“Delta Machine = Depeche Mode” (2013)
Luogo: Zagabria / Arena Zagreb / Croazia
Data: giovedì, 23.05.2013
Oggi i Depeche Mode sono considerati una di quelle band che, con il loro artismo avventizio, hanno cambiato radicalmente le sorti dell’arte musicale di intrattenimento. La loro rivoluzionaria conversione del rock n’ roll in un rituale espressivo rigorosamente elettronico ha cambiato per sempre, in tutta la sua geniale e provocatoria forma, il modo di intendere la musica come arte. I Depeche Mode sono stati gli araldi di una nuova epoca negli anni Ottanta. Sono la definizione di quel tempo. La sua incarnazione.
Con il tredicesimo album in tasca, i Depeche Mode sono partiti per un nuovo tour mondiale. Dopo il passaggio in Nord America questo aprile, è toccato di nuovo al vecchio continente europeo. L’album «Delta Machine» (la recensione di RockLine la trovi QUI) ha così portato la band nella capitale croata per la seconda volta in carriera. I ragazzi avevano suonato per la prima volta a Zagabria nel febbraio 2010, quando presentavano l’album «Sounds Of The Univese» (2009). Chi si ricorda di quei tempi saprà dirti che una parte di quel tour slittò di quasi un anno. In mezzo a quelle date finì anche il concerto di Zagabria: i Depeche Mode avrebbero dovuto suonare già nel maggio 2009, ma a causa della grave malattia del cantante Dave Gahan i concerti dovettero essere rimandati al tardo inverno del 2010.
Stavolta l’Arena di Zagabria non ha accolto sotto il suo tetto 20.000 persone. Il parterre era comunque di nuovo tutto esaurito, mentre le tribune erano belle piene. Alle nove in punto di sera le luci si spengono e la band, come da copione, comincia a annunciare con il suo rituale musicale il volto e l’opera dell’attuale lavoro in studio, «Delta Machine». Il risveglio, avvolto in veli di luce nelle sfumature del viola, attraverso l’opener Welcome To My World e poi Angel, ha scosso davvero il pubblico per la prima volta con l’esecuzione del classico Walking in My Shoes. Questa splendida tappa artistica dell’originalità dei Depeche Mode nel fondere elettronica e techno con il blues è stata seguita dalla più leggera Precious, che ha alleggerito la cupa e solenne ouverture dello spettacolo, ma ha anche svelato qualche piccola sbavatura nei versi della prima strofa di Dave Gahan, la cui voce è «sfuggita senza volere» dalla linea melodica ideale. Quelli che in platea non erano pochi, e che gli anni dell’adolescenza li avevano vissuti ai tempi dell’ascesa della band, cioè negli anni Ottanta, hanno sicuramente vissuto una piccola rivelazione biblica quando davanti a loro si è delineato il primo apice dello spettacolo live. L’esecuzione di Black Celebration.
La iper-produzione scenica ai concerti dei Depeche Mode è ovviamente un capitolo a parte. Anzi, è proprio l’elemento fondamentale che, combinato con la presenza scenica della band, crea quell’atmosfera contagiosa. Un’atmosfera che ipnotizza e stordisce tutto ciò che ha davanti. La combinazione di proiezioni cinematografiche su schermi giganteschi (sullo sfondo) e giochi di luce è una componente degli spettacoli dei Depeche Mode studiata e rifinita alla perfezione, e anche stavolta ha prodotto un risultato impeccabile.
Il trio composto da Dave Gahan (voce), Martin Gore (voce, chitarra, tastiere, cori) e Andy Fletcher (tastiere, cori), insieme ai due aiutanti in tour Christian Eigner (batteria) e Peter Gordeno (tastiere, cori), ha svolto il proprio compito secondo le aspettative. L’unica figura sul palco a sprigionare una dose concreta di cinetica, con un mix di giravolte da ballerino e show macho da esibizionista, rafforzato da una voce virile, dall’intonazione profonda e caratteristica, di sicuro fatale per le ragazze, è stata l’inconfondibile silhouette di un Dave Gahan sudatissimo e (anche) a torso nudo! Ultimativo!
I Depeche Mode hanno dato una bella rinfrescata all’esecuzione del repertorio. In questo modo si riassume in maniera sensata la maturazione della band, che nel corso degli anni si trasferisce sui classici dei Depeche Mode. Questi ricevono con il tempo un costante upgrade esecutivo. Il mega hit Enjoy The Silence includeva una vera lezione di inserti percussivi in entrata e in uscita. In scaletta sono finite A Pain That I’m Used To, riarrangiata con astuzia, e, nel bis, Halo (ancora un classico di «Violator», e una sorpresa clamorosa nella setlist). Entrambe riprendono le versioni riadattate degli originali dei Depeche Mode firmate da Jacques Lu Cont e Goldfrapp (album «Remixes II.» del 2011). In questo contesto non sono passati inosservati nemmeno l’introduzione «blues» e rallentata di Personal Jesus e Home, avvolta in una coltre di acustica (nel bis obbligatorio).
I Depeche Mode maturano negli arrangiamenti. Il suono live è pieno, a livello ritmico i Depeche Mode sono definiti al massimo. L’effetto dei ritmi compatti, che spingono a ballare, è stato rifinito fino al dettaglio, e la morsa dei toni bassi combinata con il campionamento programmato è un generatore fondamentale della pelle d’oca ai loro concerti. Martin Gore ha sfruttato anche questa serata per sfoggiare la sua ricca collezione di chitarre semiacustiche. Evidentemente ha un debole per i modelli con le effe. Per lo più però imbraccia i Gretsch Falcon, oltre alla versione di chitarra a cassa rettangolare firmata Bo Diddley. La chitarra per i Depeche Mode è una spezia sonora, ed è davvero curioso osservare Martin Gore suonare: con certi suoi motivi melodici a una voce, quasi «assemblati», sembra un principiante assoluto. Ma coi Depeche Mode, per quanto riguarda gli arrangiamenti di chitarra, la situazione è semplicemente capovolta rispetto a quello che si aspetterebbe il mondo del rock n’ roll.
La setlist era carica di pezzi nuovi. Nonostante l’ampia presenza dell’album «Delta Machine», e nonostante due brani consecutivi che nella parte regolare del concerto Martin Gore ha cantato interamente da solo, chitarra in mano (Higher Love, When The Body Speaks), la band ha mantenuto un’atmosfera eccezionale per due ore e cinque minuti pieni di concerto. Soprattutto grazie all’esecuzione di classici ultra incendiari, in una serie di evergreen diventati ormai patrimonio popolare come Barrel Of A Gun, Personal Jesus, Enjoy The Silence, Walking In My Shoes, Black Celebration e Queston Of Time. Allo stesso modo di quelli, hanno «sollevato» la parte iniziale, sognante, del bis obbligatorio: I Feel You, l’hit «preistorico» Just Can’t Get Enough e, soprattutto, il culmine cataclismatico di questa nuova esperienza live con i Depeche Mode, una delle migliori composizioni di tutta la loro discografia, Never Let Me Down Again. Quest’ultima ha fatto sventolare letteralmente tutte le mani del pubblico dell’Arena. Quindi moltiplica per due la cifra di circa 15.000 teste e hai un’idea approssimativa di quanti «tentacoli» si siano alzati verso l’alto! Per questo il concerto ha vissuto un vero crescendo d’atmosfera proprio nel finale! Difficile descriverlo a parole. Devi semplicemente farne parte. L’unica scelta meno azzeccata della band nell’attuale repertorio live sta nella decisione di chiudere la parte regolare in sordina. Con la nuova Goodbye. Lì ci avrebbe dovuto stare l’evergreen obbligato, di cui nella discografia di una band così di certo non c’è penuria.
I Depeche Mode restano una macchina! I pezzi nuovi funzionano alla grande dal vivo e in compagnia dei classici della band, anche se «Delta Machine» non verrà mai ricordato come un album dell’«età dell’oro» del gruppo. La versione live del nuovo brano Soothe My Soul è così espressivamente potente che la band può tranquillamente tenerla anche nei repertori dei prossimi tour.Nonostante i prezzi dei biglietti salgano senza pietà di anno in anno, lo spettacolo dei Depeche Mode, lungo ben più di due ore, vale fino all’ultimo centesimo che tirerete fuori dai portafogli dimagriti (dalla «recessione artificialmente imposta»). Semplice. Questi sono anni, sapere, esperienza! Questi sono i Depeche Mode! Né più, né meno!
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Nina Grad
Setlist:
1. Intro
2. Welcome to My World
3. Angel
4. Walking in My Shoes
5. Precious
6. Black Celebration
7. Policy of Truth
8. Should Be Higher
9. Barrel of a Gun
10. Higher Love
11. When the Body Speaks
12. Heaven
13. Soothe My Soul
14. A Pain That I’m Used To
15. A Question of Time
16. Secret to the End
17. Enjoy the Silence
18. Personal Jesus
19. Goodbye
—bis—
20. Home
21. Halo
22. Just Can’t Get Enough
23. I Feel You
24. Never Let Me Down Again

































