Draw The Line
Artista: Aerosmith
Etichetta: Columbia Records
Uscita: 1977
Draw The Line mette insieme il meglio e, allo stesso tempo, il peggio delle “caratteristiche” di una delle più grandi hard rock band degli anni Settanta. Parliamo ovviamente degli Aerosmith. I ragazzotti ingenui di Boston, sulle ali di Toys In The Attic e soprattutto del fenomenale schiaffo rock di Rocks, si erano trasformati quasi da un giorno all’altro in pericolosi guerrieri del rock & roll, capaci di incutere timore e decisi a spazzare via qualsiasi concorrenza. Ma tutta la fatica per diventare i più grandi e i più bravi presenta inevitabilmente il conto, e con Draw The Line quel conto comincia a farsi sentire per la prima volta.
In fondo Draw The Line ricorda per tanti versi i suoi due predecessori più celebri: spesso trabocca di rock & roll di qualità, e non mancano né i tipici sbrocchi vocali di Tyler, né gli slide solo sporchi di Perry, né le linee di basso “da manuale” di Hamilton. Cosa manca, allora, al disco? Soprattutto, Draw The Line soffre di una cronica mancanza di vera energia “da decollo”. E se in passato il duo Tyler – Perry funzionava come una fabbrica affidabile di pezzi rock di livello, qui i due si perdono fin troppo spesso in idee musicali sfilacciate e, a tratti, perfino abbozzate. In questa situazione si rivela impotente persino un veterano della produzione come Jack Douglas, che in passato era riuscito a sistemare più di un guaio. Il vecchio volpone, stavolta, può solo assistere impotente al baratro che si allarga sempre di più tra i due signori, e che alla fine porterà al collasso totale del sistema e alla caduta dei fabbri volanti.
Anche se Draw The Line mostra già i primi segni dell'”apocalisse” in arrivo, ai veri amanti del rock & roll regala comunque parecchi momenti di gioia. Uno è l’opener, nonché title track, dove, a parte la voce convincente di Tyler, a dominare dall’inizio alla fine è lo slide di Joe Perry. La poesia semplice del rock & roll grezzo, rifinita con tutto il fascino dell’erotismo enfatico di Steven. Quanto funzioni bene questa combinazione irripetibile lo dice la successiva I Wanna Know Why, con cui però gli animi accesi si calmano un po’. Il pezzo saltellante ti entra in testa subito, soprattutto grazie alla solida sezione ritmica Hamilton – Kramer, che si prende una pausa anche con la fenomenale Critical Mass. Siamo di fronte a una delle migliori creazioni di Hamilton, assolutamente paragonabile ad altre due sue perle, Sweet Emotion e la ben più tarda Janie’s Got A Gun.
A questo punto ci imbattiamo per la prima volta in una specie di marce funky senza bussola che, grazie al fascino azzeccato di Tyler, riescono comunque a strapparti un sorriso. Get It Up e, di poco più digeribile, The Hand That Feeds sono fino a quel momento le due cose più bizzarre mai fatte dagli Aerosmith. Quasi bizzarra quanto il miracolo di Perry, Bright Light Fright, dove probabilmente non ci sarà chiaro ancora per un bel pezzo perché, avendo a disposizione uno come Steven Tyler, si debba affidare le parti vocali al lamento scolorito di Perry! Il funk rock torna in grande stile, insieme a un altro basso brillante di Hamilton, con Sight For Sore Eyes. L’esatto opposto è Kings And Queens di Whitford, un pezzo cupo, tematicamente molto vicino a Nobody’s Fault. Perle così e simili degli altri tre signori arrivano proprio a fagiolo, perché riempiono con successo le crepe lasciate dal rapporto Tyler- Perry, che si sta sgretolando lentamente ma inesorabilmente. Questi ultimi due danno di nuovo segni di vita con un’ottima cover del vecchio, caro Milk Cow Blues. Una versione dinamica che regala una valanga di duelli di chitarra elettrizzanti, il cui apice è un assolo di armonica a bocca di Tyler bello speziato. Sicuramente roba giusta per tutti gli amanti senza paura del blues rock sgangherato.
Nel complesso Draw The Line è in realtà un album molto solido, che però, accanto ai traguardi aero a alta quota di Toys In The Attic e Rocks, rappresenta comunque un bel passo indietro. Per tutti i veri fan degli Aerosmith, Draw The Line resterà soprattutto come l’ultimo album della formazione originale, per rivederla di nuovo insieme toccherà aspettare quasi un decennio.
Formazione
Steven Tyler: voce
Joe Perry: chitarra
Brad Whitford: chitarra
Tom Hamilton: basso
Joey Kramer: batteria
Produzione
Jack Douglas
Tracklist
1.Draw The Line
2.I Wanna Know Why
3.Critical Mass
4.Get It Up
5.Bright Light Fright
6.Kings And Queens
7.The Hand That Feeds
8.Sight For Sore Eyes
9.Milk Cow Blues
Durata dell’album: 34.59