Divje jezero: Prva stran
Etichetta: Celinka
Data di uscita: 5/6/2024
Produzione: Divje jezero
Durata dell’album: 44.43 min
Genere: Jazz Rock Fusion / Progressive Rock
Voto: 9.0/10
I Divje jezero sono i portabandiera sloveni del jazz rock fusion con venature progressive, che negli ultimi anni cercano di avvicinarsi al grande pubblico sloveno puntando a una compattezza musicale maggiore, di quelle che fanno drizzare le orecchie alle frequenze radiofoniche. Lo lasciava intuire il predecessore “Korak iz okvirjev”, uscito a maggio 2020 (recensione di RockLine): un album in studio eccellente, in cui la band non ha sacrificato nemmeno una briciola del proprio artismo autentico e cresciuto in casa, anzi ha integrato nella composizione, in modo super efficace, anche l’uso della voce solista. È logico, quasi scontato, che questo abbia dato loro più margine di manovra per flirtare con quelle spinte artistiche che (possono) bussare più spesso alla porta delle frequenze radiofoniche, e i Divje jezero hanno cominciato a sfruttarlo. Senza però perdere un grammo dell’unicità artistica che è propria del loro modo di fare musica.
I pregi di questo sestetto restano una costante. Anche nel nuovo album. Parliamo di grandi talenti musicali fusi in un unico corpo sonoro, che sul piano artistico parla un linguaggio totalmente eclettico. Su questo non si discute. I quattro anni dal predecessore “Korak iz okvirjev” sono volati in un attimo. Nel frattempo è cresciuta una valanga di idee nuove, che meritavano tutte di essere realizzate. Žiga Kovačič e Žan Sedej si sono incastrati alla perfezione nei ranghi del sestetto, che a completare il quadro ha il navigato fiatista Tomi Peljhan e il nucleo creativo della band, l’asse dei veterani Aleš Golja (chitarra) – Luka Čibej (batteria, percussioni) – Alen Bogataj (basso). Questi tre musicisti mettono le fondamenta del suono e dello stile della band. Fin dalla sua fondazione.
L’album «Prva stran» è il seguito logico di «Korak iz okvirjev» e un ulteriore passo di maturità nei territori di un artismo curioso, sempre in cerca di nuove strade. Quello che stavolta “punge” l’orecchio più che nel predecessore è la libertà ancora maggiore del tastierista Žiga Kovačič, che con i suoi interventi, la sua abilità e la sua forza espressiva dentro gli arrangiamenti ha fatto crescere il proprio ruolo rispetto a Korak iz okvirjev, a ulteriore prova di quanto il sestetto sia cresciuto in questi quattro anni dopo il rinnovamento della formazione. Piano elettrico, Moog, organo Hammond. Di arguzia e di scintille, in questo senso, ce n’è persino più di prima. Il dialogo tra gli strumenti sottolinea l’affiatamento straordinario della squadra. La fusion nelle sue marachelle sorprende e entusiasma di continuo, senza però togliere dinamite alla dinamica dello sviluppo dell’album. Ecco quell’arietta sempre stuzzicante di “svolte” inaspettate nelle acrobazie dei singoli brani, che non smetterà di entusiasmare soprattutto gli ascoltatori più esigenti, i cosiddetti gourmet della musica. Nel campo del jazz rock fusion non è difficile finire in fretta sul ghiaccio sottile dell'”inascoltabilità”, o comunque dell’ascolto più ostico, soprattutto quando i momenti di improvvisazione cominciano a prendere il sopravvento sulle strutture tematiche che dovrebbero essere l’ossatura dei brani. I Divje jezero, però, nella scelta degli arrangiamenti e delle finezze di passaggio schivano sempre queste tentazioni con mestiere, destrezza ed eleganza.
Anche se stavolta la band ha invitato Tinkara Kovač, che ha messo voce e flauto in una breve (per gli standard dei Divje jezero, s’intende) e malinconica Signali, questo brano non ha lo stesso primato di orecchiabilità nel ritornello che riescono ad avere i ritornelli dello sbarazzino e frizzante Divji voznik, che sorprende con la sua “faccia tosta” (l’Hammond “roccioso”, il fraseggio di chitarra e il sostegno del sax sono, rispetto al dossier artistico finora noto della band, una sorpresa, e dannatamente piacevole) e, nella prima metà dell’album, di Scritto. Tutti e tre i brani la band li aveva già presentati sotto forma di singoli, segno che l’orecchiabilità l’ha notata per prima lei stessa. Per questo ha pubblicato i singoli Divji voznik e Scritto anche in versioni accorciate, più amichevoli per le frequenze radiofoniche. Quelle che troviamo sull’album «Prvi korak», però, sono due pezzi “serpeggianti”, allungati, ed è proprio in queste versioni che portano ciò che si apprezza di più nei Divje jezero e per cui i fan di questa band tornano da lei ogni volta. Una libertà e una arguzia straordinarie nella “commedia” strumentale. Non smette di entusiasmare, grazie a un’ispirazione scintillante che porta i musicisti in grembo a una raffinatezza tecnica eccezionale. A questi singoli, nella scelta di un eventuale nuovo candidato dall’album, si aggiungerebbe senza fatica anche la title track, che con un tempo sostenuto apre l’album in modo vivacissimo e sorprende con un passaggio “mid-eight” basato su un ritmo latino e sulla giocosità delle tastiere.
Il suono è eccellente. Organico, parla analogico, accarezza le orecchie con i colori pastello naturali del quadro sonoro. Il calore catturato ed esaltato della natura giocosa del basso di Alen Bogataj potrebbe finire in un manuale di produzione del suono. La colorazione delle strutture tematiche è accompagnata da un continuo riempimento con vari “ornamenti”, che arrivino da sax, tastiere, chitarra, basso e, non ultimo, da Luka Čibej con le sue manovre di abilità, per cui in tutto l’album non ci sono nemmeno due stacchi di batteria uguali. Come suggerisce uno dei versi del brano Gospodar: «…Sii il sarto dei tuoi sogni…»! E in effetti è proprio questo che ci dice la musica dell’album «Prva stran».
L’integrazione della voce dentro le composizioni evoca associazioni con le conquiste della canzone pop slovena degli anni Settanta. Primo, la splendida voce di Žan; secondo, gli arrangiamenti pensati per lei; terzo, la “rusticità” sonora della band, che suscita queste sensazioni nella costruzione del quadro sonoro (tastiere – chitarra – fiati). Di sicuro anche stavolta è con noi l’associazione con le gesta dei leggendari Predmestje, dove si coglie il filo che lega passato e presente. A chiudere l’album c’è Slepo leto! Un brano epico e mistico, pieno di ribaltamenti d’atmosfera, in cui il jazz rock si piega a un raccolto maggiore di elementi progressive rock, e che porta uno dei pezzi più interessanti dell’album «Prva stran»; la struttura stessa del brano “costringe” letteralmente Žan a una resa più drammatica, che lui trae fuori con efficacia dalla sua performance vocale! Un punto brillante, dove nella melodia sono infilate con finezza anche delle “balcaneggianti”.
«Prva stran» è un bellissimo seguito della storia musicale di «Korak iz okvirjev», e anche con l’ultima fatica i Divje jezero non smettono di entusiasmare. Con il nuovo album il sestetto ha messo su nastro una serie di brani inediti straordinariamente liberi e arguti, in cui conserva, nel panorama musicale sloveno e anche internazionale, il suo posto assolutamente personale di unicità musicale cresciuta in casa, o, per dirla senza giri di parole, di estetica eclettica inafferrabile!
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Prva stran
2. Scritto
3. Signali (ft. Tinkara Kovač)
4. Veliko mesto
5. Divji voznik
6. Gospodar
7. Slepo leto
8. Divji voznik edit (solo nell’edizione digitale)
Crediti:
Musica, testi e arrangiamenti: Luka Čibej
Arrangiamenti aggiuntivi: Alen Bogataj, Aleš Golja, Žiga Kovačič
Mix: Luka Čibej e Alen Bogataj
Mastering: Marvin (Tide Studio London)
Illustrazione di copertina: Gregor Koželj
Formazione:
Alen Bogataj – basso
Luka Čibej – batteria, percussioni, voce di accompagnamento
Aleš Golja – chitarre elettriche e acustiche
Žiga Kovačič – organo Hammond, Moog, piano elettrico Rhodes
Tomi Peljhan – sassofono, voce di accompagnamento
Žan Sedej – voce solista
