Def Leppard

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Def Leppard
Etichetta: Ear Music Records
Uscita: 2015
Durata: 54:24
Voto: 4/5

Evidentemente l’attesa è valsa la pena. Anche tutti i rassegnati, che tra i fan dei Def Leppard nel 2015 e nel 2016 di sicuro non erano pochi, dopo questo disco dovranno rimangiarsi ogni parola. »Def Leppard« è infatti un album che non avrebbe potuto portare un titolo più azzeccato.  È un disco dei Def Leppard che, nella sostanza, non potrebbe definire meglio la band. Dalla testa ai piedi. 

Dopo che ci si era ormai arresi al destino e ci montava una santa rabbia per gli esperimenti della band, i ragazzi, dopo (troppi) anni di attesa, fanno finalmente la mossa giusta. Hanno guardato indietro a tutta la discografia. Giù in fondo agli anni Ottanta, verso gli esordi di carriera. Il nuovo album farà felici soprattutto tutti quelli che puntano sul periodo con Steve Clark in formazione. Quell’era si è chiusa con l’album “Adrenalize”, mentre »Def Leppard« evoca una nostalgia dal suono retrò, ma senza la minima intenzione di ricopiare ciò che è già stato fatto e detto! Fin da subito. Cioè quando partono una dopo l’altra l’opener Let’s Go e, subito dietro, Dangerous. La prima richiama Pour Some Sugar On Me, la seconda Photograph.   Più avanti la più pacata We Belong suscita parecchie associazioni con una delle ballad più potenti dell’era del rock, cioè Hysteria. In mezzo è infilata Man Enough. Non è certo una novità che i Def Leppad sapessero inseguire le mode pop, e Man Enough ha un tocco funky che ricorda Another One Bites the Dust dei Queen. In ogni caso è tutto impacchettato in modo smaccatamente alla Def Leppard.  Non si tratta quindi di copiare le formule commercialmente vincenti del passato, ma di un abile confezionamento, o meglio riconfezionamento, della cultura pop rock dal sound retrò degli anni Ottanta, portata nei tempi nuovi. L’orecchiabilità dell’inizio la mantiene anche Invincible più avanti, piazzata a metà disco. In una parola« pop metal alla Leppard« o, detto senza giri di parole, »AOR« (oggi purtroppo un genere in via di estinzione – impronta del successo commerciale degli anni Ottanta).

Poi, nel prosieguo, è il brano Sea Of Love a versare più durezza, o meglio più »nudità« rock. Come se ci avessero innestato qualche contorno hard sudista e lo avessero trasferito con efficacia nella propria musicalità. L’album oscilla tra momenti a medio tempo e d’atmosfera e momenti più rock, nervosi e saltellanti. Per esempio la più pacata Energized, condita da una melodia bellissima, viene subito scalzata dalla ben più rumorosa mazzata rock All Time High. Gode alla grande Battle of My Own, un predicozzo rock a medio tempo vestito in modo acustico e organico, mentre la band continua a mantenere per tutto il tempo una vena musicale eccezionale, anche se l’orecchiabilità pomp-pop dell’inizio nella seconda metà dell’album lascia il posto a una postura organica più dura. La band ha di nuovo nobilitato tutto l’involucro bombastico anche con armonie vocali a più voci, il che fa venire ancora più l’acquolina alla nostalgia. 

Anche se alla band non si può togliere un ottimo senso del formato musicale dei brani, visto che tutti hanno una presa immediata, va sottolineato che il gruppo ha comunque piazzato nella prima parte dell’album i pezzi che bussano più direttamente al cuore dei nostalgici e con cui cerca di conquistarsi subito il favore delle masse e dei fan per »Def Lepard«, mentre nella seconda parte i Def Leppard aggiungono brani in cui emerge una maggiore ruvidità di produzione nelle frasi di chitarra, e anche un sound »organico e nudo«. Insomma, un po’ più di sperimentazione sonora nella seconda metà dell’album, tipica del periodo più recente della band. Tirando le somme: nessuna stecca. Solo un paio di brani di troppo. Dieci sarebbero bastati ampiamente.

A sei anni dall’uscita del predecessore »Songs From the Sparkle Lounge«, che non era esattamente l’album che i fan chiedevano o si aspettavano, i Def Leppard con questo fresco lavoro in studio hanno zittito in modo più che convincente tutti i dubbiosi, quelli che dicevano che fossero a corto di idee e ormai svaniti. Si tratta di un lavoro di altissima qualità, che offre uno sguardo autentico su tutti i segmenti della discografia della band. Con un titolo così, i Def Leppard non potevano essere più solidi di così.  Un’elegante prova dei grandi signori del rock’n’roll, con brani che, per impostazione degli arrangiamenti e forza espressiva, nelle scaletre dei concerti andranno benissimo a braccetto con i classici del repertorio di ferro.  Quindi? I Def Leppard sono ancora ben lontani dall’aver dimenticato qual è l’essenza del vero mestiere del rock’n’roll. Finalmente si sono ricordati del debito verso i fan e per la fedeltà e l’attesa estenuante li hanno anche ricompensati generosamente.

Formazione

Joe Elliott – voce, chitarra acustica
Phil Collen – chitarra, cori, voce nel brano n. 4
Vivian Campbell – chitarra, cori, voce nel brano n. 4
Rick Savage – basso, cori, chitarra, voce nel brano n. 4
Rick Allen – batteria, cori, voce nel brano n. 4

Produzione

Ronan McHugh & Def Leppard

Tracklist

1. Let’s Go
2. Dangerous
3. Man Enough
4. We Belong
5. Invincible
6. Sea of Love
7. Energized
8. All Time High
9. Battle of My Own
10. Broke ‘N’ Brokenhearted
11. Forever Young
12. Last Dance
13. Wings of an Angel
14. Blind Faith

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