Faust – intervista a Jean-Hervé Peron (2007)
Data dell’intervista: 16.07.2007
I Faust, negli anni Settanta famosi per gli esperimenti, i live “fuori di testa”, gli album a dir poco ostici e per aver dato vita, insieme ad altre band tedesche, a un nuovo movimento musicale (il krautrock), dopo tanto tempo sono tornati sui palchi e in studio. Dopo il concerto al festival Rock in Opposition in Francia e prima del festival d’avanguardia in Germania ho fatto due chiacchiere con il bassista e uno dei fondatori della band, Jean-Hervé Peron.
Partiamo dall’inizio: com’è nato il nome krautrock (intendo il titolo del pezzo)?
Quando la musica nata in Germania è diventata popolare, gli inglesi hanno trovato il modo di prenderla in giro: “krautrock”. Noi sapevamo ridere di noi stessi, così abbiamo chiamato “Krautrock” il pezzo principale di Faust IV. È diventato un classico e adesso gli inglesi lo ascoltano sempre volentieri.
Voi vi siete mai considerati una band “krautrock” nello stesso senso dei Can o degli Amon Duul, o vi hanno infilati lì solo per il titolo del pezzo e perché eravate tedeschi?
Prima di tutto lasciami dire che oggi il termine non significa altro che rock suonato da band tedesche. È una cosa proprio schifosa. Il “krautrock” di cui parlo io e di cui parli tu non ha niente a che fare con il “krautrock” di cui parlano oggi i media. È successo lo stesso con la musica progressiva: il “prog rock” di oggi non c’entra niente con quella musica progressiva degli anni 70. I media inventano le parole (bene) e poi ne abusano (male). Ora che l’ho messo in chiaro, posso rispondere alla domanda. Secondo me, insieme a Can, Guru Guru e Amon Duul siamo veri rappresentanti di quel movimento “krautrock”. Il fatto che siamo molto diversi uno dall’altro è l’essenza stessa del movimento. Ogni vera band “kraut” aveva un suono riconoscibile, tutto suo. Tutti cercavamo la nostra identità e così abbiamo creato tantissimi stili diversi con un unico obiettivo comune: l’autenticità.
Ti ha mai dato fastidio che ci fossero così tante band “krautrock”, quando invece erano una diversa dall’altra?
Ma figurati. Come ho già detto, il “krautrock” è proprio questo (anzi, era questo). La ricerca del proprio modo di esprimersi.
Secondo voi la scena tedesca di allora, con tanti nomi grossi (Can, Tangerine Dream, Amon Duul, Faust,…), era qualcosa di speciale?
Assolutamente. Tutte le band speravamo di scoprire cose nuove, sperimentavamo in territori dove non c’era da aspettarsi nemmeno un soldo, stavamo lì nudi e vulnerabili davanti a un pubblico che conosceva solo “one two three four, rock, oh my baby is gone…” Abbiamo scioccato un sacco di gente, che ora (almeno una parte) è contenta di essersi imbattuta in un altro modo di vedere il mondo e di esprimere le tensioni sociali.
Come scrivevate i pezzi negli anni 70? Improvvisando o componendo?
Non c’era nessuna ricetta. Dipendeva dall’umore e dall’ispirazione del giorno. Era tutto permesso e tutto andava bene: matematica, rischio, dadaismo, poesia, droghe, scrittura collettiva, tutto… e ovviamente anche le composizioni.
Vi sorprende essere diventati una band di culto, forse anche più di qualsiasi altra band “krautrock”?
Moltissimo. Sembra che alcune persone ci vogliano davvero bene. Alcuni hanno la mia età, altri sono molto più giovani, e per me è un onore. Non sono tantissimi, ma quelli che ci sono vengono davvero rapiti dalla nostra musica. Non abbiamo mai fatto soldi e non ne faremo mai, e così resteremo sicuramente autentici: non saremo mai popolari né famosi. Non siamo mai scesi a compromessi con le case discografiche quando ci dicevano di essere più “accessibili”. Siamo del tutto soddisfatti della situazione e, in un certo senso, sono orgoglioso del nostro successo (la mancanza di successo).
A che punto è il nuovo album?
Bene, grazie. È finito e verrà presentato per la prima volta al festival d’avanguardia http://www.avantgardefestival.de dal 27 al 29 luglio. È una collaborazione tra i Nurse with Wound e i Faust. 42 minuti più una bonus track. Sono sicuro che ti piacerà. Anche qui, zero compromessi: pura improvvisazione in studio, e il tutto è stato mixato da quei due pazzi di Stapleton e Potter. Si intitola “Disconnected” e uscirà per l’etichetta dei Faust http://www.art-errorist.de A fine estate uscirà anche in vinile per l’etichetta “Dirter”.
Cosa puoi dirci del nuovo materiale? Come si confronta con quello degli anni 70?
È esattamente identico, perché è completamente diverso.
Siete contenti della direzione che avete preso?
Sì. Nella band c’è totale armonia. Non rimpiango niente e guardo con gioia a quello che succede: i tour vanno bene, se vedo in mezzo al pubblico gente che sorride e balla. Ormai siamo rimasti in due dei membri originali: Zappi Diermeier alla batteria e io a chitarra, fiati e attrezzi. Invitiamo ospiti, di solito amici che abbiamo incontrato lungo il nostro percorso musicale. Funziona alla grande.
Si vede che vi state di nuovo godendo i live. È sempre stata la parte che amavate di più dei Faust?
I Faust in sé sono un insieme piuttosto complicato. Ci sono stati tanti “Faust”. Quello di adesso si diverte a condividere la musica dal vivo. In passato questo creava problemi, ma ora non più.
Puoi raccontarmi qualcosa sulla sperimentazione con i suoni strani? Lo facevate già negli anni 70 e ancora oggi siete dei grandi sperimentatori.
Cosa vuoi che ti dica? Per noi i suoni “strani” non esistono. Tutto è suono, tutti i suoni sono interessanti. L’arte non è niente, l’artista non è niente. L’unica vera musica è la non-musica. Non so. Io non sono qui. Questo non sono io.
Come vi è venuta l’idea di usare vari macchinari nei live? Lo facevate già negli anni 70? Ho sentito dire che i Faust usassero trapani e altri attrezzi già allora.
Abbiamo sempre usato ogni genere di cose. Temo che continueremo.
Oggi sembra che i Faust abbiano riscoperto la propria identità. Suonate di nuovo in locali più piccoli. Vi dà la stessa sensazione dell’inizio della carriera?
Non mi ricordo di aver mai suonato in posti GRANDI. Davvero, non abbiamo riscoperto la nostra identità. Credo che sia la gente a conoscerci, semplicemente. Certo, la situazione è diversa. Quando abbiamo iniziato a suonare negli anni 70, la gente non era per niente pronta, quindi la reazione era… ehm… piuttosto fredda! Adesso sembra che gli piacciamo fin dall’inizio. Così è molto più facile fare “la nostra roba”. Siamo più rilassati, non dobbiamo combattere con il pubblico. Tra noi e il pubblico adesso c’è una bella sintonia… una sensazione che ti dà una carica enorme.
Come avete conosciuto Amaury Cambuzat (chitarra, organo; membro degli Ulan Bator) e quando avete deciso di voler lavorare con lui? Avete saputo fin da subito che era la persona giusta per la band?
Amaury è apparso e sparito nei Faust come una cometa. Spero che trovi la pace interiore. È un musicista straordinario. Si merita più riconoscimenti.
Preferite suonare nei locali piccoli, dove c’è più contatto col pubblico, o in quelli grandi?
Senza dubbio: piccoli. Vogliamo sentire l’energia della gente, annusare il loro entusiasmo, vedere le loro facce sorridenti, toccarli, stare con loro. È per questo che esistono musicisti, musica e pubblico.
Per chiudere, grazie per il tempo che ci hai dedicato.
Grazie per l’interesse verso la nostra musica.
——————————————————–Versione inglese——————————————————————
I Faust sono noti come una delle band più grandi uscite dal movimento krautrock tedesco. Sono forse i più “pazzi” e sperimentali di tutte le band krautrock, e la tendenza sembra continuare ancora oggi. I Faust sono una leggenda che si reinventa di continuo e pare abbiano ritrovato la strada verso la scena musicale. Rockline ha fatto due chiacchiere con il loro bassista Jean-Hervé Peron.
Partiamo dall’inizio: com’è nato il nome krautrock? Intendo il titolo di uno dei vostri pezzi.
Quando la musica nata in Germania è diventata popolare, gli inglesi hanno trovato un nome per prenderla in giro: “krautrock”… Noi abbiamo deciso di prenderla con ironia e abbiamo chiamato KRAUTROCK il pezzo principale del nuovo album “faust IV”. È diventato un classico e adesso gli inglesi amano ascoltare quel pezzo…
Avete mai considerato i Faust una band krautrock nello stesso senso dei Can o degli Amon Duul, o siete stati semplicemente messi nello stesso calderone perché eravate stati voi a inventare il nome del genere?
Prima di tutto devo sottolineare che ADESSO (2007) il termine “krautrock” non significa altro che musica rock suonata da una band tedesca. È SCHIFOSO. Quindi, il “krautrock” di cui parlo io e di cui parli tu non ha niente a che fare con quello che i media chiamano oggi krautrock. È successo lo stesso con la “musica progressiva”: oggi il “prog rock” non ha niente a che fare con quella che negli anni 70 si chiamava musica progressiva….. I media creano le parole (bene) e poi ne abusano (male). Ok, ora che l’ho detto chiaro e tondo, posso rispondere alla tua domanda: sì, considero can/guru/duul ecc… pienamente rappresentanti del movimento krautrock degli anni 70. Il fatto che siamo molto diversi uno dall’altro è esattamente l’essenza del krautrock: non esiste lo “schema in tre battute”, ogni gruppo davvero “kraut” aveva un suono tutto suo, specifico. Tutti cercavamo la nostra identità, creando così un’enorme varietà di stili con un unico obiettivo comune: l’autenticità.
Vi ha mai dato fastidio che così tante band tedesche fossero classificate come krautrock, quando in pratica ognuna suonava diversa?
Ma neanche per sogno! Vedi sopra, il krautrock È questo! (Scusa: devo dire “era”): la ricerca del TUO modo personale di esprimerti.
Pensate che la scena tedesca di allora fosse qualcosa di speciale, con così tanti nomi grossi (Can, Tangerine Dream, Amon Duul, Faust,…)?
Decisamente: noi (intendo tutti i gruppi “kraut”) non avevamo paura di avventurarci in una terra di nessuno, di sperimentare in territori dove sapevamo che non c’erano soldi da aspettarsi, di stare nudi e vulnerabili davanti a un pubblico che conosceva solo “one two three four, rock, oooooh my baby is gone etc….”. Abbiamo scioccato moltissima gente che ora (almeno una parte) è felicissima di essersi confrontata con un altro modo di vedere le cose e di esprimere sentimenti e tensioni sociali.
Come scrivevate nei Faust negli anni 70? Partendo da improvvisazioni o era soprattutto composto?
Non c’era nessuna ricetta, nessuna formula… dipendeva tutto dall’umore e dall’ispirazione del giorno… era tutto permesso e tutto andava bene… matematica, caso, dada, poesia, droghe, scrittura collettiva, tutto… anche le composizioni, ovviamente…
Vi sorprende essere considerati una specie di band di culto, forse anche più di qualsiasi altra band krautrock?
Sì, moltissimo. Sembra che ad alcune persone piacciamo davvero tanto. Alcuni hanno la mia età, altri sono molto più giovani, e io ne sono felice e onorato. Non sono tantissimi, ma sono sinceramente toccati dalla nostra musica. Non abbiamo mai fatto soldi e non ne faremo mai. In questo modo siamo sicuri di restare autentici. Non saremo mai popolari né famosi… Non siamo mai scesi a compromessi con l’industria discografica quando cercavano di dirci di essere più “accessibili”. Siamo totalmente soddisfatti della situazione e, in un certo senso, “orgogliosi” di quello che abbiamo ottenuto.
A che punto è il nuovo album?
Bene, grazie. È finito e verrà presentato in anteprima al www.avantgardefestival.de dal 27 al 29 luglio. Tra poco ormai! È una collaborazione tra nurse with wound e faust… 42 minuti più una bonus track. Sono
sicuro che ti piacerà. Ancora una volta, nessun compromesso, pura improvvisazione in studio e il tutto mixato da quei due assolutamente pazzi di stapleton/potter! Si intitola “disconnected” e esce per l’etichetta dei faust www.art-errorist.de . Sarà disponibile anche in vinile a fine estate di quest’anno per l’etichetta “§dirter”
Cosa puoi dirci del nuovo materiale? Come si confronta con quello degli anni 70?
È esattamente identico perché è assolutamente diverso!!!
Siete entusiasti della direzione che avete preso con la vostra musica?
Sì. Sento che la band è in totale accordo con se stessa. Non rimpiango niente e guardo con grande gioia a quello che sta succedendo adesso: i nostri tour vanno bene quando vedo tutte quelle facce sorridenti e la gente che balla. Adesso suoniamo con solo due membri originali: zappi diermaier alla batteria e io a chitarre/fiati e attrezzi. Invitiamo musicisti ospiti, per lo più amici che abbiamo incontrato nella nostra vita musicale. Funziona splendidamente.
Si vede che vi state di nuovo godendo i live. È sempre stata la cosa che preferivate nella musica dei Faust?
I Faust in quanto tali sono un’entità estremamente complicata. Ci sono stati molti “faust”. Quello che esiste adesso ha sempre amato condividere la musica DAL VIVO. In passato questo creava problemi. Adesso non ce ne sono più.
Puoi dirci qualcosa sulla sperimentazione con i suoni strani? Lo facevate già negli anni 70 e ancora oggi siete dei grandi sperimentatori.
Cosa posso dire? Per noi non esistono suoni “strani”! Tutto è suono, tutti i suoni sono interessanti. L’arte non è niente. L’artista non è niente. L’unica vera musica è la non-musica. Non so. Io non sono qui. Non sono io.
Come vi è venuta l’idea di usare dei macchinari nei live? Lo facevate già negli anni 70? Ho sentito dire che i Faust usavano già allora trapani e altri attrezzi.
Vedi sopra. E sì, abbiamo sempre usato ogni genere di cose. Temo che continueremo.
Oggi sembra che i Faust si siano reinventati. Suonate di nuovo in locali più piccoli. Vi dà la stessa sensazione dell’inizio della carriera?
Non mi ricordo di aver mai suonato in posti GRANDI. Davvero, non ci stiamo reinventando. Penso che la gente stia semplicemente scoprendo noi, forse. Certo che la situazione è diversa. Quando abbiamo iniziato a suonare negli anni 70, la gente non era per niente preparata e, per lo più, la reazione era… ehm… fredda! Adesso sembra che gli piacciamo fin dall’inizio… quindi è molto più facile fare “la nostra roba”… siamo più rilassati, non dobbiamo “combattere” col pubblico.. .. adesso c’è una bellissima comunione tra noi e il nostro pubblico… una sensazione molto, molto motivante.
Come avete conosciuto Amaury Cambuzat e quando avete deciso di voler lavorare con lui? Avete saputo fin da subito che era la persona giusta per la band?
Amaury è apparso e sparito nei faust come una cometa. Gli auguro di trovare la pace interiore. È un musicista straordinario. Merita riconoscimento.
Preferite suonare nei locali piccoli, dove c’è più contatto col pubblico, o in quelli grandi?
Senza dubbio: piccoli! Vogliamo sentire l’energia della gente, annusare il loro entusiasmo, vedere i loro sorrisi, toccarli, stare con loro. È per questo che esistono musicisti, musica e pubblico.
Per finire, grazie per aver dedicato del tempo a queste domande.
Grazie per l’interesse verso la nostra musica
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