Do Nothing Till You Hear From Me
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Mute Gods, The
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2016
Durata: 59:49
Voto: 4.5/5
Nick Beggs, Marco Minnemann e Roger King: un trio di maestri della musica non proprio famosissimo, ma per questo ancora più geniale, che nel 2015 ha deciso di unire le forze nella nuova superband progressive rock The Mute Gods, davanti alla quale, a quanto pare, c’è ancora un bel futuro. Il gruppo è nato su iniziativa di Thomas Waber, capo della nota etichetta tedesca InsideOut, che ha proposto a Beggs di unirsi ad altri due collaboratori fissi, conosciuti come membri delle band di supporto di Steve Hackett e Steven Wilson. Nick ha colto al volo la rara occasione che gli si è presentata dopo la fine dei tour con i due giganti del prog, dopo la collaborazione con i Lifesigns e col progetto Lonely Robot (il progetto del chitarrista degli Arena John Mitchell). Il tuttofare di basso, Chapman Stick e voce ha invitato prima a unirsi a lui il batterista universale Minnemann, con cui aveva già condiviso il pane da Steven Wilson, e poi il mago delle tastiere King, che conosceva bene da quando strimpellava le corde con Steve Hackett. Beggs, diventato famoso come membro dell’attrazione new wave/art pop Kajagoogoo, prima di trasformarsi in uno dei bassisti/suonatori di Chapman Stick più richiesti in circolazione, ha finalmente avuto l’occasione di tornare, dopo tanto tempo, davanti al microfono principale e di sfruttare il suo talento vocale fin troppo spesso “dimenticato”.
Nick, infatti, è (ancora) un cantante eccezionale, e non sono pochi quelli convinti che come voce dei Kajagoogoo fosse addirittura più bravo di Limahl. Quanto a Minnemann, non ha più senso star lì a sottolineare di continuo il suo talento dietro i tamburi e in generale: Marco viene semplicemente da “un altro pianeta” per ampiezza strumentale e compositiva, quindi non stupisce che oggi sia il batterista più impegnato e ricercato su questo pianeta. Roger King, che il chitarrista dei leggendari Genesis Tony Banks ce l’ha praticamente “nel mignolo”, ha impresso ai singoli pezzi del debutto dei The Mute Gods il suo inconfondibile marchio simfoprogrock. Tutti e tre i polistrumentisti si sono spartiti con calma le parti di chitarra in studio, mentre è stato King a occuparsi dell’ottima produzione.
Il disco d’esordio dei The Mute Gods, »Do Nothing Till You Hear Fro Me«, è un minestrone stilistico quanto mai interessante, con elementi di symphonic prog, synthpop, prog metal e jazz fusion, cioè i generi che hanno segnato in modo decisivo tutto il percorso compositivo di Beggs finora. Le influenze dei tanti artisti con cui il virtuoso dai capelli biondi si è guadagnato la pagnotta in una carriera movimentatissima sono semplicemente innegabili lungo tutto l’album. Nei vari pezzi prevalgono per lo più arrangiamenti melodici con bei ritornelli, mentre ogni tanto al geniale trio “salta la vite” e si lascia andare con un ardore pazzesco all’improvvisazione fusion. Ovviamente non sarebbe una vera festa progrock se non fossero stati coinvolti anche un po’ di vecchi amici in veste di ospiti speciali, tra cui spiccano il tastierista Adam Holzman (Steven Wilson) e i due campioni della batteria Nick D’Virgilio (Big Big Train, ex-Spock’s Beard) e Gary O’Toole (Steve Hackett). La maggior parte dei testi di Beggs nel disco è piena di messaggi distopici e di uno sguardo sarcastico sulla società moderna in rovina.
L’opener, che è anche la title track, si apre con gli struggenti suoni del mini moog ed è stata ispirata dal famoso discorso dell’ex presidente americano Dwight Eisenhower, secondo cui gli USA sono sempre più dominati dal complesso militare-industriale, cosa che purtroppo si è rivelata più che vera e negli anni ha assunto dimensioni inquietanti. Il pezzo è segnato da armonie sontuose tra chitarra e tastiere, poggiate su complesse linee di basso e incisivi passaggi di batteria, che col tempo lasciano spazio a un ritornello ipnotico. Quest’ultimo ti si ficca in testa all’istante. A questo ottimo inizio segue »Praying to a Mute God«, che suona come un mix di tutte le band in cui il trio di virtuosi ha suonato, il che significa che non mancano complessi cambi di tempo, improvvisazioni folli e incantevoli arrangiamenti sinfonici, incoronati da un ritornello melodico. La ballata da natura morta »Nightschool For Idiots« ha un leggero sapore new wave che si fonde in modo eccezionale con il timbro di Beggs, ed è quindi, tra tutti i pezzi dell’album, quello più vicino a come potrebbero suonare oggi i Kajagoogoo. Il cupo »Feed the Troll«, in cui Nick nel testo si sfoga contro i “troll”, cioè la gente con troppo tempo libero che passa le giornate appesa a vari forum online a scrivere commenti offensivi e a diffondere odio, è una chicca art rock che a molti ricorderà, a livello di stile, i Saga. »Your Dark Ideas« è un altro pezzo ambient dal mood più oscuro, con un leggero retrogusto prog metal grazie a rozze parti di chitarra, linee di basso super groovy e acrobazie di batteria furibonde, mentre le armonie vocali suonano quasi post-apocalittiche.
Il positivo »Last Man On Earth«, costruito su un’ipnotica melodia centrale, offre un bellissimo contrasto, mentre lo strumentale d’impatto »In The Cross-Hairs« contiene riff di chitarra affilati, quasi metal, e complesse variazioni. Il melodrammatico »Strange Relationship« suona come un pezzo rimasto fuori all’ultimo momento dal capolavoro in studio di Steven Wilson, »Hand.Cannot.Erase«. Come stile è in tutto e per tutto in linea con quel disco, e alla voce principale al posto di Beggs si fa senza fatica immaginare Wilson. »Swimming Horses«, uno dei picchi dell’album, ha sontuosi arrangiamenti sinfonici, linee di basso che nitriscono e malinconiche parti di chitarra, mentre Beggs, sostenuto da una sottile melodia di pianoforte, sfoggia qui un approccio vocale per lui piuttosto insolito.
»Mavro Capelo« ha un’introduzione lenta, poi dopo il primo passaggio arriva un vero e proprio cataclisma strumentale, che piacerà a tutti gli appassionati di Steven Wilson, ma anche di Porcupine Tree e King Crimson. Il pezzo conclusivo, la splendida ballata »Father Daughter«, che per il suo battito e il suo messaggio (le scuse di un padre alla figlia) oltre a Steven Wilson sicuramente approverebbe anche il leggendario Peter Gabriel, è carica di atmosfera nostalgica grazie a sottili trame di tastiera e a una delicata melodia centrale, tenuta insieme dall’efficacissima combinazione tra la voce di Beggs e quella della cantante ospite Lula Beggs. Lula, come dicono già il cognome e il titolo del pezzo, è la figlia di Nick, nonché una giovane musicista promettente che si è già fatta notare più volte. A Nick e Lula è riuscito di creare uno dei più bei “dialoghi” musicali tra padre e figlia.
Era un po’ prevedibile che il trio di virtuosi che forma The Mute Gods, già col disco d’esordio, avrebbe piazzato uno dei candidati principali a miglior album prog/art rock del 2016. Con »Do Nothing Till You Hear From Me« Nick, Marco e Roger hanno dimostrato ancora una volta che, anche quando non suonano per altri artisti, sono dei veri “ragazzi del paese” quando si tratta di mescolare alla grande alcuni degli elementi più interessanti di prog rock, pop e fusion in un cocktail gustosissimo e rinfrescante. Nick ha ottenuto i suoi maggiori successi commerciali negli anni Ottanta come membro di un’attrazione pop, ma nell’anima è sempre stato un progster, e sembra che solo negli ultimi anni abbia davvero aperto la sua “valvola” sperimentale, che prima non era riuscito a sfogare del tutto. Come membro dei Mute Gods ha finalmente trovato la compagnia progrock giusta, con cui potrà dare vita a tante altre idee compositive a tinte sperimentali. Infine va detto che il trio di virtuosi ha dedicato il disco alla compianta leggenda degli Yes Chris Squire, un gesto davvero bellissimo da parte loro.
Formazione
Nick Beggs – voce, basso, Chapman Stick, chitarra, tastiere, programmazione
Roger King – tastiere, chitarra, programmazione, cori, voci aggiuntive
Marco Minnemann – batteria, percussioni, chitarra, pianoforte
MUSICISTI OSPITI:
Glenn Kelly – registrazione di voci etniche
Adel Ekladios – voce araba
Kevin Tang – voce in mandarino
Ricky Wilde – cori, tastiere, programmazione, chitarra
Frank van Bogaert – cori, tastiere
Gary O’Toole – batteria
Nick D’Virgilio – batteria, chitarra, tastiere
Rob Reed – tastiere, chitarra
Adam Holzman – tastiere, programmazione
Lula Beggs – voce, cori, FX
Produzione
Roger King
Tracklist
1. Do Nothing Till You Hear From Me (7:45)
2. Praying to a Mute God (5:06)
3. Night School for Idiots (6:00)
4. Feed the Troll (4:55)
5. Your Dark Ideas (4:41)
6. Last Man On Earth (bonus track) (5:30)
7. In the Cross-Hairs (3:18)
8. Strange Relationship (6:10)
9. Swimming Horses (7:05)
10. Marvro Capelo (bonus track) (5:10)
11. Father Daughter (4:09)