Get Hurt

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Gaslight Anthem, The
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 2014
Durata: 41:15
Voto: 3/5

Il quinto album in studio dei The Gaslight Anthem porta con sé un distacco stilistico più netto rispetto ai quattro dischi precedenti. »Handwritten« lasciava intravedere possibili spunti espressivi per un cambio di rotta, »Get Hurt« li ha realizzati fino in fondo. Si va dal flirt con la magniloquenza da heartland rock, che nel nuovo album per la prima volta in carriera sovrasta nettamente gli elementi dell’alternative rock, fino a una quiete indie rock e pop rock (Underneath the Ground, Sweet Morphine, Halloween). Questa transizione va di pari passo con una forte nota confessionale, che attraversa i messaggi dell’album. Che riflettono lo scontro del cantante Brian Fallon con tutti i demoni interiori che il ragazzo ha deciso di scacciare da sé una volta per tutte.

Anche se l’opener Stay Vicious (con la strofa condita di post-grunge) non lascia ancora capire del tutto dove stia il trucco stavolta, il seguito è un mucchio di brani conditi di afflato anthemico, a tempo medio o disteso. I ragazzi hanno portato in studio Mike Crossey, produttore degli Arctic Monkeys, e per la prima volta la band maneggia con più decisione anche i campionamenti digitali, riempiendo soprattutto nei momenti calmi lo spazio disponibile nel suono con strati di sintetizzatori (Red Violins, Get Hurt). Tra arrangiamenti dalla forma prevedibile e l’assenza della giusta dose di rumore e di amarezza ribelle di album come »American Slang« e »The 59′ Sound«, che avrebbe compensato la banalità e la prevedibilità delle composizioni, e con in più la confessione personale del cantante Brian Fallon messa in primo piano in modo dominante, a tratti l’album sembra Fallon che registra il suo disco solista con l’aiuto di legionari a noleggio. Dato che il disco è in pratica una resa dei conti di Fallon con i demoni del passato, come la separazione dalla compagna di vita, i confronti in tribunale, la rehab (Stray Paper, Break Your Heart, Selected Poems), forse sarebbe stato  più comodo se il ragazzo avesse pubblicato direttamente un album solista, perché l’abbandono dell’atteggiamento alternative rock è semplicemente troppo drastico. Meglio dire piuttosto: gli elementi alternative rock che si piegano al dominio dell’inno heartland rock. Una deviazione del genere era solo questione di tempo per i The Gaslight Anthem.

La chiusura avrebbe dovuto portare per forza un po’ più di grinta rock, cosa a cui non si avvicina con un risultato a sangue pieno nemmeno Dark Places (che chiude la parte “ufficiale” dell’album). La versione de-luxe, da lì in poi, contiene altri tre brani che navigano in acque indie pop/rock tranquille, per i quali, vista la somiglianza reciproca, ne sarebbe bastato uno solo.  Nel “prolungamento” dei tre brani citati della versione “de-luxe” è evidente che anche la band stessa abbia percepito una transizione sonora più intensa, e per questo li ha etichettati come brani aggiuntivi. 

A cuor leggero possiamo dire che con »Get Hurt« abbiamo ottenuto l’album più sofisticato della carriera dei The Gaslight Anthem. Con il disco non c’è assolutamente niente che non vada. I brani hanno un’inserzione ottimizzata di un senso musicale adattato, la presa immediata dell’interpretazione rivissuta di Fallon della sua nuova poesia, e la sensazione che la band si sia avvicinata alla registrazione e alla scrittura dell’album con la giusta dose di cuore e dedizione, il che compensa (in particolare la contagiosissima 1000 Years).  Chi ama il periodo iniziale della band non si strozzerà certo con questo album, ma se guardiamo alle gesta passate del gruppo, che nella premessa dell’atteggiamento alternative rock ha sempre inserito con efficacia elementi di post grunge, e che in parte con successo è entrato nella linea di successione del »Yersey shore sound« per i tempi nuovi, per non parlare delle collaborazioni di Fallon con Springsteen, il contenuto di »Get Hurt« nel suo insieme non sorprende affatto. Speriamo solo che esperimenti musicali di questo tipo, in futuro, non portino la band dove hanno portato gli ultimi album i loro conterranei del New Jersey, i Bon Jovi. Cioè a un’assoluta insipidezza di idee e d’espressione, a prezzo di sacrificare il suono e lo stile riconoscibili dei primi album.

Formazione

Brian Fallon – voce, chitarra
Alex Rosamilia – chitarra, tastiere, cori
Alex Levine – basso, cori
Benny Horowitz – batteria, percussioni, cori

MUSICISTI OSPITI:
Sharon Jones – cori
Ian Perkins – chitarra, cori
Natalie Prass – cori

Produzione

Mike Crossey

Tracklist

1. Stay Vicious (3:33)
2. 1,000 Years (3:38)
3. Get Hurt (3:43)
4. Stray Paper (2:48)
5. Helter Skeleton (3:13)
6. Underneath the Ground (4:05)
7. Rollin’ and Tumblin’ (2:50)
8. Red Violins (3:20)
9. Selected Poems (2:53)
10. Ain’t That a Shame (3:02)
11. Break Your Heart (4:20)
12. Dark Places (3:44)
13. Sweet Morphine *
14. Mama’s Boys *
15. Halloween *

*….brani aggiuntivi inclusi nella versione “de-luxe” dell’album

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