Fratellanza thrash a Lubiana (2017)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: Kino Šiška, Lubiana
Data del concerto: 26.11.2017

Il thrash metal da noi ha da sempre un gran peso e una fanbase stabile e piuttosto numerosa. Non per niente qui è nata la prima band thrash metal dell’ex Jugoslavia (parliamo ovviamente dei Sarcasm), seguita da tanti rappresentanti del genere che si sono affermati, o si stanno ancora affermando, anche all’estero (Negligence, Eruption, …). Anche per questo i concerti thrash metal da noi sono sempre stati, in linea di massima, ben frequentati: basti ricordare i Thrashfest strapieni o i sold out dei Megadeth, eccetera. È vero che il genere vive alti e bassi ciclici, ma in realtà non è mai finito nel dimenticatoio. Anzi, tutt’altro: la prova è stata domenica scorsa il Kino Šiška pieno zeppo per il concerto di un trio di pesi massimi del thrash, sold out già da qualche giorno.

I giganti thrash della Bay Area Testament hanno pubblicato l’anno scorso il loro dodicesimo album in studio, Brotherhood of the Snake, e solo quest’anno l’hanno portato in Europa con un vero tour. Mossa azzeccatissima aver invitato in tour altri veterani della Bay Area, i Death Angel, mentre gli Obituary, inizialmente confermati, sono stati sostituiti dai canadesi Annihilator. Le sale di tutta Europa sono andate sold out una dopo l’altra e con Lubiana non è andata diversamente: sono arrivati anche tanti croati, italiani e perfino cechi.  Al Šiška non c’era proprio aria da domenica sera addormentata: era chiaro che il pubblico, un migliaio di teste, dopo tanto tempo era di nuovo affamato di una bella mazzata thrash.

Che non ci fossero dubbi su chi fosse il nome di punta del tour era chiaro già a colpo d’occhio, con un palco completamente a misura di Testament, mentre le due band di supporto dovevano accontentarsi di una stretta striscia in primo piano. Ciò nonostante, dai Death Angel, soprattutto dopo l’ottimo finale al Metaldays di quest’anno, ci si aspettava molto, e il quintetto di San Francisco ha centrato in pieno le attese. Nonostante l’inizio presto, i Death Angel hanno trovato ad accoglierli una sala già bella piena e la band ha di nuovo tirato fuori uno show indiavolatamente energico, come sanno farlo solo loro. Un po’ trattenuto solo Ted Aguilar, mentre dagli altri quattro, compreso il bestiale batterista Will Carroll, l’energia eruttava come un vulcano. Non si nota minimamente che Mark Osegueda e Rob Cavestany ormai sfiorano i cinquanta! Peccato davvero che ai Death Angel siano stati concessi solo una trentina di minuti scarsi e che il set sia volato via come una stampede di tori impazziti, ma hanno comunque garantito un riscaldamento fenomenale, soprattutto con pezzi più recenti, mentre per i nostalgici ci sono stati i classici Thrown to the Wolves e Mistress of Pain; la leggendaria The Ultra-Violence è stata purtroppo di nuovo solo accennata con l’intro. Troppo, troppo presto i pazzi californiani hanno salutato con The Moth, dall’album attuale The Evil Divide.

I pancake americani stavolta sono stati conditi anche con sciroppo d’acero, perché ai colleghi americani in tour si sono uniti i leggendari canadesi Annihilator. Sarà pure una band con probabilmente uno dei ricambi di formazione più numerosi di sempre, visto che Jeff Waters ha già cambiato n musicisti, ma sui palchi sloveni è sempre accolta bene e anche stavolta non è stato diverso. Già all’ultimo concerto della band al Kino Šiška Waters si era presentato come frontman e cantante principale, cosa che allora non aveva funzionato granché, mentre stavolta se l’è cavata molto meglio. Soprattutto come frontman l’energico e carismatico Waters è stato ottimo: ha sparato qualche battuta divertente e, mentre suonava, tra giravolte, piroette, corse su e giù per il palco e »fist bump« col pubblico non se ne vedeva la fine. Ai fianchi di Jeff i giovani Aaron Homma e Richard Hinks hanno fatto la loro parte, e anche il nuovo arrivato dietro le pelli, Fabio Alessandrini, ha svolto il suo compito in modo corretto, anche se nei pezzi dell’album attuale For the Demented non ha mostrato granché in fatto di originalità. In compenso sono stati di nuovo strabilianti i voli pirotecnici di Jeff sul manico della chitarra, un po’ meno le sue doti vocali, in cui non se la cava molto meglio di, per dire, Dave Mustaine. Si è sentito ancora di più nelle parti alte e in falsetto di pezzi come Set the World on Fire e Alison Hell, che Jeff ha lasciato fare al pubblico con una certa nonchalance. Il pubblico, ovviamente, non si è tirato indietro, come non lo ha fatto con i cult King of the Kill, W.T.Y.D e la conclusiva Phantasmagoria; dal nuovo album avrei sentito volentieri Altering the Altar al posto di One to Kill e Twisted Lobotomy. Un’esibizione ottima che però, come quelle di chi li ha preceduti, è stata troppo corta.  

Il montaggio del palco per i Testament è durato quasi mezz’ora, ed era davvero impressionante: Hoglan sedeva dietro la sua batteria su un alto e colossale »drum riser«. Alle nove e mezza le luci si sono finalmente spente e, tra l’entusiasmo furioso della sala pienissima, sul palco sono saliti i pesi massimi del thrash Testament, nella loro formazione probabilmente più stellare – Chuck Billy (voce), Eric Peterson (chitarra), Alex Skolnick (chitarra), Steve DiGiorgio (basso) e Gene Hoglan (batteria) – ed è stato addirittura il primo show non da festival dei Testament da noi! Gli americani hanno salutato Lubiana con la title track dell’album attuale e all’inizio sembrava tutto perfetto. Suono ottimo, band in forma ed energica, pubblico ancora di più. Nella prima metà i Testament, con Rise Up, More Than Meets the Eye e Centuries of Suffering, si sono dedicati al periodo più recente e hanno mostrato perché sono maestri del genere e, in fondo, una delle poche band americane della Bay Area che negli anni Novanta non ha mai smesso di suonare. Chuck Billy ruggiva come un animale e ha mandato in estasi con una fedelissima air guitar sul suo mezzo asta del microfono (Billy ha perfino i suoi plettri »signature«), il duo di chitarre è comunque sinonimo di thrash metal, DiGiorgio è stato di nuovo sbalorditivo col suo basso fretless, e l’orologio atomico Gene Hoglan, mentre esegue le parti di batteria più ostiche, sembra sul punto di addormentarsi. Il primo »blast from the past« è stata la splendida Electric Crown, introdotta da Skolnick con un assolo magistrale in cui ha reso omaggio agli AC/DC, a Hendrix e a qualcun altro, mentre il primo pit infernale si è aperto, chiaro e tondo, sull’inno Into the Pit. Poi i Testament hanno tirato fuori dalla naftalina la title track di uno dei dischi più trascurati, Low, ma subito dopo è arrivato purtroppo il punto più basso del concerto: uno dopo l’altro Peterson, Hoglan e DiGiorgio si sono ritagliati per i loro assoli minuti preziosi che si sarebbero potuti dedicare ad almeno un altro pezzo o due. Non c’è dubbio che nei Testament suonino al momento, tecnicamente, alcuni dei musicisti più preparati e raffinati del metal, ma le noiose escursioni soliste sono roba del passato e, più che altro, ammazzano l’energia del concerto. Aspettare il duo finale, certo perfetto, Souls of Black e The New Order, con cui la band ha salutato Lubiana, è stato quasi una tortura. Poi sono tornati sul palco davanti a una scenografia con due volti diabolici dal debutto The Legacy, e con la storia di Billy sul titolo dell’album Practice What You Preach, nato dopo una notte di sbronze con i Pantera in Texas, quando la mattina a Chuck è caduta in testa una bottiglia vuota di Jack Daniel’s. Dopo la title track di quell’album ci siamo beccati anche il cult Over the Wall, e poi i Testament, senza troppo entusiasmo furioso, di cui sono di certo colpevoli gli eccessivi e noiosi exploit solisti, hanno salutato definitivamente il pubblico di Lubiana. A parte questo difetto dei Testament e le band di supporto troppo corte, almeno per un assaggio, tirando le somme è stato il concerto che vogliamo ancora!

Scaletta

DEATH ANGEL:
1. Father of Lies
2. The Dream Calls For Blood
3. Claws in so Deep
4. The Ultra-Violence/Thrown to the Wolves
5. Mistress of Pain
6. The Moth

ANNIHILATOR:
1. One to Kill
2. King of the Kill
3. No Way Out
4. Set the World On Fire
5. Alison Hell
6. Twisted Lobotomy
7. W.T.Y.D.
8. Phantasmagoria

TESTAMENT:
1. Brotherhood of the Snake
2. Rise Up
3. The Pale King
4. More Than Meets the Eye
5. Centuries of Suffering
6. Electric Crown
7. Into the Pit
8. Low
9. Stronghold
10. Throne of Thorns
11. Eyes of Wrath
12. First Strike Is Deadly
13. Urotsukidoji
14. Souls of Black
15. The New Order
 — bis —
16. Practice What You Preach
17. Over the Wall

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