Gang Of Losers

0 3

Artista: Dears, The
Etichetta: Bella Union Records
Uscita: year

Il sestetto di perfezionisti di Montréal torna con un terzo album un po’ meno “ambizioso”. Meno ambizioso solo perché il suo predecessore, “No Cities Left” di due anni fa, era un vero e proprio miracolo megalomane, pieno di ricchi arrangiamenti orchestrali e (quasi) impeccabile dal punto di vista della produzione. Una delle soluzioni migliori per costruire il nuovo disco era quindi quella che hanno scelto: togliere un po’ di roba o non aggiungerla proprio, mantenendo però la qualità delle canzoni, che, a dirla tutta, è la cosa più importante. La storia della musica popolare ha un archivio bello ricco di prodotti “scadenti”, poco creativi e di bassa qualità, ma con una bella produzione! Certo, è possibile anche il contrario, ma resta il fatto che se un pezzo non ha quel qualcosa di vero, nessuna produzione al mondo può salvarlo!

Con “Gang Of Losers” i The Dears hanno insomma creato un album molto più sciolto dal punto di vista sonoro, forse addirittura un po’ più “vissuto” del già citato “No Cities Left”, tanto amato dalla critica musicale, mantenendo e portando avanti tutti gli elementi che li rendevano interessanti e coinvolgenti allora.

Che la band non voglia ripetere sempre le stesse abitudini è ormai evidente, ed è giusto così, ma si sente ancora che gli The Smiths hanno lasciato un’impronta enorme sul loro modo di fare musica. Soprattutto il cantante Murray Lightburn, magari del tutto involontariamente, scivola volentieri in schemi vocali tipici di Morrissey. Curioso, forse, il fatto che Murray sia un canadese di colore, eppure a livello vocale è davvero incredibilmente vicino al celebre usignolo britannico. Prendila più come un’osservazione che come una critica, perché mettere i due sullo stesso piano non ha senso, cosa che loro stessi hanno dimostrato con questo album coloratissimo, vario e piuttosto riuscito.

Dal punto di vista musicale si sono messi in viaggio tra melodie apparentemente più leggere e dal suono più ottimista, e gran parte del merito va attribuito soprattutto a Valerie Jodoin-Keaton e Natalia Yanchak, nel frattempo diventata la signora Murray Lightburn, che si occupano dei cori in stile girl group degli anni ’50 e ’60. In più c’è una ventata di freschezza, anche grazie alla riduzione delle parti orchestrali di prima, che suonavano molto più come una specie di pop da camera. Per quanto riguarda i testi, invece, è un po’ più difficile parlare di leggerezza e spensieratezza. Per lo più toccano temi sociali, quotidiani e un po’ meno allegri, come si vede già dai titoli dei brani, ad esempio Fear Made The World Go ‘Round, You And I Are A Gang Of Losers, Whites Only Party, Ballad Of Humankindness, I Fell Deep e altri. Come autore dei testi Murray è chiaramente impegnato e piuttosto critico verso lo stato attuale del mondo politico-economico, ma, almeno per ora, gli manca ancora un po’ di quella straordinaria ricchezza di parole, di metafore o di immediatezza e audacia, e soprattutto di un’interpretazione più convincente, che potrebbe portarlo in cima ai maestri contemporanei della parola scritta e parlata. Anche la musica in sé, pur essendo molto ascoltabile e accessibile, e lontana dalle formule del successo già collaudate mille volte, è ancora troppo poco testarda per poter essere inserita, nell’archivio della musica popolare, in un capitolo tutto suo.

Formazione

Murray Lightburn – voce, chitarra
George Donoso – batteria
Valerie Jodoin-Keaton – tastiere, flauto, voce
Natalia Yanchak – tastiere, voce
Patrick Krief – chitarra
Martin Pelland – basso

Tracklist

01. Sinthro
02. Ticket To Immortality
03. Death Or Life We Want You
04. Hate Then Love
05. There Goes My Outfit
06. Bandwagoneers
07. Fear Made The World Go ‘Round
08. You And I Are A Gang Of Losers
09. Whites Only Party
10. Ballad Of Humankindness
11. I Fell Deep
12. Find Our Way To Freedom

Durata dell’album: 48.07

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