Društvo mrtvih pesnikov è vivissimo anche nel mortorio dell’Orto (2013)
Fotografije: Jerneja Jerak
Kraj: Orto bar / Lubiana / Slovenia
Datum koncerta: 24.04.2013
Število obiskovalcev: 30
Cena karte: 10 €
Quando senti le parole »Društvo mrtvih pesnikov«, pensi prima al film o alla band? Se la risposta è la seconda, allora dovevi esserci al concerto dei Društvo mrtvih pesnikov all’Orto bar, dove, sotto il sottotitolo »jagodni izbor«, hanno suonato all’Ortofest. Perché? Se non altro per il divertimento, e comunque per principio, per sostenere la band – al concerto non so se ci fossero più di 30 persone, e anche quella è con ogni probabilità una cifra troppo generosa.
Nonostante l’attesa che arrivasse più gente, la band prima o poi doveva pur partire – e anche così è successo un’ora dopo l’inizio ufficiale. L’Orto bar sapeva di mortorio, sembrava davvero morto… tutto urlava di un vuoto, di una sensazione di roba trapassata. I Društvo mrtvih pesnikov sono passé? Se la tua risposta è sì, allora non li hai mai amati davvero. Perché i Društvo mrtvih pesnikov sono stati gli unici che quella notte all’Orto bar non erano morti.
I Društvo mrtvih pesnikov ormai sono praticamente un’istituzione del pop/rock sloveno. Hanno una bella collezione di hit, qualche album, ma soprattutto una lunga carriera e un sacco di esperienza dal vivo. Però direi che per loro il punto di svolta è stato quando nella band è entrato il chitarrista Peter Dekleva (Adam, Srečna mladina ecc.). È stato lui il fattore che, oltre al fascino radiofonico e ai tipici stilemi del rock classico, ha dato al suono della band una dose di audacia, un senso di esplorazione e di superamento dei limiti, persino di sperimentazione. Peter Dekleva ha trasformato da solo i Društvo mrtvih pesnikov da tipica band pop/rock in un gruppo estremamente interessante. Vale sia per il suono sia per l’energia – il suo ondeggiare sul palco ormai è leggendario. E valeva per entrambi anche al concerto di stavolta.
Avevo quindi bollato i DMP come una tipica band pop/rock – »decorata« da un frontman di media carisma, grande orecchiabilità, un’incisività rock a misura di radio, qualche ballatina per gli innamorati e qualche momento rock classico per chi beve birra. Finché, ovviamente, il discorso non cade su Dekleva. Un musicista che infila un certo azzardo anche negli schemi pop più triti. Che inserisce la sua sperimentazione, in modo quasi rischioso, dentro le forme della musica pop. Ed è proprio questo che lo rende così grande. Non la sperimentazione fine a sé stessa, ma sperimentare dentro una forma abbastanza conservatrice, abbastanza chiusa quando si parla di suoni ignoti e avventurosi. E a Dekleva riesce proprio questo – nelle ballate gioca con le oscillazioni del delay, nelle linee più rock con i suoni spaziali dei sintetizzatori, e ogni volta che può aggiunge il suo ormai marchio di fabbrica – un colpo sulle corde dietro il ponticello (in realtà dietro la paletta, oltre il capotasto) che restituisce il feedback dell’amplificatore e risuona in modo pazzesco. Ed è proprio ogni trovata sperimentale di questo tipo a incastrarsi alla perfezione nella musica di cui Dekleva fa parte.
I Društvo mrtvih pesnikov hanno dunque ignorato il poco pubblico e si sono invece – divertiti. Un’ora e mezza buona di repertorio è stata, come annunciato, un vero »jagodni izbor«, in cui hanno suonato dai loro hit (»Komu zvoni«) a pezzi più bizzarri e fantasiosi, come per esempio »Pingvin«. Per non dare del morto a tutto il resto dell’Orto bar – il pubblico è uscito dal concerto sicuramente soddisfatto, e chi non era fotografo o non stava filmando ha pure ballato (anche se pochissimo).
Alla band va quindi sicuramente riconosciuto proprio questo – suonano allo stesso modo per uno e per mille persone. La nonchalance non sanno cosa sia, e per citare il cantante Alan Vitezič: »Za vas bomo garali in se ob tem zabavali.« Ed è proprio questa frase che quella notte (e probabilmente anche tante altre) ha riassunto i DMP.
Galerija slik

























