Ethnotrip : Preden se zdani
Etichetta: Celinka
Data di uscita: 01.09.2018
Produttore: Dejan Berden
Negli anni di attività gli Ethnotrip si sono costruiti una chimica tutta loro. Un intreccio strumentale personalissimo, comandato ovviamente da una voce femminile accattivante e sempre sospirosa. Si sono messi alla prova in un bel po’ di avventure etno. Se l’omonimo esordio in studio era ancora un filo prudente e educatamente trattenuto, il successore «Kdo bo pil iz bistrega studenca» è un documento in cui gli Ethnotrip hanno spinto la (re)interpretazione di canti della tradizione popolare e del melos di casa propria, ma anche di altre terre (i Balcani), fino al massimo dell’espressività, con la loro visione musicale.
E alla fine gli Ethnotrip si sono «accesi» anche sul fronte dei pezzi propri. Ed è quello che conta di più. Comunque la giri. Puoi essere il «dottore della musica» di un certo genere, a prescindere da come ti ci avvicini, che sia da imitatore spaccacapelli o da improvvisatore a nudo che rigira la struttura dell’originale in modo tale che poi qualcuno deve spiegarti che si tratta di un arrangiamento. Con i due album precedenti gli Ethnotrip avevano già fatto capire di essere un’entità folk/jazz/pop di altissima qualità, ovvero un collettivo di cinque musicisti talentuosissimi e raffinati, guidato da una voce che ti parla in modo dolcissimo e vivace e a cui, proprio per quel suo potere di «richiamo», fai una fatica boia a resistere.
Mantengono in ogni caso il carattere tipico del melos del Prekmurje, che dà vita in modo pittoresco a malinconia e mistica. Restano poi fedeli a uno dei postulati fondamentali: tengono sempre una spiccata musicalità e nella composizione non si discostano da questa nemmeno di un palmo. Anche quando si apre lo spazio per un possibile sconfinamento in una jam qualsiasi, la parte maschile della squadra, soprattutto l’asse tastiere (pianoforte) e violino, si trattiene diligentemente e al massimo «stuzzica» un po’, «agganciando» ornamenti jazz di puro minimalismo.
I pezzi si prendono la scena uno dopo l’altro. Ti parlano senza pretese. Il grande pregio di questo lavoro sta nel fatto che il gruppo ci ha messo dentro ben 12 brani originali, e ognuno ha un suo carattere espressivo ben definito. Sia nei testi sia, naturalmente, nei motivi musicali. Nel senso della composizione vera e propria. Le idee evidentemente ribollivano. La band ha preso in prestito un po’ di poesia da poeti sloveni: Feri Lainšček, Štefan Kardoš, Jasna Jurkovič, Mojca Šipek, Marko Kočar, e l’ha messa in musica con finezza, con le proprie idee e con acume creativo, in un conglomerato musicale personale e tutto loro.
Comunque la giri, gli Ethnotrip non sono un boccone semplice. Il loro linguaggio è sì fortemente musicale e contagioso, ma devi essere pronto a una dose di malinconia e angoscia autentiche. La combinazione tra la forza espressiva dei versi di Veter šumi, un ritornello fuori dal comune e un approccio sofisticato all’interpretazione scuote e sconvolge letteralmente chi ascolta. È suonata e cantata con una finezza e una precisione da orologeria, con grande ampiezza di vera sensualità. È solo uno dei brani che risvegliano queste sensazioni in chi ascolta e smuovono anche gli angoli più nascosti dell’anima. In questo il Prekmurje resta speciale e unico. Non solo perché da lì arrivano i musicisti più interessanti, ma semplicemente perché sono gli ideatori e i creatori di un’avventura musicale tutta loro, che nessun altro sa ricreare. Certo, nell’album c’è spazio anche per la leggerezza scherzosa. A volte mi ricordo, c’è un momento così, cabarettistico e jazzistico (pianoforte), con una giocosità leggera e svagata. E la coda di volpe? Qualche fischio qua e là sullo sfondo della conclusiva e particolarmente misteriosa, mistica Vsako noč, ko mesto spi.
Mistica. Sono tra i pochi sulla scena musicale slovena a cui riesce in modo così sanguigno, ed è un valore aggiunto. Ancora più bello è il fatto che alla fine abbiamo avuto un vero album d’autore del gruppo. È eccellente sotto ogni aspetto. Dettagliato con impegno e rifinito con scrupolo. Con i pezzi originali il gruppo ha confermato per la prima volta in carriera, in modo credibile, diciamo pure fondato, la propria singolarità e originalità. Non che prima non ci fossero. Ma con la musica d’autore è molto più facile far valere le particolarità del proprio carattere espressivo. E agli Ethnotrip di certo non ne mancano. Una cosa è sicura: con i lavori futuri approfondiranno e allargheranno questa natura musicale spontanea e inconfondibile. Per ora, però, dedichiamoci all’ottimo album «Preden se zdani».
autore: Aleš Podbrežnik
voto: 9.0 / 10
Tracklist:
1. Kaplja rose (03:03)
2. Kama ideš (03:44)
3. Preden se zdani (04:03)
4. Odeta v plašč noči (05:43)
5. Samo ge te odin čakat (05:16)
6. Veter Šumi (04:32)
7. Sama (03:18)
8. Za vedno (04:07)
9. Včasih se spomnim (03:45)
10. Tebi špilam (03:15)
11. Ědna (03:07)
12. Vsako noč, ko mesto spi (04:41)
Formazione:
Tjaša Šimonka – voce
Miha Kavaš – violino, chitarra (6, 7), sega musicale (12), pianoforte (5)
Primož Kramberger – pianoforte, tastiere (5, 7), scacciapensieri (11)
Aleksander Varga – basso
Tomi Dosen – percussioni, battito di mani (10)
MUSICISTI OSPITI:
Gruppo vocale Bele Tinke – brano n. 6
Urban Kolar – tromba nel brano n. 6
Aljaž Gyurica – chitarra nel brano n. 4
Dejan Berden – fisarmonica nei brani n. 9 e 11
David Kreslin – voce e chitarra nel brano n. 8