Dawn
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Eloy
Etichetta: EMI Records
Uscita: year
Voto: 4.5/5
Con “Dawn” gli Eloy hanno fatto un salto gigantesco nella loro evoluzione musicale fino a quel momento. Dopo l’uscita di “Power And The Passion” (1975), il loro primo coraggioso azzardo nel mondo dei concept album, oggi per molti uno degli album di culto dello space rock, che però non ottenne il tanto agognato successo commerciale, si arrivò a una frattura tra il chitarrista/cantante/produttore Frank Bornemann e gli altri membri della band. La differenza principale emerse soprattutto sulla direzione sonora da prendere. Mentre Frank voleva portare il gruppo al livello successivo, un prog rock sinfonico più raffinato, con un suono più sofisticato e arrangiamenti orchestrali di ogni tipo, i “ribelli” volevano continuare sulla strada space rock di prima, con un forte accento sull’interazione hard rock tra organo hammond e riff di chitarra e con qualche lungo exploit solistico. Visto che Frank si era ormai affermato come indiscusso capo della band, gli altri dovettero levare le tende. Mentre questi ultimi andavano ognuno per la propria strada (il tastierista Manfred Wieczorke si unì ai Jane, una band oscura ma abbastanza amata nella natia Germania), Frank dovette costruire da zero una nuova versione degli Eloy. La sua visione si ripagò e portò la band a un livello superiore con musicisti ancora migliori. A Wieczorke, ossessionato soprattutto dal suono dell’organo hammond, subentrò il molto più versatile Detlef Schimdtchen, che arricchì ulteriormente il loro sound sinfonico con una varia scelta di organi, moog e mellotron. Klaus Peter-Matziol, col suo approccio sofisticato e melodico, migliorò sensibilmente il ruolo del basso. Dietro i tamburi si sedette invece Jürgen Rosenthal, ex batterista degli ex icone dell’heavy rock tedesco Scorpions, che Frank aveva conosciuto mentre produceva l’album degli Scorpions “Fly To The Rainbow”. Lo stile di Rosenthal ricordava per molti versi quello di Neil Peart (Rush) e, come tale, fu praticamente un colpo in pieno centro. Con questa formazione gli Eloy diventarono per diversi anni la band progressive rock tedesca di maggior successo e, escludendo gli appassionati di elettronica Tangerine Dream e Kraftwerk, gli unici a riuscire in un sensibile exploit commerciale anche fuori dai confini nazionali.
“Dawn” fu dunque l’album chiave che catapultò gli Eloy da space rocker oscuri, fortemente influenzati da Pink Floyd e Uriah Heep, a rappresentanti del rock progressivo di fama mondiale. A questo punto della loro carriera il suono del gruppo si era avvicinato molto al filone sinfonico in stile Yes o Genesis. Il suono dell’organo hammond non era più dominante, ma era diventato solo una delle parti integranti di un’ampia tavolozza di tastiere. Le linee di tastiera e i passaggi di chitarra di Frank, nel creare certi motivi, cominciarono a fondersi al punto da amalgamarsi quasi del tutto, come accadeva di solito con i Genesis. I legami psichedelici fin troppo evidenti con i Pink Floyd, stavolta, sono stati ridotti con successo al minimo, che il più delle volte abbraccia solo alcuni momenti più ambient, mentre l’influsso art/hard rock, a parte l’uso dei riff di chitarra di Frank, è praticamente sparito. Un’importante fonte di raffinatezza sinfonica arricchita sta anche nel fatto che Frank ha coinvolto un’orchestra sinfonica diretta da Wolfgang Maus, che ha contribuito in modo notevole con imponenti arrangiamenti sinfonici. Questi, uniti al loro caratteristico riffing di chitarra energico e alle tastiere sofisticate, regalano all’album un’atmosfera quanto mai maestosa ed esoterica. Un cambiamento importante è anche l’inizio dell’uso dei cori vocali femminili, che da allora sono diventati un elemento rilevante nella maggior parte dei loro album. La voce di Frank, intrisa di accento tedesco, resta una questione di gusti, ma fin qui ha già fatto notevoli progressi nella pronuncia di certe parole inglesi. Anche la produzione di Frank su “Dawn” è migliorata più che sensibilmente e posso dire che all’epoca era una delle migliori del progressive rock.
Anche se “Dawn” era stato pensato come concept album, un concept vero e proprio, messo nero su bianco, non lo trovi, perché è stato pensato apposta in modo che ognuno si costruisca il suo secondo la propria immaginazione. Per via dell’atmosfera esoterica e della natura di certi arrangiamenti, nella mia idea di concept l’album ti porta in un viaggio spirituale attraverso l’universo, dalla nascita del nostro mondo fino al ritorno sulla terraferma. La maggior parte dei testi, che come al solito sono uno dei loro punti deboli, gira per lo più attorno all’influsso del sole sulla vita umana e
alle eterne domande dentro e fuori dal tempo e dallo spazio. Come da tradizione dei concept album, i brani sfociano direttamente l’uno nell’altro.
L’iniziale “Awakening” si apre sui suoni di un temporale, quale poteva esserci solo all’alba della vita sul nostro pianeta, e con arrangiamenti orchestrali di gran gusto, dove la parte del leone la fanno i violini malinconici. Poi, dentro la melodia orchestrale, entrano una chitarra sottile e una voce leggermente frenetica, sostenute da un ritmo raffinato. Dopo il primo passaggio arriva “Between The Times”, diviso in quattro sezioni diverse. Nella prima conquista un riff di chitarra energico, rafforzato da una batteria dinamica, che tra i vari arrangiamenti sinfonici porta anche un po’
dell’originaria magia heavy rock degli Eloy. La sezione successiva, “Memory Flash”, con il suono di morbidi strati di tastiere smorza un po’ l’atmosfera. Dopo un arrangiamento sinfonico entra “Appearance Of The Voice”, con un assolo di chitarra estremamente sottile sostenuto da fini tendaggi sinfonici. Qui entra anche la voce femminile e segue di nuovo una sezione tranquilla. In “Return Of The Voice” inseriscono un motivo heavy rock drammatico, con una combo di riffing incalzante e passaggi infuocati di batteria. “The Sun Song” si apre con meravigliosi tendaggi sinfonici malinconici e una fragile melodia di chitarra. Qui la band, con l’inserimento graduale di arrangiamenti orchestrali, costruisce piano piano un’atmosfera drammatica. Frank, nonostante il suo “difetto” di accento, stavolta dà tutto quel che ha al microfono. Col primo passaggio arriva la sezione “spaziale”, dove arrangiamenti orchestrali e passaggi drammatici di chitarra e tastiere si intrecciano con un’arte incredibile.
Dopo una chiusura improvvisa la composizione sfocia in “The Dance In Doubt And Fear”. Questa si apre con un crescendo drammatico di basso e pedale della cassa, mentre sullo sfondo scorrono i tendaggi sinfonici del mellotron. In mezzo si sente una narrazione lontana e incomprensibile, che a tratti può risultare un po’ fastidiosa per via del fortissimo accento tedesco. La chitarra di Frank qui è passata attraverso vari effetti e tira fuori un suono particolarmente sottile. È uno dei rari momenti dell’album in cui si sente di nuovo l’influsso dei Pink Floyd. Una vera lezione di raffinatezza e sottigliezza. Segue “Lost!? (Introduction)”, che si apre con cori drammatici e suoni di moog, che si ripetono a intervalli fino all’arrivo di un passaggio energico di batteria. Qui piomba un ottimo assolo di moog, alimentato da un ritmo drammatico e da possenti passaggi di chitarra, e a chiudere il tutto ci pensa una voce malinconica. Nel finale arrivano suoni di onde che sciabordano e arrangiamenti orchestrali bellissimi e delicati. Il seguito, “Lost!?? (Decision)”, si apre con un suono drammatico di organi e con l’ondeggiare del mellotron, che insieme tessono un’atmosfera estremamente malinconica. Dentro i sensibili tendaggi sinfonici entrano a intervalli chitarra, basso e batteria. Mentre Matziol tesse le sue linee di basso melodiche, Bornemann con la voce si chiede in che direzione stia navigando l’umanità e se il futuro non sia, dopo tutto, nelle stelle e nell’esplorazione delle distese dello spazio.
Segue (a mio parere) il vertice dell’album: “The Midnight Fight/The Victory Of The Mental Force”, che si apre con un fruscio di vento, un crescendo di batteria sui piatti e il suono degli organi. La voce drammatica fa salire piano piano la tensione, poi con grande efficacia arrivano passaggi energici dove batteria, chitarra e organo se le danno di santa ragione. Un riff agitato è posato alla perfezione su un ritmo saltellante, e a fare da sfondo a entrambi ci sono arrangiamenti orchestrali di buon gusto . Anche nella sezione centrale gli arrangiamenti orchestrali dei violini sono adagiati con estrema sensibilità sopra riff di chitarra affilati e brillanti passaggi di batteria. Nella parte finale si sfidano passaggi di chitarra energici, hammond e un ritmo incandescente, con l’arguto innesto di un assolo di chitarra. Una composizione che è senza dubbio uno dei vertici della loro carriera. La malinconica “Gliding Into Light And Knowledge” si apre con suoni elettronici di tastiere e una melodia di chitarra sensibile. Passaggi spaziali di sintetizzatore moog uniti ad arrangiamenti orchestrali fanno salire l’atmosfera drammatica, mentre la voce di Frank nella sezione “Le Réveil Du Soleil” canta un inno al sole. A livello di concept quest’ultima è sì sotto l’influsso più che evidente degli Yes e della loro “Nous Sommes Du Soleil” da “Tales From The Topographic Oceans” (1973), eppure qui la struttura è completamente diversa e l’atmosfera molto più misteriosa. Segue una lunga sezione strumentale “spaziale”, con una serie di suoni elettronici, percussioni colorate con campanelli, una melodia sognante di chitarra con l’immancabile assolo sensibile e una tavolozza di cori vocali femminili. I magnifici assoli finali di chitarra e moog sono da leccarsi i baffi e dimostrano quanto la band sia cresciuta, rispetto all’album precedente, nel ruolo dei singoli strumentisti. La sezione conclusiva, quella che dà il titolo, “Dawn”, si chiude con un suono quasi
sciamanico di percussioni e con un invito al sole a “risorgere”. Una conclusione eccellente per questo splendido album. La sua ristampa attuale contiene un numero di brani leggermente diverso, perché i pezzi più brevi dal secondo al quinto sono stati fusi insieme come sezioni di “Between The Times”, mentre il brano finale è diviso in due parti. Per la recensione mi sono basato su questa edizione.
Con “Dawn” gli Eloy hanno creato la prima della loro trilogia di capolavori space rock della seconda metà dei ’70, realizzata nel periodo più fertile della loro carriera. “Dawn” ha la splendida qualità di portare con facilità la coscienza di chi ascolta in un indimenticabile viaggio spirituale attraverso l’universo. Album esoterici di questo tipo, per viverli ancora meglio, secondo me si ascoltano al meglio al buio. Gli splendidi arrangiamenti sinfonici riescono a portare l’ascoltatore in un lungo viaggio attraverso spazio e tempo e poi di nuovo giù sulla Terra, dove alla fine ringrazia con un inno una delle principali fonti di vita – il sole. Per questo, a mio avviso, si merita a ragione lo status di capolavoro e di uno dei migliori album prog rock della seconda metà dei ’70. Con questo disco gli Eloy sono finalmente riusciti a mettersi alla pari anche coi migliori progsters (sinfo) britannici e italiani – un piccolo traguardo per la scena rock mondiale, ma grande per quella tedesca. Frank ha rischiato parecchio ripartendo completamente da zero, ma ne è valsa più che la pena, perché ha creato uno dei tre album chiave della band, quello che alla fine li ha spinti sulla mappa mondiale della musica rock.
Formazione
Fank Bornemann – voce, chitarra
Klaus-Peter Matziol – basso, voce
Detlev Schmidtchen – tastiere, mellotron, chitarra, cori
Jürgen Rosenthal – batteria, percussioni, voci
MUSICISTI OSPITI:
Orchestra sinfonica diretta da Wolfgang Maus
Produzione
Frank Bornemann
Tracklist
1. Awakening (2:38)
2. Between the Times (1:50)
3. Memory Flash (1:55)
4. Appearance of The Voice (1:12)
5. Return of The Voice (1:08)
6. The Sun Song (4:55)
7. The Dance in Doubt and Fear (4:27)
8. Lost!?? (Introduction) (5:15)
9. Lost?? (The Decision) (5:51)
10. The Midnight Fight/The Victory of Mental Force (7:18)
11. Gliding into Light and Knowledge/The Dawn (11:04)
Durata dell’album: 48:08
Tracklist della ristampa del 2004:
1. Awakening (2:39)
2. Between The Times (6:07)
– a. Between The Times
– b. Memory Flash
– c. Appearance of The Voice
– d. Return of The Voice
3. The Sun-Song (4:24)
4. The Dance in Doubt and Fear (4:28)
5. Lost!? (Introduction) (5:20)
6. Lost?? (The Decision) (5:01)
7. The Midnight Fight/The Victory of Mental Force (8:07)
8. Gliding into Light and Knowledge (4:16)
9. Le Réveil Du Soleil / The Dawn (6:48)
Durata dell’album: 48:12