David Readman
Artista: Readman, David
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2007
Il signor David Readman, nostro vecchio amico di Veliki Ubeljsko, cantante della formazione tedesca di hard rock melodico Pink Cream 69, con cui si è esibito in Slovenia nell’ambito dell’Heavy Metal Night festival a metà luglio 2007 (reportage di RockLine QUI, intervista ai Pink Cream 69 QUI), a quanto pare non conosce riposo. Dopo aver pubblicato quest’anno con i suoi compagni il nuovo album in studio dei Pink Cream 69, “In10sity” (recensione di RockLine QUI), torna sulla scena rock per la seconda volta quest’anno, stavolta con un debutto solista in studio intitolato semplicemente “David Readman”.
In effetti il primo paragrafo di questa recensione dice già molto sul contenuto del disco. Il sound della produzione è molto vicino a quello dei Pink Cream 69, con un po’ meno affilatezza di riff, il che lascia ancora più spazio di manovra alla posizione dominante della voce di Readman nel quadro complessivo del suono dell’album, cosa che il collega di Readman nei Pink Cream 69, Dennis Ward, in produzione ha sfruttato di sicuro. Sì! Questo è David Readman dalla testa ai piedi, piazzato proprio al centro della scena!
Restiamo ai fatti biografici di base del primo paragrafo. “David Readman” richiama le prove in studio dei Pink Cream 69, soprattutto quelle dell’era post “Food For Thought”. Con un accompagnamento di strutture di riff un po’ “ammorbidito”, questo disco hard rock scivola nel territorio dei classici dell’AOR britannico (per esempio proprio le due semi-ballad Long Way To Heaven o Gentle Touch), ma con una produzione molto più vivace.
L’album parte con Without You, un mid-tempo molto atmosferico. Un inizio decisamente promettente, che porta il disco in un attimo su un umore malinconico e ad alta carica emotiva, e che è anche il vero apice dell’album, il che in questo caso non è proprio il massimo. Forse già immaginate che il disco inciampi leggermente nei cliché, nonostante le componenti riconoscibilmente uniche del modo di cantare e del timbro di Readman. No Evil Combination, che segue come seconda traccia in scaletta, sostiene alla grande l’atmosfera drammatica appena creata. Questo pezzo è uno dei più duri del disco in produzione e nel suono è perfino il più vicino all’energia dei Pink Cream 69. Una simile asprezza sonora, a intensità più alta e nel solco dei Pink Cream 69, la ritroviamo verso la fine nella scatenata Prisoner Of Shame.
David ha chiamato a collaborare una compagnia variegata di musicisti, che con rutinata maestria e con un ricco bagaglio di conoscenze ed esperienza hanno dato ciascuno il proprio massimo in studio. La sensazione è incredibile, perché nonostante la tavolozza variegata di musicisti, mentre ascolti non hai mai l’impressione che il disco possa oscillare a destra o a sinistra in base alle specificità che porterebbe l’espressione musicale dei singoli. Sembra che a fianco di David ci sia stato per tutto il tempo un classico quartetto dalla formazione immutata: tastiere, batteria, basso, chitarra. Il disco restituisce quindi la sensazione di un’esecuzione solida e coerente del materiale, quella che può rendere con più efficacia un gruppo come unità affiatata. Insomma, Readman in studio si è dimostrato un comandante eccellente, e la compagnia un docile gregge di pecorelle che esegue gli ordini nati dalle idee di David.
L’unica cosa che dà fastidio è che il disco a tratti ricorda i Whitesnake della fine degli anni Ottanta. Il primo indizio diretto sta nella terza traccia, la ballad d’impatto Take These Tears, il cui pre-ritornello puzza sospettosamente di Is This Love (orig. Whitesnake), mentre il successivo sta nel rocker a giri accelerati Wild In The City, il cui ritornello sfiora Bad Boys della banda di Coverdale. Una deviazione interessante è No Peace For The Weaked, con una leggera sterzata soul blues che in qualche modo non si sposa con la voce pulita e melodica, ma incisiva, di David.
Verso la fine il disco perde un po’ di interesse, soprattutto New Messiah, il cui ritornello ricorda fortemente la ripetizione dell’idea del ritornello già espressa in Evil Combination, e poi c’è Over The Ocean, in cui il nostro si cimenta con la voce su un accompagnamento acustico, sorretto da percussioni “coco nut”, che nel complesso ricorda in modo un po’ sfortunato Harry Belafonte alzatosi nel giorno più nero della sua vita: questo pezzo è un autentico passo falso del disco. Proprio in chiusura c’è un’altra ballad d’impatto, Love In Vein, che però nei cliché, purtroppo, annoia senza pietà.
Nonostante le osservazioni, soprattutto un terzetto finale di brani un po’ più debole e di conseguenza un fascino dinamico complessivo parecchio scosso, David Readman offre un disco che soddisferà i gusti dei simpatizzanti dei Pink Cream 69, e magari “si accenderà” per lui anche qualche amante dei trucchetti AOR delle isole britanniche. Si tratta quindi di un buon album, incastrato nella media di qualità nel campo dell’hard rock melodico, senza superlativi, in cui però la voce di Davide regna con intensità immutata. Il tipo respira emozioni con sicurezza e il suo coinvolgimento lungo tutta la durata del disco non può e non deve passare inosservato. Con questo disco David Readman conferma di essere uno dei cantanti più notevoli dell’hard rock melodico contemporaneo, e la sua esecuzione anche stavolta porta una garanzia di qualità che difficilmente deluderà l’ascoltatore. Certo, ma si poteva fare ancora molto, molto meglio.
Formazione
David Readman – voce, tastiere
Alex Beyrodt – chitarra
Gerald Sänger – chitarra
Tommy Denander – chitarra
Uwe Reitenauer – chitarra
Eric Ragno – tastiere
Günter Werno – tastiere
Paul Logue – basso
Dirk Bruinenberg – batteria
Chris Schmidt – batteria
Produzione
Dennis Ward
Scaletta
1. Without You
2. Evil Combination
3. Take These Tears
4. Don’t Let It Slip Away
5. No Peace For The Wicked
6. Long Way To Heaven
7. Wild In The City
8. Gentle Touch
9. Prisoner Of Shame
10. New Messiah
11. Over The Ocean
12. Love In Vain
Durata dell’album: 56.33