Fact And Fiction
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Twelfth Night
Etichetta: Cyclops Records
Uscita: 1982
Durata: 49:37
Voto: 4.5/5
I Twelfth Night erano una band neoprog britannica relativamente oscura, che in poco tempo, all’inizio degli anni Ottanta, è riuscita a costruirsi uno status di culto tra gli appassionati di progressive rock, anche se non ha mai raggiunto i successi di colleghi longevi e commercialmente fortunati come Marillion, IQ, Pallas e Pendragon. Se i Twelfth Night si staccavano dalle band simili con un sound e un approccio compositivo del tutto personali, il merito va soprattutto al fantastico cantante, compositore e pittore Geoff Mann, che non fu l’unico vocalist nella storia del gruppo, ma sicuramente il più carismatico, tanto che la sua morte nel 1993, per le conseguenze di un cancro, è stata ancora più tragica. Lo stile di canto di Mann risentiva parecchio dell’influenza del leggendario Peter Hammill (Van Der Graaf Generator): passava con una leggerezza disarmante dai registri alti a quelli bassi, mentre il timbro oscillava tra una poeticità melodica e veri e propri scoppi di rabbia cruda. Il suo modo teatrale e poetico di raccontare si sposava alla perfezione con gli arrangiamenti epici e l’atmosfera cupa della maggior parte dei primi pezzi dei Twelfth Night. La formazione classica era completata dall’ottimo chitarrista Andy Revell, dal versatile bassista e tastierista Clive Mitten e dal batterista Brian Devoil.
»Fact And Fiction« è stato il primo album ufficiale dei Twelfth Night, se non contiamo le cassette come »Skan«, »The First Tape Album«, »Early Material« e »Smiling at Grief«, uscita anch’essa nel 1982. In CD, però, è uscito ufficialmente solo nell’agosto 2002. I Twelfth Night si distinguevano dai loro coetanei anche per un altro motivo: nelle loro composizioni infilavano ogni tanto schemi ritmici punk e new wave, mentre i riff di chitarra incisivi erano spesso conditi con una bella dose di metal, e non mancavano nemmeno le armonie a tre voci. Su »Fact And Fiction« riuscivano così a fondere le influenze sinfoniche del prog delle leggende, con Genesis, Yes e VDGG in testa, ma si sentono anche influssi più duri di Queen, The Who e perfino Thin Lizzy. I testi di Mann sono estremamente critici verso la società, pieni di coscienza sociale e di rabbia per una realtà cupa, per la dittatura del capitale e per la mano pesante del ‘grande fratello’ che incombe su una società moderna apatica.
Già l’opener, il capolavoro »We Are Sane«, è un’odissea epica e complessa nei meandri delle fantasie più nere di ogni anima dittatoriale, piena di rabbia socialmente sensibile contro la realtà distopica, mentre le varie sezioni si alternano quasi con la stessa frequenza dei cambi di stile teatrale nel canto di Mann. Gli arrangiamenti epici dei sintetizzatori vengono spesso spezzati da frasi di chitarra brutali e ritmi ‘punkeggianti’, che insieme alle sferzate ‘metalliche’ della chitarra formano una combinazione decisamente interessante. Qui i Twelfth Night hanno usato in modo intelligente alcuni degli elementi migliori di tre generi completamente diversi, ottenendo un risultato curioso. Complesse armonie vocali e bizzarri effetti con le voci umane arricchiscono più volte la possente prova canora di Mann, mentre il finale epico di questo capolavoro ancora oggi toglie il fiato per intensità. Anche l’assolo conclusivo di Revell è una vera festa per le orecchie. Più volte, nel corso del disco, questo chitarrista troppo trascurato dimostra di potersela giocare ad armi pari con nomi come Steve Rothery (Marillion) e Mike Holmes (IQ).
Anche »Human Being« è tra i brani più riconoscibili della breve storia di questa band. Un’intro bizzarra, che suona come se avessero registrato Mann mentre canta sotto la doccia, lascia presto spazio a grandiosi arrangiamenti sinfonici. La voce versatile di Mann è ancora una volta il fattore chiave: tra una variazione solistica e l’altra e selvaggi meandri ritmici, tiene alta la tensione e fa salire man mano l’atmosfera cupa. »This City«, intessuta di onde di mellotron, prosegue con successo il quadro nero del disco, mentre la voce di Mann garantisce un dramma indimenticabile. Trame di sintetizzatore e passaggi di chitarra s’intrecciano con intelligenza e spingono ancora più in alto l’atmosfera melodrammatica. »World Without End« è un breve strumentale tutto sul mellotron, che fa da sorta di ouverture alla title track. Quest’ultima, con il suo ritornello irritato ma anche con un contorno ambient più positivo, fatto di una serie di trame melodiche di sintetizzatore, crea un contrasto notevole rispetto all’atmosfera generale dell’album. Gli elementi della new wave e del prog sinfonico sono stati ancora una volta fusi in un collage sonoro interessante e divertente.
»The Poet Sniffs a Flower«, un altro strumentale, conquista con un’intro pastorale di chitarra acustica e ondate di mellotron. Ne esce un’atmosfera quasi da trovatore, romantica, che non viene rovinata nemmeno dalle linee di sintetizzatore spiccatamente elettroniche. Presto si passa a una sezione epica, dove è in corso una vera battaglia tra furiose variazioni di chitarra e tastiere. I Twelfth Night erano senza dubbio ottimi strumentisti, ma con la sua voce indimenticabile la ‘star’ della band era comunque Mann. »Creepshow«, un altro classico teatrale, è un ep di quasi 12 minuti che accompagna l’ascoltatore in un giro del mondo nella ‘galleria dei mostri’. L’intro relativamente quieto e pacato sfocia in una sezione melodrammatica con possenti tendaggi orchestrali, mentre la voce camaleontica di Mann costruisce un’atmosfera tesissima. Sfumature ambient cupe e positive si alternano più volte, mentre il carismatico cantante passa di continuo dal ruolo di angelo a quello di diavolo, di poeta deluso, di nevrotico infuriato. Il tastierista Mitten conquista con un assolo di gusto eccezionale, mentre il culmine del pezzo è il finale epico, dove arriva finalmente il momento di un ritornello possente e di un’altra improvvisazione di chitarra da mozzare il fiato. »Love Song« è una ballata socialmente impegnata, sorretta dai suoni della chitarra acustica, che mostra lo straordinario talento vocale di Mann sotto una luce completamente diversa. Fa quasi fatica a credere che sia diventato cantante solo ‘per forza di cose’, quando ha messo in pausa la carriera di pittore per dare una mano ai vecchi amici.
»Fact And Fiction« è, storicamente parlando, il primo capolavoro della nuova ondata del progressive rock britannico, uscito un anno prima del leggendario esordio dei Marillion, »Script For a Jester’s Tear« (1983). Ed è anche il miglior disco nella breve storia dei Twelfth Night. Dopo l'(ennesimo) addio di Mann, infatti, la band non si è più ripresa e, dopo due album in studio molto più commerciali e di qualità altalenante, nel 1987 si è sciolta senza tante cerimonie. Tra il 2007 e il 2012 c’è stato un breve ritorno sulle scene, a tinte live, che è servito solo a rispolverare un po’ di nostalgia.
Formazione
Geoff Mann – voce
Andy Revell – chitarra elettrica e acustica
Clive Mitten – basso, tastiere, chitarra classica
Brian Devoil – batteria, percussioni
OSPITE:
Jane Mann – voci di accompagnamento su “World Without End” e “Fact And Fiction”
Produzione
Twelfth Night, Andy MacPherson
Tracklist
1. We Are Sane (10:27)
2. Human Being (7:50)
3. This City (4:01)
4. World Without End (1:55)
5. Fact And Fiction (3:59)
6. The Poet Sniffs A Flower (3:51)
7. Creepshow (11:57)
8. Love Song (5:39)