De Profundis
Artista: Kapela La Chateliere
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 1996
Voto: 4.6/5
Kapela La Chateliere sono un trio formato da tre musicisti pazzeschi: il fiatista Andrej Čopar, il polistrumentista e produttore Andrej Žibert e il fisarmonicista Evgen Malis. De Profundis è il titolo del loro debutto, registrato tra il 1991 e il 1995. Il disco è effettivamente un po’ lungo e molti penserebbero che su una durata simile la qualità non possa restare sempre altissima, ma qui si capisce subito che dietro c’è stato un lavoro di anni e che l’album mantiene la sua intensità dall’inizio alla fine.
I due compositori principali della band sono Andrej Čopar, grande fiatista e attualmente membro dell’ottima formazione jazz rock Miusow Quartet, e Andrej Žibert, che sul disco figura anche come produttore. Ognuno ha il proprio stile di scrittura e i due pesano allo stesso modo sull’album. Ed è proprio questo a renderlo così interessante. Nel brano Ajde mette in mostra le sue doti anche il fisarmonicista e tastierista Evgen Malis, e questo ha senza dubbio alleggerito un po’ il carico dei due protagonisti.
Con De Profundis i Kapela La Chateliere hanno firmato uno dei migliori dischi mai usciti in Slovenia. Si sente l’influenza dell’ironia e dell’avanguardia dei loro predecessori Begnagrad e Quatebriga, ma i Kapela non si accontentano affatto di imitare queste band. Il loro stile è impossibile da inquadrare, perché suonano di tutto: dal jazz rock di altissimo livello al metal, dall’hard rock alla musica ambient, dall’avanguardia a molto altro ancora. Ogni composizione è una storia a sé, sia come stile sia come struttura. I ragazzi non lasciano niente al caso: ogni pezzo è curatissimo e ordinato nei minimi dettagli, e gli assoli servono solo a completare la musica.
Come ho già detto, ogni membro ha il suo modo di comporre. Čopar è ancorato soprattutto allo stile d’avanguardia e al jazz rock, ma in questo è così bravo e fuori dall’ordinario che ci sorprende sempre di nuovo con qualche passaggio inatteso. Balkan Things mostra la sua inclinazione per le melodie balcaniche, anche se in quei pezzi ci sono un sacco di altri ingredienti (tra cui un po’ di funk). Un simile flirt con queste melodie Andrej l’ha portato anche nella sua attuale band, i Miusow Quartet, e farei davvero fatica a dire dove gli riescano meglio queste imprese, dato che anche con i Kapela La Chateliere ha saputo infilare questi elementi nei suoi brani con grande finezza.
Lo stile compositivo di Žibert è parecchio diverso. In certi punti si nota il suo amore per tutti i generi del rock, hard rock in particolare, e in Silently Playing His Trumpet si potrebbe dire che flirti perfino con il progressive metal. Anche Žibert, comunque, usa spesso approcci più sperimentali e porta il suo punto di vista sul jazz rock, ma nel complesso il tutto è diverso dallo stile di Čopar. A tratti si sentono anche parti più atmosferiche ed elementi balcanici (un po’ come in Čopar).
Evgen Malis ha contribuito con un solo brano, ma è un brano importante, perché non si limita ad alleggerire il carico dei due compositori principali: aggiunge anche un ulteriore elemento di sorpresa e diversità. Così non sai mai cosa aspettarti dopo. Il suo stile è il più cupo di tutti e ricorda un po’ gli Univers Zero del periodo di mezzo (Heatwave), ma ci mescola dentro anche elementi di ironia.
Credo che, mentre creavano questa musica, i ragazzi sapessero già che non avrebbe raggiunto un pubblico vasto. Si sente che il disco è frutto del puro piacere per la musica, senza alcuna pretesa di gloria. E la musica dovrebbe essere proprio così. I musicisti devono farla per sé e per la propria gioia. Se poi piace a qualche ascoltatore, è una cosa secondaria.
Come ho già detto, su questo album tutto è subordinato alle composizioni, ma non si può fare a meno di restare a bocca aperta davanti all’altissimo livello con cui suonano i singoli musicisti. Andrej Čopar è senza dubbio uno dei migliori fiatisti della Slovenia e il suo stile è tutto fuorché ordinario. Al flauto suona soprattutto in modo classico, ma ogni tanto usa anche la tecnica resa popolare da Ian Anderson. Al sassofono è molto più jazzistico e si ha la sensazione che con questo strumento gli “scorra” di più. Penso che si potrebbe chiamarlo, a buon diritto, il David Jackson sloveno, sia per lo stile di gioco fuori dal comune sia per la presenza scenica carismatica.
Evgen Malis si occupa delle parti di fisarmonica, tastiere e trombone. Anche in lui non c’è nulla di ordinario. Dopo i Begnagrad la fisarmonica è diventata uno strumento tradizionale della musica d’avanguardia slovena e Malis lascia il segno con una prestazione eccellente. Anche le parti di tastiera sono impressionanti, mentre il trombone è usato piuttosto di rado.
Andrej Žibert è in un certo senso il Dave Kerman sloveno. Polistrumentista, il cui strumento principale è probabilmente la batteria. Alla batteria è davvero bravo, forse starebbe addirittura un po’ meglio in una band rock, visto che il suo stile è piuttosto aggressivo, ma tra le parti jazz e d’avanguardia dimostra di non essere estraneo nemmeno a uno stile più “morbido”. Žibert suona anche il basso, e lo fa in modo eccellente.
Nel disco compare come ospite anche Marko Kodelja al violino, che si distingue in particolare con alcune parti splendide in Balkan Things, dove il violino brilla in tutta la sua grandezza. Anche se entra in scena solo verso la fine della prima parte, insieme a pianoforte e sassofono regala una svolta drammatica.
De Profundis è un disco che ogni appassionato sloveno di musica sperimentale dovrebbe avere, tanto è eccezionale. Dentro ci trovi quasi tutte le sfumature della musica di qualità. Si sentono momenti ironici, passaggi cupi, attimi in cui ti si rizzano i peli, svolte emotive: è esattamente ciò per cui ascolto musica. Di dischi così ce ne sono pochi, e sentire così tanta buona musica proprio in Slovenia è anche una specie di miracolo. De Profundis mi sorprende ogni volta con la sua profondità, il suo modo di suonare, la complessità tecnica e la carica emotiva. Insomma, un album che ha tutto: profondità e maestria. Se lo vedete in giro, non esitate, perché è un lavoro di qualità immense.
Formazione
Andrej Čopar – flauto, sassofoni, WX7
Evgen Malis – fisarmonica, trombone, DX7
Andrej Žibert – batteria, chitarra, basso, programmazione
Ospite: Marko Kodelja – violino
Produzione
Andrej Žibert
Tracklist
1. Intro
2. Balkan Things 2
3. Balkan Things 3
4. Balkan Things 1
5. Synthesis
6. Silently Playing His Trumpet
7. The Day Impression
8. Kosovo Noise Shot
9. Internacionala Futuristica
10. Ajde
11. Preludio
12. A Kapela