Eldorado : A Symphony
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Electric Light Orchestra
Etichetta: Legacy Recordings
Uscita: 1974
Voto: 5/5
Eldorado, la leggenda dei conquistadores sulla città d’oro perduta di un’antica civiltà mesoamericana, è rimasto per generazioni il sogno irrealizzato di un sacco di avventurieri sconsiderati. Per i leggendari avventurieri art rock britannici Electric Light Orchestra, invece, in un senso un po’ traslato della parola, ha rappresentato la realizzazione dei loro sogni artistici. “Eldorado” (spesso chiamato anche “Eldorado, A Symphony”) è stato infatti l’album con cui gli ELO hanno messo a segno il loro primo grande exploit commerciale (soprattutto sul mercato americano; per il successo in patria hanno dovuto aspettare ancora un po’) e hanno firmato il loro primo capolavoro.
Il loro carismatico leader, cantante/chitarrista e produttore sopraffino Jeff Lynne, a quel punto si era già stufato di armeggiare in studio con il suono orchestrale, soprattutto con la sovraincisione multipla delle parti d’archi per i due violoncelli e il violino. Per questo ambizioso progetto ha quindi deciso di ingaggiare un’orchestra vera, diretta da Louis Clark. Quest’ultimo ha aiutato Lynne anche con gli arrangiamenti orchestrali dei singoli brani dell’album, e col tempo è diventato un membro fisso degli ELO. Certo, gli ELO non erano affatto la prima band rock a collaborare con un’orchestra. Con questo disco, però, hanno creato una delle simbiosi più riuscite tra una rock band e un’orchestra, regalando al concetto di rock sinfonico una dimensione completamente nuova.
“Eldorado” è nato come il primo concept album della storia della band. Lynne si era inventato la storia ancora prima di mettersi a scrivere musica e testi. Racconta di un tipo un po’ introverso con una fervida immaginazione, che attraverso i sogni, in una sorta di viaggio mentale, vola in un mondo fantastico parallelo per scappare da una quotidianità noiosa e insipida che non riesce più a sopportare. Durante il viaggio si ritrova in vari ruoli fantastici, finché non si trova davanti a una scelta fatale: restare o tornare nel mondo reale. La copertina, ormai di culto, con una scena del film Il mago di Oz, in realtà non c’entrava niente con il concept o con i testi dell’album, se non per il bagliore dorato delle magiche scarpette di Dorothy e per il fatto che il concept parla di un viaggio in una terra fantastica. Per la cronaca: la copertina è stata disegnata da Sharon Arden, figlia dell’allora manager degli ELO Don Arden, che molti anni dopo sarebbe “diventata famosa” come la chiacchieratissima moglie di Ozzy Osbourne.
Anche stavolta, durante la registrazione dell’album, non sono mancati i giri di valzer in formazione. Poco dopo l’uscita del disco precedente “On The Third Day” (1973) era tornato Hugh McDowell, uno dei due violoncellisti originali, andando ad affiancare Mike Edwards al violoncello. McDowell si era reso conto che con i The Wizzard, la band del vecchio compare di Lynne Roy Wood, non si sarebbe mai arricchito. Il bassista di allora, Mike de Albuqerque, aveva invece salutato la compagnia prima ancora dell’inizio delle registrazioni e per questo album non ha contribuito con nulla, anche se i crediti riportano il suo nome. Tutte le parti di basso sono state suonate da Lynne in persona. Prima del tour, Albuqerque è stato sostituito da Kelly Grocutt.
Con “Eldorado” gli ELO hanno consolidato definitivamente il loro inconfondibile sound rock sinfonico. La produzione di Lynne si è fatta ancora più pulita, e questo ha fatto sì che la maggior parte degli arrangiamenti orchestrali (che spesso suonano molto cinematografici) venisse fuori ancora più del solito. Di tutti gli album degli ELO, “Eldorado” ha forse gli arrangiamenti orchestrali più curati. Rispetto alla maggior parte delle band di prog rock sinfonico, la parte del leone dei brani di “Eldorado” potrebbe essere definita una “sacra semplicità”, visto che la complessità aveva ormai da tempo lasciato il posto a un’accessibilità e una melodicità fuori dal comune. Ma anche la semplicità, nel rock progressivo, può essere spesso una qualità straordinaria. Secondo me, quello che distingueva più di tutto le più grandi band di rock (progressivo) era proprio questa capacità di tirare fuori, oltre a composizioni lunghe e complesse, anche splendide canzoni pop quando volevano. Gli ELO ne sono stati una delle prove migliori: la fusione perfetta tra il rock melodico di pura scuola The Beatles e gli arrangiamenti orchestrali della musica classica. Su “Eldorado” la tendenza verso una sempre maggiore accessibilità melodica della musica degli ELO ha raggiunto un peso ancora maggiore. La voce di Lynne, di conseguenza, è ulteriormente migliorata, soprattutto per estensione e calore. Anche se come chitarrista non è mai stato un fenomeno, col tempo è riuscito a imporsi come uno dei migliori cantanti di rock melodico.
Come vuole la tradizione della maggior parte dei concept album, anche qui non ci sono pause tra i brani, che si fondono uno nell’altro. L’album si apre con “Eldorado Overture”, basata su ampi ed energici arrangiamenti orchestrali di stampo classicista e sulla voce recitante di Peter Forbes-Robertson, narratore della storia. Questo drammatico preludio sfocia direttamente in una romantica delizia di sinfo-pop rock, “Can’t Get It Out Of My Head”, uno dei loro più grandi successi (senza dubbio il brano più famoso di questo disco, uscito anche come singolo) e allo stesso tempo una delle migliori canzoni pop degli ELO. Questo evergreen è intriso di uno speciale pathos romantico, creato da arrangiamenti orchestrali splendidi e da un ritornello melodico di gran gusto con la voce poetica di Lynne. La fantastica “Boy Blue”, che veleggia magnificamente tra sinfonica e rock melodico, si apre con arrangiamenti di archi dal sapore messicano, a cui segue una sezione drammatica con tantissimi passaggi vari sulle tastiere di Tandy, sugli archi e con i fill di batteria di Bevan. La voce un po’ paranoica di Lynne, le semplici linee di chitarra e il ritmo saltellante le danno persino un pizzico di sapore da cowboy.
“Laredo Tornado”, aperta da un riffone di chitarra succoso, è la vera incarnazione del classico suono melodico degli ELO: voce di Lynne eclettica, a tratti romantica, a tratti un po’ assonnata, ritmo funky con alcuni gustosi tocchi di basso e arrangiamenti di violino pieni di spirito. Le doti vocali di Lynne, come al solito, prendono vita in un ritornello possente e romantico, dove irradiano calore e drammaticità fuori dal comune. “Poor Boy (The Greenwood)” è un pezzo più breve con un ritmo vivace, tante armonie corali e arrangiamenti orchestrali divertenti e vari, quasi cinematografici. “Mister Kingdom”, che si potrebbe definire anche uno dei brani perduti dei The Beatles, ha un’intro sottile con arrangiamenti orchestrali di gran gusto e un’ottima performance vocale. Qui Lynne, per timbro, ricorda di nuovo un po’ John Lennon. La combinazione di passaggi di rock melodico e ricchi arrangiamenti sinfonici crea un’atmosfera romantica che farà impazzire tutti i sognatori della musica. In “Nobody’s Child” il motivo orchestrale di “Boy Blue” torna ancora una volta nell’intro, poi arriva una sezione orchestrale drammatica ma al tempo stesso romantica, in cui Lynne racconta le avventure amorose del sognatore. La melodia vocale centrale, un po’ sarcastica, accompagnata dal piano, è sostenuta da ricchi arrangiamenti orchestrali e da possenti voci corali.
La breve “Illusions in G Major”, con il suo ritmo boogie saltellante e semplice al piano e alle chitarre, è l’unico vero pezzo rock dell’album. Merita una menzione il testo divertente, in cui una rockstar racconta allo psichiatra le sue strane visioni. Segue la title track, “Eldorado”, che è anche una delle migliori del disco. Rappresenta il momento chiave del concept, quello in cui il sognatore si accorge all’improvviso di preferire il mondo dei sogni a quello reale e fa di tutto per tornare a Eldorado. L’atmosfera straordinariamente romantica esplode in piena luce con arrangiamenti orchestrali possenti e ricchissimi, armonie corali e un’interpretazione vocale energica e varia di Lynne, in cui, nei panni del protagonista del concept, dice addio alla desolazione del mondo reale e gioisce della vera libertà a Eldorado. Alcuni fondamentalisti cristiani, “famosi” per la loro doppia morale, hanno accusato Lynne di aver nascosto nel testo del brano un messaggio subliminale “blasfemo”, udibile se lo si fa girare al contrario, il che è ovviamente un pasticcio totale. Lynne ha poi risposto a queste calunnie sull’album successivo, “Face The Music” (1975), inserendo nel brano “Fire On High” un breve messaggio beffardo, registrato al contrario, che prende in giro la follia dei fanatici religiosi. Con “Eldorado Finale” l’album si chiude con lo stesso motivo dell’apertura: una breve danza di arrangiamenti orchestrali possenti e le parole finali del “vecchio saggio”.
Per gli ELO, “Eldorado” ha significato davvero la scoperta della città d’oro e la realizzazione del sogno del sognatore del concept, anche se il trionfo più grande della loro carriera si è fatto attendere ancora un po’. Con questo disco hanno firmato uno dei loro lavori migliori e un classico del rock sinfonico/art rock, in cui la parola “orchestra” nel nome della band ha preso vita davvero, sotto forma di una sinfonia senza tempo su uno strano viaggio fantastico. Dopo questo capolavoro gli ELO sono diventati “giocatori di livello mondiale”, la loro creatività e il loro successo commerciale sono saliti ripidi ancora per qualche anno, e intanto i loro album si sono fregiati di una delle produzioni più scintillanti dell’epoca.
Formazione
Jeff Lynne – voce, chitarra elettrica e acustica, basso, tastiere, arrangiamenti orchestrali
Bev Bevan – batteria, percussioni
Richard Tandy – piano, sintetizzatore moog, chitarra, cori, arrangiamenti orchestrali
Mike de Albuquerque – basso (accreditato nei crediti, anche se non ha suonato nell’album)
Mik Kaminski – violino
Hugh McDowell – violoncello
Mike Edwards – violoncello
Louis Clark – orchestra, arrangiamenti corali e direzione
Peter Forbes-Robertson – voce recitante
Produzione
Jeff Lynne
Tracklist
1. Eldorado Overture (2:12)
2. Can’t Get it Out of My Head (4:26)
3. Boy Blue (5:17)
4. Laredo Tornado (5:26)
5. Poorboy (The Greenwood) (2:56)
6. Mister Kingdom (5:50)
7. Nobody’s Child (3:40)
8. Illusions in ‘G’ Major (2:36)
9. Eldorado (5:20)
10. Eldorado – Finale (1:20)
Durata dell’album: 38:42