Emil And The Detectives : Agora

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Etichetta: Autoproduzione
Anno di uscita: dicembre 2017
Produzione: Emil And The Detectives
Durata dell’album: 50.13 min
Genere: Jazz / Rock / Blues


Anche se questo lavoro è in giro da dicembre 2017, alla fine è approdato pure nelle mani della nostra redazione e si merita tutta l’attenzione del caso. A prima vista pensavo fosse il nuovo album degli Emir & The Frozen Camels. Be’, i cammelli congelati sono stati sostituiti dai detective, e Emir da Emil. Per la precisione, il nome Emil And The Detectives deriva con ogni probabilità dalla narrativa per l’infanzia dello scrittore tedesco Erich Kästner. «Agora» (che secondo la tradizione omerica si tradurrebbe con «luogo di ritrovo») è dunque l’esordio in studio della formazione di Maribor Emil And The Detectives.

«Agora» è un insieme di sette brani,  che per lo più seguono la tradizione della fusion jazz-rock, mentre le jam ambiziose accennano deviazioni verso il blues progressivo e il rock dei Settanta, con elementi psichedelici ben riconoscibili (soprattutto nei due lunghi pezzi strumentali). Anche se il motore principale e il visionario della band è il cantante e bassista Rastko Zager, che ha firmato tutta la musica di «Agora», testi compresi, a dare il carattere artistico finale a questo risultato musicale è in realtà l’intero sestetto. La chitarra svela di sicuro una grande simpatia per le band del white blues della fine degli anni Sessanta, quando regnavano Cream, Ten Yeas After, Traffic e i Fleetwood Mac dell’era Peter Green, mentre a tenere coi piedi per terra la sua dentatura elettrica rock e blues ci pensano dall’altra parte il piano elettrico e il sassofono, che mantengono sull’album una premessa nettamente jazz.  

Anche se, nel conto complessivo, come principali influenze sul carattere della band si possono considerare  blues e jazz (bebop, jazz modale), i brani sono definiti da una varietà di generi molto più ampia. Al primo pezzo, cioè l’apertura Fly Fly Fly, che è comunque un brano cantato, si potrebbe attaccare un lontano momento nostalgico da rock progressivo anni Settanta, ma poi il brano successivo, la composizione più lunga dell’album, la quasi tredici minuti Acqua Alta, rimette in fretta le cose a posto. Nella prima parte al centro c’è una chitarra solista incandescente e in perenne esplorazione, che riempie lo spazio sopra un ritmo blues che rotola lento. Questa jam strumentale si «spezza» poi con l’ingresso del piano elettrico, che porta la storia nel grembo del jazz, mentre i fiati, con una forma modale ogni tanto, marcano la composizione quel tanto che basta perché, tra un’incursione improvvisata e l’altra, non si sfaldi, e perché resti compatta e facile da seguire. Ancora più di Acqua Alta è interessante Equinox, che è quasi sperimentale.  Qui si scatena anche la sezione ritmica, e la sensazione di uno sviluppo spontaneo e imprevedibile cresce. È il brano più interessante dell’album, a cui possiamo appiccicare senza problemi l’etichetta di purismo della fusion jazz-rock e dove non si può certo ignorare nemmeno il ritmo funk giocoso che fa da molla.  Malibu Beach mantiene un tocco di ironia, anche se la band si tiene  ben salda alle coordinate jazz tracciate, in cui di nuovo dominano le tastiere, mentre le frasi guida aggiungono anche un elemento di world music, il che significa che il brano è, fra gli strumentali, insieme alla conclusiva Flora, il più compatto negli arrangiamenti e la sostanza musicale nella struttura è anche la più nitida e tangibile. La conclusiva Flora porta ancora più di questa «world music»  accessibile e simpatica, nella seconda metà è sostenuta anche da un ritmo salsa, mentre nella prima parte suona, soprattutto per la melodia del sassofono, come il pezzo finale di un musical di un film girato nel 1960, o di qualche telenovela jugonostalgica (per esempio «Grlom u jagode» (Na vrat na nos) e/o «Pozorište u kući» (Gledališče v hiši)).

Island è un brano allegro, dove la voce è sostenuta in armonia perfino da un suono che ricorda il vocoder. Le strutture modali degli inserti di piano scuotono il formato prevedibile del pezzo e gli danno un tocco di ironia. Negli anni Settanta un brano così sarebbe potuto tranquillamente passare in radio. Blindness si sviluppa nella luce di uno chanson da cabaret, che dal punto di vista vocale a Rastko Zager sta quasi meglio che negli altri due pezzi cantati.

Il sestetto Emil And The Detectives è una squadra di rocker rodati e vecchi gatti di strada, che sanno esattamente cosa vogliono e non giocano a nascondino. Quello che vedi e senti è quello che ti prendi. Il risultato è un album molto sincero e particolare, con un carattere musicale tutto suo e un dossier musicale riconoscibile. È decisamente un bene, perché con la sua presenza la band regala un’ulteriore arricchimento di genere alla scena musicale slovena. I ragazzi sono musicisti che con «Agora» sono praticamente saliti su una macchina del tempo e sono atterrati con quest’album nel pieno del nuovo millennio, perché suonano e compongono in un modo che le generazioni di giovani musicisti di oggi non conoscono, e nemmeno più percepiscono. Non scoprono l’acqua calda e non portano nessuna rivoluzione musicale. Solo un sacco di divertimento in studio, che culmina in un album old school, il più vicino all’era del rock anni Settanta.

Gli Emil and The Detectives hanno quindi tirato fuori un esordio decisamente coraggioso e bello, che con la sua varietà regala, all’ascolto, un modo divertente di ammazzare le ore del pomeriggio, ma allo stesso tempo, per la sua elementarità, organicità, perfino l’eco da concerto e, parlando chiaro, la «grezzezza», rivela che c’è un mucchio di spunti aperti per affinare artisticamente il sestetto in futuro. Le strade sono due. O il gruppo si aggrapperà ad arrangiamenti più definiti (gli ultimi tre brani dell’album), oppure si addentrerà in territori più vicini a una maggiore botta sperimentale (le due composizioni più lunghe dell’album). È molto importante che col secondo album cementi il proprio artismo e confermi tutto ciò che si sente nell’esordio. Proprio la prevedibilità occasionale (Flora, Blindness, Malibu Beach), cioè il restare in un comodo conformismo nel ripassare certe frasi già ampiamente collaudate nel mondo del rock e del jazz, se si esagera in futuro, può portare il livello degli arrangiamenti verso le sfere ingrate della genericità, cosa che al gruppo può portare più danni che benefici.

autore: Aleš Podbrežnik
voto: 8.0 / 10


Tracklist:
1. Fly Fly Fly
2. Acqua Alta
3. Island
4. Equinox
5. Malibu Beach
6. Blindness
7. Flora

Formazione:
Rastko Zager – voce, basso
Dejan Pečenko – tastiere
Žarko Jankovič – chitarra
Zdravko Zimič – sassofono
Igor Ambrožič – percussioni
Matjaž Sabolek – batteria

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