Dre Hočevar Trio e la provocazione seducente della cultura free jazz al Kamfest (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Kamnik / Grad Zaprce / Slovenia
Data del concerto: 18.08.2016
Numero di spettatori: 20
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero)
Dre Hočevar è un musicista jazz incredibilmente prolifico che, nel terreno sfuggente e impossibile da afferrare del free jazz, la scena internazionale conosce sempre di più e, di conseguenza, apprezza sempre di più. Il musicista sloveno di stanza a New York è in origine batterista e percussionista, e a novembre di quest’anno ha in programma di pubblicare il suo nuovo lavoro in studio, intitolato »Transcendental Within the Sphere of Indivisible Remainder«. Quello che con il trio Transitory Museum of Minds, cioè in compagnia del sassofonista Michael Wroblewski e del tastierista Christian Balvig, si è presentato all’edizione di quest’anno del Jazz Cerkno, stavolta ha chiamato a raccolta nella formazione Dre Hočevar Trio il chitarrista Domen Gnezda e il sassofonista Cene Resnik. Il nome di quest’ultimo forse qualcuno di voi se lo ricorda ancora dai tempi in cui suonava nella fase iniziale della carriera dei Siddharta.
Piano, sobrio, libero e col cuore! Alle dieci di sera. Al castello di Zaprce. A Kamnik. Nell’ambito del Kamfest di quest’anno. La musica giusta per l’ambiente giusto. Davanti a un pubblico raccolto di venti ascoltatori. Dre, insieme a Domen e Cene, ha presentato in tutto solo due composizioni, ma lo spettacolo è durato comunque una buona oretta di musica. E che musica.
Hočevar, iniziatore delle forme musicali di base, con un tessuto connettivo appena percettibile e allentatissimo orienta gli stimoli dei tre musicisti verso una convivenza dentro un unico corpo musicale che si nutre di una fusione di idee del tutto libertaria tra forme jazz libere, di quelle che non si possono dirigere in anticipo, figuriamoci prevedere. Intuizione, consapevolezza sensoriale e, a ben vedere, reattività intuitiva. Sempre in un incredibile intreccio di ascolto reciproco e inseguimento tra i tre protagonisti. L’intesa era eccezionale. Dre ha tolto più volte i piatti e li ha poggiati »a testa in giù« su rullante e tom, tirando fuori dallo »strumento appena nato« altri suoni da bizzarria sperimentale, anzi diciamo da libertinaggio, che non sopporta granché di essere incasellato in forme musicali prestabilite e preferisce di gran lunga scoprire di continuo orizzonti musicali inesplorati. Come sempre, anche questo incontro è stato un’esperienza musicale assolutamente unica, frutto di un’interazione unica tra pubblico e gruppo. Irripetibile. A deciderne l’esito è il libero trasferimento di energia, che si incanala nell’ambiente del castello di Zaprce attraverso una dozzina di musicofili presenti, e che il trio, d’istinto e nel bagliore di una reazione del tutto spontanea, trasforma in un testo musicale unico. Forme sciolte e sfilacciate, in cui cercare livelli più alti di musicalità (cosa che il principio razionale di consumare la musica, quello a cui siamo abituati, vorrebbe a tutti i costi) è un’utopia totale, sconfinavano già nella buffonata del caos; eppure, nonostante tutta la follia musicale che sfrigolava ovunque, o (per smorzare il termine) la stranezza provocatoria ovvero la bizzarria e il dominio della provocazione sperimentale, proprio in questa stranezza mi ha catturato e incantato del tutto. Domen Gnezda si è aiutato spesso anche con il delay e con la memorizzazione di frasi, con cui creava un paesaggio sonoro intessuto di più pastelli sonori, ritrovo dei suoni più insoliti che si possano aspettare da quell’invenzione chiamata chitarra elettrica.
Verso la fine dell’esibizione la band ha sviluppato un’incredibile morbidezza, suonando di giro in giro sempre più piano, al limite dell’udibile, quando ad es. il lavoro delle mani di Cene Resnik e il suo soffiare nel sassofono ha coperto la sola risposta dello strumento stesso. Hočevar, con una sperimentazione avventizia, ha mostrato in che modo si possono sfruttare i tamburi e quante cose si possono tirare fuori da questo strumento. Anche colpendo il telaio dei tamburi o i piatti con leggeri colpetti a mani nude. Jazz nella maniera più bella di libertà assoluta, senza un briciolo di freno nella trasformazione dell’energia del momento, che il corpo musicale del trio veicola. Solo quella sera e mai più. La prossima esibizione sarà infatti tutta un’altra storia, una nuova avventura, anzi esperienza musicale. Dre Hočevar mette sullo stesso piano pubblico e musicisti. Tra i due mette un segno di uguale. Per Hočevar è chiaro infatti che anche lui impara di continuo dalle vibrazioni che il pubblico genera nell’ambiente del concerto, e per questo a fine concerto ha ringraziato il pubblico per l’esperienza in modo carissimo e sincero.
Quella buona ora è volata in un attimo. Parecchi, seduti lì, si sono messi a meditare, scivolando in uno stato ipnotico, al di là dell’empirismo logico a cui è sottoposto il funzionamento della nostra coscienza, e sono partiti per un mondo parallelo creato dalla musica del trio. Dre Hočevar Trio, nel suo formato musicale unico, ha preparato un vero sollazzo musicale, sfogliando come un depliant la sua storia free jazz, e ha fatto felice una dozzina di veri gourmet della musica, che quella sera si erano avviati verso il castello di Zaprce con una buona e valida ragione. E, ovviamente, hanno ottenuto esattamente quello per cui erano venuti.
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