Delirio sleaze punk scandinavo (2012)
Fotografie: Aleš Podbrežnik
Luogo: Roncade (Treviso) / New Age / Italia
Data del concerto: 03.03.2012
Numero di spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 20,00€ / 25,00€
È un dato di fatto: un paese più grande ha una base più ampia di gente che scopre e ascolta generi musicali diversi. Nonostante tutti i pregiudizi che ci portiamo dietro verso gli abitanti del nostro vicino occidentale, e che, a dirla tutta, si sono rivelati ancora una volta giustificati, stavolta hanno dimostrato di essere dei veri intenditori della scena musicale di oggi: il New Age, per la serata col duo “sleaze” svedese, era quasi sold out.
Ma partiamo dall’inizio. Appena arrivata sul posto, la ciurma slovena di una ventina di persone si è beccata subito una brutta sorpresa: oltre al prezzo regolare del biglietto (25,00€) c’era da sganciare pure una non meglio precisata tassa da 10,00€. Tutti, giornalisti accreditati compresi, che non ci siano equivoci. Perché? Nessuno parla italiano…. . Quei “dieci €” di solito uno li spenderebbe per una rinfrescante bevanda al luppolo dentro il locale, cosa che però ti sconsiglio caldamente, visto che per dell’acqua colorata al gusto di luppolo ti spillano 5,00€. Il terzo, ma non ultimo, mattone nel mosaico di una partenza di serata col piede sbagliato l’ha messo la band di apertura, dal nome quanto mai azzeccato: Superhorrorfuck.
Il quartetto è composto da un bassista e un chitarrista che di giorno probabilmente lavorano all’Eurospin del paese, mentre la sera una truccatrice psicotica fa scempio delle loro facce, qualcun altro gli ficca in mano due pali di legno cablati e via, sul palco. A fargli compagnia ci sono un travestito locale col microfono in mano, che a giudicare dalla qualità del trucco in faccia ha evidentemente il Parkinson, e un batterista sorprendentemente solido, che dà l’impressione di stare nella band sotto costrizione, tanto è bravo rispetto al resto. Questo conglomerato grottesco ci ha evocato nelle orecchie melodie soavi, simili al rumore di una motosega scheggiata che striscia lungo un tubo dell’acquedotto, accompagnata sul piano vocale da un branco di gatti sordi, vecchi e fatti di crack. Un’esperienza da sogno, insomma, che consiglio solo a chi ha i nervi più saldi.
Dopo mezz’ora di torture inquisitorie ai nostri condotti uditivi e il montaggio del palco, sono finalmente saliti sul palco i primi svedesi della serata, i Sister. Una band che cura moltissimo sia l’immagine sia la musica, e che ha spezzato la cupezza della serata con una dose fenomenale di rock’n’roll duro e sporco, mischiato a ritmiche heavy metal e botta punk. La formazione, che ha in carniere un solo album sulla lunga distanza, in una buona mezz’ora ci ha mostrato come dovrebbe essere il glam sleaze moderno: veloce, forte e martellante. Pezzi come Bullshit & Backstabbin’, I Don’t Mind If You Die e Unlucky Minority hanno portato la temperatura nel locale e tra il pubblico a un livello pericolosamente alto, rimasto tale fino alla fine dell’esibizione degli headliner. I giovani svedesi sono un esempio perfetto di cosa fa un gruppo motivato: qualche anno di lavoro ininterrotto in patria, a limare live, look di scena e performance, poi la costruzione graduale di un album, quindi l’uscita e subito in furgone a girare l’Europa. Con la qualità giusta sul palco, è probabilmente l’unica ricetta garantita per un certo grado di successo; e lo dico col cuore in mano a tutte le nostre band “up-and-coming”.
Dopo i Sister sono saliti gli headliner, i veterani dello sleaze Hardcore Superstar. Una band presente fin dagli albori di questo genere in Svezia, che in 15 anni di vita si è trasformata in una formazione professionale che sa benissimo cosa fa sul palco e lo dimostra ogni sera. In un’ora e mezza di show il pubblico gli mangiava in mano, che si trattasse di pezzi dell’ultimo disco “Split Your Lip” o di vecchi cavalli di battaglia da “Dreamin’ in a Cascet” o dal disco omonimo del 2005. I ragazzi hanno spaccato tutto e tenuto alta la temperatura nel locale fino alla fine del secondo terzo dello show, quando hanno tirato il freno e con la ballata “Run To Your Mama” hanno coinvolto anche il pubblico, parecchio a digiuno di inglese. L’ossigeno nel locale scarseggiava già parecchio quando gli HS, dopo il pezzo “Bully”, hanno lasciato il palco per la prima volta, ma il pubblico, con variazioni più o meno riuscite della frase “we want more”, li ha comunque riportati sul palco, dove hanno suonato ancora tre dei loro hit più noti, Moonshine, Last call for alcohol (con l’immancabile citazione di You’ve Got Another Thing Comin’ dei Judas Priest) e l’ormai evergreen We Don’t Celebrate Sundays, salutando definitivamente Roncade.
Anche stavolta l’ottima impressione del concerto è stata guastata dai soliti “magheggi” all’italiana, ma vabbè. Sister e Hardcore Superstar sono un pacchetto che nessun amante dell’hard n’heavy ad alto numero di ottani poteva perdersi e, vista la buona presenza di gente dalla Slovenia, lancio un appello agli organizzatori: la prossima volta portate qualche band simile (Crashdiet, Sister Sin…) anche nelle nostre lande.
L’autore di questo pezzo per RockLine Gregor Šujica è anche giornalista del primo web-zine metal sloveno Paranoid.
Scaletta
HARDCORE SUPERSTAR:
- Someone Special
- Sadistic Girls
- Guestlist
- Medicate Me
- Dreamin’ In A Casket
- Wild Boys
- Split Your Lip
- This Worm’s For Ennio
- Beg For It
- Run to Your Mama (Jocke & Vic, versione acustica)
- Kick On The Upperclass
- Liberation
- My Good Reputation
- Bully
- —bis
- Still I’m Glad
- We Don’t Celebrate Sundays
- Last Call for Alcohol (con un pezzo di You’ve Got Another Thing Comin’ – Judas Priest)
- Moonshine
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