Dream Theater : Systematic Chaos
Etichetta: Roadrunner Records
Data di uscita: 04.06.2007
Produzione: John Petrucci & Mike Portnoy
Durata dell’album: 78.45 min
Genere: Progressive Metal
Incredibile! Che cosa si può dire ancora dei Dream Theater? Ogni due anni ci arriva un loro nuovo album in studio. Bravi ragazzi, non ho parole. “Systematic Chaos” è il titolo di quello nuovo. Il titolo, a dire il vero, non combacia con il razionale infilarsi di scale scolastiche costruite a regola d’arte a cui la band ci ha abituati, e nemmeno con le formiche raffigurate in copertina, simbolo di un rigido ordine sociale gerarchico, ma intanto, sotto la pioggia di un uragano furioso di sequenze regolari di note scelte da manuale, i Dream Theater creano un vero caos sistematico. Eccome, sì! Titolo azzeccatissimo. Ma in logica un caos può mai essere ammesso, signor Cartesio?
Il nuovo album ovviamente non ha alcun concept, i Dream Theater oggi non trovano più il tempo per roba del genere. In compenso il disco è di nuovo più duro, affilato in chiave metal e, rispetto al predecessore “Octavarium”, molto più frammentato, nonostante la suite di 24 minuti che regge “Octavarium”, visto che I Walk Beside You è un lampo di genio che ai Dream Theater non riusciva dai tempi di Peruvian Skies. Petrucci ha dichiarato in un’intervista che l’unica cosa che i ragazzi hanno tenuto consapevolmente a mente preparando il nuovo album è stata evitare rigorosamente melodie delicate da spezzare il cuore. “Systematic Chaos” è una bella dose di assalto a colpi di motosega, le solite orge metal della band, e quindi torna a essere più vicino a “Train Of Thought” (2003). Ma conserva quella complessità che dei Dream Theater conosciamo fin troppo bene.
Il nuovo album dimostra che la band ha perso la bussola già da un pezzo. Oggi i Dream Theater sembrano un’unità che non sa bene cosa voglia davvero esprimere attraverso il proprio prisma di concepire l’arte musicale. Sembrano un bambino che ha provato tutti i giocattoli del mondo, e da questo punto di vista risultano parecchio pomposi e soffocanti. In effetti, dopo “Metropolis pt. 2.: Scenes From A Memory” (1999) assistiamo a una frammentazione sempre più spinta dei brani, alla ripetizione dei motivi, a una cronica mancanza di freschezza nel potenziale di nuove idee creative. I Dream Theater, ovviamente, cercano di compensare il fatto di non sapere più con precisione cos’altro vogliano mostrare con un mare di note, con un complicato serpeggiare tra le combinazioni più impossibili di ritmi sovrapposti, progressivamente spezzati, s’intende. Tutto questo naturalmente toglie il fiato, è di sicuro appariscente, perché si vanta di spostare di continuo il limite del possibile ogni volta che ci mette mano il fattore umano, in questo caso il modo più veloce immaginabile di suonare gli strumenti. Oggi i Dream Theater sembrano un gigante goffo che rompe ogni cosa che tocca. Suonano rigorosamente a tutta forza, in modo crudo, razionale e con l’obiettivo di raggiungere velocità a tratti “supersoniche”. In questo caos euforico, però, si sono dimenticati di esprimere un’essenza chiara, quella che molto spesso nasce proprio dalla semplicità e dalla concisione. Sembrano un campione del mondo di “wrestling” che ha steso tutti gli avversari e ora, nella finale di tutte le finali, cerca di stendere anche se stesso.
“Systematic Chaos” è un album riempito fino all’osso, per quanto riguarda il minutaggio. Il che dimostra solo che alla band oggi interessa poco mettere in risalto i momenti di qualità, o dedicarsi a includere nei dischi soltanto il meglio di ciò che compone. O forse sono convinti, sbagliando di grosso, che tutto quello che mettono insieme sia comunque il meglio? Inoltre l’album non nasconde la recente ossessione della band per il rifacimento dei classici dei pesi massimi, come Metallica e Iron Maiden. Forsaken e Prophets Of War non nascondono i parallelismi con i classici Iron Maiden o con il miglior Bruce Dickinson nel riff principale. The Dark Eternal Night e Constant Motion sono, nei motivi di base, copie dirette dell’eredità dei Metallica, sia nel modo di cantare sia nei riff principali, con thrasheggiamenti a destra e a manca, un thrash che le vere band thrash padroneggiano in modo davvero soddisfacente. Dov’è il vostro heavy metal, ragazzi, quello del debutto “When Dream And Day Unite” (1989)? Qualche momento interessante in più del nuovo disco lo porta Repentance, che ha il maggior controllo nel creare equilibrio tra chitarra e tastiere e, nei passaggi più calmi, un livello invidiabile di atmosfera.
I pezzi più lunghi, The Ministry Of Lost Souls e la conclusiva In The Presence Of Enemies pt. II, come da copione portano, per la gioia di tutti gli assetati fan dei Dream Theater, due brani che per la durata che hanno meritano ammirazione. In generale il primo dei due porta con sé, insieme a Repentance, un altro momento compositivamente più emozionante del disco, composto da due parti separate tra loro. Una prima parte di sette minuti sognante e ad alta atmosfera, che i ragazzi trasformano con maestria in un assalto di progressive metal, cosa che ovviamente sanno fare meglio di chiunque, con il ritorno dell’atmosfera e della melodia della prima parte nel finale. Il pezzo ha un filo rosso e non contiene nemmeno un briciolo di esagerazione! Anche In The Presence Of Enemies pt. II porta quello che i Dream Theater fanno da sempre con grande intensità! Mettere insieme complessità tecnica ed elementi heavy metal in una specie di convivenza, nonostante la scarsa inventiva nei momenti in cui usano riff metal, che uno dopo l’altro suonano presi in prestito, tant’è che The Ministry Of Lost Souls e Redemption restano i momenti migliori dell’album, per quanto riguarda l’espressione del “dreamtheaterismo”. È interessante anche che Jordan Rudess sul nuovo disco non sia così espressivo come su “Octavarium”. Si rifugia soprattutto in una tavolozza di suoni parecchio ridotta. Per questo il nuovo album da questo punto di vista zoppica, perché i momenti di sperimentazione sono molto rari. Il che sul disco sottolinea ancora di più la svolta metal della band.
“Systematic Chaos” per i Dream Theater non rappresenta alcun passo avanti. Conferma che la band non sa più comporre motivi espressivi (propri) come quelli che restavano in testa fino al 1999 compreso. Possibile che davvero non sappiano più scrivere qualcosa di simile a ciò che portava “Falling Into Infinity” (1995)? Semplicemente, nel bisogno di dimostrare potenza, velocità e una precisione insuperabile, e nel voler soddisfare l’esigenza primaria dei fan, ogni tanto esagerano. Sì. Anche i Dream Theater possono diventare noiosi. L’album, per quanto riguarda il rispetto delle regole dei manuali e dei regolamenti di musica scolastici, è buono (ma è mai possibile un brutto album dei Dream Theater, in questo senso?), però sul piano artistico i Dream Theater con questo disco si limitano a pestare i piedi sul posto, in modo regressivo.
di: Aleš Podbrežnik
voto: 7.5 / 10
Tracklist:
1. In The Presence Of Enemies pt I.
2. Forsaken
3. Constant Motion
4. Dark Eternal Night
5. Repentance
6. Prophets Of War
7. Ministry Of Lost Souls
8. In The Presence Of Enemies pt II.
Formazione:
James LaBrie – voce
John Petrucci – chitarra
Jordan Rudess – tastiere
John Myung – basso
Mike Portnoy – batteria