Echoes
Artista: California Guitar Trio
Etichetta: Inner Knot
Uscita: year
Voto: 4/5
I California Guitar Trio si sono presi una pausa bella lunga tra l’album “White Water” (2005) e questo nuovo, fresco “Echoes” (2008). Il trio di chitarre acustiche, che ultimamente porta quasi sempre con sé sul palco il maestro del basso Tony Levin, con le sue uscite ha raccolto una popolarità inaspettata che continua solo a crescere. Il nuovo album i California Guitar Trio l’hanno pubblicato con la propria etichetta Inner Knot, quindi controllo totale. A differenza di “White Water”, “Echoes” è fatto interamente di cover.
La parte iniziale del disco (le prime tre tracce) gira in quinta, quindi veloce e pimpante. The Cruel Sea (orig. The Dakotas) e soprattutto la successiva Music For A Found Harmonium (orig. Penguin Cafe Orchestra) mettono in mostra i marchi di fabbrica della band: l’ottimo intreccio armonico delle chitarre che riempie tutto il quadro sonoro, la capacità del trio di inventarsi arrangiamenti personali e pieni di spirito che trasformano l’originale in un’esperienza completamente nuova, nel tipico e inconfondibile stile California Guitar Trio. La band continua a puntare forte sulla tradizione della musica classica e così ha messo in musica (a modo suo) un pezzo della Quinta di Beethoven, che sfreccia in un selvaggio intreccio surf, tanto che alla fine, con tutta la velocità che il trio sprigiona, non capisci più se sei ancora a Unmei (in traduzione “destino”) o se i CGT sono già arrivati a Il volo del calabrone.
I due picchi dell’album, invece, stanno proprio nel mezzo. Prima di tutto parliamo di Echoes (orig. Pink Floyd). Già questo pezzo da solo vale tutto il disco. Tutto quello che cerchi, con lei lo trovi. Un arrangiamento sbalorditivo, il cui artefice principale è Paul Richards, che nella parte iniziale suona incredibilmente vicino all’originale. I ragazzi hanno rafforzato ulteriormente l’espressività della loro versione del classico dei Pink Floyd con strumenti speciali, inseriti in questo puzzle emozionante e super atmosferico: parliamo di violectra e theremin. Certo, Echoes è accorciata quasi della metà rispetto all’originale, e nella versione CGT sono messi in risalto solo i motivi principali, con un momento sognante ed esoterico sempre in primo piano. Richards ha lavorato da maestro sulle linee di Gilmour con effetti speciali e soprattutto con l’uso dello slide da dito, mentre Lams sostituisce per lo più le armonie vocali. Lo spirito e l’ambizione del trio continuano a brillare con intensità immutata nel classico di Mike Oldfield Tubular Bells, che i ragazzi hanno accorciato con lo stesso metodo, lasciando solo gli elementi musicali più importanti, così che la loro versione dura ora “solo” otto minuti abbondanti. Tubular Bells non è stato certo un osso duro come Echoes, e il risultato non è nemmeno così interessante, perché nelle mani del trio la monotonia delle ripetizioni punge un po’ le orecchie. Mancano semplicemente gli altri strumenti, ma se ci fossero, il trio perderebbe il suo fascino. Nel complesso, anche Tubular Bells nelle mani del trio spacca, con un’originalità davvero impressionante.
Bohemian Rhapsody (orig. Queen) sorprende con la sua copia fedelissima dell’originale. È una registrazione acustica perfetta, in cui il trio si affida soprattutto alla sua enorme conoscenza e padronanza della tradizione classica. La sorpresa dell’album è che, per la prima volta in carriera, la band ha deciso di usare le voci in un brano. Per l’occasione ha chiamato lo stravagante indie rocker Bonnie “Prince” Billy, che con il suo approccio “chill out” ha dato un tocco speciale a And I Know (orig. Krokodil). Le chitarre, ovviamente, perdono il ruolo dominante nel momento in cui arriva la voce, e il trio in questo modo ci mette “qualcosa di suo”. Alla fine, con ruoli divisi in modo simile, i ragazzi si confrontano con il classico dei Lynyrd Skynyrd Freebird, che portano a spasso con un tocco reggae rilassato, simpaticamente movimentato e pieno di sarcasmo. Anche stavolta Bonnie “Prince” Billy si rivela una scelta di prima classe per trovate così ben accordate.
Il nuovo album della band dimostra che il trio continua a crescere e a evolversi artisticamente. Ancora una volta è un disco completamente diverso nel loro percorso. Un album di sole cover che, nel caso dei California Guitar Trio, i quali con tante riletture del genere in passato hanno dimostrato di averle nel sangue, non è più nemmeno una particolare sorpresa. È solo l’ennesima conferma di un’unicità totale, di una riconoscibilità e di una singolarità espressiva ed artistica. I pezzi sono ristrutturati in modo così particolare che l’ascoltatore, a conti fatti, perde la sensazione di ascoltare delle cover. “Echoes” è un nuovo album per i veri buongustai della musica e per gli amanti dell’eccentricità della sperimentazione puramente acustica.
Formazione
Bert Lams – chitarra acustica
Hideyo Moriya – chitarra acustica
Paul Richards – chitarra acustica
MUSICISTI OSPITI:
Bonnie “Prince” Billy – voce nei brani #8. e #9.
Pat Mastelotto – latta d’olio nel brano #9.
Tony Levin – basso, “NS Upright” nei brani #5. e #9.
Kevin Ratterman – tamburello e “shaker” nel brano #9.
Pamelia Kurstin – theremin nei brani #4. e #5.
Davide Rossi – violectra nel brano #4.
Jamie Masefield – mandolino nel brano #8.
Tom Griesgraber – basso, Chapman stick nei brani #4. e #5.
Tyler Trotter – armonica a bocca, “Fender Rhodes”, campanello, “moogerfoogers” nei brani #4., #5. e #8.
Produzione
Tyler Trotter
Tracklist
01. The Cruel Sea
02. Music for a Found Harmonium
03. Unmei
04. Echoes
05. Tubular Bells
06. Pastorale
07. Bohemian Rhapsody
08. And I Know
09. Freebird
Durata album: 54.40