Death Angel in marcia come un uragano su Zagabria (2026)
Death Angel
venerdì, 31. 7. 2026, ore 21.30
Zagabria / Vintage Industrial Bar / Croazia
I Death Angel sono una di quelle band della scena Bay Area Thrash Metal che ti lasciano a bocca aperta ogni volta che le vedi dal vivo. Le esperienze passate parlano chiaro. È semplicemente difficile trovare una band più convincente quando si tratta di scatenare l’inferno, sempre e ovunque, appena c’è da salire sul palco. Dal 2009 il quintetto va avanti con la stessa formazione, sforna album ottimi e suona dal vivo senza sosta.
Nel corso della carriera il capobanda e chitarrista Rob Cavestany, l’incredibile cantante Mark Osegueda e il resto della combriccola ne hanno passate e viste praticamente di tutti i colori. E i palchi dei club li conoscono benissimo, visto che è proprio lì che hanno iniziato a farsi largo nella scena. Anche se gli esordi della band risalgono alla prima metà degli anni Ottanta, il destino non ha voluto regalare loro la fortuna di unirsi ai giganti mondiali del thrash metal di oggi, benché, rispetto ai loro coetanei, sul palco risultino molto più freschi e assetati di sangue, e in studio decisamente più ispirati. Restano dei grandi lavoratori e una delle band più sincere in circolazione, che sul palco danno tutto. Fino all’ultimo atomo di energia. Una band che sprigiona quantità inesauribili di energia fenomenale, sorretta dalla missione del genere a cui i Death Angel appartengono.
Nel tour europeo di quest’estate i Death Angel hanno messo in calendario soprattutto festival. Ma la dea fortuna ha voluto che lungo il loro giro per il Vecchio Continente si aprisse un buco nelle date, e così la band ha potuto fermarsi per un concerto esclusivo nel club zagabrese Vintage Industrial Bar, dove in un’ora e mezza scarsa di show ha entusiasmato tutti, come da copione. Insomma, vai al concerto della tua band preferita, niente gruppi spalla, niente attese. Arrivi, ti scaldi con una birra fredda e sul palco si scatenano i Death Angel.
La band resta incredibilmente esplosiva. Sotto ogni punto di vista. Il generatore di tutto è l’incredibile Mark Osegueda. Se più tardi, durante una chiacchierata dopo il concerto, qualcuno ti chiede come ha cantato Mark, ti viene da rispondere che non sai proprio cosa Mark non riesca o non sia riuscito a cantare. Non c’è linea vocale che non gli stia sotto, e porta la sua potenza vocale attraverso tutte quelle tonalità con una leggerezza da piuma. Impressionante. In più, il modo in cui comunica con il pubblico è, in un modo o nell’altro, contagiosissimo. Sì, avete indovinato. Ai Death Angel non sono serviti molti secondi d’apertura per portare il locale, ben affollato, subito al massimo dei giri. In un attimo.
Proprio sotto il palco, nelle prime tre file, c’erano parecchi fan stranieri in ebollizione, soprattutto dall’Ungheria, e uno di questi invasati conosceva a memoria praticamente tutti i versi dei pezzi suonati, ma anche molti altri padroneggiavano alla perfezione la discografia della band. Sono passati dieci anni da “The Evil Divide” (2016), cosa che Mark ha fatto notare, e i Death Angel hanno pescato da quell’album ben sei pezzi in scaletta, dedicando il resto del tempo a tutti i dischi più vecchi, con l’eccezione di “Killing Season”. Nel repertorio è finita anche la nuova Cult Of The Used, uscita come singolo a novembre dell’anno scorso, che annuncia pian piano come in cantiere ci sia del materiale per un nuovo album. Ormai era ora. Dall’ultimo, “Homicide”, sono passati infatti già sette anni.
Cult, più che cult, Death Angel! Un getto indomabile che ha incendiato e travolto il Vintage Industrial Bar quella sera, con un’intesa feroce e un’esplosività esecutiva da paura. Oltre alla già citata prova magistrale di Mark, a reggere lo spettacolo con la sua ritmica c’era la struttura rotolante del batterista Will Carroll, il riffing tra Cavestany e Aguilar resta incenerente, e Cavestany, come previsto, ha brillato con grande veemenza nei suoi fenomenali assoli. Il membro più giovane della band, Damien Sisson, durante il concerto ha sfruttato a dovere il palco con la sua cinetica infernale e la leggerezza con cui piazzava linee di basso lacerantI. Tutto in uno, una bomba perfetta!
Per questo lo show è volato via in un lampo. Senza il classico bis. Un getto unico chiuso con il montante finale dell’album “The Art Of Dying”, la terrificante Thrown To The Wolves, mentre le prime file si sono ancora una volta rimescolate nel centesimo di tutti i mosh pit messi in scena. Quando sei a un concerto dei Death Angel, altrimenti proprio non si può. La band però si è presa più tempo per salutare i fan in ebollizione, che col loro fanatismo hanno aggiunto a questa serata folle il puntino sulla ‘i’ di cui c’era bisogno, tanto da poter accompagnare le impressioni del concerto con una serie di superlativi. Lo show da club a ritmo di uragano con cui i Death Angel hanno travolto stavolta Zagabria ha continuato, anche dopo che la band aveva lasciato il palco, a lasciare una specie di trance post-concerto, una piccola ipnosi. Il marchio che la band ha lasciato anche questa volta è stato eccezionale. Unicamente alla Death Angel. L’attesa per il prossimo incontro con la band è quindi già iniziata.
Autori: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik & Edita Klemen (ultime tre immagini della galleria)
Death Angel – setlist:
1. The Moth
2. Hatred United/United Hate
3. Father of Lies
4. Let the Pieces Fall
5. Evil Priest
6. Cult of the Used
7. The Dream Calls for Blood
8. Seemingly Endless Time
9. Cause for Alarm
10. Son of the Morning
11. Lost
12. Bored
13. Thrown to the Wolves












































