Dub Naturalis

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Dubzilla
Etichetta: ZARŠ Records
Uscita: 2014
Durata: 45:38
Voto: 4.5/5

Incroci la sacra »scricciolo« rettile giapponese Godzilla con il dub e? Ottieni Dubzilla. Un quintetto bello tosto, la cui premessa musicale giura in origine sul fondare i ritmi sulla dub music così come sul roots reggae, ma che in questa lega ritmica fa entrare un sacco di pastelli di altri generi musicali, il tutto culminando in una singolare originalità autoriale.

»Dub Naturalis« è il secondo album della band e approfondisce gli spunti musicali dell’omonimo esordio del 2011. Visto che l’esordio »Dubzilla«, con la sua acutezza e brillantezza autoriale, era considerato una delle »confessioni«  in studio più interessanti ed emozionanti del sottobosco rock sloveno (su RockLine si è guadagnato tutte e cinque le stelle), le aspettative su cosa avrebbe offerto il successore »Dub Naturalis« erano enormi.

»Dub naturalis« non porta più quel »dolce shock« e quelle sorprese che aveva l’esordio, il che vuol dire che i Dubzilla fin dalla partenza si sono scolpiti un’identità riconoscibilissima sulla scena rock alternativa slovena. Anche »Dub Naturalis« resta un album pieno di metafore sarcastiche, i Dubzilla sono lucidi senza limiti pure qui, spacciano una presa in giro pungente e allo stesso tempo rispecchiano in modo caustico le scoperte moderne di quella che la virologia chiama »errore della civiltà umana«. I brani, come c’era da aspettarsi, sono di nuovo un po’ più lunghi. Si sviluppano con calma e con grande feeling, che la band sa seguire anche con uno »stacco«. Si basano su un marcato ondeggiare dub e sul regno dei toni bassi. Tutti i brani portano nel titolo la parolina »dub« legata a un aggettivo della premessa di fondo del loro messaggio. Unica eccezione: Zmagovita dirka. Un pezzo lucido ma di critica sociale, in cui non risparmia la sua lingua affilata il vocal riconoscibile, ubriaco-sgraziato e ruvidamente svuotato di Klemen Klemen. In questo incontro si è visto che il suo celebre approccio da »predica ritmica« funziona a pieno sangue con la »tabellina musicale« dei Dubzilla. Deviazione assoluta dell’album. Lucidissimo e divertente. Ma nel bilancio finale, come messaggio, spietatamente coi piedi per terra.

»Dub Naturalis« è un prodotto impostato in modo più complesso rispetto all’esordio. Particolarmente cara in questa esplorazione è Dub Hunting Season, che cambia forma di continuo con efficacia mantenendo però la compattezza (non si sfalda).. Allo stesso tempo l’album ha uno sguardo ancora più cupo di quanto valesse per l’esordio. È pieno di campionamenti, furbate trip hop con l’aggiunta di registrazioni di giradischi nell’arrangiamento degli scenari sonori, e queste due spezie sono sempre inserite in fitte cortine di riff di chitarra e tastiere. La produzione è spiccatamente organica, calda, morbida. I Dubzilla alzano l’atmosfera nei brani poco a poco. Giro dopo giro di ripetizione della forma musicale scelta (motivo) aggiungono uno strato sonoro sull’altro e così drammatizzano da maestri e approfondiscono lo sviluppo degli stati d’animo dentro i pezzi. Nonostante il »contorcersi del suono«, l’album mantiene un marcato colorito organico. Grazie alle tastiere dominanti, che usano i suoni tradizionali dell’età d’oro del rock, compreso il riconoscibile suono del dulcimer. A tratti l’album, con la sua ripetitività post rock, risulta anche ipnotico. Può portarti in un mondo parallelo oltre lo stato reale (Nearness Dub). Un mondo unico dei Dubzilla. Ed è anche una delle visioni di base della creatività musicale del gruppo, che funziona sempre in modo pienamente convincente. Uno dei suoi assi vincenti, che ti conquistano subito. Di esplosioni frenetiche nell’album non ce n’è quasi nessuna. Una la offre l’urlo schizofrenico registrato nella parte »da capogiro« di The Great Dubiator (verso la chiusura del brano).

Album  per la sua stratificazione, nonostante lo sguardo ipnotico rivolto verso l’interno, è un osso più duro da rosicchiare. Il che significa che i Dubzilla, come gruppo strumentale, valgono come spiccatamente sperimentali, senza limiti nel consegnarsi in modo provocatorio a nuove dimensioni musicali. »Zappa sul dub«? Il paragone non è nemmeno così fuori luogo. Visto che nell’album nascono un sacco di germogli di jazz, devono assolutamente dargli un ascolto anche gli amanti di artisti come Medeski, Wood & Martin, o addirittura i Beastie Boys nelle loro varianti strumentali (album »The Mix-Up«, 2007). Se non altro, ai due artisti citati i Dubzilla  sono accomunati da somiglianze occasionali nell’uso delle tastiere, dai trucchi di campionamento e da spunti di avanguardia. Con tutta la lucidità, però, i Dubzilla tengono ovviamente spazio anche per un umorismo provocatorio da paginetta porno-plasma (piccolo momento Zappa), che incarna in modo efficace la »stoccata« finale Linda Love Dub.  

Non voglio farla lunga. L’album è intessuto a più strati, disegnato con cura, curato nei dettagli. Con un feeling eccezionale. Non ci sono mosse superflue, e non manca nulla. I Dubzilla sono una formazione art scolpita nella roccia, che sa benissimo cosa vuole servire quando segue la propria visione musicale. Con »Dub Naturalis« approfondiscono la portata della loro originalità autoriale e rafforzano la loro posizione nel sottobosco musicale sloveno, il che vuol dire che i Dubzilla valgono come una delle formazioni più geniali e musicalmente elettrizzanti, piena di trovate insolite e scherzi, che entusiasma di continuo con una concretezza di contenuti tutta da toccare con mano. »Dub Naturalis« è un album che esplorerai per un bel pezzo. In questa ipnosi cerebrale è contagioso subito, ma nella composizione la sua complessità richiede molti più ascolti. Tutto questo, però, nel bilancio complessivo ripaga l’ascoltatore a piene mani, perché nell’album non c’è un attimo che rubi tempo a chi ascolta! È chiaro che la band te la devi assolutamente godere anche sui palchi dei concerti. In compagnia di una smotka arrotolata con cura con la tua erba preferita. 

Formazione

Dejan Slak – tastiere, sintetizzatore, effetti
Luka Švajger – chitarra
Črt Zorko – basso
Tomaž Rifelj – batteria
Saša Serban – campionamenti, effetti

MUSICISTI OSPITI:
Klemen Klemen – voce nel brano n. 4.
Simon Stojko Falk – scratch
Maša Slana – violino
Damir Jazbec – armonica a bocca
Malala Tina Rakotorahalahy Serban – voce 

Produzione

Igor Vuk

Tracklist

1. Dublajkov
2. Kaly Dub
3.The Big Dubowski
4. Zmagovita dirka
5. Dub Hunting Season 
6, The Great Dubiator
7. Nearness Dub
8. Linda Love Dub 

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