Elements – Pt. 1
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Stratovarius
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2002
Voto: 3/5
Le istituzioni del power metal finlandese Stratovarius non hanno davvero bisogno di grandi presentazioni: parliamo di una delle band power metal europee più apprezzate e affermate, con uno status di culto in patria e qualche album che ha influito in modo importante sullo sviluppo del power metal europeo. Se escludiamo l’LP “Intermission (2001)”, questo è il loro primo disco dal 2000, anno dell’ottima “Infinite”, e dopo questa breve pausa tornano con un progetto un po’ più ambizioso intitolato “Elements”, che uscirà in due parti.
Il primo pezzo del disco, uscito anche come singolo, è “Eagleheart”. Un vero flop (soprattutto se la confronti con, mettiamo, “Hunting High And Low” del disco precedente). Non c’è traccia di quella vera energia che di solito caratterizza i loro brani d’apertura: suona fin troppo monotono e trattenuto. Un inizio di disco completamente sbagliato, che nemmeno il loro suono, riconoscibile da lontano, riesce a salvare. Ma davvero: cosa volevano dirci con questo pezzo?
“Soul Of A Vagabond” ha invece un’intro interessante, che crea una bella atmosfera e regala un ottimo intreccio tra la chitarra di Tolkki, le tastiere di Jens e la batteria di Jörg Michael (che per la verità nel corso del disco non si sforza più di tanto, il che stride con la sua fama di uno dei migliori batteristi metal degli ultimi anni). Tutto questo è uno dei grandi pregi della band. Peccato che il pezzo si rovini presto con un ritornello drammatico ma indigesto, completamente fuori posto e che non c’entra niente con il tappeto sonoro così piacevole.
“Find Your Own Voice” è tutta un’altra storia e uno dei momenti più luminosi del disco. Il canto di Kotipelto, emozionante come pochi, gli assoli selvaggi di Tolkki e le follie di Jens alle tastiere, che corrono a tutta velocità fino alla fine, riportano in vita quegli Stratovarius che si sono costruiti il proprio nome. Senza dubbio il pezzo più tosto dell’album.
Neanche “Fantasia” è male: già all’inizio ci accolgono armonie ben suonate dai due strumentisti principali, Tolkki e Johansson, seguite dalla voce cristallina di Kotipelto. A metà pezzo Kotipelto comincia a chiedersi nel testo “come sarebbe questo mondo senza più guerre, malattie, chiese, religioni e via dicendo, ma solo con la tua verità” – insomma, una fantasia totale. Questo tipo di poesia segna una bella distanza tra loro e la maggior parte delle altre band power metal, che preferiscono cantare di cavalieri, nanetti e draghi. Nel finale, dopo uno stacco secco, arriva una splendida melodia a tre voci, che poi si completa con ritornelli onesti.
“Learning To Fly” mi ha convinto che, in fin dei conti, se “Elements-Pt.1” non è al livello del disco precedente, di certo non è nemmeno un lavoro sotto la media. Anche se la base l’abbiamo già sentita mille volte, gli Stratovarius fanno in modo che un pezzo che nelle mani di un’altra band power metal sarebbe stato un cliché totale prenda vita come uno dei più energici del disco. Così da un tipico inno power metal nasce un brano strumentalmente complesso, che spara energia positiva a pieni polmoni. Di sicuro un pezzo la cui atmosfera non è fatta per le anime incattivite.
Un contrasto netto arriva con “Papillon”, che ci porta in un mondo freddo e triste, dove ci aspetta un coro femminile. Kotipelto qui è di nuovo arrabbiato, ma anche triste. Con il timbro della voce riesce a creare una bella atmosfera, soprattutto quando la composizione si trasforma definitivamente in una ballad classica. È il brano più malinconico di tutto il disco e ricorda un po’ “Mother Gaia” (Infinite, 2000).
“Stratofortress” è uno strumentale carico, il pezzo di raccordo del disco in cui Tolkki si sfoga con gusto sulla sua chitarra, nello stile di quel vichingo autocompiaciuto della sei corde che è Yngwie Malmsteen. Il pezzo contiene tra l’altro elementi di una specie di danza popolare russa e si chiude con l’organo di Jens. Per questa band, un lavoro piuttosto complesso, ma molto solido.
Non mi ha invece convinto la title track “Elements”, da cui mi aspettavo molto di più. Se almeno non avesse quel morboso ritornello corale “Elements- wind, fire, water!”, che si ripete per tutta la durata del pezzo. Sarebbe stato molto meglio usarlo solo come coro di accompagnamento, o almeno cantarlo in un altro modo. Anche se contiene qualche buona e lunga sezione strumentale, la chiusura ci lascia la sensazione che manchi ancora qualcosa, visto che finisce con una dissolvenza velocissima.
Una vera iniezione di emozioni è invece l’ultimo pezzo del disco, “A Drop In The Ocean”. Un brano estremamente emozionante, che fa passare la delusione per quello che lo precede, perché riesce a evocare l’atmosfera e la malinconia giuste, di solito indispensabili per chiudere bene un disco di band come gli Stratovarius. Una melodia bellissima che si spegne nel fruscio delle onde.
Su ”Elements-Pt.1″ gli Stratovarius sono addirittura più incisivi che sul disco precedente, perché qui, oltre agli elementi orchestrali, emergono di più non solo i capolavori di Tolkki, ma anche il canto molto più aggressivo di Kotipelto. Un po’ strano, in effetti, visto che d’altra parte di disco in disco si allontanano sempre più dal power metal verso il mondo del metal progressivo. Nonostante anche loro non siano immuni dal peggior male delle band power metal – le ripetizioni – il nuovo disco è comunque parecchio diverso dal precedente. È un po’ più complesso e richiede più tempo, il che di solito contraddistingue i prodotti artisticamente migliori. Nonostante qualche momento meno riuscito, gli Stratovarius su “Elements-Pt.1” hanno dimostrato di essere ancora pronti a sperimentare, cosa che raramente è un male, anche se nel mondo del genere che rappresentano comporta sempre parecchi rischi.
Formazione
Timo Kotipelto – voce
Timo Tolkki – chitarra
Jari Kainulainen – basso
Jens Johansson – tastiere
Jörg Michael – batteria
Produzione
Timo Tolkki
Tracklist
1.) Eagleheart – 3:50
2.) Soul of a Vagabond – 7:22
3.) Find Your Own Voice – 5:12
4.) Fantasia – 9:56
5.) Learning to Fly – 6:22
6.) Papillon – 7:00
7.) Stratofortress – 3:25
8.) Elements – 12:00
9.) A Drop in the Ocean – 6:49