Ferrum Gravis
Artista: Viron
Etichetta: Metal Heaven
Uscita: 2008
Voto: 3.5/5
“Ferrum Gravis”, ovvero “ferro pesante”, secondo album dei metallari tedeschi Viron, oggi è un ago perso in un pagliaio. Ma da dove saltano fuori questi ragazzi? Suonano infatti “heavy metal” in forma primordiale, la varietà evolutiva da cui poco dopo sono nati tutti gli altri sottogeneri. Già il titolo del loro esordio “N.W.O.G.H.M” era un indizio “sospettosamente old school”, per non parlare del contenuto.
Che sensazione pazzesca infilare un disco così nel lettore CD: nonostante sia vecchio stampo e pieno di cliché, suona fresco e ispirato, e la sensazione di ascoltare qualcosa di “diverso” o “nuovo” non manca per niente. Incredibile quanto possano ingannare le sensazioni. Stai ascoltando roba vecchia e spolpata fino all’osso. Eppure accende!
Con i Viron si tratta in sostanza di una rivitalizzazione delle invenzioni di inizio anni Ottanta. Il tutto, suonato 25 anni dopo, è molto più aggressivo e tecnicamente qualche gradino sopra a livello di qualità. La produzione è “old school”, con parecchio controllo sul riffing di chitarra, a cui viene così tolta una parte di realtà. Qui la linea di basso passa quindi in primo piano e con la melodia riempie il vuoto. Le chitarre sono armonizzate al massimo: appena possono, scappano in svolte a terzetti ultra melodici e drammatici e “spezzano” i riff. I Viron usano parecchio la doppia cassa, cosa non proprio “old school”, e quando ci si avvicina a uno shredding di riff puntato su sfacciate svolte di mezzo tono o su urla di gruppo nei ritornelli (Liberator, Playground For Billions), suonano perfino come puro “speed metal old school” americano. Però il senso per la costruzione dei terzetti drammatici è eccezionale e ben presente, quindi la teutonicità tedesca non puoi proprio non sentirla. Ma soprattutto a far pendere l’ago della bilancia a favore di una band europea è la voce melodica, volutamente oscura ma molto meno perniciosa e velenosa dei rigattieri di turno come Helstar, Fates Warning o addirittura Forbidden, quindi chiaramente immersa in acque classicamente melodiche . Dentro c’è un pizzico di Klaus Meine (Scorpions), negli estremi alti di Rob Halford (Judas Priest), e nell’unica ballata del disco, War, emerge una sensibilità straordinaria, guidata da un approccio vocale completamente cambiato, che si avvicina pericolosamente a quello di Hansi Kursch (Blind Guardian). Insomma, nei Viron spicca una carica epica che non conosce le esagerazioni delle band “power metal” europee.
La band ha il fiuto per costruire ritornelli dalle melodie che si attaccano addosso e che mettono subito in moto chi ascolta. Liberator è un ottimo pezzo ammazza-tutto che apre il disco, ma ancora più sorprendente è il seguito con On The Run, che nel suo ritornello ha uno dei trucchetti più tipici di pomposità e drammaticità fatale da “old school”, quelli che quasi 30 anni fa hanno dato alla nuova ondata britannica il suo marchio inconfondibile. L’interludio acustico centrale, con la voce pacata e il vibrato che gli viene aggiunto, accenna perfino alle linee guida del connubio europeo/americano di Demons & Wizards. Il punto forte è che i Viron, nonostante la prevedibilità e l’uso di forme stramasticate, trovano lo spazio per uno scambio brillante di riff portanti, una fluidità di motivi a scatti, una coerente ricchezza di parti strumentali centrali impreziosite da assoli suonati alla perfezione e una varietà di stati d’animo, tanto che “Ferrum Gravis” porta con sé un alto livello di dinamica, di verità e quindi di fascino. Pezzo speciale anche la conclusiva Sniper, quasi 12 minuti di epopea, un tentativo moderno di camminare sulle orme di Rime of the Ancient Mariner (Iron Maiden), ma nelle mani dei Viron.
“Ferrum Gravis” suona più variegato dell’ottimo esordio “N.W.O.G.H.M.”, e con lui i Viron allargano ancora il loro raggio musicale, che scava nelle radici dell’età d’oro dell’heavy metal.
Formazione
Alex Stahl – voce
Thilo Feucht – chitarra
Roger Dequis – chitarra
Ingmar “Inge” Holzhauer – basso
Andreas “Neudi” Neuderth – batteria
Tracklist
1. Liberator (5:53)
2. On The Run (5:40)
3. The Isle Of Man (6:29)
4. War (4:34)
5. Beyond The Gates (4:48)
6. Metal Ball (6:17)
7. Playground For Billions (6:45)
8. Led Astray (5:08)
9. Sniper (11:40)