricordo di una scazzottata con un compagno di scuola, poi diventato amico. Già all’inizio della carriera, quel giovane musicista dall’aspetto insolito attirò un po’ di attenzione con il suo strano nome d’arte, David Bowie, anche se per il primo vero successo avrebbe dovuto aspettare ancora due anni. David Robert Jones scelse quel nome per evitare che i media dell’epoca lo confondessero per sbaglio con Davy Jones (The Monkees). Ironia della sorte, proprio Bowie sarebbe diventato nel giro di pochi anni uno dei musicisti più unici della storia. David, da grande camaleonte e visionario della musica, negli anni Settanta ottenne un successo colossale e diventò una leggenda del rock glam-pop-art, attorno alla quale si è costruita un’intera mitologia. In seguito probabilmente si sarebbe fatto una risata sui suoi inizi modesti e relativamente oscuri, anche se nel 2001, quando iniziò a lavorare all’album mai pubblicato ufficialmente »Toy«, riarrangiò alcuni pezzi dal suo omonimo debutto, il che dimostra che dei suoi primi passi non si vergognava affatto.

Il debutto omonimo di David, uscito lo stesso giorno (1° giugno 1967) del capolavoro dei The Beatles »Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band«, era un frullato leggero di pop barocco, folk e burlesque musicale britannico, con arrangiamenti orchestrali sullo sfondo, soprattutto di fiati, un pizzico di chitarra e testi marcatamente umoristici in chiave nera, in cui non mancavano ingenuità e giocosità giovanili. Il tutto era insomma “sacra semplicità” rispetto agli standard sonori molto più complessi e provocatori che sarebbero arrivati poi. D’altra parte Bowie possedeva fin da subito uno straordinario senso per gli arrangiamenti melodici e, quando più avanti scoprì come unirlo alla complessità, diventò un innovatore musicale e una “categoria a parte” nella sperimentazione sonora.

Canzoncine satiriche come »Uncle Arthur«, intrisa di atmosfera “vecchia Inghilterra”, e »Little Bombardier« trasudano malizia e giocosità, mentre nella ballata romantica »When I Live My Dream« Bowie mostra con successo anche il suo lato più tenero. Una particolarità, per il testo, è il brano »We Are Hungry Men«, perché qui Bowie usò per la prima volta la figura di un messia autoproclamato, a cui sarebbe tornato più volte in varie forme. Il lavoro più ambizioso del disco, se non il migliore, è »Silly Boy Blue«, che a grandi linee anticipa lo stile verso cui lo avrebbe portato il suo cammino creativo, ed è per questo che non sorprende che fosse uno dei pezzi scelti che oltre trent’anni dopo venne registrato di nuovo per il già citato progetto »Toy«.

L’omonimo debutto di Bowie, nonostante l’ambizione feroce e un’enorme sete creativa, fu un flop commerciale e non conteneva traguardi particolarmente entusiasmanti, anche se offriva un bel po’ di divertimento e umorismo. La delusione che ne seguì spinse David a prendersi un anno di pausa prima della successiva avventura in studio. In quel periodo iniziò a interessarsi all’avanguardia artistica e imparò a trasformare un’esibizione sul palco in una vera performance artistica, e per la prima volta gli venne l’idea di farsi personaggio, metà reale e metà finzione. Quella breve pausa dalla scena la sfruttò quindi bene: con il singolo »Space Oddity« nel 1969 tornò alla grande e ottenne il suo primo successo tangibile, che da lì in poi il leggendario artista, a ogni trasformazione sonora e visiva, avrebbe fatto crescere a dismisura.

 

Questa recensione è dedicata alla memoria di David Bowie (1947-2016).

Formazione

David Bowie – voce, chitarra, sassofono, arrangiamenti
Derek Boyes – organo
Dek Fearnley – basso, arrangiamenti orchestrali
John Eager – batteria

Produzione

Mike Vernon

Tracklist

1. Uncle Arthur (2:07)
2. Sell Me A Coat (2:58)
3. Rubber Band (2:17)
4. Love You Till Tuesday (3:09)
5. There Is A Happy Land (3:11)
6. We Are Hungry Men (2:58)
7. When I Live My Dream (3:22)
8. Little Bombardier (3:24)
9. Silly Boy Blue (3:48)
10. Come And Buy My Toys (2:07)
11. Join The Gang (2:17)
12. She’s Got Medals (2:23)
13. Maid Of Bond Street (1:43)
14. Please Mr. Gravedigger (2:35)

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