Duetto unplugged Brian May e Kerry Ellis: l’ipnosi dell’intimità per una serata di magia musicale perfetta (2013)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Grado / Diga Nazario Sauro / Italia
Data del concerto: 16.07.2013
Numero di spettatori: 2500
Prezzo del biglietto: 50,00€
La leggenda della chitarra e stimato astrofisico Brian May, diventato famoso come membro di una delle migliori rock band di tutti i tempi, gli indimenticabili Queen, ha fatto tappa a Grado (in sloveno: Gradež) insieme alla cantante e attrice trentaquattrenne Kerry Ellis durante il loro tour congiunto ‘The Born Free Tour’, in questi giorni sede di un festival musicale estivo locale. Rispetto al tour precedente, ‘Anthems: The Tour’, dal taglio parecchio pomposo, la collaborazione di quest’anno si muove in un’atmosfera molto più intima, a taglio acustico e a lume di candela, mentre May ed Ellis presentano i pezzi dell’album dal vivo »Acoustic By Candlelight« (2013). Allo stesso tempo, con il tour in corso e per conto della fondazione Born Free, cercano di richiamare l’attenzione sui gravi crimini dell’umanità contro la natura, tra cui rientra senza dubbio la caccia agli animali selvatici e la loro triste fine, prima o poi, in cattività. A questo scopo, tra le proiezioni sul palco compaiono più volte animali di vario tipo, come un leone o un tasso.
Il loro tour finora, durante il quale eseguono anche alcuni amatissimi classici dei Queen e brani più o meno noti di altri autori, ha raccolto tantissime critiche positive, quindi era interessante vedere da vicino come funziona la leggenda della chitarra, ogni tanto anche cantante, in compagnia di una collega decisamente più giovane, con cui anche a livello vocale si completa alla grande. Per la terza parte del tour, che comprende quattro date del duo in Italia, più che in qualsiasi altro paese dell’Europa continentale, si può dire che difficilmente si sarebbe potuta trovare una cornice più bella della località di mare di Grado, dai nostri vicini occidentali. Si prospettava un vero e proprio banchetto musicale per tutti i buongustai della musica.
Dopo un’introduzione davvero divertente, con la proiezione di un breve cartone animato satirico che racconta il messaggio di fondo della fondazione Born Free, sul palco è entrato il maestro May con la chitarra acustica in mano. Già un attimo dopo è arrivata anche la sua giovane collega, che con la sua voce ha convinto subito chi non conosceva la sua produzione precedente del perché collabori con successo da anni con il celebre chitarrista. Ellis, come ha ammesso lei stessa, non riesce a raggiungere note alte come quelle di uno dei suoi grandi modelli vocali, Freddie Mercury, per cui i brani dei Queen più impegnativi dal punto di vista vocale quella sera non sono rientrati in scaletta. Gli aerosol benefici del mare, però, non hanno fatto un gran bene all’accordatura delle corde della chitarra acustica di May, cosa emersa già con il primo pezzo della serata, »Born Free«, quando il veterano della chitarra, abituato a ben altro, ha scosso la testa già nei primi secondi perché la sua chitarra non suonava come doveva. Ci ha messo sicuramente lo zampino la vicinanza dell’umidità e del sale marino, visto che dal palco si apriva una vista ampissima sul mare lì accanto.
Forse è stata proprio la rabbia silenziosa che covava sempre più nella leggenda della chitarra a far dimenticare a Ellis di attaccare il verso successivo del testo. Questo ha costretto i due a interrompere l’esecuzione e a scusarsi col pubblico per la goffaggine iniziale, cosa che May ha accompagnato con il tipico sarcasmo inglese. Da lì in poi, dal brano »Butterfly (Something That Glitter)« in avanti, il concerto è filato liscio secondo i piani e non ci sono stati più grossi problemi, anche se la chitarra acustica in questione per un po’ non è stata proprio ‘obbediente’. Del resto, a lato del palco il maestro May aveva una collezione piuttosto ricca di chitarre elettriche e acustiche, tanto che ha cambiato modello parecchie volte. Alle tastiere ad accompagnare fedelmente May ed Ellis c’era Jeff Leach, responsabile degli arrangiamenti sinfonici che hanno arricchito parecchio il carattere in gran parte acustico delle varie esecuzioni.
Una delle sorprese più belle è stata la riuscitissima versione dell’evergreen dei Kansas, la ballata »Dust in the Wind«, che Ellis ha cantato con un ardore tutto particolare. Come c’era da aspettarsi, a scaldare di più il pubblico sono stati i classici dei Queen, come la leggendaria ballata d’amore »Somebody To Love«, mentre l’esecuzione di »No-One But You (Only the Good Die Young)«, brano postumo dei Queen del 1997, è stata un’altra sorpresa. Con la cover di Marvin Hamlisch, »The Way We Were«, May ed Ellis sono andati avanti con interpretazioni davvero sentite di alcuni classici amatissimi, tra cui sono finiti anche gli evergreen dei The Beatles »Tell Me What You See« e il capolavoro di George Harrison »Something«. Parecchio fermento, soprattutto tra il pubblico di casa, lo ha provocato l’arrivo di Irene Natalie Fornaciari, figlia del popolare intrattenitore musicale italiano Zucchero Fornaciari, come ospite speciale alla voce su due brani. Lei ha giustificato in pieno la sua presenza sul palco e ha alternato con successo italiano e inglese nel canto, ma nonostante un talento vocale non da poco non è stata all’altezza di Ellis.
Una bella sorpresa, per quanto riguarda le esecuzioni dei classici dei Queen, è stata la riuscita versione di »Life Is Real (Song For Lennon)«, ballata peraltro ottima dall’album »Hot Space« (1983). Il leggendario chitarrista l’ha dedicata al suo compagno di band scomparso, ai tempi dei Queen. Particolarmente bella è venuta l’esecuzione della ballata fantascientifica »39«, in cui May si è dimostrato ancora una volta voce solista, mentre su »Love Of My Life« si sono messe in luce entrambe le star vocali della serata. Il pubblico è letteralmente esploso quando May ha preso in mano la sua famosa chitarra Red Special, che molti anni fa si è costruito da solo e con cui ha suonato il suo assolo. Un esperimento piuttosto insolito, ma comunque divertente, è stata la versione hillbilly del classico dei Queen »Tie Your Mother Down«.
La conclusione della parte ufficiale dell’esibizione con la comica »The Kissing Me Song« e un po’ troppo scontata, ma obbligatoria, »We Will Rock You« è arrivata proprio quando l’atmosfera tra il palco e gli 800 spettatori circa aveva toccato il suo apice. Per il bis il chitarrista ormai brizzolato, ma ancora riconoscibile con i suoi lunghi capelli ricci, e la sua accompagnatrice vocale bionda hanno suonato l’ultimo classico dei Queen della serata, la risposta di Freddie a Elvis e il loro traguardo più basilare, rock’n’roll, cioè »Crazy Little Thing Called Love«, pensato prima di tutto per far divertire le folle. Non proprio la chiusura che la maggior parte dei fan dei Queen avrebbe voluto (si è sentita soprattutto la mancanza di »We Are the Champions«, che tradizionalmente dovrebbe seguire l’inseparabile »We Will Rock You«), ma comunque un bel finale per una fantastica serata di musica volata via troppo in fretta, in compagnia di una leggenda della chitarra e della sua talentuosa compagna di palco.
Il live con May ed Ellis sul lungomare di Grado ci ha regalato un’altra bella prova di quanto possa essere molto più autentico e intimo un concerto su un palco piccolo e davanti a poche persone, rispetto a tanti megalomani show negli stadi giganteschi, dove si riversa una massa enorme di gente anche per potersi vantare poi con gli amici di quale grande nome della musica si è visto da poco, mentre la musica di solito resta da qualche parte in secondo piano.
Scaletta
1. Intro
2. Born Free
3. Butterfly (Somethings That Glitter)
4. Dust in the Wind
6. Somebody To Love
7. The Way We Were
8. Can’t Help Falling in Love
9. Something
10. No-One but You (Only the Good Die Young)
11. Guitar Solo
12. Love of my life
13. Tie Your Mother Down
14. The Kissing Me Song
15. We Will Rock You
—bis—
16. Crazy Little Thing Called Love
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