Festival FULL OF HATE 2012
Luogo: Vienna – Austria
Data del concerto: 17.02.2012
Numero di spettatori: 0
In questi giorni la carovana metal itinerante chiamata Full Of Hate sta girando l’Europa. A chi scrive questa recensione il nome non piace granché, perché richiama un sacco di cose negative, ma per fortuna a contare sono i nomi che si nascondono dietro l’etichetta del tour: Cannibal Corpse, Behemoth e Misery Index. In origine la carovana era ancora più ricca, con Legion Of The Damned, Suicidal Angels e Nexus Inferis, ma questi ultimi tre a Vienna non c’erano, perché un guaio con i trasporti ha rovinato loro i piani – da qualche parte lungo la strada il loro bus ha tirato le cuoia, così il palco dell’Arena di Vienna è toccato ai primi tre nomi.
L’Arena viene a trovarsi a un tiro di schioppo dalla tangenziale e, se mai vi porta da quelle parti la strada, all’uscita cercate il cugino della nostra Metelkova – spazio e atmosfera sono praticamente identici, solo che il territorio non è frammentato in una marea di localini, ma al massimo in tre club, una specie di osteria e un palco all’aperto che, secondo me, davanti al palco può ospitare almeno 700 persone. L’azione del festival si è ovviamente svolta nella sala più grande dell’Arena, e ad aprire le danze sono stati gli americani Misery Index, che in 40 minuti, con un suono tuonante, hanno presentato soprattutto i pezzi forti degli ultimi due dischi, cioè Traitors e Heirs To Thievery. Il che significa che non ci è toccata la vera dose del loro grind classico, ma piuttosto materiale death metal. Doppio attacco vocale, batteria disumanamente veloce e riff da carro armato hanno trasformato la sala in un manicomio totale. Con tutta l’intelligenza dei testi, critici verso la società e molto colti, è però un peccato che il chitarrista/cantante Mark Kloeppel abbia sprecato tempo con discorsi da copione tipo ”Are we having fun or what?!!” e il ancora più scemo ”Give me a Fuck Yeah!!!” Meno chiacchiere e magari ci scappava un altro pezzo assassino. Ma è fantastico vedere una band abituata a pubblici più piccoli fare il proprio lavoro alla grande e lasciarsi dietro uno standard altissimo per quello che sarebbe venuto dopo. Standard che i polacchi Behemoth non hanno avuto problemi a superare.
I polacchi Behemoth erano i ”co-headliner” della serata, visto che la loro fama e la loro importanza nella scena sono praticamente pari, se non maggiori, a quelle costruite in vent’anni e rotti dagli americani Cannibal Corpse, che hanno chiuso la serata da headliner veri e propri. Ma per i Behemoth da un pezzo non si tratta più di dimostrare di valere qualcosa – l’hanno già dimostrato negli ultimi dieci anni, da quando sono atterrati in cima al pantheon del metal estremo. Stavolta era tutta un’altra storia. Il nome del loro tour era infatti Phoenix Rising Tour, e il riferimento è al ritorno sul palco soprattutto del cantante/chitarrista/grande capo Adam ”Nergal” Darski, che solo un anno e mezzo fa aveva rischiato di lasciare questo mondo per colpa della leucemia.
Se si tiene conto di questo, è chiaro perché ogni esibizione di questo tour sia così importante per il quartetto apocalittico polacco. Prima di questa data avevano suonato solo un paio di concerti in Polonia, dove era fin troppo evidente che Nergal, Orion, Inferno e Seth avessero una fame da lupi di palchi. Eppure i Behemoth sono solo esseri umani e, se in una compagnia del genere il primo tra pari dopo una malattia quasi mortale è ancora lontano dalla forma di un tempo, la cosa si nota eccome. Ma i Behemoth hanno fatto un brutto concerto? Nemmeno per sogno. Nonostante la voce di Nergal fosse meno potente e quell’uomo d’acciaio fosse visibilmente dimagrito e stanco, in oltre un’ora i Behemoth ci hanno fatto felici con materiale preso soprattutto dall’ultimo album Evangelion, arricchito però da parecchie chicche poco ortodosse dal ricco repertorio dei Behemoth. Si sono concentrati soprattutto sul primo periodo black metal, così non sono mancati nemmeno brani dagli album And The Forests Dream Eternaly e addirittura Pandemonic Incantations. La band ha dominato la situazione su un palco allestito in modo splendido – la sala stracolma mangiava in mano a quei demoni rumorosi e in ogni nota si sentiva una volontà invincibile di superare ogni ostacolo, cosa che Nergal ha sottolineato in particolare con i pezzi Conquer All e Alas, The Lord Is Upon Me. Aggiungeteci un finale incredibilmente epico, con quel poema diabolicamente poetico che è Lucifer, e avrete la prova che il demone di fuoco è risorto e non ha nessuna intenzione di fermarsi – un po’ di forze, però, dovrà pur recuperarle.
A chiudere la serata sono stati i veterani americani della scena brutal death mondiale, i Cannibal Corpse, a un passo dall’uscita dell’album Torture, che arriverà sul mercato per la Festa della Donna. Partendo con l’hit morbosamente lento ma esplosivo come un reattore nucleare Evisceration Plague, i Cannibal Corpse hanno mostrato la loro natura imprevedibile, che con una scaletta tipo pezzo lento – pezzo veloce, poi di nuovo lento – di nuovo veloce ha dipinto il quadro sonoro di un’esibizione durata più di un’ora. In quest’ora abbiamo sentito solo due brani nuovi – Demented Aggression e Scourge Of Iron – mentre il quintetto, con un volume quasi eccessivo, ha presentato uno spaccato di una carriera lunga ormai più di 20 anni. Le acrobazie al basso di Alex Webster stavano di pari passo con i collo-da-toro incredibili del brutalissimo bestione George Corpsegrinder Fisher, ma il tutto varrebbe solo una goccia nel mare del sangue citato in tutte le canzoni, se non ci fossero stati gli ottimi chitarristi Pat O’Brien, che l’anno scorso nel tour europeo ha suonato addirittura con gli Slayer, e il suo fratello di plettro Rob Barrett. Accanto ai classici I Cum Blood o Fucked With The Knife e agli immancabili Stripped Raped Strangled e Hammer Smashed Face, i Cannibali hanno sorpreso anche con Covered With Sores, Born in A Casket e con parecchi pezzi dell’album Kill, e hanno suonato perfino The Wretched Spawn, cosa che non succede proprio spesso. Ma il pubblico, che per un motivo ignoto a chi scrive ama lanciare in giro bicchieri pieni di birra che volano per tutta la sala, era ormai visibilmente stanco. Che ci vuoi fare – i Behemoth sono una concorrenza tosta e anche i Cannibal Corpse, a volte, devono inchinarsi ai fratelli più giovani.
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