Febbre da venerdì sera hard rock a Medvode! (2009)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: club Jedro / Medvode / Slovenia
Data del concerto: 08.05.2009
Numero di spettatori: 50
Prezzo del biglietto: 3,00€

Qualcuno si ricorda ancora di quelle giornate estive in cui sulle frequenze di Radio Glas Ljubljane giravano a ripetizione gli hit incandescenti di Def Leppard, Europe, Scorpions, Whitesnake? Era la seconda metà degli anni Ottanta e, come vedremo più avanti, ci si potrebbero infilare senza problemi anche i Journey. Sono passati vent’anni. In questo scarto di una buona ventina d’anni quella musica si è guadagnata una specie di status leggendario. Il suo peso, inteso come traguardo artistico messo a segno dall’opera di queste (e di tante altre) band, oggi vale molto di più. Soprattutto perché, quando uscì, quella musica suonava fresca, provocatoria, ispirata. Beh, anche la scena slovena all’epoca non è rimasta a guardare. Spuntarono gli Šank Rock, poi i Pop Design, i Chateau… e si presero con autorità il primato in Slovenia nel campo dell’hard rock melodico, con sbandate verso il pop, il che portò a quei suoni dolcemente piacevoli da “piccola serenata notturna” dell’AOR. E lo stesso vale per l’opera delle band slovene citate. Con gli anni è diventata una specie di tesoro storico, che racconta un’epoca di sviluppo della scena rock slovena negli anni Ottanta e poi nella prima metà dei Novanta.

Oggi l’hard rock melodico è un movimento alternativo, che ogni tanto riesce comunque ad affacciarsi sulla soglia del grande salto nel mainstream. Non da ultimo, tre anni fa l’hanno dimostrato i Lordi, i “mostri” finlandesi in stile Kiss. In qualche modo il movimento sta vivendo un vero revival underground, partito dalla Scandinavia e sceso fino al sud dell’Europa. Nella vicina Italia di giovani band glam/sleaze ce n’è un brulicare. Parlo di qualità. Questa ventata di rinascita new wave ha evidentemente investito anche la Slovenia, e sono comparsi Broken Arrow, Cyclone, Stone Orange, Hotty Mknotty, Seventh Angel,… che con la loro presenza riportano la scena anche sotto i riflettori della musica slovena. Se la faccenda resterà nell’underground più totale, poi, non è nemmeno così importante. Il movimento è partito e non si può far finta di niente.

Broken Arrow e Cyclone sono due band giovani. I primi vengono da Brežice, i secondi da Lubiana. Sono grandi amici e si danno una mano a vicenda. Già solo questo conferma che il movimento riattivato è per ora ancora agli albori, visto che non ci sono invidie, gelosie o spirito di competizione che possano danneggiare una band a scapito dell’altra.

Avevo visto le due band suonare insieme per la prima volta nell’aprile del 2008, prima dell’esibizione di una stella dell’underground glam/sleaze rock newyorkese, gli Adam Bomb. L’Orto Bar era stipato fino all’orlo e le pareti scoppiavano. Le due band avevano fatto capire che non scherzano e che col duro lavoro possono salire di livello. Dopo un annetto buono mi avvio a Medvode, dove mi accoglie il club appena aperto “Jedro”, in cui le due band suonano di nuovo insieme.

Appena varco la soglia, mi sorprende subito l’atmosfera piacevole di questa “saletta in mansarda”, che sa quasi di casa mia, accogliente e calda. E poi, cosa ancora più importante: incontro vecchie conoscenze, amanti del rock, entusiasti. Quei pochi che siamo rimasti e quei pochi che lo sono appena diventati. Gli amanti della musica rock.

È stato bello scoprire che i Cyclone, saliti sul palco alle 22.00 in punto, hanno fatto un netto passo avanti, che si sentiva soprattutto nella maggiore sicurezza con cui hanno eseguito il materiale originale (Desire con l’assolo deciso e dilatato di Marin a metà), ma anche le cover, che gli calzano più a pennello per affinità di genere con lo stile che i Cyclone coltivano. Già l’apertura con Talk Dirty To Me (Poison), poi Hardline, per dire, e la loro Hot Cherie suonano più mature, e lo stesso vale per la più impegnativa Livin’ On A Prayer (orig. Bon Jovi), la cui devastante esecuzione all’ultimo Metal Mania Open Air festival è ormai solo un ricordo sfuggente. Qui va elogiato il coinvolgimento più deciso della tastierista Anja, che nei ritornelli di Livin On A Prayer e Crazy Nights (orig. Kiss) ha aiutato con particolare successo il cantante Anže. In generale i Cyclone sono migliorati parecchio nella mobilità sul palco. Un annetto fa sembrava che l’unico membro “vivo” sul palco dei Cyclone fosse l’immancabile, indomabile bassista Gregor Šujica – Šujo; stavolta è stato un piacere vedere che anche i due chitarristi hanno più cinetica scenica. Un bell’incoraggiamento per la band è stato anche il fatto che Anja, nei passaggi in cui le tastiere non contano, si è fatta vedere in prima linea sul palco come corista, accanto ad Anže. Quindi davanti. È un buon trucco, che mantiene la dinamica dello show durante l’esibizione (ehm, l’entusiasmo per Anja non l’ha nascosto nemmeno il nostro fotografo, come si vede dalla galleria fotografica di questo pezzo).

Ha suonato alla grande anche la cover dei Saxon, Princess Of The Night, che, insieme alla Crazy Nights dei Kiss in chiusura, è secondo le mie orecchie la cover dei Cyclone più bella e convincente tra quelle suonate. A sorpresa è entrata in scaletta Watching Over Me, dei metallari della Florida Iced Earth. Qui si sentivano parecchie lacune. I Cyclone non sono di certo metallari, e anche se Watching Over Me è una “ballatona”, non si riusciva comunque a sentire il vero legame tra i singoli elementi della band sul palco. All’entusiasmo non c’è niente da dire, ma qualche bistecca al sangue in più prima di eseguirla in futuro non guasterebbe. Immagina, giusto per fare un paragone, una band “tribute to Deep Purple” che prova a suonare Nothing Else Matters dei Metallica. Ai Cyclone quindi l’audacia non manca, come ha dimostrato anche la cover degli Europe, Carrie, in cui Anže è rimasto solo sul palco, con Matjaž dei Broken Arrow a fargli compagnia alle tastiere. Lì si sentiva che ad Anže resta ancora un sacco di lavoro da fare, perché la cover sembrava più una copia scadente da serata karaoke che una parte seria del repertorio live dei Cyclone.

I Cyclone sono migliorati. È un fatto incontestabile. Nella sicurezza, nell’esecuzione sul palco, più compatta e con, nel nuovo look, incomparabilmente più energia. Cosa si potrebbe migliorare in futuro? Ad Anže farebbe sicuramente comodo più aiuto dai cori. Mi riferisco soprattutto a una mano da parte di tutti i membri della band nei ritornelli. Inoltre bisogna spronare Anže a infilarsi un outfit di scena più sbarazzino e a combinare qualche stupidaggine, come facevano gli Axl Rose, i Blackie Lawless e simili ai loro tempi migliori. In ogni caso è ancora un cantante molto giovane, credo che non abbia nemmeno 20 anni, quindi è chiaro che vocalmente è ancora in crescita. I Cyclone, come band, devono mettersi addosso ancora più trucco. Ovviamente spetta a loro decidere cosa vogliono essere, in linea con i loro orientamenti di fondo, quindi penso di aver filosofeggiato abbastanza, visto che non sono nei loro panni e non posso concedermi altro margine per analizzare la band. Insomma, rispetto, e un grosso in bocca al lupo per il salto di livello.

I Broken Arrow sono saliti sul palco dopo i Cyclone. La novità più importante è che Matjaž ha smesso di suonare il basso e quindi da ora può dedicarsi solo alla voce. La band è cresciuta da poco fino a diventare un quintetto e ha un nuovo bassista, che si chiama Rok Piltaver ed è passato ai Broken Arrow dai Walk This Way. Forse tra tutte le band citate che fanno parte della new wave hard rock glam/sleaze slovena, i Broken Arrow sono la più grande provocazione che sia capitata in Slovenia. In senso positivo, ovviamente. Questi ragazzi hanno raggiunto un livello eccezionale di affiatamento sul palco. Li contraddistinguono il lavoro coordinato delle due chitarre, l’intensa comunicazione tra sezione ritmica e riffing, e un alto livello di intesa che si vede soprattutto nei passaggi rifiniti tra una parte e l’altra dei pezzi. I due chitarristi sono talmente rodati che possono staccarsi spontaneamente e fare un sacco di numeri sul palco, che infiammano ancora di più il pubblico sotto il palco. Poi c’è Matjaž, che vocalmente è cresciuto e ha nobilitato la sua voce con più potenza e più melodia (che nell’hard rock è importantissimo); lo spazio di manovra che si è liberato dopo che ha messo il basso in un angolo ha cominciato a sfruttarlo con abilità, muovendosi in modo sempre più convincente sul palco, il che speriamo continui a costruire con successo il carisma di questo cantante.

La band ha falciato con bravura i suoi pezzi originali all’assalto come Glam Till The End, Are You Ready To…, Sanjam jo, Our last…., We Ride, Hit The Streets, e in particolare il brano più recente V tvojih očeh, che ha il potenziale per diventare un grande hit, come pure i due brani che devono molto ai progenitori degli Šank rock (Polet v nebo, Zdaj ko si sama). Beh, gli Šank rock avrebbero dovuto esserci questa volta al concerto, per sentire Le sedemnajst e come suona in mano all’energia dei Broken Arrow.

You Give Love A Bad Name (Bon Jovi) – con la strofa iniziale “a capella da sporcaccioni” in versione bluesy, ha in qualche modo annunciato la parte della serata arricchita dalle cover di artisti stranieri. I ragazzi sono grandi fan di Bryan Adams, con Heaven e Summer of 69 ristrutturate in modo interessante, si è infilata anche Big City Nights, come pure Wind Of Change (The Scorpions), e verso la fine della serata, in compagnia dei Cyclone, hanno sparato anche la cover dei Guns ‘N Roses (a essere precisi di Bob Dylan) Knockin’ On A Heaven’s Door, con cui hanno “finito” il pubblico assetato di festa sotto il palco.

I Broken Arrow in questo momento sono in una forma scenica eccezionale. Matjaž ha potenziato le capacità vocali ed è un cantante sempre più convincente. I chitarristi sono affiatatissimi e alla pari sia negli assoli e negli abbellimenti di passaggio, sia nei riff. Forse Rok potrebbe abbassare un po’ il basso, per non sembrare, in mezzo alla storia scenica sbarazzina dei Broken Arrow, calcolato con diligenza “alla Čuki” da matrimonio di paese; per il resto emergono margini di miglioramento su punti simili a quelli dei Cyclone. La confezione scenica! Manca il “trucco” glamour! Certo, la maggior parte la risolve la ricca criniera alla Bon Jovi di Matjaž, ma comunque. E poi un po’ più di impegno nel limare anche sul palco gli accompagnamenti vocali non guasterebbe. I ritornelli prenderebbero ancora più vita. Matjaž ha dimostrato durante Carrie, nell’esibizione dei Cyclone, che ottimo tastierista è, quindi sorprende la scelta della band di usare basi registrate per le tastiere. Sarebbe fantastico se in futuro Matjaž suonasse le tastiere sul palco anche dal vivo ai concerti della sua band.

Tirando le somme, sono uscito del tutto entusiasta dal concerto, con la prova che la rinascita dell’hard rock sloveno prosegue senza sosta. Tutto ciò di cui hanno bisogno i Cyclone e i Broken Arrow è il massimo del sostegno da parte di media, pubblico e altri addetti ai lavori, che permetta loro il minor numero possibile di doglie del parto all’uscita dei primi album di entrambe le band e garantisca quanti più live possibili.

foto: Robi Lipej

Scaletta

CYCLONE: 1. Talk Dirty To Me 2. Good Time 3. Hot Cherie 4. Follow You 5. Livin’ On A Prayer 6. Magic Ride 7. Princess Of The Night 8. Desire 9. Overnight Sensation 10. Revolt 11. Watching Over Me 12. Crazy Nights 13. Carrie

Galleria fotografica

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