Derek Sherinian: The Phoenix

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Etichetta: Insideout Music
Data di uscita: 18/9/2020
Produzione: Derek Sherinian
Durata dell’album: 42.36 min
Genere: Jazz-Rock fusion/Progressive Rock
Voto: 10/10


Derek Sherinian non ha bisogno di presentazioni, basta rendersi conto che nove anni di attesa per il suo nuovo album solista in studio sono stati decisamente, ma proprio decisamente troppi. Ex tastierista di Dream Theater e Planet X e membro di super band come Sons of Apollo e Black Country Communion, è inesauribile nelle sue imprese musicali. È il Caligola dei tastieristi rock e metal di tutto il mondo. Negli ultimi anni non lo ferma nemmeno la miserabile vendita dei suoi dischi, affossata anche dall’attuale esplosione dell’offerta musicale sulle piattaforme digitali. Come se non bastasse, il Covid-19 gli ha portato via anche l’ultimo guadagno sicuro, quello dei tour, visto che i Sons of Apollo quest’anno hanno dovuto cancellare ogni attività live. Beh, la fortuna nella sfortuna è che altrimenti Derek molto probabilmente non avrebbe nemmeno avuto il tempo per il suo nuovo album in studio, intitolato «The Phoenix». Diciamocelo: meglio un nuovo album che il Covid-19, anche se l’album lo aspettavi da 30 anni.

Per il nuovo album Derek ha pensato in sostanza a un trio jazz-rock fusion, e non è nemmeno una sorpresa. Anzi, ha riportato a bordo il suo vecchio compare, l’incredibile Simon Phillips, e in questo trio d’urto ha tirato dentro anche Ernst Tibbs, il bassista «dalle mani d’oro» dei Protocol di Phillips. Il nuovo album porta otto brani che, dal punto di vista compositivo, nascono in sostanza dalla jam. Allo stesso tempo hanno una dose enorme di varietà, confezionata con abilità e saggezza, che pianta paletti espressivi ben chiari di puro artigianato artistico. Per ottenere una tale vivacità, Sherinian ha coinvolto nell’album una valanga di musicisti ospiti. Per chi conosce i sette album in studio precedenti di questo musicista, nemmeno questo è una sorpresa. Facciamo una carrellata veloce proprio qui, in questo saggio: Ron ‘Bumblefoot’ Thal, Joe Bonamassa, Kiko Loureiro, Steve Vai e Zakk Wylde. Aggiungi i contributi di Tony Franklin e Billy Sheehan al basso, e il quadro del nuovo album diventa ancora più chiaro.

Ci avete preso. Almeno un brano dell’album va esattamente nella direzione di quello che fa Simon Phillips con i suoi Protocol: un brillante jazz-rock fusion, dalla sensualità calda e organica, tutta sangue e carne, in Dragonfly. Perché è così organico, così particolarmente caldo e vellutato? Perché in questo brano, e solo in questo, Derek usa esclusivamente il pianoforte.

Un’altra deviazione speciale dell’album è il pezzo cantato Them Changes, una cover dell’originale di Buddy Miles. Buddy Miles è stato il primo musicista a portare Derek in tour. Sì. «The Phoenix» è un album pieno di nostalgia e ricordi di Sherinian. «Temple of Helios» è un brano tipico dei suoi lavori solisti: ancora una volta pesca ispirazione dai temi amatissimi della mitologia greca. Ma tornando a «Them Changes», voce e chitarra le ha messe il nuovo dio della chitarra blues rock moderna, Joe Bonamassa. Compagno di Sherinian nei Black Country Communion, quindi, e il pezzo si lega in modo del tutto naturale, a livello stilistico, all’essenza di questa super band, in particolare all’ultimo album «BCCIV» (2017). Non è la prima mossa del genere nella carriera solista di Sherinian (chi conosce l’album «Blood of the Snake» lo sa bene), ma porta nel disco un gradito salto di atmosfera e di stile.  

Per il resto, l’album si apre col botto! In apertura ti travolge con la title track. Come ritrovarsi in mezzo a un uragano. Caos velenoso. Il riscaldamento delle dita, con scale suonate a una velocità infernale tra Sherinian (il suono delle tastiere Nord è impossibile da non notare), Wylde e Sheehan, che si «spingono» a vicenda a testa bassa, si calma comunque andando avanti. Il suono feroce, ispido, a tratti decisamente metal viene arricchito da Zakk Wylde col suo «gear» Gibson grasso e corposo, che non si tira certo indietro quando c’è da far tremare tutto con acrobazie soliste. La presenza di Sheehan sposta il pezzo verso i suoi inserti d’autore dei Mr. Big. A questo bottino di ramificazione sfrenata si aggiunge con leggerezza di piuma «Octopus Pedigree», in coppia con il sensibilissimo Tony Franklin al basso! La cosa richiama assolutamente i bei vecchi tempi dei Planet X, ma è decisa e marcatamente sincopata, piena di rivolgimenti improvvisi e di scherzi spudorati, nel segno di un’ironia ispirata e infinita, generata dall’elasticità musicale unica di una squadra di nomi di altissimo livello. «I migliori tra i migliori». Il momento dell’album che toglie il fiato più di ogni altro.

In «Empyrean Sky» alla chitarra c’è Ron ‘Bumblefoot’ Thal, compagno di Sherinian nei Sons of Apollo. Il brano segue la strada della fusion, con un’interazione affascinante e ispiratissima tra i due musicisti, e offre uno sguardo su un lavoro strumentale che difficilmente troverebbe posto negli album dei Sons Of Apollo. Porta l’ascoltatore dietro le quinte, a scoprire cos’altro può offrire il tandem dei due, che portano il carattere della loro jam a un livello di artigianato jazz-rock fusion mai sentito prima. Sull’album entra in scena anche lui, l’illustrissimo «apprendista» di Zappa, Steve Vai, con il brano «Clouds of Ganymede». Sherinian e Vai nel 2016 hanno fatto parte insieme del progetto Generation Axe, e Derek era il tastierista nella tappa asiatica di quel tour. Come resa musicale, il brano ha il tema principale più rifinito di tutti, quello che spicca di più musicalmente su «The Phoenix». Lo scontro tra le scorribande soliste dei due all’interno del pezzo è un’esperienza a sé di questo album e un’altra prova dell’infinita giocosità virtuosistica di una «resa dei conti» di altissimo livello tra due geni della musica. L’album si chiude con «Pesadelo», insaporita da temperamento sudamericano, un tocco di flamenco e la melodia tradizionale della musica brasiliana, dove Sherinian fa coppia con l’attuale chitarrista dei Megadeth, Kiko Loureiro, e il pezzo non lesina sui momenti di arrangiamento neoclassico. Un’altra netta deviazione dell’album, che regala un finale magico, persino vagamente mistico.

Con «The Phoenix» Derek Sherinian ha messo a segno un altro risultato fantastico. Niente di tutto questo esisterebbe senza il binomio Sherinian-Phillips. È la garanzia che tiene in piedi e fa fruttare una visione musicale condivisa. Anche nel nuovo album questa visione è il punto di partenza fondamentale, che con un’abilità da mozzare il fiato è riuscita, in appena otto brani, a infilare un esercito di musicisti fuori serie, a tirare fuori da ogni ospite un carattere espressivo tutto suo e, allo stesso tempo, a buttare benzina sul fuoco dell’esuberanza delle composizioni, compresi i contrasti di atmosfera e lo sviluppo a tratti imprevedibile dell’album. Al di sopra di tutta la spettacolarità del prodotto, però, la qualità più preziosa di questo album è il fatto che Sherinian sia riuscito a mantenere il carattere artistico che, con il suo eclettismo espressivo, impreziosisce i lavori in studio precedenti di questo brillante musicista. «The Phoenix» è, per dirla «con delicatezza», un nuovo risultato di altissimo livello per Derek Sherinian e per la sua visione musicale!

Autore: Aleš Podbrežnik


Tracklist:
1. The Phoenix
2. Empyrean Sky
3. Clouds Of Ganymede
4. Dragonfly
5. Temple of Helios
6. Them Changes
7. Octopus Pedigree
8. Pesadelo

Formazione:
Derek Sherinian – tastiere
Ernst Tibbs – basso
Simon Phillips – batteria

Musicisti ospiti:
Ron ‘Bumblefoot’ Thal – chitarra / Guitars
Joe Bonamassa – chitarra, voce nel brano n. 6
Zakk Wylde – chitarra
Kiko Loureiro – chitarra
Steve Vai – chitarra
Tony Franklin – basso
Jimmy Johnson – basso
Billy Sheehan – basso

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