Do or Die

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Autore: Rok Klemše

Artista: Lene kosti
Uscita: 2010
Voto: 4.5/5

I Lene kosti sono uno dei capitoli più importanti della storia rock/metal slovena. Insieme a una manciata di altre band, hanno portato in Slovenia qualcosa che da queste parti non si era ancora mai visto: l’heavy metal! Tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta hanno scosso le acque della scena musicale della Jugoslavia di allora, stracolma di sdolcinati schlager, punk e rock (quello sì, spesso buono), e ci hanno portato la tradizione dei pionieri dell’heavy metal d’oltreconfine. Purtroppo i Lene kosti si sono sciolti troppo presto, ma due anni fa, sull’onda del risveglio di vecchie metal band scomparse in tutto il mondo, sono tornati sulla scena. Poco tempo fa hanno pubblicato la compilation Demo Tapes 1985-1987, e ora finalmente ci ritroviamo davanti il primo vero esordio tanto atteso, Do or Die, con cui i Lene kosti tornano sulla scena in trionfo.

Visto che la vendetta è un piatto che si serve freddo, i Lene kosti ci propinano come antipasto freddo un vero demolitore heavy metal, Warrior. Nella carne affondano subito, senza pietà, riff affilati come rasoi che ti sparano dritto sul campo di battaglia dell’heavy metal. Il suono delle chitarre su Do or Die è perfetto! I riff sono cristallini e si sentono chiarissimi, mentre le linee melodiche e contagiose dei fratelli Kavaš occupano il posto giusto nel tipico heavy metal dei Lene kosti, che dalla scuola dell’heavy metal classico di Judas Priest si distingue soprattutto per quello che si sente già nel pezzo d’apertura. Se per qualche istante ti stai sgranchendo il collo sulle chitarre heavy metal classiche da capogiro, dietro l’angolo ti aspetta già l’altra faccia dei Lene kosti: “lick” di chitarra bluesy, atmosfera da delta blues e allo stesso tempo da boogie rock ‘n roll sporco, come lo si può sentire da certi zii barbuti tipo gli ZZ Top. Un vero tocco che rende i Lene kosti unici anche sulla scena heavy metal mondiale. Ma se pensi che le chitarre sappiano sorprenderti, aspetta di sentire il malvagio dottor Milan Krušič. Polmoni e corde vocali, infatti, regalano una performance vocale davvero spettacolare. Milan in un momento strilla come Halford sotto steroidi, in quello dopo ringhia come un bulldog rabbioso, e dà il meglio di sé con una voce pulitissima come quella che si sente nell’inno boogie Stones of Death. La voce di Milan infonde un’anima a ogni singolo pezzo, con un approccio vocale cucito addosso al testo e al feeling di ciascuno. In Warrior e Iron Dragon Milan si trasforma in un generale impazzito che urla ordini a destra e a manca sul campo di battaglia, in Stones of Death suona come un narratore rilassato, in Uninvited Guest e soprattutto nell’ottima Sunrise come il suo malvagio e misterioso alter ego Dr. Evil, che vista l’atmosfera del pezzo si immagina facilmente come un Diavolo “sudista”, come lo interpreta alla grande Robert De Niro in Angel Heart. Proprio in Sunrise si presenta anche il primo ospite di grido, perché Mat Sinner (Sinner, Primal Fear) ha contribuito al pezzo con linee di basso dinamiche, che reggono uno scheletro ottimamente movimentato e davvero “groovy”. Esattamente a metà album si staglia lo strepitoso strumentale The Sting, in cui ai fratelli Kavaš alla chitarra si unisce il produttore Domen “D-y-z” Justin, che sfodera un assolo spettacolare, da spaccare tutto e da togliere il fiato, e che dura praticamente quasi l’intero pezzo. Ed è proprio qui che si respira al meglio il mix tra heavy metal old school e produzione moderna, perché l’assolo di Dyz si incastra benissimo nell’impalcatura dell’heavy metal anni Ottanta, e nel pezzo trova un ottimo posto perfino un classico assolo di batteria. È proprio il giovane Miha Nedoh ad aver dato ai Lene kosti quella vera potenza devastante che serve a una vera heavy metal band, mentre Justin ha fatto in modo che Do or Die offra probabilmente le batterie dal suono migliore di tutta la scena rock/metal slovena. I rullanti suonano potenti, convincenti e ultra incisivi, e vengono fuori soprattutto negli stacchi ottimamente studiati, completati dalle casse implacabilmente a siluro. Uno dei momenti migliori dell’album è la ballata acustica rinfrescata e ringiovanita Blind in Love, in cui Milan e Inez Osina (Brezno) si scontrano in un duetto da brividi che spezza il cuore, nei panni di due innamorati che, pur amandosi, non vedono più un futuro insieme. Krušič, con la sua probabilmente migliore performance vocale, interpreta l’amante spezzato a cui la ragazza, nei panni della voce angelica di Inez, non può più restituire l’amore, anche se vorrebbe. Le armonie vocali sono cantate in modo fantastico, con l’aiuto anche di Dyz, mentre Inez porta Blind in Love a un altro livello con il flauto, che nel finale del pezzo prende in mano le linee vocali. Una storia d’amore un po’ diversa è il classico Russian Girl, che Milan dal vivo introduce sempre chiedendo se abbiamo mai avuto una russa. Ancora no, ma dal testo del pezzo non ci tireremmo indietro, eheh. Oltre a offrire la miglior riga di testo della storia del rock sloveno – “We’re dancing all night kazachok, but in my bed it’s playing rock” – questa ormai popolarissima Rusinja si arricchisce con un assolo eccellente di un mito e una leggenda come Manni Schmidt (ex-Grave Digger). All’inizio di Time For Love emerge anche l’ottimo basso di Grega Brenko, che però ricorda molto l’intro di basso del classico dei Megadeth Peace Sells… In Rock Power Milan ci ricorda ancora una volta come suonerebbe Rob Halford se fosse orientato in modo leggermente diverso, mentre Play With Fire, ritornello eccellente a parte, è probabilmente il momento più debole dell’album, colpa soprattutto del riff centrale un po’ insolito e troppo allegro. Ma il retrogusto leggermente amaro viene rimediato dal dolce finale (visto che abbiamo cominciato in chiave culinaria, finiamo così) – l’orgasmico inno Do Or Die, che sfoggia un riffing eccellente, un Krušič incredibile e un ritornello così bello che alla fine viene voglia di venire al pezzo stesso!

Do or Die è pieno di heavy metal devastante, riff di chitarra affilati e rasati a zero, bombardamenti di batteria e una voce strillata e malata il giusto, a dimostrazione del fatto che l’heavy metal è vivo e vegeto anche da noi! In realtà l’unico punto debole dell’album è che contiene ben nove pezzi che si potevano già sentire sulla compilation Demo Tapes 1985-1987. Ma quei pezzi sono classici che si meritavano un vero trattamento da studio, e su Do or Die prendono vita sotto una luce completamente nuova. E siccome le nuove creazioni della band come Nightmare, Sunrise e The Sting suonano così bene, col principio del “ne vogliamo ancora!” mi piacerebbe sentire più pezzi nuovi. Proprio per questo, però, il nuovo lavoro in studio dei Lene kosti è ancora più atteso. Con Do or Die i Lene kosti hanno dimostrato che le ossa sono più che ben allenate, anzi, sono pronte per più maratone di fila!

Formazione

Milan “Dr.Evil” Krušič – voce
Marc Kavaš – chitarra
Giovanni Kavaš – chitarra
Grega Brenko – basso
Miha “Bomber” Nedoh – batteria

Produzione

Domen Justin

Tracklist

1. Warrior
2. Nightmare
3. Stones of Death
4. Uninvited Guest
5. I Got the…
6. Sunrise
7. The Sting
8. Iron Dragon
9. Blind in Love
10. Russian Girl
11. Time For Love
12. Rock Power
13. Do Or Die

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